Domenica 30 Maggio 2004
No, è giunto il momento del pan per focaccia e di dire "Attacca!" ai dobermann dello studio legale.
Se entro lunedì mattina la signora Morandi non recederà dalle proprie intenzioni, non cancellerà i deliri sparsi per 22 blog, i dati personali delle persone illegalmente citate e non farà pace con i propri neuroni, fate conto che odori di salciccia.
L'unico problema sarà fare pervenire le denunce a tutte e 50 le personalità multiple che rappresenta.
Che una è libera di reincarnarsi in Norman Bates quanto vuole, penso io, a patto che se ne resti quatta quatta a proiettare l'ombra sulle tende alle finestre della propria pensioncina.
Sabato 29 Maggio 2004

Nel caso sfortunato vi arrivasse un
plico con all'interno fantastiche frasi del tipo:
Oggi l'Italia ha riconquistato il ruolo e l'importanza che le spetta come sesta economia mondiale ed è un Paese credibile e ascoltato in tutti i consessi internazionali.
Allora date un'occhiata alla foto a lato e a come l'Italia sia diventata credibile ed ascoltata presso un consesso internazionale, in particolare presso un partito al governo in Germania. Il testo in tedesco sta a dire: "Tu decidi" e poi, a commentare il genio italico ecco un "dietro non c'è sempre una testa intelligente".
(10nx to
Delio)
Una marchetta ogni tanto ci sta.
In fondo questa e questa erano ben fatte no?
Quindi io dico che il prossimo blog è questo.
Magari mi sbaglio eh?
Venerdì 28 Maggio 2004
Richiesti da tempo immemorabile, e promessi ancor prima, ecco i codici da copiare ed incollare per fare apparire sul proprio blog i palinsesti di RadioNation 1 e 2 (simili a quello che appare su questa pagina, in alto nella colonna di destra) e trasmettere automaticamente lo stream:
RadioNation 1 (esempio):
RadioNation 2 (esempio):
Attenzione: lanciando automaticamente il player, i due codici non andrebbero utilizzati assieme all'interno della stessa pagina, per evitare sovrapposizioni di audio. Potete scegliere la larghezza che deve avere la colonna: si adatterà al numero di pixel che avrete indicato nel campo "width" del codice sopra riportato.
di Mariano Sabatini
Zanzare & Tigri dal quotidiano .COM 28/5/2004
Scambio di autori tra “Unomattina” e “Cominciamo bene”. A guadagnarci stavolta è il mega contenitore di Raiuno che si è accaparrato il vivace Vincenzo Galluzzo. Come avevo paventato, la giunonica Ilaria D’Amico (bella, professionale come poche) a un soffio dall’inizio ha dato buca ai dirigenti responsabili dell’ottimo talk show su Raitre. Forse non gradiva l’accostamento con il professor Mirabella, forse semplicemente ha dato ascolto all’ambizione che le suggeriva di rimanere sulla rete ammiraglia. La sostituisce - udite udite! – nientepopodimenoche: Selvaggia Lucarelli. Una che si è conquistata la notorietà soggiacendo alla schiavitù di dover sfornare (quasi mai con successo) una facezia al minuto. Ha scritto un inutile libro che ha una invocazione per titolo: “Mantienimi”. A quanto sembra, ci riesce benissimo da sé. O meglio, coi soldi del nostro canone.
Come ama sostenere la mia C.T.D.R. (*) (la quale, peraltro, non recede dall'intento di non parlarmi, ma almeno ha iniziato ad ascoltare) questo sarebbe "un mondo di mitomani".
La sinistra non fa eccezione, anzi. I blogger non fanno eccezione, anzi. I blogger di sinistra men che meno.
Ce n'è una che è tutte queste cose assieme, e in più è pure iscritta all'Ordine. Se ne vanta a questo modo: "considerato,che io sono una giornalista accreditata anche a We are the Future: l'evento umanitario e il concerto più importante dell'anno. Anzi no: si tratta del concerto del ventennio, figlio di We are the World".
Primo: "We are the World" non è mai stato un concerto, quello era il "Live Aid". Secondo: provo una tristezza infinita per i giornalisti in generale, e in particolare per quelli che ostentano la propria professione a questo modo. L'accredito a "We are the Future": e sticazzi. Gioco per bambini da 9 a 13 anni: telefonare all'organizzazione; richiedere l'accredito; fornire nome, cognome, testata ed inviare fax con l'autorizzazione del direttore responsabile. Fine del gioco.
