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Archivio per maggio, 2004

Finalmente pagati i mercenari del Re

mag 20 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareDopo sessant’anni, il governo ha deciso: una-tantum per ascari, zaptiè, buluc-basci e tutte le altre truppe coloniali dell’Impero, reclutate nelle colonie per conquistare altre colonie. E’ attualità…

Arretrati. Il governo italiano, dopo circa sessant’anni, ha annunciato che verranno versati gli emolumenti arretrati (in caso di premorienza, agli eredi) ai membri delle forze armate dell’Impero: ascari dell’Eritrea, zaptiè libici, buluc-basci somali, tutti i soldati insomma delle varie colonie che venivano reclutati, per denaro, sul posto e poi mandati a combattere per conquistare altre colonie da qualche altra parte. Si teme, diversamente facendo, di alimentare un clima di sfiducia verso il sano mestiere di mercenario, di cui invece c’è tanto drammatico e attualissimo bisogno.

Informazione. Alla fine del ’99 numerose voci, raccolte fra gli emigranti, parlavano di abusi nel “centro di accoglienza temporanea” di via Corelli a Milano, ermeticamente (e illegalmente) chiuso a qualsiasi ispezione sia di giornalisti che di parlamentari. Un giornalista del Corriere, Fabrizio Gatti, decise di fingersi extracomunitario, entrare nel centro e svolgervi un’inchiesta, che uscì il 6, 7 e 8 febbraio 2000 ed ebbe un’impatto tale da costringere le autorità, nel giro d’un mese, a chiudere il centro. Durante l’inchiesta, il giornalista “estracomunitario” aveva subito la sua parte di soprusi: spogliato, perquisito dappertutto senza avvocato e preso a ceffoni. Adesso è stato condannato da un tribunale della Lombardia per “avere dato false generalità” ai poliziotti di guardia al centro.
(Pochi giorni fa, nel lontano Iraq, un altro giornalista coscienzioso – Attilio Bolzoni – è stato invece messo sotto inchiesta dalla polizia militare italiana per aver *cercato*, mediante richiesta ufficiale di documenti, di procurarsi informazioni sul comportamento delle truppe italiane sul posto).

Giordania. Il governo imprigiona le donne minacciate per motivi d’“onore” e non dei parenti maschi che le minacciano: questi ultimi, quando arrivano a uccidere le congiunte “disonorate”, ricevono pene minime grazie all’attenuante dello “stato di furia” derivante da un “atto illegale o pericoloso” da parte della vittima. La denuncia è di un rapporto di Human Rights Watch, che precisa come quest’anno almeno quattro donne siano già state uccise in questo modo; le più fortunate vengono mandate in carcere “per difendere la loro stessa sicurezza” e vi rimangono finché un parente maschio non garantisca per loro. Nella cultura giordana costituiscono violazioni all’“onore” parlare con uomini sconosciuti, sposarsi senza l’approvazione della famiglia, avere rapporti pre-matrimoniali o una gravidanza fuori dal matrimonio. Esattamente come nella cultura siciliana fino agli anni Sessanta, in ossequio alla quale nel codice penale italiano fino a quarant’anni fa era prevista – come in Giordania – l’attenuante del “delitto d’onore”.
Info: eco_fabiocchi@tin.it.

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Ustica – Un caso ancora aperto /7

mag 20 2004 Inviato da nella categoria Banca dati della Memoria

7 – DOVE ERANO GLI AMERICANI?

Ustica - Un caso ancora aperto (di Annibale Paloscia)Solo uno stato di panico può spiegare il motivo per cui i vertici dell’Aeronautica hanno nascosto per undici anni che la sera del disastro c’era intenso traffico aereo americano nei cieli meridionali e che i centri di soccorso erano convinti della presenza della portaerei Saratoga nell’area marina interessata dalle ricerche dell’aereo. La verità era nelle trascrizioni delle telefonate tra i comandi aerei, i centri di soccorso, le stazioni radar. Per acquisire agli atti questa documentazione essenziale ci sono voluti undici anni.
Alle 22,10 di quella sera in una conversazione tra un operatore del centro radar di Marsala e un collega di un altro comando si fa riferimento a un aeromobile con sigla americana, forse un elicottero, che, decollato dalla base di Sigonella, aveva preso contatto alle 21 con la torre di controllo di Reggio Calabria. Ricordiamo che in Sila si è poi trovato il relitto del mig libico. Alle 22,25 la voce di un operatore, probabilmente in servizio al centro di soccorso di di Ciampino, dice di aver avuto comunicazione da un ufficiale del Centro controllo aereo della presenza di parecchio traffico aereo americano nella zona dell’incidente. Si sente chiaramente qualcuno dire: “Ambasciata, ambasciata per notizie”. A chiedere che sia contattata l’ambasciata americana è il sottocentro di soccorso di Ciampino oppure il centro di controllo aereo. Il riferimento alla presenza di mezzi americani torna subito dopo in una telefonata fra il tenente Smelzo, del centro operativo regionale di Martina Franca, e il maresciallo Berardi, della sala operativa dello Stato Maggiore dell’Aeronautica.

