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Archive for the ‘Musica’ Category

The Classifica 30. Cinesi ovunque

Mai si era vista un’estate altrettanto insipida musicalmente. Intendiamoci, non è che l’imperversare di Bruci la città (Irene Grandi) o Toda joia toda beleza (Roy Paci) o Relax take it easy (Mika) ovvero il pezzo buono, quello brutto e quello cattivo (in quanto ricalcato) dell’anno scorso - avrebbero reso il Paese migliore. Però avrebbero dato forma a qualche vibrante istanza. Insomma, come in una pimpante democrazia rappresentativa. Invece all’ombra del disco in saldo (9,99 euro) di Giusy Ferreri, non c’è nulla.

La classifica elaborata dalla FIMI non è identica da settimane solo perché la gente non compra i dischi. Con una top 5 che dal 17 luglio è formata da Giusy, MiticoLiga, Jovanotti, Coldplay, Madonna (e la Giusy ha mandato a pallino un pentapartito di soliti noti che doveva essere completato dal pallido disco del MiticoVasco, n.6).

Eh, no: aldilà delle chiacchiere sui tormentoni, credo che tutti si possa essere d’accordo sul fatto che non si sono sentite canzoni con abbastanza forza da mettere d’accordo più di cento persone. Niente che tra due decenni ritroveremo in Sapore di mare 2028 o Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocatiiiii, il film campione di incassi che metterà a confronto i ragazzi di domani con quelli di ieri, scoprendo che in fondo, lo vedi, in qualunque epoca i giovani hanno le stesse ansie e sogni e ingenue tenere speranze - e l’attività cerebrale di un protozoo.

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The Classifica 29. Non passa lo straniero

Ier l’altro camminavo in corso Vittorio Emanuele, a Milano. Dalla Galleria sono usciti sei esponenti della Polizia Municipale. Alle loro spalle, dentro la Galleria, spiccavano due Carabinieri, di quelli alti - con i pennacchi, con i pennacchi. Cinquanta metri più avanti, all’ombra della mia cattedrale preferita e proprio sotto la mia gargolla preferita (quella che sembra l’indimenticato ciclista Miro Panizza) stazionavano due camionette dell’Esercito e due auto della Polizia di Stato.

Che magnifico dispiego di sicurezza, in nemmeno cento metri, e in un punto così periferico. Insomma, lo vedete che la Dittatura delle Libertà alla fine ci protegge. Finalmente io e voi e la libera impresa possiamo passeggiare sotto al Duomo alle tre del pomeriggio senza paura di essere stuprati nell’indifferenza generale. Siamo un Paese stabile e lo conferma la hit parade: stabile, appunto. Identica da tre settimane. Giusy Ferreri, MiticoLiga, Jovanotti, Coldplay, Madonna. Hanno smesso anche di cambiarsi di posizione nella top 5, che comunque è affar loro già dal 10 luglio, giorno in cui la Giusy, col suo disco da 9,99 euro (“…avete capito bene!â€) è diventata premier.

E già che ci sono, vorrei far notare una forma musicale di continuità tra il nuovo, fighissimo fascismo 2.0 e la sua versione primitiva del Ventennio. L’autarchia. In questo momento siamo l’unica nazione tra quelle realmente rilevanti ad avere un prodotto autoctono (Giusy Ferreri, appunto) in testa alle charts. Tutti gli altri, si affidano agli stranieri. Tanto per cominciare:

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The Classifica 28. Cinesi fottuti

Ma perché i cinesi se ne sbattono del beach volley? Forse non amano i culi? Come possiamo confrontarci con questa gente che rimane indifferente ai culi? Come possono svilupparsi una libera stampa e una libera opinione in un Paese così uncool (…buona questa, vero?). Come possiamo esportare la democrazia in tale assenza di affinità ideali? Come possono le nostre imprese trovare un mercato ricettivo? No, amici, è inutile girarci attorno: o noi, o loro. Non si accettano compromessi su queste cose. Approfittiamo delle Olimpiadi, che sono distratti (da tutti gli altri sport noiosi) e rolliamoli. Niente se e niente ma, sappiamo tutti che è in pericolo tutto quello per cui i nostri nonni hanno lottato. Stanno svanendo i punti di riferimento essenziali. Guardate quest’estate 2008. Siamo senza tormentone. Senza Giochi Senza Frontiere. Senza Festa dell’Unità.

