Filippo Facci
Un tempo ero orripilato da quelli che prendono l’aereo ma non chiedono il posto accanto al finestrino: chiedono quello nel corridoio, perché si sono stufati di guardare giù.
Un tempo ero orripilato da quelli che prendono l’aereo ma non chiedono il posto accanto al finestrino: chiedono quello nel corridoio, perché si sono stufati di guardare giù.
Sarà che veniva dopo “Il vento di Elora” e “Millenno”, che erano due album un po’ così; dev’essere per questo che mi era sfuggita la canzone “Un uomo”, di Eugenio Finardi (sì, ne sono perfettamente consapevole: in tema di rapporti uomo-donna descritti da Finardi sono recidivo), recuperata per caso questa notte, durante l’ascolto del live – credo recentissimo – “Suono“ (peraltro la versione dal vivo è di gran lunga superiore a quella registrata in studio nel ’96).
| UN UOMO (Eugenio Finardi) |
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| Lei non lo sapeva ma aspettava un uomo Che la scuotesse proprio come un tuono Che la calmasse come un perdono Che la possedesse e fosse anche un dono Era tanto tempo che aspettava l’uomo Che la fa sentire intelligente Un uomo dolce e duro nell’amore Per seppellirsi tutta nell’odore Che le ricordi che sa amare |
Un uomo pieno di tramonti D’istanti, di racconti e d’orizzonti Che ti guarda e chiede: “Cosa senti?” Come se leggesse nei tuoi sentimenti Un uomo senza senso Impresentabile ai tuoi genitori Tu che vivevi nell’illusione Non sei mai stata così rilassata Un uomo dolce e duro nell’amore |
Google mi odia. Con tutte le belle cose che ho scritto finora tra conigli, parameci, disfantole e mancuspie, si ricorda di me per una poesia orribile che non ho neanche scritto io.
(da La Paura e La Speranza di Giulio Tremonti)
“In Rischi Fatali portavo questo esempio: Nel dopoguerra, l’Occidente ha aperto al Giappone…” (pag. 38)
“Nel 1995, subito dopo il WTO, uscì un saggio politico intitolato Il Fantasma della Povertà. Tra i suoi autori c’era anche l’autore di questo libro. (…) Per anni questo saggio è stato sostanzialmente ignorato, come era del resto prevedibile. (pag. 39)
“E’ un fenomeno, quello della crisi dello Stato-nazione, evidente da un po’ di anni. (…) (si veda, comunque, Giulio Tremonti, in Corriere della Sera, 19 luglio 1989″ (pag. 52)
“Sotto la pressione dell’economia globale si è in particolare spezzata, in Europa, la catena politica fondamentale (…) (Giulio Tremonti con Giuseppe Vitaletti, La Fiera delle Tasse, 1991) (pag. 52)
Nessuna bibliografia. Il libro di Tremonti non ha bibliografia.
Tuttavia si contano almeno 28 citazioni su 96 pagine. 1 ogni 4 pagine.
Di queste in almeno 12 occasioni Tremonti cita se stesso, vale a dire suoi precedenti articoli su quotidiani oppure il volume Rischi Fatali (2005).
Tra i non-Tremonti una sola citazione (a testa) tocca a Platone, Hegel, Voltaire, Benedetto XVI e Karl Marx.
La satira è sempre avanti (o la realtà ci marca stretti), almeno di 4 mesi. Con questa vignetta e col pezzo di Spanò che trovate nel post-mater, aprivamo Paparazzin del 3 agosto.
Abbiamo vinto.