- Tenente Smelzo: “L’ufficiale dell’ACC di Roma mi ha detto che in zona c’era del traffico militare americano… Ora io vorrei sapere se c’è qualche portaerei”.
- Maresciallo Berardi: “Se c’è la portaerei deve saperlo Martina Franca.”
- Tenente Smelzo: “Se è così noi chiediamo l’intervento degli americani.”
- Maresciallo Berardi: “Deve saperlo Martina Franca perché ha i radar nella zona”.
- Tenente Smelzo: “Martina Franca non lo sa se c’è la portaerei in zona.”
- Maresciallo Berardi: “E figuriamoci se lo sa lo Stato Maggiore”.

Poiché è incredibile che gli apparati di Martina Franca, nodo vitale delle comunicazioni tra i comandi Nato, non siano informati, il maresciallo insiste: “Più di di loro (il centro operativo Radar di Martina Franca) non lo sa nessuno”.
Il tenente ribadisce: “Non lo sa, non ha controllato niente”.
Il centro di coordinamento soccorsi di Martina Franca è chiamato subito dopo dall’operatore Bruschina del soccorso aereo di Roma. “Un ufficiale del controllo aereo ha detto che se volete lui può metterci in contatto con l’ambasciata americana… Siccome c’era traffico in zona, molto intenso”.

- L’operatore Marzulli di Martina Franca: “Nella zona dove stava il DC?”.
- Risposta: “Sì”.
-Marzulli: “Ma che, c’è qualche portaerei?”.
- Bruschina: “Si suppone.”

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Il Cavaliere? E’ sovietico

mag 19 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareMa davvero in Italia c’è il capitalismo? Tutto quanto dipende dalla parola di un politico o di un ministro. E quando i ministri cominciano pure a litigare fra di loro…

Stato sovietico. Meno male che in Italia non c’è il communismo. Col communismo tutte le aziende sono pubbliche e dipendono dal buon comportamento del governo. Un ministro viene sorpreso con uno spacciatore di coca? Immediatamente il suo ministero (poniamo, quello dell’economia) smette praticamente di funzionare. Un altro ministro viene colto a dire “La compagnia aerea popolare è un cesso!” e immediatamente la linea aerea, abbandonata da tutti, è costretta a mettersi gli aerei all’asta. Il popolo tumultua? Immediatamente il presidente del Soviet annuncia: “domani leveremo tutte le tasse!” e se ne va a letto tranquillo. (Della faccenda degli aerei, c’è il filmato: si vede il ministro suddetto, con cappottone colbacco e tutto, che annuncia: “Fuorse duopoduomani chiudiamo l’Aeroflot e chi s’è visto s’è visto!”: alcuni secondi dopo si vede un Ilyushin-47 cominciare a piegare le ali, accartocciarsi gli alettoni, sgonfiarsi le gomme del carrello e adagiarsi delicatamente sul prato.

Rai. L’amore è quella cosa che ti fa battere più forte il cuore. L’amicizia è una delle cose più importanti della vita. I prepotenti prima o poi la pagano. E così via. Ciascuno di questi originali concetti, allargato a centosessanta pagine di un apposito libro, ha fruttato al “sociologo” Alberoni la palma di autore più soporifero e banale dell’intera letteratura italiana dal Ritmo Laurenziano in poi. Eliminata, dopo il garbato dibattito (“ti prendo a calci in culo”) propedeutico, l’Annunziata, all’Alberoni è toccato presiedere, sia pure pro-tempore, i vertici aziendali della Rai. Semplicemente meraviglioso.