(sì, ci sarà la Festa Democratica – con quel bel nome sexy, tutto una promessa. “Che si fa stasera?†“Si va alla Festa Democratica†“Vai, figata! Si becca sicuroâ€)

E senza Festivalbar. Le cui due raccolte, la blu e la rossa, affondano tristi nella classifica delle compilation, nella quale trionfa iMusic Summer Compilation 5. In vendita con Sorrisi & Canzoni, a 9,99 euri, con 30 euri di telefonate wind aggratis.

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“Va’, un’altra estate va’, col suo allegro tormentone.

Non mi faccio alcuna illusione, niente mi salverà da una stupida canzone… tutti in coro!”

(Raf, L’allegro tormentone)

Però ora basta, non se ne può più. E’ il momento di dire le cose come stanno.

I tormentoni estivi non esistono. Il vero tormento sono i giornalisti che ogni anno ne attestano l’esistenza, chiedendosi con soverchia fregola chi saranno le eredi di Vamos a la playa o Luglio col bene che ti voglio. Ma di eredi non ce ne sono. Né quest’anno né in anni recenti. E ora, gentile pubblico, lo andremo a dimostrare.

(…e fondamentalmente, lo faremo perché anche oggi la top 10 degli album è identica a quella settimana scorsa) (eccetto il ritorno di Biagio Antonacci tra i primi dieci, evento presago di morte coerente col clima di sbarazzina agonia che si respira nel Paese) (sì, è solo al decimo posto, dal quale scalza Roberta Bonanni) (ma ne converrete, ricavarne consolazione sarebbe di cattivo gusto)

Bene. Tanto per cominciare: cos’ha di ESTIVO Non ti scordar mai di me della Giusy Ferreri, che qualcuno tenta di far passare per tiritera balneare solo perché le capita di dominare le classifiche in questa stagione? E se viceversa una canzonetta appicicaticcia esce nel bel mezzo di un gelido inverno (2001: Kylie Minogue, Can’t get you out of my head. 2002: Shakira, Whenever, wherever. 2003: Aventura, Obsesion. 2004: Caparezza, Fuori dal tunnel-el-el, nonché Haiducii, Dragostea din tei) perché non si definisce TORMENTONE?

Ma poi: andiamoli a vedere in faccia, i numeri uno di ferragosto, nero su bianco.

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Uhm.

Insomma, Repubblica.it promette: “Rosita Celentano, tuffi nude lookâ€.

Corriere.it rilancia: “Rosita a Formentera tra i nudisti”.

Che tecnicamente è vero. Solo che lei non è nuda.

Nudo, nella foto LaPresse proposta con doverosa puntualità da entrambi i prestigiosi quotidiani on line, è soltanto il suo fidanzato, un coglionazzo d’Asburgo-Lorena. Deduco che la 43enne figlia di Adriano e Claudia non sta più con il tipo dei California Dream Man. Chissà se la brava vip gli ha cantato la sua pregevole hit degli anni 90, Faccia di merda. Ma a prescindere dalle sofferte vicissitudini sentimentali di Rosita, personaggio incommensurabile che giustifica l’attenzione dei due imperiali organi di informazione – la verità è che, con tutta l’indulgenza possibile per due siti miliardari e progressisti costretti a rincorrere lingua penzoloni il troiaio Dagospia, ESSI SI BURLANO DI NOI.

Solo la tv ci ama. Solo lei ci fa vedere vip realmente nude. Solo lei ci consiglia bene. Della tv potete fidarvi. Vi dice cosa comprare, chi votare, cosa ascoltare. In top 10 ci sono Giusy Ferreri (da un mese n.1, grazie a X Factor), Marco Carta (n.7, grazie ad Amici), gli Aram Quartet (n.9, grazie a X Factor), Roberta Bonanno (n.10, grazie ad Amici). Il resto della bella diecina, orribilmente uguale, dal n.1 al n.8, a quella della settimana scorsa, include i poveri nomi su cui la discografia ha investito miliardi. MiticoLiga, Coldplay, Jovanotti, Madonna, MiticoVasco. Non include più Biagio Antonacci – cosa che di per sé sarebbe bastevole a riportare il sorriso a un paese triste, che non si riconosce più nel tormentone, ma solo nel tormento.