La guerra fresca è finita, e siamo il numero uno. Loro hanno ceduto. Non ce l’hanno fatta, a trovare un altro miliardario losco cui consegnarsi con fiducia come noi. Hanno dovuto fare questo disperato colpo di teatro – un negro, ahaha! Poveri sfigati, si è capito che stavano annaspando quando i loro foglietti sovietici (Wall Street Journal, New York Times) hanno cominciato a criticare Silvio. Ora, essendo invidiosi, continuano a copiarci. Perché NOI siamo la terra delle opportunità. NOI siamo la terra dell’uomo libero e la casa dell’audace. E LORO rosicano! Tant’è che:
- al n.1 nel paese della Libertà c’è una cantante country, la 34enne Laura Pausini. Le sue canzoni fanno schifo, ma lei piace, e le ragazze si identificano;
- al n.1, da loro, c’è una cantante country, la 19enne Taylor Swift. Le sue canzoni fanno schifo, ma lei piace, e le ragazze si identificano;
- al n.2, nel paese della Libertà, c’è una giovane arrivata seconda in una trasmissione tv. Si chiama Giusy Ferreri;
- al n.2, da loro, c’è un giovane arrivato secondo in una trasmissione tv. Si chiama David Archuleta;
- nella top 10 del paese della Libertà ci sono otto indigeni, più Enya e AC/DC;
- nella top 10, da loro, ci sono otto indigeni, più Enya e AC/DC.
- noi buttiamo fuori Andrea Bocelli dalla top 10;
- loro buttano fuori Andrea Bocelli dalla top 10.
Serve altro? Vabbè, andiamo avanti, che non ho tutto questo spazio, e devo sproloquiare su Pausini e Giusy, Franco Battiato e Giovanni Trapattoni. Cominciamo da Battiato, che è il più inutile dei quattro, ed è al n.4. Pronti? Chiamate gli ammiratori del Maestro, e ditegli che è giunta l’ora: i fiumi sono in piena e gli stupidi sono alla riscossa: è tempo, come cantava un altro saputello, di “Capire Battiato”.
Dopo la parentesi americana (puntata speciale sulle elezioni + viaggio negli USA), questa sera Macchiaradio non può esismersi dal tornare per commentare la puntata finale dell’Isola dei Famosi. Si parte su RadioNation 1 dalle 21:20 e si finirà quando la Ventura avrà pietà di noi.
Dietro ai microfoni: Paolo Landi, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Simona Siri, Simone Tolomelli.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
| …oppure clicca “Play” per ascoltare la puntata in questa pagina |
In più, ricordate la puntata del 27 ottobre scorso, quella che andò in onda “a sorpresa”? In molti si sono chiesti perché non fosse disponibile in podcast. Ebbene, eccola qui:
| Clicca “Play” per ascoltare la puntata in questa pagina |
E’ in libreria, per i tipi minimum fax, Italia De Profundis. Qui, l’assurdissimo sito ufficiale. Qui, invece, i quattro booktrailer. Qui un video di corollario. Una cosa da dire, che sarebbe un ringraziamento: senza Clarence, non lo scrivevo, questo libro. Approssimativamente, IDP è questa cosa: “Col suo Italia De Profundis Giuseppe Genna porta agli estremi l’operazione chirurgica su se stesso e il Paese in cui viviamo. Genna convoca i lettori in una sorta di Stonehenge fatta di storie. Si formano sotto i nostri occhi episodi di un’autobiografia impazzita, rivelazioni plausibilmente autentiche di quanto il personaggio «Giuseppe Genna» ha vissuto: il drammatico ritrovamento del cadavere del padre, in un’atmosfera lynchiana, una tardiva autoiniziazione all’eroina, l’esplosione dell’iracondia in una forma che guarda alla scrittura di Burroughs e l’intervento attivo e criminale nell’eutanasia di un caso simile a quello di Piergiorgio Welby. Fino all’avventura surreale in una estate solitaria presso un villaggio turistico in Sicilia, dove le tessere di questo racconto scomposto trovano una soluzione che è esilarante fino all’inabissamento finale.
Fiction reale o realtà finzionale, questo libro pretende e concede un atto d’amore assoluto, formulato come appello al lettore, affinché sia cancellato l’autore e si ascolti l’inquietante risata con cui Genna stesso e l’Italia vengono seppelliti”.

[Immagine: Esquire]