Continua, la nostra: "Gente come Sofri (collega), Neri e Mantellini invece stanno letteralmente sputando sull'autorità garante della privacy in Italia (e questo se non lo sai è reato). Si tratta di banali copia incollatori, sai che sono sincera: non prendere questa tangente perchè ti porta nelle braccia di chi ti sfrutta e ti impedisce di vedere la realtà che ti circonda".
E notate, vi prego, lo squallore di quel "collega" tra parentesi.
Ad una utentessa-seguace, con tanto di firma sul suo stesso blog, che le aveva espresso qualche dubbio a proposito dei suoi modi, risponde: "Concludendo: tu su bloggersperlapace sei accreditata per scrivere vicino ad una persona famosa. Se vuoi che ti tolgo il link, fammelo sapere, lo toglierò".
Poi, qua e là, minacciosa, si produce in capitomboli verbali come questi:
Nota sibillina: quando talune circostanze saranno finalmente "on", più di uno si morderà le mani fra i vip e gli alto locati. Quelli invece che altolocati non lo sono e che, comunque, ci hanno preso di mira, si mangeranno ancor di più le mani quando scopriranno, che non c'è e non ci sarà mai l'ipotesi contro la quale hanno combattuto. Però si sono dati una bella zappata sui piedi da soli...
Al che uno si chiede per davvero se, a questo punto, non sia il caso di prevedere un tesserino a punti (come per la patente) anche per l'iscrizione all'albo. Così, giusto per salvare quel minimo di onorabilità che meriterebbero la professione giornalistica in primis, e poi la punteggiatura, la grammatica, la lingua italiana.
Dice: lasciatela stare. E' gente che si nutre di link: a segnalarla non si fa un favore né a lei nè all'umanità tutta.
Vero, ma parlate bene voi che non ci avete ancora avuto a che fare. Dopo BlogNews, UBW, Proserpina, Luca Sofri, Haramlik di Lia, ieri la "giornalista" ha preso di mira un ennesimo blogger, ritenendosi "diffamata" da un suo post (questo, per la cronaca).
Dopo aver inviato deliranti mail e raccomandate a garanti e polizie postali, s'è fatta un giretto di blog e ha lasciato qua e là, a caso, commenti nei quali erano riportati nome, cognome, indirizzo e numero di telefono di casa della mamma del gestore del blog incriminato. E, sia chiaro: gli ha fatto un favore - dice lei -, in quanto "I dati sensibili di un sito e la sua gerenza devono essere immediatamente accessibili all'utente "privato" di un blog, quando diffamato da chi vanta marchi e loghi registrati". Ha svolto servizio pubblico, insomma: i dati della tua mamma non sono rintracciabili sul tuo blog? Ghe pensi mi.
Non contenta, dopo aver ottenuto i dati dell'azienda presso cui lavora il blogger preso di mira, ha trascorso un pomeriggio chiamando al telefono i capi della persona in questione, pregandoli di licenziarlo sulla base delle "gravi accuse" che le sarebbero state mosse dallo stesso.
Un mondo di mitomani, dice la C.T.D.R., e i pacifisti non fanno eccezione. I blogger non fanno eccezione. I bloggersperlapace (altrove si presentano come giustizialistiquotidiani) men che meno.
E insomma, chiedo io: davvero l'Ordine dei Giornalisti non può far niente? Il Garante della Privacy, niente? La Polizia Postale, niente?
E un medico? Un medico serio con una buona terapia che prescriva un periodo di vacanza dalla dura vita di giornalista-blogger che combatte per la pace?
Il mio punto di vista? Diamogliela, questa benedetta pace. Quella di una clinica tranquilla e in mezzo al verde, con tanti animali.
(*) Critica Televisiva Di Riferimento
di Riccardo Orioles
Come ogni anno, anche stavolta hanno commemorato Falcone: per buona educazione. Prima hanno fatto una legge apposta per far fare carriera al giudice che più lo attaccava. Poi hanno fatto il discorso.
Il governo italiano ha appena fatto una leggina apposta per far tornare in Cassazione il suo principale nemico fra i giudici, Corrado Carnevale. Dopo aver votato la legge, i ministri sono saliti sull'auto blu, sono arrivati all'autostrada Palermo-Capaci, si son fatti indicare da qualcuno il punto preciso e là sono scesi e hanno commemorato virtuosamente.