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The Classifica 25. Andate tutti affancuore

Va bene, viviamo in una dittatura basata sull’intrattenimento – però non è possibile che a luglio chiuda tutto, qui ci negano il pane e pure il circenses. Nulla si muove, la top ten è praticamente IDENTICA alla settimana scorsa, con la Giusy davanti e dietro tutti quanti: Ligabue, Coldplay, Jovanotti, Madonna, blablabla. New entry più alta, Carla Bruni, al n.21. Lasciamo stare. Di cosa posso parlare? Non ho nemmeno un tormentone estivo cui aggrapparmi. C’è solo - volendo - un tormentone opinionistico-musicale, che è quello della canzone triste.

Sapete, non ne volevo parlare, perché in teoria io sarei il guru della canzone deprimente, sull’argomento ci ho finanche scritto un libro tre anni fa, oppure due, boh. Mi pareva più elegante non rituffarmi in quel vortice, ché ho già dato, e tirarmi fuori da un chiacchiericcio iniziato ahimè da Luca Sofri, che prima di tutto scrive su Vanity Fair – e mi spiace scrivere una cosa così infamante di una persona, ma ho le prove di quel che dico – e in secondo luogo, anche se di persona Sofri fa abbastanza ridere e non è il babbeo che sembra, non posso nascondervi che non riconoscerebbe una buona canzone nemmeno se gliela infilassero a viva forza nel sedere. Però, vedendo che tutti i miei amichetti parlavano di canzoni deprimenti senza chiedermi un parere, ho iniziato a sentirmi terribilmente escluso, reietto come alle medie. Brufolazzi. Tapparella giù. “Tu non vieniâ€. Non importa, sai. C’avevo judo.

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Canzoni tristi (reprise)

Di canzoni tristi parleremo anche a Scatole Cinesi: puoi suggerirci quella che per te è la “canzone triste” per eccellenza: noi continueremo ad aggiornare la classifica in diretta.
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  • Se sapessi gestire meglio il mio tempo avrei scritto anche io un post sulle “canzoni tristi”, come hanno fatto Luca Sofri (nell’articolo per Vanity Fair che ha dato origine al tutto: qualcuno lo chiamerebbe meme, ma dovranno farmi il waterboarding prima che io usi quella parola lì), e poi Massimo Mantellini, Wallynius, Antonio Dini, Akille, Vittorio Zambardino, Generazione blog, Luca De Biase e chissà quanti altri.

    In un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato di averlo già scritto, quel post, nel 2005.

    Vincevano “Venezia” di Francesco Guccini,

    “Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
    Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
    Stefania ha lasciato un bambino.â€

    “Spark” di Tori Amos,

    “She’s convinced she could hold back a glacier
    But she couldn’t keep Baby alive
    (â€Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
    ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambinoâ€)

    “Eleanor Rigby” dei Beatles,

    “Eleanor Rigby, died in the church
    and was buried along with her name,
    nobody came.â€
    (â€Eleanor Rigby è morta nella chiesa
    ed è stata sepolta assieme al suo nome,
    Nessuno è venuto.â€)

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  • The Classifica 24 - La gente s’incassa

    Ok, il duce ha ottenuto l’impunità, la polizia può spaccarvi la testa se non gli garbate, le amanti del capo diventano ministro – ma ammetterete che rispetto al primo fascismo, va molto meglio, no? Ci vestiamo meglio, c’è più droga e la musica è molto migliore - ed è più coerente di quella del governo Prodi. Perché un anno fa a quest’epoca, sapete chi era in testa alla classifica? Miguel Bosè con Papito. Davanti a Finley, Negramaro, Biagio Antonacci, Bublè. E due anni fa? Tiziano Ferro davanti ad altri prevedibili long-seller: MiticoLiga, Nannini, Ramazzotti. E tre anni fa? Max Pezzali, Coldplay, raccolta di MiticoVasco, raccolta di Antonacci (ancora?). In top 10 sguazzavano Nek, Tommy Vee e John Cena. Singolo più venduto, I bambini fanno oh di Povia.

    Oggi invece soffia un’aria nuova nel Paese. Al n.1 c’è ancora Giusy Ferreri aka Giusy la Cassiera. Il che mi costringe a rimangiare le ipotesi malignazze sulle manovre della Sony per piazzarla davanti ai pesi massimi. Che sono poi quasi sempre gli stessi degli anni scorsi: MiticoLiga al n.2 e Coldplay al n.3 (per una decina completata da Jovanotti, Giovanni Allevi, MiticoVasco, Marco Carta, Madonna, Antonacci - ancora !!!!! Come direbbe Frank Zappa, The strazio never stops - e Amy Winehouse).

