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Archive for the ‘Televisione’ Category

Fatevi rispettare

E’ più di un decennio che mi occupo professionalmente di televisione - una televisione di prima serata, diretta al maggior numero di persone possibile. Quella che “è bella se fa tanto ascolto”, e che se va male, invece, è “brutta senza appello” o, peggio, “sbagliata”.

Bene.
Quella di Mad Men non è una televisione per tutti, e nemmeno per molti.

Quella di Mad Men è una televisione per pochi.
Il che parrebbe una contraddizione, o anzi un errore, considerato che il mezzo tramite cui viene diffusa vive non sulla qualità dell’offerta, ma sui tabulati. I quali, com’è noto, non testimoniano di emozioni, bensì di cifre.

Eppure, assistendo ai primi episodi della seconda serie, in onda negli USA in queste settimane, un pensiero nasce spontaneo: giorno verrà in cui Mad Men sarà riconosciuta come una vera, grandiosa opera d’arte metamediale, nella quale ogni singola soluzione di ogni singolo episodio (dalla sceneggiatura al production designing, dal cast alla regia, eccetera) rivela una raffinatezza senza pari, ai limiti dello stupore.

Un lavoro la cui rarefatta eleganza porta la narrazione a vertici estetici, comunicativi, emotivi, che prescindono e trascendono tanto il mezzo sul quale viene proposta quanto la sua tradizione.
Un’opera di grande profondità che arricchisce e, soprattutto, rispetta profondamente il pubblico cui si rivolge.

Cara (nuova) Squadra

Il problema è che mi fido sempre di quello che dicono. Amici produttori, gente di cinema. Per loro non è affatto vero che il cinema italiano è in crisi. Voce fuori campo. Abbiamo registi che sono tra i migliori del mondo. Abbiamo grandissimi attori. Abbiamo sceneggiatori che tutti ci invidiano. Abbiamo questo. Abbiamo quello. Stacco. (more…)

Gialappa’s tutta la vita

Scrivo qui perché qualcuno, nel pomeriggio di ieri, aveva pensato che la sparizione di questo articolo fosse dovuta ad un qualche tipo di censura. Posto che c’è chi non ci crederà - ma non vedo perché, anche se scordo sempre che gli idioti sono sempre dei campioni nel trovare i perché - il post era stato messo frettolosamente offline (e non cancellato) in quanto non rispettava una delle semplici linee guida di base, il cui senso è: spezzare un articolo quando è troppo lungo (poi, sì, c’era anche una tag uguale al nome della categoria, ma vabbé, di pignolerie come queste si può anche crepare).

Però, già che ci sono, sacrifico il tempo che avrei dedicato alla messa in linea del post contenente i podcast da Riva del Garda di Macchiaradio e di Fran & Velenero per dire la mia. (more…)

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  • L’arte di sparar sulla croce rossa

    Li immagino da giovanissimi, poco più che bambini. I classici ragazzini ingiustificatamente spocchiosi: personaggi anonimi con interessi mediocri, innaffiati da tanta abbondante quanta ingiustificata presunzione. I classici ascoltatori di Nomadi, Guccini e Vecchioni, che senza capire un bel niente di musica - come di tante altre cose, ovviamente - aprono bocca con fare saccente, irridendo con superiorità tanto le hit estive da classifica quanto tutto ciò che non conoscono, facendo ruotare il loro sarcasmo non richiesto su versacci strafottenti e risatine. (more…)

    E nun me chiama’ “Sor Moretti”

    Nanni Moretti e Valerio Staffelli

    C’è stato un momento, ieri sera, in cui ho con tutte le forze sperato che alla frase “Sor Nanni, lei è attapirato”, Nanni Moretti iniziasse a prendere a schiaffi Valerio Staffelli per ricordargli che le parole sono importanti.

    Invece è stato furbo e si è preso il tapiro, come ormai fanno tutti quelli che non han voglia di star lì a cincischiare più di tanto con uno che fa domande e non ascolta le risposte.


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  • Qualche giorno fa, su queste pagine, si tentava un impietoso confronto tra le fiction italiane e quelle americane.

    Ora Antonio Dini riprende quel post e ci mette del suo.