Impero. I gulag non sono mai morti di morte naturale. Neanche quelli iracheni fanno eccezione. La colpa? "Ubbidivo agli ordini". E gli ordini sono sempre in nome di qualcosa. La storia delle torture, dei lager "democratici" e imperiali, sta finendo come doveva finire. Il comando della Werhmacht ha fatto un'inchiesta, un paio di caporali più sadici sono stati "condannati" a lievissime pene, Keitel e Jodl hanno dichiarato di non saperne niente, e tutto è finito lì. Dibattiti in televisione e foto sull'internet - la sola differenza è stata questa.
E' impossibile conquistare un paese senza torturare. Gli assiri, tremila anni fa, negli identici luoghi facevano esattamente lo stesso. Dove sono gli assiri oggi? Dove sarà l'Impero fra cinquant'anni?
Background.
9 aprile. New Port, Florida. Bambina di nove anni arrestata con l’accusa di avere rubato un coniglietto e dieci dollari. Dopo che lo sceriffo le ha letto i suoi diritti, lei ha detto di non aver preso i soldi e di aver preso il coniglietto solo per giocarci.
15 aprile. Little Rock, Arkansans. Concesso il ritiro delle manette alle detenute portate in ospedale per partorire. Da ora in poi le catene (alle mani e ai piedi) verranno mantenute all'entrata e all'uscita della maternità ma saranno tolte durante il travaglio.
28 aprile. Stato di Washington. Studente quindicenne interrogato dal Servizio Segreto in merito ad alcune sue caricature presidente Bush.
30 aprile. North Carolina. Fine pena in autunno per Junior Allen, detenuto per 35 anni per il furto di un televisore da 140 dollari.
2 maggio. Stato di Washington. Due adolescenti di 12 anni, Jake E. ed Evan S., verranno processati come adulti, per omicidio.
10 maggio. Concord, New Hampshire. Veto del governatore alla proposta di alzare da 17 a 18 anni l’età minima per le condanne a morte.
Giovedì 27 Maggio 2004
A qualcuno sarà capitato, cazzeggiando per Milano, di notare delle inesplicabili body-guard vestite come in un'avventura di Superpippo ai tempi della Rivoluzione Francese, con l'aria afflitta e paracattolica, che girano a piede libero col basco blu in testa come emulazione fallita dei caschi blu dell'Onu, gruppuscoli ciellini vagamente inquietanti, capitanati da uno che sembra fare la pubblicità alla pasta dentifricia Pearl Drops. Sono i City Angels, una specie di associazione no-profit che è stata ideata e continua a essere guidata dal miracolo odontoiatrico di nome Mario Furlan, ex collaboratore dell'emittente cattolica Telenova e attuale presidente dell'osservatorio giornalistico Mediawatch. Scelta lodevole, quella di aiutare non si sa bene chi a Milano. Meno lodevole, invece, la scelta di divertirsi un mondo in serate pazzesche, che persuaderebbero chiunque a promuovere un referendum per l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. In una botta sola, e sfoderando trentadue palette di sano divertimento, Mario Furlan, sempre vestito da Superpippo girondino, ha messo insieme al Circolo della stampa di Milano: Ezio Greggio, Candido Cannavò, Xavier Jacobelli, Stefania Belmondo, Renato Farina, Danilo Mainardi ed Emma Bonino, tutti festanti in occasione di un premio ideato sempre da Furlan. Ora, uno dice: sarà un'eccezione. No.
di Mariano Sabatini
Zanzare & Tigri dal quotidiano .COM del 27/5/2004
Sebbene eroda il già esiguo spazio di “Blob”, “Che tempo che fa” di Fabio Fazio è un programma eccellente. Il conduttore – al contrario dei donchisciotteschi Luttazzi e Guzzanti - ha rivelato la sua astuzia escogitando di usare le previsioni meteorologiche come specchietto per le allodole. Parla poco di cirri e venti, molto di arte, libri, film, infrastrutture, linguaggi. Insomma, fa politica molto più che “Parlamento in” o “Batti & ribatti”. Il clima, si sa, è strettamente connesso con la politica. Se non bastasse il proverbio “Piove, governo ladro!”, appare chiaro nel catastrofico film di Roland Emmerich, “The day after tomorrow”; in cui molto del disastro di proporzioni planetarie si deve all’ottusità del vicepresidente Usa. Come Harrison Ford per l’archeologia, anche i vari Caroselli, Morico, Sottocorona, Giuliacci hanno ora il loro Indiana Jones. In questo film, che si avvale di magnifici effetti speciali e dei maestosi mezzi della Century Fox, ha la faccia stropicciata di Dennis Quaid, che affronta i ghiacci per salvare il figlio. E pensare che per noi il massimo dell’emozione sono le beghe tra Eleonora Pedron (weather woman del Tg4) ed Emilio Fede.