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    Non posso essere da meno, no.
    Luca Sofri, Suzukimaruti, Massimo Mantellini, Giulia Blasi e Achille Corea - per nominare i più noti, ma chissà quanti altri - hanno scritto della canzone più triste, buia e deprimente che conoscono.
    Per Luca è un ballottaggio tra Ritornerai di Bruno Lauzi e Fiori rosa fiori di pesco di Lucio Battisti (ma oggi si è parzialmente ricreduto).
    Suzuk sceglie Confesso di Piero Ciampi; Giulia va per Exit Music (for a film) dei Radiohead, Mantellini si strugge per Giampiero Alloisio e Achille singhiozza con Ed io tra di voi, di Aznavour (ritenuta un po’ eccessiva anche ai tempi, e rimasta perciò memorabile soprattutto in questa versione).

    Per quanto mi riguarda, non ho ancora trovato una canzone che testimoni la tragica insensatezza della condizione umana come Fin che la barca va, di Panzeri-Pilat-Arrigoni.

    Si tratta di un testo magistrale, rimasto insuperato per la precisione con cui ritrae la summa dei contenuti legati alle escatologie, ai drammi, alle aspirazioni di questi strani animali e dei loro rapporti con il Demiurgo che li punisce, e che solo un osservatore superficiale potrebbe identificare fuori dalle evidenti allegorie di “grillo” e “formica”.

    In Fin che la barca va c’è davvero tutto: l’angoscia esistenziale di marca schopenhaueriana (”La vita come pendolo tra dolore e noia”) e l’eracliteo scorrere del tempo nelle sue stagioni (pare che nel 1970 ci fossero anche le “mezze”);

    Il grillo disse un giorno alla formica: “il pane per l’inverno tu ce l’hai,
    perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l’avrai”.

    Il vino, ovviamente come sfida al Di-vino, il rapporto conflittuale col Sacro, e i due massimi miti, in tal senso, dell’era precristiana: Prometeo, trafitto al fegato dall’aquila (tipico volatile peruviano) che se ne ciba e, naturalmente, la Torre di Babele come archetipo di ogni hybris possibile.

    Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
    voleva arrivare fino in cielo e il grattacielo adesso non l’ha più.

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    Affascinante. Hanno perso le elezioni, si sentono spazzati dalla penisola e cosa fanno? Comprano dischi. Poi come lo smentiamo, che la canzone italiana nasce consolatoria? La top ten, come d’abitudine, brulica di dolenti profeti di sinistra: Jovanotti, Vasco Rossi, Pino Daniele, Gianna Nannini - e a sinistra ci metto persino Max Pezzali col suo primo live, al n.5. Non oso tanto con Biagio Antonacci, new entry, n.6: le sue melense boiate nuovamente antologizzate non sono riconducibili al pensiero progressista né a quello conservatore: e nemmeno a una forma di vita: casomai a un’attività ameboide, unicellulare. Ah, incidentalmente, rientrano in top 10 i Negramaro – prima band italiana a San Siro. Si sperava in qualcosa di meglio, ma questo passa il convento (d’altra parte al n.19 entrano in classifica i Modà, il che testimonia che troppi ventenni hanno un orecchio putrescente). Ne escono Fabri Fibra, Daniele Silvestri, Afterhours e Leona Lewis. Madonna (n.2) e Amy Winehouse (n.8) sono le uniche straniere nelle parti nobili. E quanto al n.1, eccovi il più antico e carismatico dei compagni da salotto, raffigurato con l’ennesimo stupido cappello da poeta sul disco Per brevità chiamato artista. Sapete, non è nemmeno il disco più schifoso che ha fatto negli ultimi 15 anni.

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    The classifica 17. La sinistra al potere, yeah