    Ritorno a RivombrosaForti della crisi partita a fine Novanta, gli americani hanno rilanciato sperimentando e investendo su novità formali e di sostanza. Robe come gli stracitati Lost, Desperate Housewives, 24, Battlestar Galactica, Boston Legal e poi tutta una nouvelle vague ispirata dal film American Beauty dove si gioca con l’eros e la morte, con la bellezza e il tema del doppio (non sto a fare titoli, lavorateci da soli). Da noi? L’ondata di roba nuova, come Csi ad esempio, ha riempito le pagine dei giornali ma non ha minimamente scosso l’anima della nostra televisione. Le due “serie” che ancora fanno discutere i creativi e dirigenti della televisione nostrana sono Un medico in famiglia ed Elisa di Rivombrosa. Successi genuini e inattesi. Giustamente studiati. Ma anche Maurizio Costanzo e Bruno Vespa fanno audience: mica per questo bisogna dargli retta e studiarli come esempi da riprodurre.
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  • Distrette vedute

    Distretto di Polizia 7

    Passo, mio malgrado, per uno che sulle serie televisive ne sa a pacchi. E dico “mio malgrado” perché il merito è sminuito dal semplice fatto che le guardo tutte, perfino quelle brutte. Salto quelle orribili, perché non ho ore oltre alle canoniche 24, perché lavoro, perché ho una vita e tutte quelle altre cose che si dicono in questi casi. Va detto anche che, tra quelle americane, quelle orribili sono una sparuta minoranza, quindi ribadisco: sostanzialmente tutte.

    La premessa di base è che una serie americana repellente sta comunque ad una italiana bella quanto uno scarabocchio del Shakespeare all’opera omnia di Federico Moccia. E’ un’equazione sulla quale non accetto obiezioni e che non ammette deroghe: come ho detto in altri casi a noi, di contro, viene bene la pizza.

    Non sto a motivare perché non riuscirei a concludere prima delle olimpiadi: è una questione di tempi, di montaggio, di doppiaggio, di scrittura, di sceneggiatura, di prodondità dei personaggi.

    Malgrado l’assunto che abbiamo appena stabilito, va ammesso che l’edizione numero 6 di Distretto di Polizia (ieri sera è terminata la settima) si lasciava guardare. Sarà stata una congiuntura favorevole o quel che volete, sta di fatto che, per la prima volta in Italia, una produzione rinunciava ai grandi nomi e quelli che aveva da mostrare erano cresciuti con lei. Quindi niente Isabelle Ferrari, niente Claudie Pandolfi: solo Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis. Non è una cosa da poco, se pensate a quello che invece succede negli USA: voi ricordate chi fossero i sei di Friends, prima di Friends? Avevate mai visto l’agente Mulder o Grissom, prima che ve li facessero scoprire X-Files e CSI?

    Da noi non è mai stato così: nel passaggio tra la scrittura e la produzione, nel momento in cui canonicamente intervengono i direttori di rete, se qualcosa di decoroso c’è, viene perso. E siccome nella concezione che i direttori di rete hanno del telespettatore bue, va bene la storia ma comunque in una fiction ci vuole la star (o, in alternativa, uno che abbia il fisico per poter apparire sulle copertine di settimanali dedicati ad adolescenti in piena crisi ormonale o frequentratrici di saloni di parrucchiere che hanno avuto l’ultimo sconquasso ormonale quando qui ancora era tutta campagna), vorrete mica lasciare a casa un Sergio Castellitto, un Gigi Proietti, un Michele Placido, un Massimo Ghini, un Giulio Scarpati, un Massimo Boldi, un Lorenzo Crespi, un Fabio Fusco, un Lorenzo Flaherty?

    Poi c’è questo: in Italia una fiction o una serie televisiva non hanno alcuna possibilità di entrare in produzione o anche solo essere prese in considerazione a meno che non parlino di: medici, detective, preti, santi, maestri di scuola, campioni sportivi. Esistono, certo, le varianti, e si va per addizione: preti che fanno i medici, preti che fanno i detective, preti che diventano santi, preti che fanno i maestri di scuola, maestri di scuola che diventano santi, medici che fanno i detective, e detective che fanno un lavoro che esiste ormai solo a Topolinia (è pieno, là fuori, di gente a cui chiedi che lavoro fa e risponde “Perbacco, come sarebbe a dire che lavoro faccio? Il detective, non si vede?”).

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  • Vitti na Crozza

    Sì, è piaciuto molto anche a me il “Partito Ma-Anchista” del Veltroni di Crozza. Anche il “Mago di Taormina” di Crozza.

    Diciamo che se proprio devo dare un’opinione rispetto al Crozza dello scorso anno, il Crozza attuale mi piace di più e - mi sembra - grilleggi meno.