• (Poichè il Banale è prolifico, c’è pure un’alberonessa che, sulla scia del consorte, non ha mancato di contribuire con qualche volume analogo ai Baci Perugina. Mi aspetto, se non c’è già, di ritrovarla in pompa magna alla Rai, assieme alla segretaria di Berlusconi, al direttore della Padania e all’altra fauna congiunta. Ma perché tener fuori la Vanna Marchi, a questo punto?).

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RadioMola, a blog unificati

mag 19 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Questa mattina, dalle 10:30 in poi, avrà luogo l’evento radiofonico online della settimana: “RadioMola” (e, nel caso in cui gli utenti collegati fossero troppi per la banda a disposizione, RadioNation lo ritrasmetterà anche sul proprio server: il link “On Air” apparirà qui accanto, nella colonna di destra). Di che cosa si tratta? Lascio la parola a Giancarlo Mola, giornalista di Repubblica blogmunito e titolare del progetto:

Vittorio ZambardinoGiancarlo MolaDomani a partire dalle 10.30 si trasmette. Mattinata da non perdere, scusate l’immodestia. Scaletta musicale speciale. E poi, accanto al sottoscritto, un ospite d’eccezione: Vittorio Zambardino. Spendo due righe per presentarlo ai pochissimi che non lo conoscono. Mentre il barista, qui, giocava al calcio del Commodore 64, ZetaVu era già una notorietà sulle prime bbs. Quando l’aspirante giornalista Mola passava a Fifa 96 sul pc lui fondava Repubblica.it. Mentre a Repubblica.it arrivava un giovane stagista pugliese (che giocava a Fifa 98), Zambardino pensava già a fondare Kataweb. Non so se mi spiego, insomma. Adesso Vittorio è responsabile delle strategie Internet del Gruppo l’Espresso e gestisce un blog imprescindibile. Io faccio quello che sapete (e ogni tanto mi diletto con Fifa 2004).
Di cosa parleremo? Difficile dirlo, con un tipo del genere. Probabilmente delle sorprese che questo straordinario mezzo ci riserverà nel futuro. Ma forse anche di un viaggio in Israele.
Vi ho incuriosito? Ancora no? Ebbene, in diretta con noi ma dalle loro postazioni, avremo ospiti di alto rango. Anzi vere e proprie blogstar. Chi sono? E no, questo non ve lo dico. Per saperlo dovete connettervi.

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Sospetto alla milanese

mag 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

Possibile che un comune cittadino Milano arrivi a rompersi l’osso del collo sentendosi in dovere di far qualcosa contro una presunta opera d’arte (discutibile quanto volete), mentre nessuno si sia accorto e sentito in dovere di dire/fare qualcosa nei confronti di uomini che fanno prostituire bambini (veri!) per le strade della stessa città?…

Scusate la retorica, il dubbio è lecito….

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I Tipi Sensibili

mag 18 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

I Tipi Sensibili in un paio di settimane hanno imparato l’arte e ci hanno insegnato come metterla da parte. Prima, per proteggere tutti i loro omologhi, o presunti tali, dalle emozioni suscitate da una rappresentazione (Milano, caso Cattelan – vaq), hanno gridato che quella non è arte. Poi, per giustificare la pubblicazione dei fotogrammi più cruenti di un’esecuzione, hanno tirato in ballo Caravaggio, cavalcando il diritto-dovere d’informare. L’unica arte che paiono conoscere assai bene è quella di mentire. Senza neanche più prendersi la briga di rendere credibile la maschera che mettono secondo l’occasione.

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Pina! Abbiamo scordato a casa la babb… la bambina!

mag 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

Quest’oggi, alla presenza di alcuni parenti accondiscendenti, sono stato accusato di preferire descrivere la figlia della mia compagna come “la bambina”, piuttosto che “mia figlia”. Chi mi segue e chi mi conosce sa che è come lo fosse, epperò il bonario cazziatone mi è toccato lo stesso: “Hai visto invece il Luca Sofri, che su Radio2 ha detto «i miei figli», parlando di tutti e due?”.
Mai avuti scrupoli in questo senso, tranne quando mi metto nei panni di un padre non putativo che potrebbe sentirsi usurpato il ruolo di papà.
E poi lei lo sa, che è (purtroppo non legalmente né fisiologicamente) “mia figlia”, non “la bambina”, e credo e spero questo basti.
Detto questo, prendo il bonario cazziatone e me lo metto in saccoccia, poi accendo il computer per la solita ronda di blog, e ti trovo EmmeBi che descrive il medesimo oggetto del contendere con un fantastico “la persona corta che vive con me”.
Il mondo è crudele.