di Mariano Sabatini
Zanzare & Tigri dal quotidiano .COM del 26/5/2004
Giornalisti al voto. Lunedì, tardo pomeriggio, ressa al circolo romano Montecitorio: i gazzettieri, come li chiama Feltri, sembrano scolaretti all’ultimo giorno di lezione. Magdi Allam, protetto dalla scorta, riceve complimenti e stringe mani, Antonio Di Bella pare uscito dall’atelier Lebole, Mauro Mazza, con autista al seguito, guarda tutti dall’alto, il tenero Antonio Spinosa sorride, ha una buona parola per tutti. La vedette è Irene Pivetti, l’unica che non saluti almeno un collega, fa la fila diligente per infilare la scheda nell’urna. Riparata dietro avveniristi occhiali da sole e stretta in un giubbino di pelle rossa stile Star Trek, non le arriva l’indignazione dei molti che si chiedono se per caso non abbia sbagliato fila, e non debba invece andare a votare coi pubblicisti. No, è una professionista, dice uno. L’altro, forse ispirato dalla vicinanza con la malfamata Tor di Quinto, ribatte con un volgare insulto alla moralità dell’ex presidente della Camera. Come si spiega tanto odio? E’ la stampa, bellezza!
L'effetto collaterale di avere un governo peronista-populista-simil-argentino è quello di far sembrare di sinistra anche persone moderate o perlomeno conservatrici.
Oggi il compagno L. Cordero d.M. attacca così:
La riduzione dell'Irap deve essere un obiettivo prioritario del Governo. E' impensabile, ha detto Montezemolo, che gli imprenditori italiani paghino una tassa sulla ricerca. Un Paese che non investe sulla ricerca, non investe sul futuro
Secondo me (e anche secondo il regista della trasmissione, credo, a giudicare dal numero di inquadrature immotivate che le dedica), non c'è storia: "La Fattoria" ha già un vincitore incontestabile. Una vincitrice, anzi, l'unica possibile: Adanay, la diciannovenne fidanzata cubana di Daniel Ducruet.
Voglio coinvolgervi in un esperimento, una pratica che, storicamente, alla sinistra riesce benissimo. A me meno. L’esercizio consiste nello sdoganare presso i progressisti un personaggio pubblico reputato (a volte a torto, altre a ragione) totalmente privo di qualità umane e/o intellettuali e/o artistiche. Ma non basta: deve anche essere considerato (anche qui: a torto o a ragione) un’icona della cultura di destra. Posto che ne esista una. Gli esempi si sprecano: dall’Indro Montanelli deberlusconizzato dell’era post-Il Giornale al Jovanotti di “Yo!” e “1,2,3 Casino” che, alla Festa di Cuore, vede la luce grazie a Fabio Fazio e improvvisa un duetto con Walter Veltroni intonando “La Locomotiva” (tra parentesi: Lorenzo cantò la frase “trionfi la giustizia proletaria!”, Veltroni no).
Ora tocca a me. Basta prendere un lungo respiro, fare il vuoto attorno, e spararla lì: a me piace Max Pezzali. L’ho detto. Ce l’ho fatta. Esagero: credo che “Gli anni” sia una bella canzone. E che in fondo lo siano anche “Come mai” e “Io ci sarò”.
Per chiarire ulteriormente, “mi piace” è in effetti un’espressione un po’ forte. Credo sia una persona perbene, ecco. Uno che scrive canzoni per raccontare storie sulla vita di provincia e gli amici del bar, paragonabili (per temi trattati e fatte le dovute proporzioni) a quelle di Guccini o Ligabue. Uno che è così, come lo si vede: timido, a disagio davanti alla telecamera, bruttino, alle prese con un sorriso impresentabile e la calvizie incombente.
Penso tutto questo dal giorno in cui, visitando il suo sito, trovai una sezione interamente dedicata ai files .mp3 di cover, live, remix liberamente scaricabili. Intervistato da non ricordo chi, fu uno tra i pochi cantanti italiani che non demonizzò la musica fruibile attraverso internet. Anzi: contribuì a metterne a disposizione. Gratis.
