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Lunedì 31 Marzo 2003

Al posto di questo intervento, fino a pochi minuti fa, ce n'era uno intitolato "Tana per Andrea Marcenaro" in cui confrontavo un passo della rubrica "Andrea's Version" apparsa sul Foglio del 28 marzo scorso con un identico estratto da una catena di S.Antonio che recitava: "Sai che il mondo sta impazzendo quando il miglior rapper è un ragazzo bianco, il miglior giocatore di golf un nero, la Svizzera detiene la Coppa America, la Francia accusa gli Stati Uniti di arroganza, e la Germania non vuole entrare in guerra".
Sulle prime mi dico: orpo, il virus Gramellini impazza, se persino Marcenaro prende ispirazione da una delle e-mail che infestano la rete.
Il pezzo resta online per tutta la notte e buona parte della giornata, non mediato dalla sezione dei commenti che, nel frattempo è andata a farsi benedire. Ma arrivano una serie di e-mail che, con qualche ragione, motivano: "lui cita un virgolettato anonimo, e lo riferisce ad altri e non a sé". Vero. E poi: "la dicitura ‘analisti più attenti’ (ai quali era attribuita la frase in questione, n.d.r.) sta nella consueta ironia surreale della rubrica". Vero anche questo.
Così mi trovo nella situazione di dover, per la prima volta, cancellare un intervento. O, meglio, sostituirlo con queste parole. Ne risentirà, minimamente, solo quella parte di me posseduta dalla pignoleria dell'archivista. Credo, francamente, sia dovuto. Capita che ci si faccia prendere la mano, o di inforcare male una curva. Non vedo cosa ci sia di male ad ammetterlo: prima di concedersi il lusso di fare le pulci agli altri, bisogna innanzitutto sapersi spluciare da soli.
Tana per Gianluca Neri: mi metto a contare fino a trenta, poi chi è fuori è fuori e chi è sotto è sotto.

NocciolinoDelle due volte in cui io, Stefano e Giovanna stazionammo per giorni a Cinecittà, inviati di Clarence all'interno della Casa del Grande Fratello (e poi, fuori, sabotatori dotati di improbabili dirigibili radiocomandati, elicotteri da modellismo, aeroplanini in grado di schivare i getti d'acqua della sicurezza), c'è una cosa, in particolare, che ricordo: lo spropositato numero di caffè alla nocciola bevuti nel piano terra del centro commerciale Cinecittà Due presso un baracchino che, se non mi sbaglio, aveva scritto sull'insegna "Caffè Biondi".
Vi chiederete perché abbia deciso di parlarvi proprio di questo. È che quell'eccellente, inarrivabile, celestiale caffè non ho più avuto occasione di berlo. Almeno fino a quando, qualche giorno fa, Gianmarco e Giovanna non hanno fatto incetta di bustine di "Nocciolino" in un supermercato, regalandomene la metà.
Ora voi sapete che il milanese medio, appena superato il casello di Melegnano, inizia a guardare il mondo attorno a sé stranito dal fatto che esista davvero un "attorno". Ma io mi sono documentato: a Milano il caffè alla nocciola non esiste, mentre pare che a Roma e Firenze si trovi e che in un bar di piazza Plebiscito di Napoli sia ormai diventato una leggenda. Vengo al dunque: qualcuno di voi sa indicarmi a una ditta a cui poter chiedere di spedirmi l'equivalente del contenuto di una vasca da bagno di sciroppo alla nocciola da aggiungere nel caffè perché poi mi ci possa tuffare dentro come Obelix da piccolo nella pozione magica?

di David Horsey©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics di Dick Locher©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics
di Dick Locher©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics di Ben Sargent©2003 The Austin American-Statesmantratto da Ucomics
di Doug Marlette©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics di Steve Sack©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics
BlogNews ha lanciato il ticker, utilizzabile da qualsiasi sito, che riporta gli ultimi 10 interventi in ordine di tempo sui blog archiviati (93, fino a questo momento). Per i prossimi giorni è annunciata la versione in Flash, mentre invece è già ufficialmente partito il blog per la raccolta di suggerimenti segnalazioni, idee. Il codice del riquadro a lato può essere liberamente copiato & incollato sul proprio blog seguendo le istruzioni presenti in questa pagina.