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Trovata su un forum

mag 18 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

“I need a woman whose name doesn’t end in .jpg”

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Words don’t come easily, like “sorry”

mag 17 2004 Inviato da nella categoria Personale

Il titolare, da questa parte dello schermo, stasera avrebbe dovuto aggiornare il blog con un po’ di solite cose: il capitolo del libro della Banca Dati della Memoria; la Posta di Macchianera; un post contenente la rassegna di due settimane di apparizioni di MacchiaNera e RadioNation sulla stampa; il modesto controcanto ad una notizia; il tardivo impacchettamento e relativo invio di un altro post pescato a caso tra quelli pensati fin nella punteggiatura e mai scritti; un seppur striminzito resoconto di due settimane di scellerate incursioni radiofoniche online con tanto di ringraziamento all’affezionata e attiva comunità che sta seguendo gli esperimenti; il lancio del nuovo shop di MacchiaNera; il palinsesto provvisorio di RadioNation, con tanto di istruzioni per permettere a tutti di trasmettere aggratis e percché le persone non conosciute all’interno della mica tanto ristretta cerchia di persone e professioni che gravita attorno ai blog possano inviare i provini delle trasmissioni che la comunità di cui sopra sottoporrà al vaglio.
Poi dovrebbe evadere tutte le mail che si stanno accumulando dentro Outlook, quelle che ha segnato con una bandierina rossa e a cui ha associato un allarme che puntualmente ignora e, soprattutto, chiedere perdono a tutti per la tardiva risposta.
Vorrebbe anche sapersi spiegare il motivo per cui se per due settimane, virtualmente, si fa un po’ più da parte perché il periodo lo richiede, buffamente continua a sentir citato il proprio nome. Gli piacerebbe rigraziarli tutti, quelli che lo fanno, proprio tutti: ché avere accordata questo tipo di stima è un privilegio non da poco. E poi scusarsi con tutti quelli che, memori delle precedenti esperienze, gli propongono oggi questa cosa, domani quell’altra, e lui risponde che ci penserà – e lui ci pensa – ma l’idea che ha è fatta di carta e creatività. Allo stesso modo ha in mente voci e facce che gli mancano, ora lontane magari anche per colpa sua ma, tristemente, senza essere ancora riuscito a capire quando tutto questo è accaduto e perché.
Infine non sa se esiste un modo per porgere le proprie scuse anche alle idee, quelle che ha partorito in serie come una le casalinghe del Dixan che si trovano in tv, seppur con sei gemelli a carico – ché le idee costan fatica quanto figli da tirare su e mantenere fino alla maggiore età, e non puoi abbandonarle in un sacchetto con ancora attaccato il cordone ombelicale -, ma, se ci fosse, ecco, vorrebbe saperlo fare.
Il titolare, quello da questa parte dello schermo, insomma, oggi dovrebbe fare tutte queste cose e tante altre che al momento gli sfuggono, ma ‘un ci ha punta voglia.

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Iraq, appello del Papa:
“Fatevi la guerra, per l’amor del cielo”

mag 14 2004 Inviato da nella categoria Paginatré

Sì, la solita vecchia guerra, quella perepepeè bum bum rattattattat aaagh: sarà pure una cosa orrenda, ma almeno richiede un pizzichino più di coraggio delle ripugnanti pagliacciate sadomaso che ci arrivano da Bagdad.
Dove sono le battaglie, gli strateghi, gli eroi senza paura e i nemici che li sfidano in campo aperto? Questi qua dovrebbero prendersi a cannonate, e invece se ne stanno col culo al sicuro a giocare a “Ilsa la belva delle SS” o al “Feroce Saladino“: al confronto, la Prima Guerra del Golfo sembra roba da Carlo Magno.
Allah non dovrebbe aver problemi nel dimostrarsi più intelligente di Bush, fulminando gli psicopatici che in suo nome sgozzano a freddo un ragazzo inerme. La Lega Nord condanna gli uccisori di Nick Berg: “L’ennesima prova dell’inferiorità dei musulmani: noi in Europa decapitavamo la gente quando loro pascolavano ancora i cammelli“. Il governo rassicura le famiglie degli ostaggi ancora in mano ai sequestratori: “Niente paura, il Valium ve lo paghiamo noi“.

