Craxiana

Orario in cui l’agenzia Ansa del 19 gennaio 2000 diede la notizia della morte di Bettino Craxi: 17.46.

Attività della Camera dei Deputati in quel preciso momento: un dibattito sulla richiesta di una commissione d’inchiesta su Tangentopoli.

Durata del silenzio di tomba – espressione infelice – che si creò nell’aula del Senato dopo che Nicola Mancino diede la notizia della morte di Craxi: minuti quattro.

Agenzia Ansa, 19 gennaio 2000: «Da Palazzo Chigi si fa sapere che si è pronti ai funerali di Stato».

Orario in cui venne inoltrata alla Procura la richiesta di Paolo Pillitteri affinchè potesse partecipare ai funerali tunisini di suo cognato Bettino Craxi: ore 13.00.

Orario della risposta di rigetto: 13.09.

Ultima frase udita pronunciare da Bettino Craxi prima di morire, alla figlia: «Devo fare pipì. Dammi il pappagallo ed esci».

Sua risposta, quand’era in fin di vita, dopo che la figlia gli aveva ventilato l’ipotesi di farlo operare in una clinica privata anziché nell’ospedale militare di Tunisi: «Non posso fare un torto al presidente Ben Alì».

Episodio. Nel luglio 1999, ad Hammamet, pochi mesi prima della morte di Craxi: lui che si alza faticosamente, saltella su un piede solo, giunge sino a bordo piscina, e poi si tuffa di testa.

Frammento di un’intervista rilasciata da Craxi il 23 settembre 1999 e trasmessa da Meteore, su Italiauno; domanda: quando ha pianto l’ultima volta?; risposta: «Qualche giorno fa».

Comunicato della Lega Nord il 16 dicembre 1992: «L’avviso a Craxi cessa di essere un fatto politico e diventa solo uno squallido episodio di cronaca nera».

Francesco Rutelli su Repubblica del 2 dicembre 1993: «Voglio vedere Craxi consumare il rancio nelle patrie galere».

Vittorio Feltri sull’Indipendente del 9 gennaio 1993: «Se è vero che anche un politico è innocente fino a prova contraria, è anche vero che questa vicenda non è un giallo e non si tratta di aspettare l’ultimo capitolo per capire chi è l’assassino».

Umberto Bossi, 26 luglio 1993, mesi prima che Craxi lasciasse l’Italia: «Quando scoppiano le rivoluzioni, i re non sono mai destinati alla galera. Salgono sulla ghigliottina o muoiono in esililo. Craxi ha già scelto l’esilio».

Bettino Craxi, 29 dicembre 1992: «Mi hanno già seppellito. Meno male che ho fatto i buchi nella bara e continuo a respirare. I nervi sono saldi, è del cuore che non mi fido».

Dichiarazione del liberale Renato Altissimo in data 22 dicembre 1992: «Craxi ha denunciato un sistema di finanziamento ai partiti che coinvolge tutti e non solo il Psi, ma io non mi sento affatto colpevole, non sono corresponsabile».

Data della condanna definitiva di Renato Altissimo per finanziamento illecito dei partiti: 13 giugno 1998.

Dichiarazione di Claudio Martelli in data 9 febbraio 1993: «Dopo dodici anni di odiose insinuazioni, la verità inizia a venire a galla. Il conto Protezione, come si vede, non era mio, non ne sono mai stato beneficiario né direttamente né indirettamente».

Data dell’avviso di garanzia a Martelli per il conto Protezione: ventiquattr’ore dopo; condanna in Appello: 13 luglio 2001; prescrizione: 26 febbraio 2003.

Espressione adottata dal segretario repubblicano Giorgio La Malfa per sostenere il Pri durante la campagna elettorale del 1992: «Partito degli onesti».

Data delle dimissioni di La Malfa per avviso di garanzia: 25 febbraio 1993; condanne definitive di La Malfa assieme a Bettino Craxi: una per la tangente Enimont.

Da un’intervista televisiva rilasciata da Craxi il 23 settembre 1999 per la trasmissione Meteore, su Italiauno; domanda: Conosce a memoria il verso di una poesia? «Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta / ch’ogni lingua deven tremando muta e gli occhi non ardiscon di guardare».

Vittorio «Bobo» Craxi su la Stampa di qualche giorno fa: «A metà ottobre del 1999 si scopre che operare mio padre in Tunisia avrebbe significato accelerarne la fine. Alcune delle massime autorità dello Stato si mossero motu proprio, ma furono stoppate. Luciano Violante ci raccontò che della vicenda si erano interessati il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e il capo del governo Massimo D’Alema, e che a opporsi alla possibilità di far rientrare mio padre da uomo libero fu in prima persona il Procuratore generale della Procura di Milano, Francesco Saverio Borrelli».

Bruno Vespa in Scontro finale, Mondadori 2000: «Nell’ottobre 1999, prima dell’ultimo intervento, Don Verzè si era rivolto a Francesco Saverio Borrelli. “La cortese risposta – mi dice il sacerdote – fu un diligente allineamento alla legge”».

Don Verzè sul Giornale del 22 gennaio 2000, durante i funerali di Craxi: «Avevo fatto avere tutta la documentazione clinica… Sono andato, discretamente, ma con la morte nel cuore, a chiedere a supplicare: fatelo tornare, è questione di giorni. E hanno detto no… ha detto no chi aveva il potere di dire sì».

Bruno Vespa in Scontro finale, Mondadori 2000: «Nel giorno dei funerali di Craxi i magistrati milanesi fecero filtrare la motivazione, allora inedita, della sentenza del processo All Iberian, conclusosi nell’ottobre ’99 con la prescrizione dei reati addebitati a Craxi e a Berlusconi».