"Mi avevano chiesto un parere – suppongo come rappresentante di un giornale guerrafondaio, giacché, per ragioni a me oscure, nessuno mi chiede mai pareri in quanto esponente di un giornale con editrice pacifista": Guia Soncini, sublime, in una pagina da conservare del Foglio di sabato scorso. Per leggerla, clicca qui.

di Riccardo Orioles
ALLA FINE, SE IL PETROLIO FINISCE, CI RITROVIAMO COMUNQUE TUTTI SULL'ALBERO

Che succede se il petrolio diventa troppo caro? Si torna a piedi? Beh, prima di arrivarci c’è tutta una serie di cose che potremmo fare, e in parte stiamo già facendo. Vediamo quali, e le relative obiezioni.
1) Prendere a legnate quelli che hanno ancora un po’ di petrolio e portarci via le loro taniche.
- Ci stiamo provando, ma è meno facile del previsto: in ogni caso, una volta bruciato il loro petrolio (e via via quello degli altri) il problema è solo rimandato.
2) Abbassare il prezzo al pubblico controllando un pochino le megacompagnie.
- Ok: però glielo vai a dire tu, io non c’entro e nemmeno ti conosco: mica voglio fare la fine di Enrico Mattei.
3) Andare a piedi ogni tanto.
- Uhm: ci viene il fiatone. Difficile togliersi abitudini consolidate.
4) Andare a piedi sempre.
- No. Preferiremmo senz’altro eliminare il pianeta.
5) Andare in motorino ma non in bombardiere o carrarmato: il motorino almeno consuma poco.
- Bravo. E poi quando quelli rivogliono il loro petrolio con che cosa li bombardi, col motorino?
6) Tornare al nucleare, magari dopo una bella campagna-immagine sul “nucleare pulito”.
- Non male. Però chi lo racconta alla Esso? Bisogna almeno darle il tempo di fare il nucleare lei. E nel frattempo?
7) Sviluppare le energie alternative: ‘sta faccenda della benzina ormai dura da più di cent’anni. E mica ci siamo tenuti per tutto ‘sto tempo i brigantini a vela o le diligenze!
- Sì, però i fabbricanti di vele e i padroni delle diligenze non erano organizzati in multinazionali, e quindi non potevano impedire le nuove tecnologie. Ora invece lo possono fare, e quindi noi restiamo coi motori a benzina.
8) Sperare che finisca bene, e pregare Padre Pio.
- La cosa più realistica. Però attento a pregare, perché di ‘sti tempi se ti beccano a pregare roba sbagliata prima ti menano e poi ringraziano Dio.

PuttanopolyIl gioco è un'idea del Comitato per i diritti civili per le prostitute, ma siamo sicuri che il miglior sistema per denunciare la violenza, la sopraffazione, lo sfruttamento, il sequestro del passaporto subiti da una moltitudine di ragazze straniere all'arrivo in Italia sia questo?