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‘O bbi’ ccann’, ‘o bbi’ lloc’, ‘o bbi’ llann’… (*)

mag 14 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Solo pochi giorni fa Michele si meravigliava dell’apertura di un “mozzarella bar” a Campo Marzio, a Roma.

Ebbene, io invece non mi limito a meravigliarmi, faccio molto di più: ci passo davanti tutte le volte che vado in facoltà o torno a casa dalla facoltà (ah, ma che vita avventurosa che ho!)…

Il nome che avete scelto è Obikà. Cosa vuol dire?
“Cercavamo una parola semplice ma originale. In napoletano obikà vuol dire ecco qua.

Avrei qualcosa da ridire sulla trascrizione di tale espressione partenopea, ma lasciamo correre.

Ma come si distingue un mozzarella bar da un ristorante?
“In primo luogo lo staff: non è fatto da professionisti ma da persone che vengono dal mondo dell’arte e dello spettacolo. Per diventare camerieri si impiegano due settimane, cortesia e simpatia sono doti innate. Lo stile poi è essenziale ma contemporaneo”.

In parole povere, uno potrebbe ritrovarsi davanti Cattelan che serve mozzarelle impiccate. Ah, però.

Dunque una mozzarella va bene anche alle 10 del mattino?
“Perché no? Il nostro menù tipico è rappresentato dalla degustazione di tre mozzarelle tipiche mozzate a mano. Gli accompagnamenti con i salumi non mancano: si va dal salame di cinta senese al culatello di zibello. Tra i dolci invece segnaliamo la torta caprese che ha fatto letteralmente impazzire alcuni clienti”.

Cavolo, ma perché non ci ho mai pensato? Colazione a base di aversana, una cosina leggera per cominciare la giornata…

Credi che il mozzarella bar sia una formula vincente da esportare all’estero?
“Il progetto è quello di puntare su Roma e di aprire nei prossimi anni altri tre locali come questo. Poi passeremo a Milano e alle altre città italiane, fino alle capitali europee. L’America? E perché no?”.

Capito? Dame salottiere milanesi e aperitivisti all over the world, tremate!

(*) trad.: “eccolo qua, eccolo là, eccolo laggiù”.

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Se potessi avere… seeei milioni al meese

mag 14 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

La lettera aperta di Mughini al vicepresidente del consiglio (con delega non ufficiale all’economia) è decisamente piena di idee; soprattutto apre uno squarcio sull’inflazione reale e su quella percepita che sta affliggendo le famiglie italiane; ed arriva perfino a delineare una nuova categoria di poveri:

Lei (Fini) raccomanda difatti di abbassare le aliquote per i redditi fino a 70 mila euro, ma non quella del 45 per cento per i redditi superiori: i redditi dei “ricchi”. Ossia quelli che denunciano un reddito netto di poco inferiore ai 6 milioni al mese delle vecchie lire, un reddito con cui una famiglia borghese che deve pagare il fitto in una grande città arriva stentatamente alla fine del mese.

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Movable suicide /2 – Il suicidio ufficiale di Movable Type

mag 14 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

You broke three of the most common and well known Internet rules: you can’t sell a product and value it ten times yesterday’s price. You can’t sell a product while yesterday you gave it away for free. You cannot sell less things at a greater price. What you’re doing has a name: suicide.

Movable TypeStiamo assistendo in diretta al suicidio commerciale dei coniugi Trott, i geniali creatori di Movable Type, il software che gestisce la pubblicazione di questo ed altre migliaia di weblog.

Negli ultimi mesi, dopo essere stati finanziati da un venture capitalist giapponese, i due non ne hanno azzeccata una: hanno creato TypePad, una piattaforma di hosting per blog sprovvisti di server, decidendo, in sostanza, di farsi concorrenza da soli; nel momento stesso in cui Google acquistava Blogger e decideva di rendere totalmente gratuito un servizio che fino al giorno prima era a pagamento, fissano il costo mensile per l’utilizzo di TypePad ad una cifra che va dai 4 ai 14 dollari; distribuiscono gratuitamente una nuova versione beta di Movable Type talmente piena di bachi da risultare inutilizzabile e che fa sperimentare il brivido del primo rosario di bestemmie ai webmaster di mezzo mondo; scoprono che il proprio software è per gli spammer come il miele per gli orsi, e si inventano un sistema di registrazione centralizzato (sui propri server) che sa tanto di Microsoft e fa gridare al lupo al lupo i garanti della privacy e dei dati personali degli utenti del globo terracqueo.