Indro Montanelli dopo la morte di Craxi: «Di coraggio ne aveva. Una volta seguii sul video un suo intervento dal banco di governo. Per due volte si interruppe alla ricerca di un bicchier d’acqua. Per due volte Andreotti, che si sedeva accanto, glielo porse. E per due volte egli lo bevve».

Gianfranco Fini, marzo 1999: «Trovo bizzarra questa polemica sulla riabilitazione di Craxi. Il problema è se sia stato artefice della corruzione dilagante. Per saperlo i socialisti devono rivolgersi alla magistratura e non ai politici».

Massimo D’Alema, stesso periodo: «Il Psi e il suo leader sono stati giudicati in modo inappellabile».

Frammento di un’intervista televisiva rilasciata da Craxi a Sergio Zavoli nell’agosto 1997; domanda: «Ha in mente di non essere solo uno sconfitto ma solo un perseguitato?»; risposta: «Io sono sia sconfitto che perseguitato. Tuttavia il fattore che mi aiuta è l’amore che porto alla storia e quindi sono in condizione di misurare i casi della storia, e di misurare quanto di peggio è successo ad altri, che per essere cacciati dal potere hanno perso la vita, o hanno dovuto subire dolorose persecuzioni per essere cancellati e tolti di mezzo dai propri amici e dai propri familiari, dai propri nemici e dai propri avversari. Possiamo incontrare molti altri casi simili nella storia, e questo mi aiuta, mi dico che ad altri è successo di peggio».

Frammento dal suo discorso alla Camera il 3 luglio 1992, cinque mesi e mezzo prima che ricevesse il primo avviso di garanzia: «Fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati».

Frammento del primo avviso di garanzia recapitato a Craxi: «Doveva essere a conoscenza, almeno nelle linee generali, dell’esistenza di somme illecitamente pervenute al partito».

Antonio Di Pietro nel libro «Intervista su Tangentopoli», Garzanti 2000: «A Craxi non abbiamo mai applicato la regola del “non poteva non sapere”: l’avviso di garanzia gli arriva non quando maturiamo un sospetto sul piano logico, ma quando Larini dichiara che gli portava i soldi in Piazza del Duomo».

Data dell ctato avviso di garanzia a Craxi di cui parla Di Pietro: 15 dicembre 1992.

Data in cui si costituisce il citato Larini e racconta dei soldi portati in Piazza Duomo: 8 febbraio 1993, cioè successivamente all’ avviso di garanzia.

Dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano (1997) che condannò Craxi per la tangente Enimont: «Si può dare atto a Craxi che in questo processo non è risultato né che abbia sollecitato contributi al suo partito né che li abbia ricevuti a sue mani, ma questa circostanza – che forse potrebbe avere un valore da un punto di vista per così dire estetico – nulla significa ai fini della responsabilità penale».

Episodio: nell’autunno 1994 Craxi tornava da un incontro segreto con Antonio Di Pietro ed era seduto dietro la Lancia Thema assieme ai suoi avvocati; a un semaforo l’auto fu affiancata da una moto con due giovinastri che lo riconobbero e presero dirgli «ladro, buffone»; la Thema ripartì, ma loro pure, sino al semaforo successivo: «Ladro, buffone, zozzo»; Craxi continuava a parlare delle sue cose ma al terzo semaforo disse all’autista, Nicola Mansi: «Stringili»; scese; la scorta non c’era; Craxi andò incontro ai centauri, sorridendo, e sferrò un pugno in faccia al tizio seduto dietro, che rimase imbambolato; «Cazzo fai?» reagì allora l’altro (quello alla guida) prima di essere centrato da un gancio sinistro e rovinare a terra con la moto e il passeggero; Craxi risalì sulla Thema e ricominciò a parlare laddove aveva interrotto, senza una sola parola di commento; gli avvocati raggelati; dell’episodio scrisse anche l’Ansa.

Ricordo di Gennaro Acquaviva circa il giorno in cui fu firmato il nuovo Concordato del 1984: «Craxi, dopo la stretta di mano, si sedette per primo. Un monsignore gli si avvicinò allibito: “Ma come, si siede per primo? E porta persino gli stivaletti?”».

Alcuni degli oggetti volati fuori dall’Hotel Raphael: sassi, monetine, accendini, pacchetti di sigarette, un ombrello, un casco. Frase di Craxi, quel giorno, dopo esser salito sull’auto circondata dai dimostranti: «Tiratori di rubli».

Commento di Antonio Di Pietro nel 1994, dopo che i legali di Craxi avevano presentato un certificato medico: «Mi sembra che Craxi ha un foruncolone al piede con pus, più che un’ulcerosi. O se volete una piaga».

Altro commento di Antonio Di Pietro dopo che i legali avevano spedito un altro certificato riguardante un attacco cardiaco: «Quante storie, anch’io ho dei problemi alle coronarie e sono sotto controllo medico»; il titolo di apertura del Corriere della Sera del giorno dopo – dopo che, sul cattivo stato di salute di Craxi, non era uscita una riga – fu il seguente: «Di Pietro è malato di cuore».

Indro Montanelli sul Giornale del 17 dicembre 1992: «Di tutti gli eroi della mitologia greca, Capaneo non è tra i più celebrati. Ed è una bella ingiustizia. Perché arrogante, tracotante e sbruffone con tutti, Capaneo seppe esserlo anche con Giove quando si trovò a tuppertù con lui (…) La classe politica italiana non è di certo un vivaio di eroi, ma un Capaneo ce l’ha: Bettino Craxi. Non sappiamo come Craxi si difenderà. Ma è impensabile che non si difenda e che esca di scena al modo dei democristiani: che si dissolvono in aria».