Sabato 29 Marzo 2003

Selvaggia LucarelliObiettivamente non saprei dire se Selvaggia preferiva la vita com'era prima di essere citata qui, quando la divisione antispam della McAfee non aveva ancora ottenuto dai federali il permesso di inserire il suo nome nella lista dei dieci più pericolosi nemici pubblici. Il suo intervento su Macchianera intitolato "Mica lo so chi sta peggio", dedicato alle minchionerie attorno alle quali è costruito il nuovo "For Men Magazine" di Andrea Biavardi, ha superato il centinaio di commenti e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Nel frattempo, allo stato delle cose attuale, la situazione si è evoluta al punto che i venti minuti finali di "Face-Off", in confronto, paiono avvincenti quanto "Autumn in New York". Un lettore particolarmente divertito dall'analisi di Selvaggia ha infatti inviato via e-mail l'intervento ad alcuni amici. Si presume che questi ultimi abbiano fatto altrettanto, se è vero che il messaggio ha autonomamente sviluppato un processo di mitosi che l'ha portato a riprodursi fino a impestare ogni singolo navigatore italiano dotato di posta elettronica. Per la gioia di Biavardi e del suo editore, ora l'e-mail viaggia in rete firmata "Lettrice anonima" e con il titolo "Leggi questo che ti ammazzi dalle risate!". Il mio Norton Antivirus, quando il messaggio fa capolino da Outlook, lancia il salvaschermo e dichiara lo stato di allerta Defcon 1. Come prevede la legge del mare, secondo la quale se trovi una cosa diventa tua, vari arraffoni si sono contesi la paternità del testo apparso come redatto da un "anonimo" sul Barbiere della Sera (che in seguito ha rettificato), su un forum di pubblicitari milanesi (tre volte: qui, qui e qui), su un sito hard, su un numero spropositato di siti, mailing list e gruppi di discussione. Il numero 12 del settimanale Diario, nella rubrica di pagina 6, "Caro Diario", lo riporta a firma "Alina". Il caso più eclatante è quello di Massimo Gramellini, corsivista de La Stampa e titolare della rubrica "Buongiorno!" che, scivolando sulla fantozziana banana personale che precede di qualche metro ogni giornalista (ovvero: ritenere di essere l'eletto, il prescelto a cui è stato concesso di scoprire sulla rete un testo divertente e inedito), ha saccheggiato ispirazione e battute all'intervento di Selvaggia. Gramellini, piuttosto di scusarsi, sceglie di giustificarsi. Sul forum de La Stampa, la lettrice Laura Ribotta lo mette alle strette: "Caro Gramellini, sono una sua lettrice da tempo. Oggi sono rimasta un po' delusa, anche i professionisti copiano...e in modo spudorato. Che necessità ha un professionista come lei di copiare da una catena di santantonio? Mi risponda la prego e mi spieghi". Replica di Gramellini: "Rispondo attraverso lei anche agli altri lettori che mi hanno segnalato la cosa. Ho letto stamane la email in questione: in effetti nel mio pezzo c'è una battuta quasi identica e riferimenti comuni alla foto e ai titoli di copertina. [...] Mi scuso per non essere stato più originale. D'altronde penso sia normale, quando ironizzi su una rivista, partire dalla foto e dai titoli di copertina. E la storia delle forbici usate per togliere il reggiseno avrebbe colpito chiunque. Da qui a partire in quarta e darmi del copione spudorato, credo che ce ne passi, non trova?".
Francamente, no: stesso argomento, identica costruzione e medesime battute, no, non capita. E, se capita, c'è da ridefinire l'unità di misura della sfiga.

SELVAGGIA LUCARELLI MASSIMO GRAMELLINI
Del resto, come potevo resistere agli affascinanti argomenti annunciati dalla copertina (che, tra parentesi, ritrae un tizio con una faccia da pirla e un asciugamano di spugna bianca che fa tanto "figo da spogliatoio")? Per la verità in copertina non c'è Rumsfeld, ma un bruno mascelluto con la faccia da steward, intento a passarsi un asciugamano di spugna sul sorrisone.
Almeno quattro i titoli memorabili: "Falle dire basta stanotte!" [...] Non vorrei deludere il geniale direttore Andrea Biavardi, ma a far dire "BASTA" a una donna siete già tutti bravissimi da soli poichè di solito ne abbiamo abbastanza dopo i primi tre minuti. La vostra difficoltà sta nel farle dire "ANCORA!", al limite. Il titolo, però, sembra promettente: «Falle dire basta stanotte!». E pensare che, secondo un'opinione diffusa, il vero problema è farle dire: «ancora».
"Come slacciarle il reggiseno" [...] A parte l'intelligenza del servizio in sè, vorrei soffermarmi sul consiglio per slacciare rapidamente il modello sportivo, che è : "se lei è spiritosa dacci un taglio con le forbici!". Biavardi, io le garantisco che sono una donna alquanto spiritosa, ma se un uomo che magari conosco da poco, in un momento di intimità mi tira fuori dal taschino un paio di forbici, io come minimo penso che sia il mostro di Milwaukee. Come toglierle il reggiseno con le forbici (senza che lei ti prenda per un serial killer).