Poi, la genialata: esce la nuova versione ufficiale di Movable Type, lo stato dell’arte nel campo dei software per la gestione dei weblog.
Ieri costava zero ai privati e 40 dollari alle aziende e permetteva di ospitare un numero illimitato di blog e di autori.
Oggi – per uso personale, hobbystico – costa niente per tre blog e un autore; $69.95 per cinque blog e tre autori; $119.95 per otto blog e sei autori; $149.95 per dieci blog e nove autori. Per uso commerciale, invece, $199.95 per cinque blog e cinque autori; $599.95 per quindici weblog e cinque autori. Tutti i prezzi – inutile specificarlo, giunti al punto in cui siamo – non prevedono il rilascio gratuito di nuove versioni del programma.

Per la cronaca, un server come BlogNation (che manterrà i propri artigli saldi sulla vecchia versione, almeno fino a quando non farà la sua apparizione una valida alternativa) ospita 27 blog, mentre un weblog come Macchianera è costantemente aggiornato da 94 autori.

Esiste una metafora che calza a pennello e descrive cosa stai realmente facendo se, nel momento in cui sei il leader sul mercato, scegli di intraprendere questo tipo di politica commerciale: prendersi da soli a martellate sulle palle.

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Ustica – Un caso ancora aperto /6

mag 14 2004 Inviato da nella categoria Banca dati della Memoria

6 – LA GRANDE TRAMA: UCCIDETE GHEDDAFI!

Ustica - Un caso ancora aperto (di Annibale Paloscia)Solo un regista che aveva le chiavi degli apparati militari e forti mezzi di pressione sul governo, era nella condizione di architettare un oscuramento della verità con l’impiego di una serie di marchingegni per cui oggi un gruppo di alti ufficiali è chiamato a rispondere di gravi reati. Nel 1980 Licio Gelli era il solo ad avere quei poteri o c’erano altri burattinai? Dopo Ustica e la strage di Bologna ci fu qualcuno che preoccupato dei poteri della P2 cercò di provocare un ridimensionamento della Loggia e fece trovare le famose liste. La presenza di piduisti ai vertici dei servizi segreti che collaborarono a occultare la verità su Ustica, può giustificare il sospetto che la potente Loggia segreta abbia avuto una sua parte nell’ipnotizzare il governo davanti all’allestimento dell’incredibile messa in scena.
Subito dopo il tragico errore dell’abbattimento del DC9 durante un’azione di guerra aerea, il sistema dei soccorsi e delle emissioni radar fu messo quasi in disuso per far apparire che nei cieli del Tirreno quella sera non vi fosse ombra di aerei militari. E si tranquillizzò la stampa, che aveva pensato subito al peggio, con seriosi comunicati che descrivevano una idilliaca calma da balneazione in quel mare, sempre così affollato di incrociatori, portaerei e sommergibili, dove era continuamente di ronda una potente flotta americana tallonata da navi-spie sovietiche mascherate da missioni scientifiche. Si assicurava che la portaerei americana “Saratoga” e le navi scorta erano nel porto di Napoli, con i radar in posizione “all secured”, cioè completamente inattivi per non disturbare le trasmissioni televisive locali. Fonti della marina Usa hanno avallato questa versione, altre invece hanno fatto sapere che un tracciato radar molto eloquente sui fatti avvenuti quella sera è in possesso della marina americana. In questa doppia posizione si può vedere un avvertimento ai generali italiani: se voi parlate, noi tiriamo fuori un nastro che può incastrarvi.