Che cosa c’è a destra della tomba di Craxi, sotto le mura della Medina di Hammamet: lapide di certa Louise David nata Gros, scomparsa nel 1961. Che cosa c’è a destra: spazio vuoto che Anna Craxi ha riservato per sé. Possibilità che la salma di Craxi rientri in Italia: zero.

Seguono estratti da alcuni editoriali di Eugenio Scalfari pubblicati su Repubblica.26 ottobre 1983: «Che grinta quel Craxi! Che senso della posizione! Che audacia di gioco! Berlinguer lo attacca come se fosse il pericolo pubblico numero uno e lui quasi non gli risponde… Con Forlani adotta un atteggiamento di massima freddezza… Sull’aborto rintuzza papa Wojtyla… Insomma un capo».24 luglio 1983: «Un uomo politico e uno statista insieme. Ce n’è pochi in circolazione».23 marzo 1990: «Craxi ha avuto un tono calmo, un timbro alto, un approccio non rissoso… Ne guadagna la sostanza delle tesi sostenute e l’immagine del personaggio». 29 aprile 1993: sotto il titolo di prima pagina «Vergogna, assolto Craxi» (il più cubitale della storia di Repubblica) ecco l’editoriale di Eugenio Scalfari: «Dopo il rapimento e l’uccisione di Moro è il giorno più grave della nostra storia repubblicana… Non sembri azzardato l’accostamento: la negata autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi ha la stessa valenza dirompente ed eversiva dell’uccisione di Moro. Forse c’è addirittura un filo nero che lega l’uno all’altro questi due avvenimenti a 15 anni di distanza».

Frase di Bettino Craxi che sua figlia, Stefania, ha incorniciato dietro la propria scrivania: «Tutto vorrei, tranne che essere riabilitato da coloro che mi hanno ucciso».  «Tutto vorrei, tranne che essere riabilitato da coloro che mi hanno ucciso».


Episodio tratto dal libro di Francesco Cossiga «La passione e la politica», Rizzoli 2000,  sintesi: Bettino Craxi incontrò l’ex presidente Cossiga dieci giorni prima di morire, il 29 dicembre 1999. Craxi quel giorno è su una sedia rotelle e non beve, non mangia non fuma, anzi, dice sempre di non fumare anche alla ragazza che gli porta le medicine: ti fa male, le dice. Cerca di alzarsi, ma ogni volta si riaccascia. Lui e Cossiga parlano delle cose più varie: Adriano Celentano, il sedere di Claudia Mori, Massimo D’Alema: «Spregiudicato», dice Bettino di quest’ultimo, «ma più fragile di quel che appare». Racconta che D’Alema gli aveva mandato un biglietto d’auguri ma che non lo aveva firmato. Poi regala a Cossiga alcune cose: litografie dei fratelli Lumière comprate a un mercato parigino, altre litografie con la preghiera di Maometto (compresa una che aveva regalato anche al Papa). Craxi, durante il congedo, ha il tipico modo spiccio che hanno le persone timide nell’accomiatarsi; prima che Cossiga sia uscito dalla villa, lo fa richiamare; si chiudono in una stanza, si abbracciano. Craxi ha le lacrime agli occhi: «Tu sai che è l’ultima volta che ci vediamo, vero? Volevo salutarti da solo».

Ultimi timbri sul passaporto di Craxi: Roma-Tunisi il 5 maggio 1994, Tunisi-Parigi l’8 maggio, Parigi-Tunisi il 16 maggio, poi non ha più lasciato la Tunisia.

Vittorio «Bobo» Craxi nel suo libro «Route El Fawara: Hammamet»: «Arrivammo all’aeroporto di Orly (Parigi) all’ora di pranzo, Mitterand gli telefonò in albergo e lo ricevette poco dopo. Quando ritornò era sereno e sorridente, Mitterand gli aveva fatto un discorso da spocialista e da amico: “Se ritieni opportuno avere una protezione io sono in grado di offrirtela”. Mio padre era soddisfatto, aveva avuto da Mitterand esattamente quel che s’aspettava… Però la sera stessa apprendemmo dal telegiornale francese che si era appena suicidato Pierre Bérégovoy, ex primo ministro di Mitterand e suo uomo di fiducia, per una vicenda di tangenti… annunciava anche in Francia una sorta di Mani pulite».

Dallo stesso libro: «Ho dato soldi ai palestinesi e ai sandinisti, ai socialisti spagnoli e portoghesi, ho aiutato le forze democratiche dell’Est che si ribellavano ai sovietici e quelle cilene che resistevano a Pinochet. Ho dato soldi anche a Pannella, e me lo ricordo Marco, quel giorno alla Camere mentre parlavo chiamando tutti i partiti in causa. Salì le scalette dell’emiciclo fin sotto il banco da dove parlavo, e gli leggevo negli occhi il timore che dicessi: sì, ho dato soldi pure ai Radicali. Evidentemente, anche Marco non mi conosce bene».
Ancora: «Una sera mio padre fu raggiunto da una telefonata a casa, quindi si spostò in un altro luogo dove poter comunicare più tranquillamente e senza venir registrato, io lo accompagnai. Ripreso il contatto telefonico, Berlusconi gli comunicò che era sua intenzione portare Antonio Di Pietro ad un ministero o alla direzione generale dei servizi segreti. “Tu che ne pensi?”, domandò Berlusconi. “Penso che sei diventato matto”, rispose mio padre chiudendo lì la conversazione politica, “sì, sto bene, non proccuparti per me ma non chiedermi che cosa ne penso”. Una telefonata breve».