Tana per Gramellini.

Francamente non saprei dire se il fenomeno sia da imputare all'effetto-guerra o, piuttosto, all'effetto-Selvaggia. Sta di fatto che nel corso dell'ultima settimana Macchianera ha rotto una delle tradizioni della blogosfera italiana, ovvero: record di visitatori e pagine viste il lunedì, e inesorabile discesa lungo la settimana. Qui ormai si veleggia a 2.500 visitatori unici e oltre 10.000 pagine viste al giorno, anche se dirlo fa tanto "ringraziamo il nostro pubblico che ieri ci ha seguito". E, in più, il lunedì, al contrario del solito e in confronto ai giorni successivi, è stato giorno di vacche magre.

Venerdì 28 Marzo 2003

Spot Risotteria KnorrDopo aver fatto incazzare persino un'associazione di pubblicitari a seguito dei ripetuti attacchi alla categoria (qui, qui, qui e qui), confesso una mia debolezza e mi preparo a regalare questo intervento al blog di Massaia: mi piace uno spot, quello della Risotteria Knorr. Mi affretto a spiegare il perché, prima che cancelliate Macchianera dai bookmark. Uno: va bene il neorealismo pubblicitario, ma lei non poteva proprio essere un cesso, quindi le hanno raccolto i capelli senza pettinarla. Due, colpo al cuore alla morbidezza di Coccolino: indossa una maglietta a righe, un golfino consunto e un paio di vecchi jeans. Tre: lui invece è un cesso e, se possibile, veste peggio di lei. Quattro, colpo sotto la cintura alle pubblicità dei cioccolatini Ferrero: lui vorrebbe sposarsi; a lei frega meno di niente, cincischia e, per di più, lo prende per il culo. Cinque: sforzandosi il giusto e rapportando lo spot ai canoni delle pubblicità italiane, si potrebbe anche giungere all'impegnativa conclusione che i due sanno recitare. Sei: parlano di cose inutili e, per questo, normali («Hai visto in giro il mestolo?» «Ce l'hai lì, sotto il naso»), che con la dettagliata descrizione delle delizie del prodotto hanno a che fare poco meno di una fava. Sette: lui - questo non si vede, ma si deduce senza difficoltà - si fa le canne. È una certezza. Lei, dopo aver assaggiato il risotto coi funghi, decide di sposarlo. La provenienza dei suddetti funghi pare per lo meno dubbia.
Siamo ancora lontani dagli standard dell'unica pubblicità che credo di essere in grado di poter accettare e considerare credibile in quanto realistica ("Mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l'adesivo ‘baby a bordo’, un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso..."), ma abbiamo fatto un oggettivo passo avanti. Il video dello spot (per chi non l'avesse visto o non lo ricordasse) lo trovate cliccando qui.
Dimenticavo, otto: i due non si sono appena svegliati; non stanno facendo colazione; non pucciano un biscotto nel latte senza che goccioli o che metà si spezzi cadendo nella tazza; lei gli tocca il culo; lui non si è appena rasato e, per quanto senta dire che il proprio rasoio rappresenti il meglio di un uomo, crede di avere qualità a sufficienza per surclassare il proprio Trilama Mach3 Turbo; rispetto al rasoio, le cui lame ripassano tre volte, lui quando ce la fa se la ripassa solo due, ma lei non si è mai lamentata; lei non ha passato la cera, e si vede; lui indugia in una cucina che non passerebbe il controllo sanitario nel Mozambico, ma non se ne lamenta; lei non sembra essere in "quei giorni" e, se lo è, si accinge a mangiare, quindi evita sia di farne un dramma che di specificarlo. Mi pare abbastanza.