Finì che arrivò la SIAE ed ingiunse al suo webmaster di fare sparire immediatamente tutti i brani scaricabili, nonché di chiudere la radio online che trasmetterva 24 ore su 24, con la minaccia di fare pagare una multa anche per il pregresso.
Fin qui, poco che non abbia già detto (e, ai tempi, i blog musicofili giocarono a tiro al bersaglio utilizzando il sottoscritto).
La novità sta, invece, nel fatto che Max Pezzali ha aperto un photoblog e ne sta facendo buon uso: vendicandosi dei paparazzi, ad esempio, o mostrando la pizza che sta mangiando, fotografando gli scaffali di un supermarket o immortalando lo sciopero dei tassisti collegato alla rete Wi-Fi dell'aeroporto.
E' andata che Michael Ledeen, un idiota che ha fatto la parte del furbo durante il sequestro Moro e l'affare P2 e che viene sputtanato financo nelle motivazioni di sentenza sul caso Ustica (tanto che l'ex capo dell'intelligence nostrana, il non compianto ammiraglio Fulvio Martini, lo dichiarò "persona non gradita in Italia"), per la gioia di Rolli è diventato di colpo un maestro del pensiero (?) neocone. Lui si muove sulla linea della globalizzazione democratica, ma è attentissimo anche a quella dell'informazione controllata. Per questo, non si è fatto scrupolo di venire in Italia, per incontrare Romiti (quello serio, abbreviato sr.) e comunicargli che agli americani non è più gradito l'attuale direttore del Corsera. Romiti l'ha presa bene: ha convocato Folli e lo ha spesato. E' un peccato: proprio adesso sta per essere comunicato l'acquisto di nuove rotative da parte della ferina proprietà, laonde si faccia alfine un giornaletto manabile in cromakey: 1/3 più grande di Repubblica e con tutte le pagine a colori. Lo stile contenutistico: New Milan Times. Mentre in una mezzanotte tempestuosa Michael Ledeen incontrava, all'hotel Principe di Savoia in Milano, il vecchio collega Edward Luttwak, l'attuale re travicello di via Solferino si disperava per essere stato congedato un attimino prima di tagliare il traguardo sospirato della rivoluzione grafica del vecchio Corrierone, che già Ferruccio De Bortoli si attendeva di superare. Gli ordini di scuderia impartiti da Ledeen avevano avuto un tristo prologo qualche mese fa, nel corso di una presentazione editoriale, a cui Paolo Mieli non aveva volontieri partecipato.
di Riccardo Orioles
Riuscì a farsi espellere per mafia dal partito fascista. Poi, grazie ai camerati importanti, fu riammesso e fece carriera fino a diventare l'ultimo segretario di Salò. E ora al suo paese gli vogliono fare una piazza
Fascisti. Alfredo Cucco, ultimo segretario del partito fascista, proveniva da un paesino siciliano, Castelbuono, che ebbe negli anni Trenta l'indesiderato onore di varie e non preannunciate visite del "prefetto di ferro", il famoso Mori. Costui, mandato da Mussolini in Sicilia con l'ordine tassativo di "estirpare la maffia", aveva messo su un'eccellente rete di spie nelle province: ogni volta che aveva raccolto abbastanza nomi circondava il paesino incriminato con un doppio cordone di guardie a cavallo, lo occupava militarmente e procedeva a rastrellare tutti i "maffiosi", tutti i sospetti o possibili tali, e per buona misura le rispettive famiglie. Lunghe corvees di ammanettati lasciavano al tramonto il paese, mentre sulla piazza principale il prefetto a cavallo intimava ai superstiti il giuramento di fedeltà al re e al duce. Le isole si riempivano di picciotti, e la scrivania prefettizia di encomi ministeriali.
La sua carriera finì quando si mise in mente di perseguire anche l'alta mafia, quella che oggi chiameremmo "terzo livello". I primi due o tre notabili proposti per il confino, dal ministero non arrivarono più encomi ma richieste di chiarimenti. I "camerati di Sicilia", allora come oggi, contavano dentro al Partito più dei prefetti. Infine fu richiamato a Roma, lodato, giubilato, e assegnato a un incarico onorifico ma indifferente. Scrisse le sue memorie, mentre la mafia palermitana, digeritolo, si preparava serenamente a passare dalla protezione del fascismo a quella degli americani.
