Buon anno! Il 2009 porta grandi novità in hit parade: Laura Pausini è n.1. Giusy Ferreri è n.2. Tiziano Ferro è n.3. Il resto della top 10 propone i nomi già in auge prima di Natale, da Irene Grandi (n.4) a Biagio Antonacci (n.10) passando per Jovanotti, Battiato, Negramaro, Giorgia, e per qualche motivo che mi sfugge, Zucchero. Ok, non c’è nulla da dire sulla hit parade, se non che è autarchica come nemmeno nel Ventennio. Sicché prendo come pretesto un anniversario e i 4 dischi di De André presenti in classifica (e destinati a salire) per parlarmi un po’ addosso. Vero, non è la prima volta – peraltro, lo fanno tutti i critici. Io sono l’unico scemo che lo ammette – così come sono l’unico scemo che sta per dichiarare cosa NON gli piace di Fabrizio De André. Ma a fin di bene.
Cominciamo da un segnale di distensione in questi tempi di guerra: sappiate che ho messo d’accordo due grandi litiganti, ovvero Frankie Hi-Nrg e Federico Zampaglione in arte Tiromancino. Tutti e due si sono incazzati con me. Il primo, perché su Rolling Stone ho scritto che mi aveva allattato le rotule quando a Sanremo, a chi lo criticava, ebbe a rispondere sventolando a mo’ di scudo Storia di un impiegato. Siccome nutro stima per Frankie – mai quanta ne ipernutro per gli avvocati di Zampaglione, che saluto – ho tentato di spiegargli le mie ragioni, che in questi giorni di celebrazioni espanse vorrei condividere con voi, o miei diletti: De André è un problema.
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La crisi finanziaria ha fatto un’altra vittima: il miliardario tedesco Adolf Merckle (secondo la rivista Forbes il 94mo uomo più ricco del mondo) si è suicidato il 6 gennaio, gettandosi sotto un treno nella città tedesca di Ulm, dopo che il suo impero di 120 aziende era finito sotto ad una montagna di debiti a seguito di diverse speculazioni finanziarie (soprattutto nell’affaire Porsche-Volkswagen).
Merckle era conosciuto per aver creato due colossi farmaceutici come Ratiopharm (vedi foto) e Pharmahandel, tanto da essere definito in patria “il re del farmaco”. Continua a leggere »
La Moratti non ha letto le previsioni del tempo – o guardava le previsioni del tempo delle Maldive – e quindi non si aspettava tanta neve a Milano. E poi, l’altra sera aveva invitato diversi amici a casa per cena, e quindi le era rimasto poco sale…
Portiamole 1 kg di sale a testa a Palazzo Marino! Questo è un gruppo NON virtuale. Vogliamo andare per davvero a Palazzo Marino col sale.
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C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

E ancora per oggi, auguri.

La mancuspia è un animale inutile, ruffiano e scorbutico. L’esemplare che tengo in casa non ha mai dico mai passato l’aspirapolvere. Non tiene in ordine la sua cesta, semina peli dappertutto e si rifà le sgrinfie sul muro, producendo un rumore tipo gesso sulla lavagna che fa arricciolare i peli delle braccia.
In questi giorni devo compatirla, povera mancuspia: ha la bronchite asmatica e non c’è modo di fargliela passare. Il Ventolin non le fa niente, le supposte di glicerina neanche. Sta così male che non riesce a respirare con il naso né con le orecchie, perciò fa un rantolo tipo pentola di catarro che bolle e mi tiene sveglia di notte a raccontarle le favole.
L’altra sera le ho misurato la febbre con un termometro rettale pediatrico: gliel’ho infilato sotto la lingua e sono andata a prepararle una camomilla. Il tempo di mettere il pentolino sul fuoco, torno e non c’è più il termometro. Sparito. Conoscendola, deve averlo inghiottito. Le urlo sputa, le faccio gli occhi torvi, la imploro in ginocchio ma non vuole saperne.
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Entro in un bar e mi metto a piangere. La barista mi fa: “Cortesemente vada in bagno altrimenti mi innamoro”.
Finalmente individuato il motivo della crisi italiana: gli italiani non si smentiscono mai. Impariamo a smentirci! Salviamo il Paese dalla crisi! Ecco un utile strumento didattico per non farci cogliere impreparati domani da ciò che diremo oggi. Basta seguire il facile schema!
Ieri ho affermato quello che ho affermato, ma sono stato frainteso (A). Perché non ho mai inteso dire quello che ho detto (B). Anzi, non l’ho proprio detto (C). Sono i giornalisti che non hanno inteso (D). E potete stare certi che domani i giornalisti diranno che oggi io ho affermato questo (E). Ma posso smentirlo fin da adesso (C). Perché lo diranno domani e si riferiranno a quello che ho detto oggi e quindi siamo già sfasati rispetto a quello che dico (E). Perché, poi, quello che dicono loro non l’ho nemmeno detto (C). Lo dicono loro (F). Non sto dicendo che non l’ho detto, intendiamoci bene (A). Ma nemmeno che l’ho detto (C). Infatti l’hanno detto loro! (F) Di fatto, cosa sto dicendo? Che un conto è dire di aver detto qualcosa. E un conto è dirlo. Ancora diverso è ciò che fanno i giornalisti quando dicono quello che io dico di non aver detto. Capito? Mi mettono in bocca quello che non avrei detto. Perché se l’avessi detto, signori miei, l’avrei detto. Ma qui lo dico e qui lo nego: io non l’ho detto! (C) Sarò poi padrone di dire quello che voglio dire e non dire quello che non voglio dire, giusto? Quindi lasciatemi dire che quando dico qualcosa va preso per quello che dico in quel momento, non in un altro momento che è già diverso. Oggi è oggi, domani è domani.

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