È bello che, in tempo di guerra, i settimanali rispondano al richiamo della moralità. In prima fila Il Mondo in edicola oggi, il quale riporta in copertina i titoli: "Come far fuori il tuo collega" e "Carriera: i segreti per emergere anche in tempi di crisi". Nel prossimo numero: "Fai il figo con i marocchini sulla spiaggia trattando sul prezzo"; "Gossip aziendale senza preoccupazioni: l'istigazione al suicidio è un reato difficile da dimostrare"; "La tua donna ti rinfaccia di non essere ricco? Devi saperla colpire. Il punto migliore: tra la nuca e la base del collo" e l'imperdibile inserto: "Iraq: i nomi da conoscere perché la tua azienda non sia esclusa dalla ricostruzione".

Proviamo a portare la questione ai minimi termini:

Io sono per la pace, tu ritieni che la guerra sia inevitabile. Estrapolando i concetti principali otteniamo: tu = guerra, io = pace.
Guerra = morti.
Pace = vivi e morti per cause naturali.

Forse è troppo sintetico, proviamo a sviluppare il concetto.
Pierino dice: "Sono contro la guerra".
Analizzando l'affermazione si può dedurre che Pierino vorrebbe essere un highlander. Non potendo, preferirebbe vedere morire la gente soltanto per raggiunti limiti di età o per inesorabile sfiga. Se nonostante l'autorevole opinione di Pierino una buona parte dei suoi simili decide che una guerra è dolorosamente inevitabile, per la proprietà transitiva un sacco di gente morirà prima di vedere il proprio cedimento strutturale.
Ciò che invece viene spesso attribuito a Pierino, ma che non si evince dalla suddetta affermazione è: "mi incazzo solo se muoiono quelli alti" o "mi fanno pena solo i morti scapoli".
Pierino invece è ben conscio che questa volta non si tratta di scegliere tra Coppi e Bartali, Baggio o Del Piero, destra e sinistra e sa di trovarsi davanti a un dualismo molto più banale: vivi o morti.

Mi immedesimo in Pierino.
Se c'è una guerra ci sono dei soldati che vengono mandati a combattere. Per una sua bizzarra peculiarietà la guerra può essere letale per i soldati.

Conclusioni:
Io non volevo che i soldati andassero in guerra. Voi si.
Io non sono responsabile. Voi si.
Giovedì 27 Marzo 2003


Chiedo ai vari Sullivan addicted, a Rocca e a chiunque ne abbia voglia, di provare a seguire il ragionamento:

• La pace è un concetto.
• Gli Stati Uniti sono una nazione.
George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, sostiene che questa guerra è inevitabile ma, in linea di massima, non è contro la pace. Anzi: dice che vuole riportarla in Medio Oriente.
• Anche Silvio Berlusconi ritiene questa guerra necessaria, ma loda la pace come concetto.
• Tutti i partiti di governo dicono che è un peccato che questa guerra sia imprescindibile, ma che lo è proprio perché il fine ultimo è garantire la pace.
l'Unità esce in edicola con la bandiera della pace in allegato.
• A Vittorio Feltri l'iniziativa de l'Unità non piace e decide di fare ciò che secondo lui è l'esatto contrario: regalare ai lettori di Libero una bandiera americana.

Ora, dal momento che Libero è cosa vostra e in nome della causa che sostenete, ci pensate voi a spiegare a Feltri che il richiamo ad un ideale universale non può essere antitetico al simbolo di uno stato; che la nazione in questione sostiene di avere orchestrato questo pandemonio contro il terrorismo e quindi in nome del suddetto concetto e che, a rigor di logica, le due bandiere dovrebbero essere complementari?