    Alla fine, però, ho trovato insuperabile (e in più, a differenza degli altri video, non l’ha linkato nessuno), l’”Inno del nuovo Partito Democratico“.

    A quest’ultimo video (lo vedete a fianco, sulla destra) va inoltre il merito di avermi ricordato una cosa che scordo spesso: ma quant’è bella, l’Internazionale?




    Compagni, avanti gran partito
    Noi siamo dei lavoratori
    Ma anche degli imprenditori
    Stiamo un po’ di qua e di là

    Noi non siamo più nelle officine
    O nei campi a lavorar
    Siamo in banca oppure alle anteprime
    Oppure in chiesa per pregar!

    Noi veniam da lontano
    E lontano si andrà
    Con stile e in aeroplano
    Viaggiando in business class!

    Su lottiam l’ideale
    Nostro al fine sarà!
    Ma non è chiaro quale
    Ma che importanza ha?

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  • Pecette /2

    Ne accennavo in un post in cui appariva la parola “rivoluzione”, e qualcuno - con qualche ragione - ha risposto “ma che cazzo dici?”.
    Dicevo anche che, dopo questo, per la televisione ci sono solo le Colonne d’Ercole.
    Daveblog non se ne capacita, io nemmeno, eppure l’Architetto e il Corvo esistono e lottano insieme a noi. Non ho detto che stanno bene, perché quello no, francamente sembra di no.


    Il Corvo
    (Clicca qui per visualizzarlo a pagina intera)

    L’Architetto
    (Clicca qui per visualizzarlo a pagina intera)
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  • Pecette

    Tutti Nudi - All MusicQuesta sera all’una di notte (prima c’è il concerto di Mika) su AllMusic va in onda qualcosa di - a modo suo - rivoluzionario e che arriva là dove nessuno si era mai spinto (io ne ho visto un assaggio, e sono qui a pensare - sia in senso positivo che negativo - che dopo questo ci siano le Colonne d’Ercole).

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  • Parente?

    …e, a questo proposito - chi ha già visto le prime puntate della sesta stagione già sa -: del confortevole tepore che emana il focolare della famiglia Bauer vogliamo parlarne?
    Roba che uno si immagina le feste del ringraziamento in quella casa: Jack bambino, e il tacchino che alla fine confessa.

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  • Suonala ancora, Scrubs

    ScrubsAria di sweeps (ovvero quello che noi chiamiamo “periodo di garanzia”, il momento nel quale la televisione americana dà il meglio di sé cessando la programmazione di repliche e mandando in onda i nuovi episodi delle serie televisive più celebri - spesso infiorettate di guest stars o clamorosi colpi di scena): tra ieri e oggi sono ripresi Battlestar Galactica, Heroes, Prison Break e Studio 60 on the Sunset Strip.

    Eppure, l’evento della settimana è stato un altro: una serie televisiva che si cimenta in una puntata interamente “musical” (per quanto ci avesse già provato Joss Whedon con il suo Buffy, the Musical). Stiamo parlando di Scrubs, il più scanzonato (ma a volte persino più drammatico), politicamente scorretto e innovativo “hospital drama”, ormai alla sesta stagione.

    La “puntata musical” rappresenta il sogno e l’incubo di qualsiasi autore: consendare la storia in un cantato di 42 minuti non è impresa da tutti e, soprattutto, è necessario fare i conti con una difficoltà quasi insormontabile: riuscire a non far sembrare idioti mentre cantano personaggi che normalmente non cantano, nè avrebbero motivo di cantare.

    Scrubs, in realtà, potendosi permettere licenze che altre serie televisive nemmeno sognano di prendersi (tranne, forse, la prima Ally McBeal), ha risolto alla grande introducendo il personaggio di una paziente ricoverata per un grave aneurisma che le fa tradurre in un sontuoso musical la vita di tutti i giorni, e girando l’intera puntata secondo il suo punto di vista.

    L’episodio è andato in onda lo scorso giovedì (è il sesto della sesta serie, per chi avesse voglia di procurarselo, mentre chi non volesse cimentarsi nell’impresa lo trova, spezzettato, in questa stessa pagina, da YouTube), si intitola “My Musical”, ed è da non perdere per gli amanti del genere o, semplicemente, per chi ha voglia di constatare che tipo di tv si può riuscire a fare avendo a disposizione un po’ di inventiva e palle q.b.



    Are you OK?