Il prefetto, prima che i camerati palermitani si rivolgessero a Mussolini, era riuscito tuttavia a ottenere la "sospensione dal fascio per motivi d'indegnità morale" d'un paio di gerarchi-notabili palermitani. Poca roba, d'accordo, e solo per i casi più manifestamente gravi; e anche qui, d'altra parte, solo per qualche mese, prima del trionfale reintegro e nel grado littorio e nel notabilato. Fra questi, quel tale Alfredo Cucco, console della milizia e gloria di Castelbuono: la cui carriera riprese rapidamente le ali, fino a portarlo - come abbiamo visto - ai vertici del partito, in tempo per le ultime persecuzioni di ebrei (in cui si distinse) e stragi di partigiani.
Adesso, nell'anno 2004, il sindaco di Castelbuono prevede d'intitolargli una piazza: Piazza Alfredo Cucco, uomo politico e patriota. Di piazze ad aguzzini fascisti (come il co-assassino dei Rosselli, Anfuso) la Sicilia contemporanea non è avara; come di pubbliche celebrazioni (memorabile quella a Di Cristina) in lode di boss passati a miglior vita. Però è la prima volta, se non erriamo, che nello stesso individuo si glorifica insieme, con fiero orgoglio, e il fascista e il mafioso. Io ne ho notizia di una lettera, inviata dai compagni di quel paese e indirizzata "per conoscenza" ai componenti del "centrosinistra delle Madonie". Dalla lettera non si evince se il sindaco fascio-mafioso, che propone la piazza, sia di destra. Spero che qualche lettore di Castelbuono voglia al più al più presto precisarmi che trattasi di esponente di Forza Italia o dell'Udc o di An. Lo prego di scrivermi in fretta, perché non riesco a dormirci su la notte.
Mercoledì 26 Maggio 2004

Piccole soddisfazioni, ma servono: riguardo all'annosa vicenda del cognome usurpato, chi cerca su Google Giorgio Armani con l'opzione "solo le pagine in Italiano" ottiene come primo risultato il sito del collega lampadato.
E questo al terzo posto.
Repetita juvant: La causa è questa: quella di un uomo privato della possibilità di utilizzare il proprio cognome e di cui il sistema si fa beffe, pretendendo che marchi presenza a due processi a suo carico fissati lo stesso giorno, alla stessa ora, in due città diverse.
La spiegazione dell'iniziativa si trova cliccando qui.
Colpa grave: non aver mai citato Eriadan su questo blog, pur non perdendo - per nessun motivo - l'appuntamento quotidiano con le sue strip.
P.S.: Voci incontrollate annunciano anche il ritorno - prima o poi - di "Net To Be" in versione blog.
di Riccardo Orioles
Con l'India sono tre i Paesi maggiori del terzo Mondo che si sono schierati, ognuno a proprio modo, "a sinistra". Niente integralismo, niente impero: una specie di nuovi "non allineati"
Pianeta. India, Sudafrica e Brasile, i tre stati-chiave (con la Cina) del Terzo Mondo sono adesso tutt'e tre democratici e, ciascuno a suo modo, "di sinistra". Ciascuno di essi è lo stato egemone di un continente (il Brasile in Sudamerica, il Sudafrica in Africa, l'India nell'Asia meridionale). Ciascuno di essi ha caratteristiche uniche e gigantesche: l'India ha una delle massime comunità informatiche del mondo; il Brasile è uno dei 3-4 luoghi del pianeta più ricchi di materie prime; il Sudafrica di Mandela, è l'unico stato africano ad aver ottenuto, nel lungo periodo, dei successi. Sono tutt'e tre in crescita, più della media dei rispettivi continenti. Nessuno dei tre è fanatico, e nessuno fa parte dell'impero. Sono, dopo cinquant'anni, i nuovi "non allineati": ma stavolta con un peso molto maggiore, e che tende a diventare decisivo. Loro tre, più noi Europa: chissà, insieme, dove mai potremmo - e probabilmente potremo - arrivare.
Titoli. "La Brianza diventa provincia. Una vittoria della Lega" (La Padania)
"Vittoria di Sonia Gandhi in India. 700 milioni di elettori nella più grande democrazia del mondo" (tutti gli altri giornali).
Informazione 1.