Stesso libro: «Eravamo sul divano di casa nostra ad Hammamet per seguire lo scrutinio delle elezioni europee, e scoprivamo che dal 20 per cento di due mesi prima Berlusconi e Forza Italia erano passati al 30. Papà, incredulo e divertito, esclamava: “Io ho sbagliato tutto nella vita. Ho lavorato trent’anni in un partito, e ogni volta che guadagnavamo lo 0,5 facevamo i salti di gioia, brindisi e gran sventolio di bandiere. Questo, invece… è un altro mondo». Dichiarazione di Franco Zeffirelli del 25 luglio 1993: «Uno così, in altri tempi, sarebbe stato impiccato». Dichiarazione alla Camera di Luigi Rossi, deputato Lega Nord, il 29 aprile 1993: «Onorevole Craxi, ai tempi di Robespierre lei sarebbe già stato ghigliottinato».

Incipit di un corsivo di Filippo Facci su Libero del 19 gennaio 2009: «Oggi è il decennale della morte di Benedetto Craxi detto Bettino, uomo politico italiano, latitante secondo gli uffici giudiziari della Penisola, rifugiato politico secondo il governo tunisino che l’ospitava, maggior modernizzatore del Dopoguerra a margine dell’unico reale dibattito in corso in questi giorni (come tanti servi di procura non hanno ancora capito) e personaggio che risorgendo dalla tomba, col piede sano, avrebbe probabilmente preso a calci nel culo la maggioranza dei pellegrini di Hammamet che adesso lo riveriscono e che per tutti gli anni Novanta lo lasciarono morire, ignorandolo».

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49 Comments

  1. Filippo, due domande al volo,

    mi pare che Craxi definisse Tangentopoli un’idea di Andreotti, è vero? una vendetta per la sua mancata elezione a presidente della repubblica?

    E poi, è vero che con i suoi fondi neri il PSI finanziava Arafat? Non lo ammise anche Craxi, oltre che Maurizio Raggio?

  2. O anche:
    Friends, Romans, countrymen, lend me your ears;
    I come to bury Caesar, not to praise him.
    The evil that men do lives after them;
    The good is oft interred with their bones;
    So let it be with Caesar. The noble Brutus
    Hath told you Caesar was ambitious:
    If it were so, it was a grievous fault,
    And grievously hath Caesar answer’d it.
    Here, under leave of Brutus and the rest –
    For Brutus is an honourable man;
    So are they all, all honourable men –
    Come I to speak in Caesar’s funeral.
    He was my friend, faithful and just to me:
    But Brutus says he was ambitious;
    And Brutus is an honourable man.
    He hath brought many captives home to Rome
    Whose ransoms did the general coffers fill:
    Did this in Caesar seem ambitious?
    When that the poor have cried, Caesar hath wept:
    Ambition should be made of sterner stuff:
    Yet Brutus says he was ambitious;
    And Brutus is an honourable man.
    You all did see that on the Lupercal
    I thrice presented him a kingly crown,
    Which he did thrice refuse: was this ambition?
    Yet Brutus says he was ambitious;
    And, sure, he is an honourable man.
    I speak not to disprove what Brutus spoke,
    But here I am to speak what I do know.
    You all did love him once, not without cause:
    What cause withholds you then, to mourn for him?
    O judgment! thou art fled to brutish beasts,
    And men have lost their reason. Bear with me;
    My heart is in the coffin there with Caesar,
    And I must pause till it come back to me.

  3. Filippo, sei in grado di spiegare perché Craxi, al quale non mancavano le risorse e se gli mncvano aveva amici cpienti, non abbia voluto farsi curare in un paese diverso da Itlia e Tunisia?

    È un dettaglio che chi la mena con “l’hanno lasciato morire” sorvola sempre, sai spiegare perché?

    P.s Citarti in terza persona non è elegante, sono dettagli, ma hanno la loro importanza, tanto più che il tuo pensiero su Craxi è notissimo, l’ho citato persino io ;)

  4. Jonkind, la risposta è di sopra, terz’ultimo blocco.

    Arafat in particolare offrì a Craxi il passaporto palestinese e una residenza a Gaza. Quando venne a visitare la tomba, si mise sull’attenti e fece il saluto militare.

  5. Mazzetta, a parte che la situazione precipitò abbastanza in fretta – e Craxi temeva di fare uno sgarbo al presidente della Tunisia, curandosi altrove se non strettamente necessario – la situazione fu anche considerata, ma non era per niente semplice: Craxi avrebbe comunque rischiato l’arresto (o la creazione di imbarazzi) in qualsiasi altro paese dotato di strutture e medici decenti.

  6. Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro

  7. Ecco Filippo, quindi questo rende esplicito ed evidente che la Tunisia era l’unico paese disposto ad ospitarlo, perché se nessun ” altro paese dotato di strutture e medici decenti” gli garantiva l’immunità, nemmeno provvisoria per curarsi, vuol dire che l’idea di Craxi come vittima non è passata nemmeno di striscio nella mente dei leader di questi paesi.

    Che quei paesi poi siano sovrapponibili a quelli che chiamiamo democrazie e/o paesi sviluppati, non mi pare un dettaglio

    Così come non mi pare un dettaglio che ad ospitare Craxi sia stato un governo dittatoriale e nemmeno è un dettaglio che quella ditttura goda di una straordinaria benevolenza presso i media italiani, eppure siamo pieni di tunisini, che non sono venuti a piantare l’Islam, ma a cercar respiro e speranza di una vita diversa, questi sì che sono esuli politici…

    E che dire del partito socialista tunisino, che vince le elezioni con il 99% dei voti, che Craxi per riconoscenza non ha mai criticato, ma che non ha mai criticato nemmeno prima dell’esilio, quando era leader senza macchia e tanta arroganza?