    Welcome to Sacred Heart

    Everything Comes Down To Poo

    (more…)

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  • Jack Bauer in ostaggio dei pirati

    Di “24” da queste parti se ne è parlato spesso. L’ultima volta ricorrendo addirittura ad un post/parodia doppio:

    1. Un giorno nella vita di Jack Bauer (le prime 12 ore)
    2. Un giorno nella vita di Jack Bauer (le ultime 12 ore)

    24 - Jack BauerOra il gioco dovrebbe prevedere che noi si dica che i pirati, ancora una volta, l’hanno avuta vinta; che Davide ha preso a calci nelle balle Golia; che la multinazionale cattiva è finita all’angolo accerchiata da truppe di geek.

    La notizia sarebbe la seguente: come gli appassionati di serie televisive già sanno, le prime quattro puntate di “24“, il cui debutto era previsto per la prossima settimana sul canale televisivo americano Fox, sono già disponibili sulla rete. Apparse per la prima volta due giorni fa su un tracker di torrent asiatico (ora sarebbe lungo spiegare cos’è per chi non lo sa: fate conto - e stiamo semplificando di parecchio - sia un sito attraverso il quale determinati programmi appositi trovano i link da cui scaricare i file), imperversano ormai ovunque sul web.

    Ora: noi siamo in qualche modo riconoscenti alla multinazionale cattiva e per questo faremo finta di non sapere che un numero ristretto di giornalisti americani ha ricevuto in anteprima il dvd contenente le quattro puntate (Stephen King, tra questi, ha scritto per Entertainment Weekly che “c’è molta più suspense nelle prime quattro ore di 24 di quanta la maggior parte delle serie riescano a impacchettare in un’intera stagione”, e ancora: “mi viene da dire che ‘24‘ è la vera ‘nuova cosa sotto il sole’, non solo una serie televisiva, ma la madre delle serie televisive”; c’è andato gìù leggero, lo Stefano Re); che, guardacaso, la qualità audio e video degli episodi scaricabili è perfetta, quasi siano stati estratti da un dvd; che, pensa te, lo scorso anno è successa la medesima cosa con un’altra serie, “Prison Break“, la quale - tu guarda a volte le coincidenze -, era prodotta da Fox, esattamente come “24“; che tutta l’operazione sa di telefonato e puzza di cosiddetto “marketing virale” da lontano un miglio (fatto bene, va detto; niente cose tipo: “Ehi, dobbiamo pubblicizzare questo prodotto, che ne dite di produrre un video tipo quello delle Mentos nella Coca-Cola e metterlo su YouTube?”); che, infine, gli episodi “trafugati” sono quattro e il colpo di scena - anzi: la madre di tutti i colpi di scena - avviene, incredibile a dirsi, nel finale della quarta puntata.

    Insomma, fingeremo di non sapere che la risposta alla domanda “Chi avrà la pazienza di scaricarsi 4 ore di filmato e un giga e quattro di roba per averla in anteprima?” sia, inevitabilmente: “i pazzi furiosi”, e cioè i fan sfegatati della serie; quelli cui gli amici chiederanno: “tu che l’hai scaricata da internet, com’è? E’ bella come quella precedente?”; quelli che risponderanno: “Guarda, non ne hai idea, una figata. Ma devi guardare tutte le prime quattro puntate, perché non hai idea di che succede alla fine della quarta”.

    Precisato tutto questo, credo di aver concluso.
    L’ho detto, vero, che a giudicare dai primi episodi, la sesta stagione di “24” promette di essere bella almeno quanto la precedente, e che però dovete guardare tutte le prime quattro puntate, perché non avete idea di che succede alla fine della quarta?

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  • Filed under: Televisione
  • Ufficio réclame

    Campagna pubblicitaria per il lancio di France 24France 24Siccome loro sono stati molto carini e mi hanno mandato una bottiglia di champagne, io se poi non lo dico faccio la figura dell’ingrato.
    Allora lo dico: da ieri sera sono iniziate le trasmissioni (in realtà parecchi promo, per il momento) di France 24: non la prima, ma forse la più promettente televisione “all-news” francese (l’altra è LCI, La Chaine Info, visibile gratuitamente sul digitale terrestre italiano).