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Torture, bufale porno, censura e bocche di rosa

mag 13 2004 Inviato da nella categoria La posta di Macchianera

La posta di MacchianeraADINOLFI SE LA PRENDE CON GIANLUCA NERI PER UN’INTERVISTA SU “SETTE” • “IO DONNA”, “PIACERE, IO PORNO” • I GUINZAGLI DI GUERRA RACCONTATI A VIGNETTE DA MAURO BIANI • NATALINO GIOCA A NASCONDINO. CON MACCHIANERA E DAGOSPIA. • …E IL SUO EMULO SPAMMA E NASCONDE LA MANO • UN TORTURATO GIOTTINO VALE MENO PUNTI • CICCIOLINA COME BOCCA DI ROSA

(cliccando qui trovi le istruzioni per scrivere a Macchianera)


MEDIA, QUOTIDIANO, MEDIA

Caro Gianluca, sarei ben lieto di dare la linea a tutti i giornali italiani, ma purtroppo questo non accade. Non è accaduto neanche il 20 aprile sulla questione ostaggi e tu lo sai bene, visto che in quella serata hai postato il “Berlusconi che legge i blog”. Per questo mi sono dispiaciuto nel leggere il tuo attacco nei miei confronti su Sette. Ma va bene così. Ormai la pelle s’è ispessita e se fossi un permaloso, dopo tutta la merda che avete fatto volare, starei penzolando da una trave. Ecco comunque quello che è accaduto realmente, secondo la ricostruzione del Riformista del 4 maggio. “Quel giorno (il 20 aprile) una telefonata del direttore del Sismi Nicolò Pollari allertò Palazzo Chigi: ‘è fatta, sono liberi’. L’informazione era così credibile, forse addirittura vera, che a quel punto perfino il solitamente cautissimo sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, informò il Quirinale e le presidenze di Camera e Senato”. Io avevo quelle fonti. Erano autorevoli? Erano verificate? Erano più d’una e coincidenti? Rispondo con tre sì. Poi è andata come è andata: e voi, invece di prendervela con quei centri di potere che hanno giocato sulla vita degli ostaggi, ve la prendete con un giornalista che ha scritto su un blog quel che sapeva? Va bene, possono esserci divergenze di opinioni. Le accetto. Accetto pure gli insulti. Ma credo che si stia sbagliando il vero bersaglio. E invece insieme potremmo provare a capire, a spiegare. In realtà ti scrivo per ricordarti che giovedì prossimo nasce Media Quotidiano: faccio il tifo per la tua radio sperimentale, spero che osserverai con attenzione non pregiudiziale l’esperienza di Media, che vede come protagonisti 6 blogger del cannocchiale (smog, ukase, proiettiliperscrittori, freelance, missunderstanding e io stesso). Su www.mediaquotidiano.it, se ti interessa, puoi vedere il manifesto della nostra campagna. Continueremo a darle. E a prenderle, se sarà giusto. E all’insulto gratuito e delegittimante risponderemo sempre con la voglia di spiegare.

Mario Adinolfi fa riferimento ad un’intervista al sottoscritto pubblicata sul numero di “Sette” del Corriere della Sera della scorsa settimana.
Non rinnego il virgolettato, come si usa fare in questi casi, anche perché l’autrice ha usato nei miei confronti la carineria di farmi leggere il pezzo prima della pubblicazione.
Succede questo: mi domandano se le notizie provenienti dai blogger siano da considerare autorevoli o meno. Io rispondo: dipende, in alcuni casi si e in altri no.
Il caso “no” era Mario Adinolfi, che pubblicò la notizia secondo la quale gli ostaggi italiani in Iraq erano stati liberati e sarebbero arrivati il giorno successivo a Fiumicino. Fu preciso, Adinolfi. Disse: alle 13:30. E puntuale, il “papà con la bandiera” si presentò all’aeroporto, in compagnia di uno sparuto gruppo di giornalisti boccaloni. Poi parlai anche del caso “si”: i blogger che bruciarono giornali online e Tg nazionali sui filmati in cui gli ostaggi erano stati ripresi vivi.
E poi è successo questo: che il giorno stesso della sparata di Adinolfi, Berlusconi dichiarasse che eravamo “ad un passo dalla soluzione”. Al ché io scrissi: “Anche Berlusconi legge i blogger”. E, quando si capì che gli ostaggi non avrebbero baciato il suolo di Fiumicino, aggiunsi: “Il problema non è rappresentato tanto da i blogger che credono a Berlusconi, quanto da Berlusconi che crede ai blogger”.
Auguri per Media Quotidiano, Adinolfi. Quel che mi resta da dirle è che la frequentazione di un corso di autostima da parte di un cerino non lo rende un fuoco d’artificio. E, allo stesso modo, una notizia falsa non diventa vera solo perché ci sarebbe piaciuto lo fosse.

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