    C’è un popolo che un tempo era fiero e incazzato, e oggi è imbarazzato e afflitto. Un popolo il cui brivido di piacere si chiama crisi di identità, un popolo messo in un angolino da una maggioranza di bovari texani che ha la sensibilità di una bistecchiera e un po’ se ne vanta. Un popolo che si accascia lungo un fiume e rantola flebimente: “Io lo so che non sono solo anche quando sono soloâ€. Ed è vero! Perché c’è un ambito in cui questo popolo negletto non è solo, ma conta assai: la hit parade. E sarà esagerato dire che a destra non si comprano i dischi (certo, si guarda la tv e si ascoltano radio dallo spessore della carta igienica). Però in top 10 putacaso si aggira quasi solo gente di sinistra. Ecco il botto: Safari di Jovanotti, a quasi 5 mesi dall’uscita si è ripreso il n.1, superando cd appena usciti come il candito duro di Madonna (n.3) e il mondo che vorrebbe – eeeeh! – Vasco Rossi, in trionfante discesa al n.4, a conferma che dopo lo zoccolone duro dei fans che lo ha comprato in massa all’uscita, l’ascoltatore non convertito al blaschesimo giudica il suo disco per la tronfia broda che è.
    E al n. 2 irrompe addirittura Pino Daniele, non coi suoi inspiegabili pezzi nuovi, ma con il raccoltone di quando - fiero e incazzato - cantava “Q
    uesta Lega è una vergogna…viva viva o’ Senegalâ€. E in top 10 dietro Amy Winehouse che di destra non pare, si aggirano Daniele Silvestri (n.6), Afterhours (n.7), la pervicace Gianna Nannini (n.8). Prima del travone Leona Lewis (n.10), cambio della guardia tra il più comunista di tutti che è Caparezza, e il ritorno a sorpresa nella prima decina di Fabri Fibra, cocco del gruppo L’Espresso.

    Bella, raga. Ora,

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  • Eh, beh.

    E d’altra parte, come poteva andare, nella VascoLigacrazia?
    Nel paese dove i rocker sono da anni impegnati a convincere gli schiavi in
    catene che “Non è tempo per noiâ€, che “Ci si deve accontentareâ€, che “Ci pensa
    la vita, mi han detto cosìâ€, che “Cosa possiamo fare noi se non “finire
    male”. E questa sarebbe la
    Musica
    ribelle che ti urla di cambiare? E questo sarebbe il messaggio
    al Pueblo unido, ricordargli che serà siempre vencido – però, gente, vi consolerete con le
    rovesciate di Boninsegna e il whisky al Roxy Bar? Sentite, poi per forza la
    gente vota quelli che ce l’hanno duro. E tra poco c’è il concerto del primo
    maggio, il cui tema è l’omaggio a Celentano – ottima scelta da parte dei sindacati, Chi non
    lavora non fa l’amore
    sarà l’adeguata apoteosi.

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  • The classifica 8. Non siamo mica gli americani

    Allora, diciamo pure che la televisione non sposta voti, che
    la par condicio è un falso problema, che chi controlla il mezzo televisivo
    blablabla. Ma intanto, gli otto italiani che stanno nella top ten sono passati
    dal Sanremo di quest’anno in qualche misura. Jovanotti (n.1) e i Pooh (n.6)
    come ospiti, Gianna Nannini (n.2) come autrice della canzone vincente di Giò Di
    Tonno
    & la tipa; Sergio Cammariere (n.7) i Sonohra (n.9) e i Finley (n.10)
    come concorrenti. E anche le due roboanti new entry, Gianluca Grignani (n.4) e
    Paolo Meneguzzi (n.8), pur sempre alla corte di Pippo si arrabattavano. Comunque li
    accogliamo con piacere, Meneguzzi è un po’ sottovalutato ma potrebbe essere il
    nuovo Scialpi, e Grignani potrebbe essere il nuovo Grignani - se gli va male.

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  • The classifica 5. Piantala con ’sti bonghi

    Certo che se i tre giornali di Silvio fossero un po’ più
    attenti, mica si meraviglierebbero dello smaccato comunismo del Festival di
    Sanremo
    . Ben più comunista è la top 10
    dei dischi più venduti. Voglio dire, ai primi tre posti i compagni Pooh e il
    compagno Lorenzo e la compagna Amy, poi la Nannini ed Eros e Ligabue che si sa da che parte
    votano, e adesso sono tornati in top ten pure i Baustelle al n.10. Uniche
    consolazioni per la destra sono Van De Sfroos che canta in lumbard, e
    Michael Jackson che odia i negri più di Borghezio. Volendo potrebbe essere un po’ di destra anche Lenny
    Kravitz
    , dato sì che odia il rock.