    Voi direte: ebbravo, se non ti mandavano l’abbeveraggio mica ce lo segnalavi.
    Forse, è vero. Però avrei perso l’occasione di far notare una cosa inusuale per un prodotto francese: e cioè che trasmette anche in inglese. E prevede di farlo in arabo.
    Per capirci: parliamo di un popolo che pur di non omologarsi all’impero anglofono obbliga gli arbitri del Roland-Garros a declamare il punteggio esclusivamente in francese; e che per differenziarsi dal resto del mondo - il quale si è dotato di un sistema numerico inspiegabilmente ragionevole -, si ostina a tradurre “novanta” con “quatre-vingt-dix”, “quattro volte venti più dieci” (i belgi, invece, si sono dimostrati un filo più pratici optando per il più semplice e immediato nonante).
    Insomma, non è cosa da poco.
    Poi, c’è da aggiungere, hanno realizzato fantastici manifesti pubblicitari.

    Nel frattempo anche Al Jazeera ha finalmente lanciato il suo canale in inglese, e nel mare di “developing stories” fatte di telecamere diverse tutte puntate sullo stesso particolare, è un bel vedere. E’ diverso vedere.
    Per la cronaca, sono entrambi visibili in chiaro attraverso un semplice decoder di Sky (ma va da sé che se possedete un Dreambox è meglio).

    Malgrado Mediaset abbia manifestato l’intenzione di creare una propria tv “all news” da affidare a Mario Giordano (che è un po’ come scoprire la teoria della relatività e farla spiegare da Aida Yespica), va detto che in Italia le televisioni basate esclusivamente su notizie non mancano, sebbene siano trattate un po’ come le figlie della schifosa: Euronews viene ripresa da RaiUno alle sei del mattino; RaiNews24 si è ritagliata un angolo di satellite e una finestrella notturna su RaiTre; Sky TG 24 è ovunque, quasi sempre prima di tutti gli altri, e quasi nessuno lo fa mai notare. Non quanto meriterebbe, per lo meno.
    Poi ha l’elicottero, anche se non gliel’ho mai visto usare: sogno trepidante il primo inseguimento ripreso dall’alto.

    Un episodio in particolare rende l’idea a proposito della prontezza di SkyTG24: quando Silvio Berlusconi è svenuto sul palco a Montecatini tutti i tg hanno inviato una troupe ad Arcore, nel caso in cui l’ex premier passasse di lì. Il Tg di Emilio Carelli ne mandò due: una ad Arcore e una a Macherio, che nella vita non si sa mai. Inutile dire che Berlusconi fece cucù proprio a Macherio, in esclusiva per le telecamere di Sky.
    Ed è lì che è avvenuto l’episodio che vado a raccontarvi, in qualche modo delizioso: il cameraman si è appostato dietro un cespuglio e riprende il corteo di macchine che porta Berlusconi a casa prima di passare in ospedale. Il soggetto è lontano, e lo zoom fa quel che può. Quel che si vede, si vede sfocato, ma è pur sempre qualcosa. Tra il cameraman e leader dell’opposizione ci sono due carabinieri, immobili. Berlusconi esce dalla macchina, si accorge del cameraman appostato dietro al cespuglio e saluta. Non convinto di essere stato visto e nell’urgenza di far sapere al mondo che va tutto bene, saluta di nuovo in direzione della telecamera, soffermandosi più del dovuto. Qui, all’improvviso, il genio: uno dei due carabinieri - che non si era accorto della presenza di una troupe televisiva -, viene assalito dal dubbio. E siccome non vuole sembrare scortese, dopo aver trascorso una decina di interminabili secondi in ostaggio dell’angosciosa domanda “Chi, io?”, alla fine si decide e fa anche lui ciao ciao con la manina.

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  • …e non dite “Tutte e due assieme”

    - Rory: Who are the rosary beads for?
    - Lorelai: They’re mine.
    - Rory: What do you need rosary beads for?
    - Lorelai: They’re cute.
    - Rory: They’re for prayer.
    - Lorelai: Well, pray they match my blue suit.
    - Rory: They’ve just upgraded you to a queen-size bed, jacuzzi tub, junior suite in hell.

    Gilmore Girls - Una mamma per amicaLo trasmettono due canali, uno generalista e uno satellitare, replicandolo a tutte le ore, per cui, anche se è roba per donne, non è possibile non imbattervisi. E con questo dovrei aver abbondantemente anticipato l’obiezione “Sì, ma tu perché lo guardi?”.
    Parlo di “Gilmore Girls” (qui in Italia “Una mamma per amica“).
    Chiedo: posto che paiono comunque due discrete rompicoglioni logorroiche, esiste al mondo un qualsiasi essere senziente e dotato di pollice opponibile che, potendo, si farebbe la figlia invece che la madre?

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