    Dov’era tutta l’ipocrisia retorica sulla libertà e sui diritti?
    Dov’è finita la statura morale del leader che si sta cercando di contrabbandare?

    E Craxi aveva timore di offendere Ben Alì a farsi curare altrove?
    E Don Verzè non poteva spedire i suoi chirurghi e primari al suo capezzale?

    E Berlusconi è quindi un vigliacco a prendere e ad aver preso le distanze dal poverino?

    E Berlusconi (con le sue palle sulla libertà) che con Ben Alì (e non solo) va d’accordissimo come lo vedi?

    Capisci che sembra il classico caso nel quale più la si rigira, più puzza?

    Secondo me questa cosa di Craxi da rivalutare non riesci a farla passare nemmeno a quelli che si bevono il fantasy di Feltri.
    Evidentemente qualcuno deve aver considerato che ne valga la pena, pur di non parlare di cose serie, ma è possibile che nessuno abbia pensato ai fascioleghisti che hanno ballato per anni sul cadavere di Craxi come su un trofeo di caccia?

    Quelli s’incazzano…

  8. Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro, Ladro

  9. Ricordo dalla serie di Alle 8 della Sera (Radio 2) di Claudio Martelli che Mitterand aveva offerto la sua protezione a Craxi, ma aveva messo in chiaro che la sua garanzia era valida solo fino a quando Mitterand stesso fosse stato al potere.

  10. Secondo te, Filippo, la Tunisia è una democrazia?

    Se scorri la stori della tTunisia dal dopoguerra vedi quella di un partio unico, con un leader al comndo dai ’50 ai ’90, deposto “per senilità” dall’attuale leader che ha vinto le elezioni con il 99% dei voti

    Non esiste la libertà di stampa e mancano molti altri optional comuni alle democrazie, c’è la censura di internet e per travestirsi hanno concesso (dal 2002) un quarto dei seggi alle opposizioni per legge, ma solo agli oppositori approvati dal governo, in cambio Ben Alì ha cambiato la costituzione per poter regnare fino alla morte formalmente in regola

    Dopo la “svolta democratica, Ben Alì ha preso il 89,62 % alle elezioni del 2009

    Se non è una ditttura, cosè?

    Comunque lieto che sul resto sopra tu sia d’accordo o che non trrovi niente da eccepire, si può quindi dire che il giudizio negativo su Craxi era condiviso anche dalla comunità internazionale (eufemismo) senza che nessuno abbia da ridire

  11. Mazzetta, certo che sei forte. Secondo te, Facci dovrebbe darti ragione? Se mai dovesse farlo, subito dopo, dovrebbe seriamente cominciare a lavorare! Nel senso che non troverebbe più spazio in nessun altro giornale, stop.

  12. “Craxi avrebbe comunque rischiato l’arresto in qualsiasi altro paese dotato di strutture e medici decenti.”

    Suvvia, ci riuscì Provenzano a farsi operare a Marsiglia, con il conto pagato dalla Asl… e Craxi no? Non ci credo.

  13. E Schifani, ieri: “Craxi ha pagato per tutti”.
    NON HA PAGATO NULLA!
    O, meglio, è morto, ma quello càpita.
    Anche io voglio latitare in una villa di lusso!
    Anche io vorrei un amico che mi cancella i reati commessi…
    Se fosse ancora vivo non avrebbe pagato nulla….

  14. sul fatto che Craxi avrebbe preso a calci coloro i quali sono andati sulla tomba per l’ipocrita messinscena sono d’accordo…

    Pensa FF, l’ha detto pure Travaglio a passaparola !!

    Solo che la memoria qui in Italia non esiste… basta pensare a cicchitto & c …cosa pensavano di Craxi all’epoca…

    La cosa strana è che Berlusconi, di solito così invadente in ogni occasione, in questo caso è rimasto ai margini…

  15. ancora a discutere con Filippino
    che messo alle strette
    NON RISPONDE MAI!!!!

    poverini….

    craxi e filippo ve li meritate

    I SASSI CI VOGLIONO

  16. Mi sembra che il Facci la risposta ve l’ abbia già data. Non è stato lui stesso ad affermare che il periodo migliore della sua vita è stato quando rubava? Ci vorrebbe un premio alla coerenza, o quanto meno un epitaffio:
    ” Qui giace Facci Filippo, in vita rubò, appoggio un gran ladrone, e neanche in vecchiaia se ne pentì. Esempio per tutti coloro che si prostrarono, si prostrano, e si prosteranno al poptere costituito.”

  17. Una domanda Sig. Facci.
    Chi può aver messo un bossolo di proiettele in casa di Luca Iosi nell’anno 1993 dopo una visita notturna?”L’Infedele” ogni tanto è interessante..

  18. mi immagino sFaccimm’ che canta Slave to the bone sul riff di bad to the bone di george Thorogood:
    Slave to the bone
    Slave to the bone
    S-S-S-S-Slave to the bone
    S-S-S-S-Slave
    S-S-S-S-Slave
    Slave to the bone

    … il pezzo S-S-S-S-Slave sarebbe un pò difficile, ma sFaccimm’ ce la farebbe. Vero che ce la faresti a farlo sFaccimm’? ce la faresti alla grande!!! hah!