di Don Wright©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics di Doug Marlette©2003 Tribune Media Services, Inc.tratto da Ucomics
di Pat Oliphant©2003 Universal Press Syndicatetratto da Ucomics di Steve Sack©2003 Universal Press Syndicatetratto da Ucomics
di Wiley©2003 Wileytratto da Ucomics
La mafia ha ucciso un sacco di gente in tutto il mondo. Credo che abbia fatto addirittura più vittime del terrorismo. Che facciamo, bombardiamo la Sicilia? Io mi sento minacciato. È vero, morirà qualche siculo innocente, ci andrà di mezzo un panettiere di Enna o un Benzinaio di Pachino, ma è il prezzo da pagare per la pace. È cinico e brutto da dire ma, putroppo, ogni tanto si è costretti a fare qualcosa di terribile per legittima difesa. Una volta finito (sarà una guerra lampo e chirurgica), ricostruiremo insieme la Sicilia e prometto fin da ora che tutti i fichi d'India e le forme di ricotta resteranno patrimonio dei siciliani. Decideranno loro e nessun altro cosa farne. Vedrete che spariranno come per magia anche tutti i blog con quella schifezza di cattivo gusto: il "Sicily Body Count". Che nessuno cominci a fare demagogia mostrando gli occhioni dei bambini siculi. Dove eravate quando loro scioglievano i nostri bambini nell'acido? E non vi azzardate a contare i morti civili. In guerra i civili muoiono, è un dato di fatto. Vedrete che anche loro capiranno e alla fine ci accoglieranno a Palermo con fiori d'arancio e cannoli. Nella prossima puntata: "Bombardare la Calabria for dummies".

P.S.: Non ho mai creduto nella reincarnazione, ma da stasera un po' ci spero... Nella prossima vita spero di rivedervi nei panni di un iracheno, un palestinese o un cinese. Io sono disposto a reincarnarmi in un giornalista del Foglio. Apprezzate lo sforzo.

Mercoledì 26 Marzo 2003

1972, un blog in cui, sfortunatamente, non sono riuscito a non imbattermi, scrive qui a proposito di questo intervento e dell'"Iraq Body Count" che vedete in alto nella colonna di destra: "Una cosa penosa. Purtroppo ce l'aspettavamo. Ma forse non da uno dei weblogs più seguiti e più citati della rete. Macchianera inserisce nel sito nientemeno che il contatore dei morti civili della guerra in Iraq. E con entusiasmo invita tutti a seguire l'edificante esempio. Non dubitiamo che farà proseliti. A parte che non se ne deduce la fonte, ma in ogni caso l'operazione di sciacallaggio si definisce da sola per quel che è: una caduta di stile fragorosa o, per essere più chiari, una porcata".Uno si dice: punti di vista. Capita. Poi legge la lista delle fonti a cui si abbevera 1972, ovvero Andrew Sullivan ("Without Saddam's sponsorship of Palestinian terror, the leaders might actually have some incentive to reach a peace agreement"), Camillo ("Gli americani hanno armato Saddam? Uno studio del prestigioso think tank liberal, Center for Strategic & International Studies, citato dal Times di Londra, smentisce"), I love America ("La manichea opposizione ‘si alla pace e no alla guerra’ è una falsità. La guerra esisteva già in Irak"), Rolli ("L'America è un nostro alleato, comunque: speriamo - io non ci scommetterei, a dire il vero - che ci venga risparmiata la pagliacciata degli schiamazzi sulla concessione delle basi"), Liberopensiero ("Quanto ci piacciono George Jr. e Tony quando fanno così! Libertà per i curdi!"), Capperi ("Ieri mi sono messo all'occhiello della giacca la bandiera americana. La spilla, regalo di un amico di ritorno dagli USA, è proprio identica a quella che porta Bush"), Il Bersò ("Le immagini in onda della Abc che mostrano una bambina ferita in un letto d'ospedale a Baghdad sono durate esattamente 28 secondi. Sufficienti a commuovere le famiglie americane in un'ora di grande ascolto. In realtà nessuno è in grado di dire con certezza dove, come e quando sono state girate quelle immagini"); nota l'inspiegabile mancanza del blog della Cassiani, del link al racconto della beffa di Buccari e di josephgoebbels.splinder.it, e si chiede: sarà mica che questi qui riescono ad accogliere l'idea di pubblicizzare il numero dei morti civili (ripeto: civili) provocati dalla guerra in Iraq con la stessa affabilità di un calcio negli zebedei?

P.S.: Così, en passant, le fonti di "Iraq Body Count" che non si "riuscirebbero a dedurre" sono pubblicate qui, e comprendono una serie di smidollati comunistacci pacifisti come ABC, Associated Press, The Guardian, The Indipendent, Los Angeles Times, Reuters, e Washington Post.