    Come si diceva, in vetta - per la terza settimana
    consecutiva - ci sono i Pooh, come è giusto che sia. Per la cronaca, in vetta
    alla classifica degli mp3 più scaricati c’è Elvis Presley. Oh, no: con questo
    non voglio insistere che il paese è gerontofilo e fissato col passato blablabla - ho rotto le palle,
    giusto? Già. Ehi, sapete? In questo momento il film più visto in Italia è John
    Rambo
    . Ops, scusate, non volevo. Ad ogni buon conto, fermo restando Jovanotti
    al n.2 con Safari, al n.3 dopo infinite settimane di settimo posto è salita
    imperiosa Amy Winehouse! Forse è semplicemente perché tutti gli altri hanno
    avuto una flessione: sapete che i dati del 2007, diffusi dalla FIMI la
    settimana scorsa, dicono che rispetto al 2006 le vendite di cd sono diminuite
    di 2 milioni e mezzo di unità? In compenso, sono aumentate di 25mila unità le vendite
    dei vinili. Non è affascinante? Datemi retta: non gettate l’Olivetti M-24, il
    Telefunken in bianco e nero e la tessera del PSDI: presto verranno utili.

    Se però siete modaioli e fissati con le novità, parliamo
    di niu entris. Al n.11, il clamoroso ritorno dei Neri Per Caso. Lo so che li
    credevate deceduti. Invece, come Joe Pesci alla fine di Goodfellas, apri la porta
    e ti sparano anche da morti. Nel 2008, sulla scia di Obama, i Neri per Caso sono trendyssimi (sì, c’è la battuta. Neri per caso, Obama. Hah, hah. Grazie, siete un pubblico meraviglioso) e infatti, essendo uomini del nostro tempo, hanno avuto l’idea, pensate, di incidere “Piccola Katy†coi
    Pooh. E “Senza fine†con Gino Paoli. E perdiana, nel disco ci sono anche Lucio
    Dalla
    e Claudio Baglioni! Wow! Urrà! Togo! Eia! Yohoho! Al n.14 troviamo i Finley americani,
    ovvero i Simple Plan, uno di quei gruppi di insulsaggine luminosa per i quali
    non finiremo mai di ringraziare Mtv. Poi, cosa, vediamo - toh, sapete cosa sta andando bene? L’insospettabilmente notevole colonna sonora di Eddie Vedder per il film di Sean Penn, Into the wild. Lunedì in palestra sentivo un istruttore che caldeggiava il film a una tipa. Lei invece aveva una mezza intenzione di vedere Parlami d’amore. Questo è quanto ho sentito, era mio dovere riferirvelo. Comunque Vedder è da un mese in classifica e sale al n.14. Bravo. Ma sprofondiamo
    un po’ e sotto un arrembante Joshua Tree, che grazie al prezzo equo e solidale
    entra addirittura nella top 40 (dal n.51 al n.40), troviamo al n.54 Herbie
    Hancock
    , col disco di brani di Joni Mitchell col quale il vecchio Herb ha vinto
    un Grammy, e del quale si è parlato perché in America hanno detto: “Ma perché
    dare un Grammy a un disco che non ha comprato nessuno?†Ehi, perché lo
    comprasse qualcuno. Come hanno fatto per l’appunto gli italiani, che appena
    sanno che uno vince qualcosa, obbediscono a quella sana abitudine di correre
    in soccorso del vincitore.

    Al 73mo posto, la raccolta di Morrissey. Momento di tributo:
    Smithiani del mondo, socchiudete gli occhi in una smorfia dolente e ripetete
    con me: “Oooh, ooohohoh!†Ben fatto. Ci voleva, perché l’Afflittissimo supera la
    seconda, prestigiosa nuova uscita tricolore. Studentessi, di Elio & le
    Storie Tese
    . 74esimi. Mmmh. Pochino, dite? Non credo ne saranno particolarmente sconsolati: il
    molto zoppicante album (lo dico da estimatore, quindi prego gli iperprottetivi
    fans di non adontarsi oltremodo) dice forte e chiaro che quella di compositori
    di canzoni è ormai la meno rilevante, dal punto di vista economico e creativo,
    tra le attività del complessino. Ultima delle nuove uscite, anch’essa italiana: Paolo
    Benvegnù
    , ex leader degli Scisma, uomo ghignoso il cui disco è viceversa così
    tristone che al confronto, con quello di Morrissey ci potete andare al
    sambodromo. Bene, con questo, cosa resta da dire? Che dopo una settimana di guerriglia al n.99 esce dalla top 100 il disco indie di Syria - ma noi non dimenticheremo. E che il Festival è iniziato e la
    classifica si prepara all’invasione degli album di Giò di Tonno e Zarrillo. Non
    perdetevela per nulla al mondo.

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