  19. E’ buffo come i destrorsi italiani considerino i governi dei paesi islamici a volte “dittature” a volte “democrazie”, a seconda di come faccia loro comodo. La Tunisia non è una dittatura, ma come non è una dittatura l’Egitto. Non è una dittatura nel senso che ci sono le elezioni, ma siccome alle elezioni si può presentare solo un partito, più qualche altro candidato di facciata, ecco che, secondo me, cominciano ad assomigliare molto a un regime. Poi, Facci dovrebbe indagare su come il Presidente Ben Alì è salito al potere.
    Quando scopriremo che a noi serve fortissimamente più fosforo, allora Ben Alì diventerà un dittatore anche per Facci e i suoi.
    Intanto, il sistema giudiziario lo stanno adeguando.

  20. Facci è un pò come Belen Rodriguez. Ha sempre bisogno del maschio Alfa accanto. Una volta era Craxi, adesso è Berlusconi. Si accettano scommesse su chi sarà il prossimo

  21. A me sfugge il significato dell’episodio dei pugni in faccia ai tizi in motorino.

    Più che meni più che c’hai ragione?

    Mai visto uno aver così tanto ragione come Tyson negli anni ’80.

    La spiegaziona alternativa potrebbe venire dalle parole di Feccia, quelle sulla necessità del maschio Alfa. E quale maschio è più Alfa di quello che mena?

    Chissà che delusione, Berlusconi, che si è preso in testa un intero retrobottega di rigattiere: treppiedi, souvenir del duomo ecc

  22. caro filippo non poteva essere l’autunno 1994 il periodo dei pugni in faccia,bettino era ad hammamet

  23. Fosse rimasto nelle patrie galere sarebbe stato curato a dovere.
    Ricordiamocelo: era e resta un ladro, che poi lo fossero (molto probabilmente) buona parte degli odierni pellegrini è un altro discorso.
    E no, chi crea un debito pubblico osceno non è un grande innovatore.
    E no, non penso proprio “povero Bettino” visto quello che stiamo ancora pagando.

    Proprio non caspisco Facci: la sua posizione è “ma sì, rubacchiava un po’?”

    Saluti

  24. Ciao Filippo,
    quando un giorno scrivesti, sul Giornale, la frase: “e in quel momento non c’è altro luogo al mondo dove valga la pena di essere”, da craxiano, ti invidiai un pò! ma dato che l’invidia è il mio ultimo sentimento da subito immaginai di vivere quel momento; e non c’era altro luogo al mondo dove valeva la pena immaginare di essere….

  25. Tosto arrivare a scrivere per uno statista innocente :)
    “Craxi avrebbe comunque rischiato l’arresto (o la creazione di imbarazzi) in qualsiasi altro paese dotato di strutture e medici decenti.”

    Quindi caro Filippo… quando ti pulisci le orecchie, passando il fazzoletto da un orecchio all’altro, trovi qualcosa nel mezzo?

    R.

  26. ripropongo:
    la prima donna delle pulizie di casa mia era la migliore…ma rubava, un pò alla volta, l’argenteria…
    che faccio ?
    la riabilito ?

  27. il pargone non regge Balthazar, nemmeno Filippo è riuscito a dire che Bettino fosse il migliore, dovresti pensarne una un po’ peggiore, che oltre a rubare organizzasse anche feste gitane (con i gitani) in casa tua e che alle tue obiezioni rispondesse prima che erano stati altri e poi che così fan tutte

    chissà com’è quando sono i criminali comuni a sollevare scuse pietose del genere quelli di destra impazziscono e i giudici calano l’aggravante, mentre quando sono i cari leader a offrire questi spettacoli pietosi, anche i peggiori forcaioli s’accodano

    dev’essere proprio un problema culturale, l’ottuso schierrsi a prescindere una volta si fondava sull’adesione a un’ideologia, ora sembra fondarsi di più sull’arroganza dell’ignorante, del tifoso, del fedele animato da inquietanti pastori

  28. Rapporto Debito/PIL nel 1983: 68,9%

    Rapporto Debito/PIL nel 1987 (dopo la cura modernizzatrice di Craxi): 88,5% (+20% in quattro anni)

    Rapporto Debito/PIL nel 1992: 105,2%

    Anno in cui l’Italia riuscirà a portare il rapporto Debito/PIL a valori accettabili: non disponibile.

  29. Ma che è questa schifezza? Ancora oggi, quanta parte del mio stipendio va nel ripagare il ‘risanamento’ del ‘grande statista’? Uno che con il 15% dei voti teneva in ostaggio il parlamento, e per cui la democrazia è esigere una mazzetta per ogni prestazione da parte dello stato? Craxi non ha pagato per tutti, semmai ci sono altri che non hanno pagato abbastanza e sono ancora in circolazione. Ma che è quest’agiografia in stile ‘anche attila era un brav’uomo, gli piacevano i cavalli e ha fatto tanta bene a tanta gente, e poi spargere il sale sui campi a quell’epoca lo facevano tutti?’
    Diosanto, un po’ di serietà e senso della storia, qui c’è anche gente che all’epoca c’era e non si è formata solo ai tg di retequattro.

  30. che ci vuoi fare Milanese, son tempi così, ci sono persino quelli che dicono che sono fessi sia quelli che lo vorrebbero riabilitare che quelli, come me e te, che proprio non ne vogliono sentir parlare

    dev’essere la famosa crisi della classe parlante che si annunciava già qualche anno fa…

  31. Tagliata un’altra volta? E io reitero. Divertente vedere con quanta fatica ci si premuri di cancellare.

    Craxiana.