Erano giorni, ormai, che avevo intenzione di scrivere a proposito dell'inquietante somiglianza tra l'ex presidente Giovanni Leone e Tarek Aziz. Mi dicevo: meglio di no. Magari sono cose che vedo solo io. O è la digestione lenta. Platinette, invece, non ha tentennato e mi ha battuto sul tempo. Segno che non ho sbroccato. O, per lo meno: non completamente.

Martedì 25 Marzo 2003

ico-logowarnews.gifUn commento (tardivo) riguardo ad un intervento di due giorni fa, nel quale Proserpina redarguiva Clarence per avere creato WWWar, un blog sulla guerra, permettendosi di non citare il peraltro apprezzatissimo WarNews. Ora, assodato (spero) il fatto che i riferimenti a WarNews non sono come il triangolo di emergenza, ovvero obbligatori o previsti dalla legge, va anche detto che stiamo parlando di pagine dedicate alla guerra, ovvero la cosa che riesco ad immaginare più lontana dalle logiche di pagine viste, utenti unici o concorrenza. WarNews e WWWar (assieme a tanti altri: su due piedi mi viene in mente, ad esempio, Blogger di guerra) hanno scelto di diffondere informazione non mediata e alternativa riguardo al conflitto in Iraq perché è giusto farlo, al di là del numero dei rispettivi lettori. La pretesa di un link sa di antipatico tanto quei blog che rimandano al tuo solo se tu hai fatto altrettanto. O quanto lo sarebbe Clarence se pretendesse il linkback da WarNews. Si tratta di rispettare il lavoro di poche persone che, spesso a tempo perso, aggiornano il blog sulla guerra anche da casa, di notte. E le quali tutto possono immaginare, tranne che qualcuno, a fronte di questo impegno, si possa incazzare non tanto per la qualità, la linea redazionale, il punto di vista, ma per la mancanza di un link ad un sito che, sì, tratta argomenti simili, ma in qualche modo ritiene di avere un'impostazione o contenuti migliori dei tuoi, ed è per questo che non ti cita. Io non credo (e lo dico perché so com'è fatto e perché lo leggo spesso) che WarNews abbia realmente la necessita di impegolarsi in questo tipo di questua. E immagino, infine, che il bello dell'essere linkati risieda esclusivamente nel confezionare un sito talmente letto e indiscutibilmente autorevole al punto che chiunque, alla fine, non possa fare a meno di citarlo.

Ieri Guia Soncini, il critico televisivo più à la page del momento (nulla di non meritato, in ogni caso), ha dedicato l'intera sua rubrica "La deficiente" sul Foglio a Selvaggia e al suo blog. Vuoi vedere che su TV Sette ci finisce per davvero? Clicca qui o sull'icona a lato per leggere l'articolo.

Avvertenza: Corre l'obbligo di specificare agli 87 che hanno cercato "Guia Soncini nuda", che su questo sito non la troveranno. Né credo saranno mai accontentati nel corso di questa vita. E, dal momento che siamo, qui: il verbo "scoprire" (associato nel titolo di questo intervento a Selvaggia) è da intendersi in senso lato, nelle accezioni "scovare, trovare, rintracciare, portare alla luce, venire a conoscenza, accorgersi"
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di Riccardo Orioles
NON È VERO CHE LE MANIFESTAZIONI NON SERVONO A NIENTE

Dopo. Americani isolati, aiutati solo dagli inglesi (con l’appendice australiana) e da 200 polacchi. Però anche americani coesi – il riflesso patriottico è scattato come programmato – e molto più a destra di prima. Seppellito definitivamente Roosevelt e anche la dottrina del “mondo libero” anni ‘50-‘60. Impero e basta, ancorché popolare. La motivazione profonda non è stata il petrolio (oggetto di speculazioni private ma non di un incoercibile interesse nazionale) ma questo scatto “imperiale” ormai maturo. “Delenda Carthago”, e poi la Grecia e l’Asia e il “pane e giochi”. Questo, naturalmente, rende – come si sente già da un paio d’anni - obsoleta la vecchia democrazia.