Sono Antonio del Collectif Bellaciao di Parigi. Il nostro sito è censurato da stamattina dall'host amen.fr, senza la comunicazione della ragione et senza risposte alle nostre sollecitazioni. Lanciamo un appello: Perché è così difficile e costoso esprimersi in un paese democratico come la Francia, faro dei diritti dell'Uomo? Cerchiamo da adesso un altro server e lanceremo presto una sottoscrizione che ci permetterà di continuare la nostra lotta per la libertà di informazione. Ringraziamo i 450.000 visitatori che sono passati dal nostro sito in due anni. A molto presto... we'll be back!
Bookmark: http://bellaciao.org
Lunedì 24 Maggio 2004
Non si vuole usurpare questo merito, perchè di sicuro l'Angelo di Seconda Classe Clarence Obody non aveva bisogno di noi per continuare la sua strada nell'immaginario della gente.
Fu un colpo di genio di Gianluca, il primo in mia presenza, a cui io diedi un nome e un corpo disegnato.
Era il 1996 e in quel modo, nelle nostre intenzioni, un pezzetto di mondo fantastico e simbolico, sonnecchiante in quella famosa pellicola di cinquant'anni prima, veniva traghettato nei nuovissimi territori di Internet.
Tre anni dopo, quando Clarence diventò il nostro mestiere, la community attorno all'Angelo del Web era così cresciuta da potersi permettere di festeggiare due ricorrenze: il 15 ottobre ('99), ovvero la messa online del portale e la giornata odierna, in cui si celebrava il genetliaco del "personaggio" Clarence, proprio come si festeggia un patrono.
La data del 24 maggio era stata desunta da una scena de "La vita è meravigliosa", in cui il Custode di George Bailey, dopo averlo salvato dal fiume, dice di avere "291 anni a maggio". Fate i conti e scoprirete che oggi il vecchio Cla ha soffiato su trecentoquarantanove candeline.
E finchè il portale è stato il portale, la feste per lui sono state belle e partecipate. Con strip disegnate appositamente, auguri degli utenti e cotillons.
Dunque, se pure da questa emittente regionale, ci tengo a rinnovargli i buoni auspici. A questo simbolico-realissimo collega, parente, amico: buon compleanno.
ps= anche se non lavoriamo più assieme, restamo in contatto. Egli ha più tempo libero, viaggia, si rilassa. L'ultima volta l'ho incontrato su un Eurostar, e l'ho trovato benissimo (foto qui).
Magari le armi di distruzione di massa non le hanno trovate, ma se questa leggenda del ragno cammello è vera, allora ne è valsa la pena.
Anche se, ad un'analisi scientifica, si rivelano essere non ragni ma solifugae. Fanno 40 chilometri orari, saltano una metrata e si mangiano lo stomaco dei cammelli.
(letta su Der Spiegel)
E dunque è già finita: l'uomo non è piaciuto, la politica leccacula ha comunque scatenato la politica feroce. Pare che lo stiano giubilando, dopo che tramite suo giubilarono Ferruccio de Bortoli. Il tutto, in vista dell'ingresso definitivo di una certa qual gang nel consiglio di amministrazione. Però è pronta per lui una poltrona di riserva, comoda calda e tecnocratica, come usa da galateo dei trombatori: dopo l'infelice stagione al Corriere, andrà all'Ansa, perché adesso è il momento giusto, subito dopo le europee, per occupare una nuova sede, per triturarci i coglioni con la distorsione informativa, per piazzare lì il neodisoccupato di prestigio. E' un dòmino di classe, quello scatenato da Gianni Letta, un uomo che l'Upim aspira ad acquistare come manichino (i capelli espiantati a forza da Mengacci, le sopracciglia aliene, l'epidermide liftata, la dentatura in ceramica: insieme a Frattini, il sottosegretario Letta è la riprova che il governo ha bisogno più di manichini in plastica che di politici od umani). Letta ha infatti prenotato il ruolo di presidente della Federazione degli Editori per l'attuale presidente dell'Ansa, Boris Biancheri, il quale ebbe un qualche ruolo nell'affare Mithrokin. Libera l'Ansa, nel gioco dei quattro cantoni si sposta ivi l'attuale uomo di paglia di via Solferino, Stefano Folli.
E al Corriere? Un brivido corra lungo la spina dorsale del Paese: l'uomo che ha individuato la gang entrante nel cda Rizzoli sarebbe lui. Ok, la foto bovina non dice molto, anche se molto ci sarebbe da dire sull'uomo: limitiamoci alla legalità, al fatto che è l'attuale direttore della Gazzetta dello Sport. Si attende conferma da Cossiga.