    Il periodo di riferimento

    Craxi ascese alla guida del Partito Socialista nel luglio del 1976. Erano state appena celebrate le elezioni politiche del giugno 1976, che avevano visto una forte avanzata del PCI e una sostanziale tenuta del PSI, che raccolse il 9,6% dei voti. La legislatura iniziata nel 1976 si concluse nel 1979 e fu caratterizzata dai cosidetti governi delle larghe intese, governi monocolore democristiani sostenuti dall’astensione o dal voto favorevole del PCI e degli alleati tradizionali della DC. Durante quel periodo l’influenza di Craxi fu relativamente limitata, dato che l’ampio scheramento parlamentare a sostegno del governo limitava il potere di contrattazione del PSI.

    L’influenza di Craxi diviene molto maggiore a partire dalle elezioni politiche del 1979. Ad esse fece seguito il ritorno del PCI all’opposizione e la costituzione dei governi cosidetti ”di pentapartito” , imperniati sull’alleanza DC-PSI con l’aggiunta più o meno organica di PSDI, PRI, PLI. Tale fase durò fino alle elezioni del 1992 e durante questo periodo vennero celebrate elezioni politiche nel 1983 e nel 1987. In tutto il periodo la composizione numerica del parlamento fu tale che i voti del PSI risultarono sempre determinanti, ossia non era possibile per gli altri 4 partiti del pentapartito formare un governo senza il PSI. Questo diede a Craxi un enorme potere negoziale, che egli usò per ottenere posizioni influenti di governo e sottogoverno. Il picco di tale influenza fu raggiunto nella legislatura 1983-1987, quando Craxi ottenne la poltrona di primo ministro. Con le elezioni del 1987 il PSI raggiunse il massimo storico dei voti, con il 14,27%. La fine della influenza politica di Craxi inizia con le elezioni del 1992. Il PSI ottenne un rispettabile 13,62% ma il crollo della DC e l’affermazione della Lega Nord resero difficoltosa la riproposizione del pentapartito. Le difficoltà del bilancio pubblico, l’incalzare delle azioni giudiziare e i referendum del 1993 (in particolare quelli sulle leggi elettorali) fecero il resto.

    Considereremo quindi l’andamento dei principali aggregati di finanza pubblica nel periodo 1980-1992, durante il quale Craxi giocò un ruolo importante nella determinazione della politica economica, con particolare attenzione al quadriennio 1983-1987.

    La finanza pubblica prima di Craxi

    In diversi aspetti, l’Italia giunse al 1980 già esausta. Il lungo periodo di crescita del dopoguerra si era essenzialmente bloccato all’inizio degli anni ’70. A fronte della riduzione nei tassi di crescita del reddito, però, le classi dirigenti dell’epoca non riuscirono, o non vollero, bloccare la crescita della spesa pubblica. La pressione fiscale rimase relativamente bassa e stazionaria fino al 1976 e crebbe leggermente durante il periodo della ”solidarietà nazionale”, ma rimase comunque sempre ben al di sotto della spesa primaria. L’aumento della spesa pubblica venne quindi finanziato con debito. L’Italia iniziò il suo cammino verso un sempre più alto indebitamento pubblico, giungendo al 1980 con un rapporto debito/PIL pari al 56,9%.

    Il paese si trovò particolarmente esposto alla recessione mondiale dell’inizio degli anni ’80, periodo caratterizzato da alti tassi d’interesse. Dato il livello del debito, il pagamento degli interessi iniziò a essere una parte sempre più rilevante del bilancio pubblico, nel 1980 tale componente di spesa risultò pari al 5,6% del PIL. È in questo scenario che inizia l’era Craxi.

    Visto il livello raggiunto dal debito pubblico alla fine degli anni ’70 l’aumento dei tassi di interesse rischiava di innescare una spirale esplosiva. Maggiore spesa per interessi causava maggiore debito, che a sua volta provocava maggiore spesa per interessi etc. Per contrastare tale dinamica era quindi necessario iniziare ad avere avanzi primari di bilancio, ossia entrate tributarie superiori alla spesa al netto di interessi. Tali avanzi dovevano essere utilizzati per pagare la maggiore spesa per interessi, stabilizzando il rapporto debito/PIL e iniziando un percorso di rientro. Non stiamo qui parlando di scelte politiche, ma di mera compatibilità finanziaria. Né gli stati né gli individui possono infatti continuare a lungo a spendere più di quello che guadagnano. Le scelte politiche dovevano invece riguardare il modo in cui raggiungere l’equilibrio di bilancio, ossia mediante quale combinazione di tagli delle varie voci di spesa e aumenti delle varie entrate.

    Questo non fu quello che successe. Negli anni ’80 i governi italiani imboccarono senza esitazione la via dell’irresponsabilità, abdicando completamente ai loro doveri nei confronti dei governati. In una decade il rapporto debito/PIL crebbe fino a superare il 100%. Totalmente incapaci di ridurre la spesa, i governi ad influenza craxiana fecero aumentare in forma brutale anche la pressione tributaria. Ma vediamo più nel dettaglio l’andamento dei principali aggregati di finanza pubblica.

    La spesa pubblica nell’era Craxi

    Durante l’era Craxi la spesa primaria continuò ad aumentare, passando dal 36,9% nel 1980 al 41,7% del 1983, restando poi intorno al 42-43% fino al 1992 (dati Istat, si veda il prospetto 1). Questi numeri però vanno valutati anche in riferimento all’andamento del ciclo economico. Il periodo 1980-1983 fu infatti caratterizato a livello internazionale da una recessione che colpì duramente anche l’Italia. Per dato tasso di crescita della spesa è logico che il rapporto spesa/PIL cresca quando il PIL si riduce (come nel 1980) o cresce poco. Incidentalmente, l’espansione della spesa durante quel periodo, la classica ricetta ”keynesiana” per le recessioni, non sembra aver sortito grossi effetti sulla crescita.