Nella zona: l’Iran vince la sua antichissima guerra con Bagdad e diventa la potenza della regione. Possiede adesso interessi comuni con la Turchia e, come questa e probabilmente insieme a questa, ha le capacità egli strumenti ideologici (islamismo sofisticato, eterodosso e moderno) per unificare sul serio, col tempo, l’intera area “islamica”.
Crollo del rapporto turco-americano (agli Usa i curdi servono) e di riflesso di quello, importantissimo in questi anni, turco-israeliano. Anche per ciò, impegno diretto americano nella zona. Costretti a rimanere in Iraq. Costretti però anche a importarvi un qualche rudimento “democratico” (McArthur) che eserciterà appeal sui ceti medi attualmente sotto dittatura nei regni/regimi “filoccidentali” (in particolare nella penisola). Parallelo e contrastante richiamo (stavolta non fanatico ma credibile e “ragionevole”) dell’Iran o dell’asse turco-iraniano. Crisi a breve di uno o più di quei regni/regimi, evoluzione in alcuni casi “democratica” e filoamericana, in altri popolare e panaraba. In ogni caso, ostilità verso l’“Occidente” di tutti gli arabi (nessuno escluso, neanche i “filoamericani”) per le prossime due o tre generazioni. Abbassamento e cronicizzazione del terrorismo. Pulizia etnica in Palestina.
Lunedì 24 Marzo 2003

CyranoNon so se avete presente la scena del "Cyrano de Bergerac" nella quale il protagonista sta aspettando di conoscere Cristiano, il giovane e bell'amato dell'amata cugina Rossana? In seguito Cyrano deciderà di cedere al ragazzotto le proprie parole ispirate ("Io te ne presterò. In cambio, la potenza dei tuoi fascini prestami. Uniamo i benefici, e facciamo un eroe da romanzo"), ma fino a questo momento non lo conosce, nè l'ha mai visto. I Cadetti di Guascogna, mentre Cyrano narra con enfasi una delle proprie imprese, si affrettano a spiegare al novellino Cristiano che una sola parola non va nominata in presenza dell'eroe della spada: il naso. Cristiano, il gradasso, non trova migliore idea per farsi accettare e ammirare dai Cadetti che pungolare Cyrano ed interromperne il racconto, sostituendo alle rime non ancora finite battute sul naso. All'ennesimo riferimento, Cyrano sbotta e invita tutti i convenuti ad abbandonare la stanza e lasciarlo solo con Cristiano. I cadetti commentano: "La tigre ecco si desta! / Ora gli fa la festa! / In fette? / In un pasticcio /Per carità, tacete; io raccapriccio! / Non ne lascia briciola!".
Tutto questo popò di introduzione per spiegare il mio senso di terrore misto a preoccupazione per ciò che potrà succedere quando, sul blog di Massimo Mantellini (autore, tra l'altro, della rubrica "Contrappunti" per conto di Punto Informatico), ho visto apparire il seguente commento, a firma Fabio Metitieri, proprio in risposta ad un intervento del curatore del weblog: "Spari a zero e a effetto: ‘gli editori per esempio (...), attingono dalla rete a piene mani incuranti di ogni regola’. Per mia curiosità, mi fai degli esempi? Tutti gli editori con cui ho avuto a che fare io finora (direi almeno 4 o 5 importanti) secondo me non copiano e non pubblicano cose copiate, non senza riportare la fonte. Per i libri qualcuno è addirittura un po' paranoico e ti chiede di togliere le citazioni troppo lunghe e di riassumerle (a me e' capitato). Persino per gli articoli su argomenti statunitensi, dove per noi risalire sempre alla fonte primaria quando non c'è un comunicato stampa sarebbe troppo complicato e oneroso, l'unico che ho visto (in passato di certo, ora non lo leggo quasi più) copiare brutalmente (o più spesso tradurre male) e d'abitudine da un solo articolo o da una sola agenzia, senza aggiungere nulla di originale al lavoro e spesso anche senza citare la fonte, è Punto Informatico".
Se per caso Metitieri vantasse un qualche pur remoto ma utile grado di parentela con una qualche Rossana, questa potrebbe essere l'ultima occasione adatta per annunciarlo.