Uno crede sempre che certe cose capitino agli altri, ci scherza su, quasi sorride del loro dolore, di come siano capaci di rendersi patetici. Poi succede che si ritrova qua a scrivere del proprio, e lo sa che è patetico pure lui, ma è inevitabile, qualcosa dentro gli dice che deve farlo, come un meccanismo di difesa, una valvola della pressione per evitare di fare il botto.
Quindi mi trovo qui, senza alcuna voglia di ridere, ma solo di dimenticare e alla svelta. Di riprendere a marciare nella solita routine come se nulla fosse successo, schivando i pensieri che come lame affilate ti si scagliano contro. E non puoi farci nulla, quando parla qualcuno che non vuoi sentire puoi non ascoltarlo, piantarlo là a sbraitare al vento, ma quelli sono i TUOI pensieri e non puoi farci nulla, le loro urla ti perseguitano e il loro tanfo ti toglie il fiato, non puoi piantarli là, loro sì che sono amanti fedeli, sicuri.
E’ successo da qualche giorno ormai, ma ancora non riesco a ricomporre le idee, ad assumere il giusto distacco. Durante il giorno fingo una vita normale, ma la sera, come il letto rovente mi aspetta sempre il replay di quella scena, a ciclo continuo, di quel pomeriggio afoso in quel bar, e quelle parole così inaspettate mi risuonano nella mente ancora incredula:
“Pago due granite, quant’è?”
“6 Euro.”
6 Euro sono andati e non torneranno, lo so. Sì, certo, ci sono passati tutti e troverò altri Euro nella mia vita. Ma loro erano i MIEI 6 Euro. Ho solo bisogno di tempo. Tanto tempo. Per provare a dimenticare e buttarmi questa storia alle spalle…
[da scimmia pelosa, un blog di un certo livello.]