Perché ce l’avete con l’amichetto mio?

punto.comicoGrazie ad una segnalazione di Massimo Mantellini, scopro che su Blog.it e Mlist Luigi Ferro, giornalista del Corriere della Sera, auspica che i blog inizino a trattare le notizie con “maggiore cura”. In realtà basta analizzare con attenzione i suoi contributi ai due siti per dedurne che l’argomento funge esclusivamente da pretesto per polemizzare con Clarence in merito ad una serie di articoli riguardanti la chiusura del quotidiano Punto.com.
Scrive Ferro: “Questo fiorire di blog con un sacco di siti che danno conto spesso delle stesse notizie o linkano news da un sito all’altro rischia di ripetere effetti già visti nei giornali. Se la notizia di partenza è falsa o imprecisa rischia di essere ingigantita o di diffondersi passando di blog in blog. E’ successo in questi giorni con la chiusura di Punto.com. Clarence scrive che il direttore che ha sostituito Barbieri era sottomesso a Crespi (balla grossa come una casa) qualcuno lo riprende e il povero Emanuele Bruno si trova sbertucciato senza che nessuno abbia mai chiesto un suo parere”.
Inutile precisarlo, ma pare sia necessario farlo ugualmente: Clarence è solo in parte un blog, e gli articoli cui si fa riferimento sono stati redatti sulla base di dichiarazioni del primo direttore (e fondatore) di Punto.com, nonché di parte della redazione del giornale. Trattasi quindi non di notizia (se anche lo fosse stata avremmo potuto tranquillamente ritenerla più che verificata), ma di semplice opinione: Barbieri, su Quintostato e su parecchi altri media ha rilasciato dichiarazioni a cui Clarence ha ritenuto opportuno dare rilevanza.
Spiace che in tutto questo discorso debba venire tirato in ballo a forza l’incolpevole e probabilmente ignaro Emanuele Bruno, ma risulta impossibile non constatare che, incredibilmente, l’intervento di Luigi Ferro ricalca alla perfezione le ragioni che il nuovo direttore ha ritenuto opportuno ribadire in più circostanze, telefonando in redazione e utilizzando qualsiasi mezzo di telecomunicazione con la sola esclusione del satellite. Per capire il perché di tanta indignazione da parte di Ferro è sufficiente leggere con attenzione il commento su Blog.it: “Quello che mi preme sottolineare, però non è tanto la presunta linea filoberlusconiana del giornale (che comunque sarebbe legittima) ma il fatto che il povero Bruno (lo confesso è un mio amico) da quando è diventato direttore è stato sbertucciato come se fosse un povero pirla messo lì solo per soddisfare i voleri di Crespi. Et voilà: svelato l’arcano e smascherato il ventriloquo. Bruno è l’amichetto mio: mo’ ve faccio véde io che ‘so ggiornalista der Corriere della Sera.
È davvero un peccato che Ferro, lancia in resta, si sia consacrato ad una causa inesistente, al punto da dichiarare: Clarence ha poi scritto una imbarazzata rettifica che trovate qui. L’“imbarazzante rettifica” è in realtà un pressoché fedele copia & incolla di un’e-mail dello stesso Emanuele Bruno, che Clarence ha ritenuto doveroso pubblicare per dare voce ad entrambe le parti in causa.
Cose che succedono. Facciamo finta che si tratti di incomprensione, e non di discorso strumentale. La cosa dell’intervento di Luigi Ferro che mi preoccupa di più è invece il senso di ciò che ha scritto: bloggers cari, vi siete divertiti col giocattolino, mo’ lasciate lavorà noi giornalisti seri. Noi giornalisti veri. Roba che, in confronto, la definizione di fuffa di Carlo Formenti è acqua di rose.
Eppure non basta, Ferro si spinge pericolosamente oltre: “Io non so se dal punto di vista legale il link possa essere considerato come la pubblicazione di una notizia ma è certo che se il primo che pubblica una stupidaggine viene querelato credo esista la possibilità che la querela passi anche a chi linka la notizia”. Traduco: ahò occhio, che se anche solo parlate di quelli nun lasciano in pace l’amichetto mio rischiate che qualcuno ve se rivorta come ‘n carzino.

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1 Comment

  1. Mah, io direi che è meglio evitare questa continua polemica con i giornalisti. Non accettiamo le provacazioni e cerchiamo, come blogger, di non chiuderci in un ghetto virtuale, diventerebbe controproducente. Pensiamo a bloggare e pensiamo a farlo bene, poi saranno i lettori a decidere se è meglio leggere un blogger puro o un giornalista che fa il blogger. Giornalismo e blog possono essere espressioni simili ma non identiche. Manteniamo la nostra identità ed evitiamo di perderci in discussioni, si crea un circolo vizioso che, alla fine oltre che noioso diventa anche una cattiva pubblicità e ci fa apparire come gelosi e litigiosi.

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