    Quando Craxi prende le redini del governo, nel 1983, ha la fortuna di trovarsi di fronte a un mutamento favorevole del ciclo internazionale. La crescita, anemica fino a quel momento, inizia a divenire robusta più o meno in tutti i paesi sviluppati. Era quello quindi il momento di iniziare il rientro dagli eccessi di spesa. Craxi e il suo governo non fecero nulla di tutto questo. Al contrario, essi accelerarono la dinamica della spesa in corrispondenza della più vivace dinamica del reddito, mantenendo invariato il rapporto spesa primaria/PIL.

    Nel frattempo cresceva la spesa per interessi, indotta dai sempri più alti livelli di debito. Come conseguenza, il rapporto tra spesa totale e PIL crebbe di circa 10 punti tra il 1980 e il 1987, anno in cui Craxi cessa di essere primo ministro, collocandosi al di sopra del 50% del PIL.

    Questi sviluppi ebbero effetti di lungo corso per l’economia italiana, effetti che paghiamo duramente ancora oggi. La spesa primaria in rapporto al PIL è rimasta grosso modo ai livelli a cui la portò Craxi; la flessione del periodo 1994-2000 viene in seguito “recuperata” proprio dagli eredi politici di Craxi. Gli anni di Craxi furono quindi il momento cruciale di consolidamento del potere della casta sull’economia. Fasce sempre più larghe della popolazione divennero dipendenti dalla politica per il proprio reddito e il proprio benessere. I politici espansero così in modo sostanziale il proprio potere che è oggi molto maggiore di quanto fosse alla fine degli anni ’70, quanto Bettino Craxi iniziò a “cambiare” l’Italia.

    La pressione fiscale nell’era Craxi

    Incapaci di controllare la spesa primaria, e con una spesa per interessi in costante crescita, i governi degli anni ’80 decisero di alzare in modo drammatico la pressione fiscale. Nel periodo 1980-1992 l’aumento fu di più di 10 punti di PIL, passando dal 31,4% al 41,9% (si veda il prospetto 5). Buona parte dell’aumento fu dovuto all’incremento delle imposte dirette, favorito dalla struttura progressiva dell’imposizione e dagli alti tassi di inflazione. Gli effetti di disincentivo al lavoro e alla produzione di mercato sono ovvi.

    Il selvaggio aumento della tassazione portò infine a un raggiungimento di un avanzo primario. Il saldo primario fu pari a zero nel 1991 e divenne positivo nel 1992 (prospetto 1). Ma a quel punto il debito era diventato così alto che comunque la spesa per interessi portava il bilancio in disavanzo.

    Il debito pubblico nell’era Craxi

    Come già osservato, durante l’era Craxi la spesa (persino la sola spesa primaria) restò costantemente al di sopra delle entrate. Questo provocò un’esplosione del debito pubblico. Il rapporto debito/PIL, pari al 56,9% nel 1980, balzò al 68,9% nel 1983. In questi anni Bettino Craxi acquista rapidamente potere: un processo che si corona nei 4 anni successivi in cui fu primo ministro. Durante quei 4 anni il rapporto debito/PIL crebbe di ben 20 punti percentuali, giungendo nel 1987 al 88,5%. Come si ottenne tale incremento è presto detto. Il disavanzo di bilancio durante il periodo 1980-1992 fu in media pari al 10,8% del PIL, un livello assolutamente scandaloso. La media degli anni 1984-1987, quando Craxi fu primo ministro, fu ancor più scandalosa: 11,4%. È difficile oggi credere che si potesse essere tanto irresponsabili.

    Dato il buon tasso di crescita del PIL durante il periodo, la responsabilità di questo disastroso aumento è tutta e interamente politica ed è da addebitare a Craxi in primo luogo. Avendo sperperato le proprie risorse nei periodi delle vacche grasse, il bilancio pubblico subì un altro duro colpo con la recessione dell’inizio degli anni ’90. Anche se a quel punto il bilancio era vicino all’avanzo primario, il debito era ormai alimentato dalla spesa per interessi, che giunse a superare il 10% del PIL. Il rapporto debito/PIL raggiunse il 105,2% nel 1992, il 115,6% nel 1993 e il 121,8 nel 1994. È solo a partire da quell’anno che la situazione si stabilizza, in parte grazie a un aumento della pressione tributaria ma soprattutto grazie alla riduzione internazionale dei tassi d’interessi e all’agganciamento dell’Italia all’area dell’euro.

    E questa è la situazione in cui siamo oggi. Il bilancio pubblico resta straordinariamente fragile. Dato l’enorme livello di debito accumulato, un incremento dei tassi d’interesse (che al momento sono a livelli storicamente molto bassi) rischia di produrre disastri per l’economia italiana.

    Conclusione

    L’influenza di Craxi, che ci fu, non va peraltro esagerata. Le sue politiche demenziali e irresponsabili furono possibili solo grazie alla complicità dell’intera classe dirigente dell’epoca. Essa abdicò completamente alle proprie responsabilità mettendo l’Italia su un sentiero di insolvenza: non c’era solo Craxi, c’erano de Mita e Forlani, Andreotti e Formica, De Michelis e Merloni ed Altissimo e Longo … e la CGIL-CISL-UIL. Alla fine del periodo comparve anche Giulio Tremonti.

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