A proposito di Rai e spot occulti: corre l'anno 1983, e la Tv di stato si trova a dover arginare l'abbandono di Mike Bongiorno, che se n'è andato a Canale 5 per fare "Superflash". Urge una toppa per il giovedì sera. La Rai convoca il regista Guido Stagnaro e gli autori Ludovico Peregrini, Alfredo Perani e Enzo Spaltro. I quattro, anni prima dell'avvento di Pilo e Piepoli, partoriscono l'idea: un gioco basato sui sondaggi. Un quiz. L'immancabile quiz.
Mancare non manca niente: ci sono il titolo, semplice da memorizzare; c'è lo storico studio alla Fiera di Milano; ci sono le vallette in ascesa Ramona Dell'Abate e Simona Izzo (in seguito sostituita da Alessandro Cecchi Paone). Manca solo il conduttore. Uno che dev'essere all'altezza di Mike. Ma anche no. E' sufficiente uno che faccia scalpore. E allora lo vanno a prendere al telegiornale.
Si parte il 31 marzo: sono previste quattordici puntate, e - allora si usava così - quattordici ne vanno in onda, ogni giovedì, raccogliendo una media d'ascolto di 11,3 milioni di spettatori.
Ma torniamo al conduttore: una mattina, il mezzobusto si presenta tutto intero, senza appuntamento, in via Principe Amedeo, presso la sede di Milano di una nota banca romana. Oggi non ci sarebbe bisogno di specificare che era una banca romana, ma allora sì, perché il nome era diverso e faceva riferimento nientemeno che ad un simbolo religioso come il segno della croce. Ma non al padre, nè al figlio.
E insomma, questo salta la guardia giurata, salta la portineria e si dirige direttamente alle casse. E' scuro in volto: lo si nota anche se è abbronzato. Tocca accoglierlo ad un modesto impiegato che, da dietro al vetro, si occupa dei versamenti. "Devo vedere il direttore", dice, a bassa voce, avvicinandosi alla fessura tonda che consente di parlare al cassiere, il quale, pur gentile, risponde: "Ha un appuntamento?".
Il nostro sfodera un canonico e perfetto "Lei non sa chi sono io!", mai più appropriato, perché quello davvero non sa chi è, o magari lo sa, ma non l'ha riconosciuto.
"Le serve comunque un appuntamento", lo sventurato risponde, e mal gliene incoglie: il novello conduttore di varietà inizia a recitare un rosario di santi in colonna. E urla. Urla talmente forte che alla fine scende per davvero, il direttore.
Accolto nell'ufficio all'ultimo piano, mette sul tavolo la sua proposta: lei sa chi sono io, io conduco il tal quiz su Rai 1, voi mi date un tot, qui, subito, cash, e io pago il concorrente vincitore con un vostro assegno debitamente inquadrato a pieno schermo dalle telecamere.
Il direttore (quello della banca) nicchia: dovrebbe sentire Roma, loro sono praticamente una sede di rappresentanza, non sono abituati, nessuno aveva mai chiesto prima niente del genere. "Mi stupisco. - borbotta il bravo presentatore, e rilancia - Facciamo così: inquadriamo l'assegno e, come concorrente, ci mandate uno dei vostri impiegati. Io ad un certo punto gli chiedo che lavoro fa, e lui cita il nome della banca".
Per sé non chiede tantissimo, ma neanche pochissimo, e finisce che alla fine glielo danno, sull'unghia, ma solo perché minaccia, alla fine, di scomodare lui qualcuno a Roma. O forse perché non riprenda ad urlare, non è dato saperlo.
Sta di fatto che, a seguito di un fantozziano sorteggione per decretare chi dovrà partecipare al quiz, optano per la legge del taglione e gli mandano in studio come agnello sacrificale il cassiere cazziato e mazziato all'inizio del racconto. Poco dopo aver fatto inquadrare col grandangolo l'assegno sul quale appone firma e ammontare del momtepremi in palio, il protagonista della nostra storia, per niente serafico, chiede al concorrente:
- "Lei che lavoro fa?"
- "Il cassiere", risponde il cassiere.
- "Ah, il cassiere!... E dove?".
- "Presso una banca".
- "Ah... E... vuole dirci che banca è?"
- "Non so se posso. Non vorrei fare pubblicità".
di Riccardo Orioles
