The Classifica 31. L’hip-hop ha rotto le palle e non spiace dirlo

L’estate è finita, ma la hit parade italiana resta quella estiva, chiusa per ferie, rigida come una serranda abbassata. Tra poco tornerà ad animarsi come la vita politica e quella culturale del Paese – non vediamo l’ora. Ma ora, così come non si può veramente vivere dell’apertura di Fini a Veltroni né su Alba Parietti di nuovo nuda, analogamente non si può realmente elucubrare sul ritorno dei Coldplay al n.3 davanti a Jovanotti, alle spalle della ormai monumentale Giusy Ferreri e del MiticoLiga, nè sul ritorno della raccolta di Gianna Nannini in top 10 – dal n.15 al 9, ma vattelapesca se me lo spiego, è uscita 41 settimane fa. Forse qualcuno era in astinenza per la mancata programmazione dello spot con Meravigliosa creatura. Poi, guardatemi negli occhi: vi interessa sapere che Giovanni Allevi è da 100 settimane nella top 100? Nella quale ha ben 4 album? A me sembra una di quelle cose tipo l’elezione e poi rielezione e poi rielezione di Gabriella Carlucci alla Camera dei Deputati. Nietzsche medesimo diceva che se guardi nell’abisso, Gabriella Carlucci guarda in te. Quindi, mettiamo la testa fuori e partiamo per una bella invettiva a fondo perduto. Ovvero: sono l’unico che pensa che l’hip-hop mandi un odore curioso? O sono solo l’unico a scriverlo?

Partiamo dal fatto che se uno si lamenta dell’imbolsimento delle charts italiane, non è che l’America sia una fucina di novità. Al n.1 nel cuore dell’Impero c’è T.I., ovvero Clifford Joseph Harris Jr, 28enne di Atlanta, 200mila download (veri) per il nuovo singolo Whatever you like. T.I. ha fatto tutte le puttanate che danno credibilità a un rapper americano: droga, carcere, sparatorie, un gruppo che nel nome contiene l’elogio della magnacceria come stile di vita, pezzi che non si prefiggono esattamente di essere pietre miliari (Do ya thang, Big shit poppin’) ed è comunque citato dal nostro ultimo fenomenino Marracash, che in Badabum cha cha spiega che se uno mette su i Coldplay, Marracash devasta tutto come a Pompei, laonde è meglio mettergli su T.I. La cosa buffa è che tra i due quello che vale di più è l’italiano, che è molto più originale e simpatico. Viceversa nel pezzo e nel video che tocca i cuori della meglio gioventù americana, T.I. è prevedibile esattamente come ogni big pimp dell’hip-hop: “Quello che vuoi te lo posso comprare, dì agli altri negri senza soldi di stare al loro posto, ho una casa da 5 milioni di dollari e una Bentley, la mia tipa può andare in ogni negozio e prendersi tutte le borse che vuole”.

Ora, il primo che mi dice che sono tutte componenti necessarie dello staile (ovvero, style con la ipsilon) e che se non mi va a genio è perché yo, non sono un fra, giuro che lo abbatto a testate. Ebbasta, su. E stessa sorte per chi conclude che essendo un genere gggiovane e da strada, se non ti va bene sei uncool – so fuck you man, get outta my face. Ed è proprio questo il punto: che l’hip-hop sia un genere giovane è big shit, cari i miei fra. Sono trent’anni che è in giro, e a essere generosi 15 anni che è morto, e se volete ancora credere a quella vecchia storia della “CNN del ghetto” siete più teneroni degli hippies di San Francisco. Dal punto di vista creativo è arrivato al capolinea da anni, e i più furbi sono quelli che guardano al pop, come Frankie Hi-Nrg e Caparezza. Del resto il primo a capire che il giochino rompe le palle anche a chi lo fa è stato Jovanotti che da tempo e si è messo (aaargh) a cantare. E se ci badate, due consumati buffonacci come Snoop Dogg e Kid Rock fanno lo stesso appena possono. Non c’è stato un punk a rigenerare l’hip-hop, che non a caso è frequentato da tipi mortiferi che si fanno immani seghe mentali sulla old school e la mid school, mioddio, ma è vita questa? E con buona pace di chi continua teneramente a crederlo antisistema, il grosso dell’hip-hop pensiero e dello staile sono coerenti con  i desiderata dell’establishment, e vanno a inscenare, più che la CNN del ghetto, il Grande Fratello dell’hinterland, la possibilità di avvicinarsi al centro della società dello spettacolo, in fondo la rappresentazione musicale dei famosi “operai che votano la Lega”, con la stessa retorica bossiana di pallottole e uccelli duri, che nasconde il sogno di mettere su il proprio piccolo impero coi “fra” della “crew” oppure avviare il figlio bamboccione alla carriera di europortaborse, e fargli ereditare il rezpekt e il malloppo.

(Visited 188 times, 1 visits today)

50 Comments

  1. sull’hip-hop che dire se non che hai ragione?
    aggiungerei solo che la situazione mi pare essere quella da te descritta da qualche anno a questa parte (ma ci saranno pregevoli eccezioni a me sfuggite di sicuro).

    per lasciare qui un’impronta indelebile dico infine che, dal mio ultimo e recente viaggio negli usa (dopo vent’anni di assenza), posso riportare che i neri mi sono sembrati nella stragrande maggioranza obesi. vent’anni fa lo erano soprattutto i bianchi.
    se si accetta, almeno nel sistema americano che l’obesità sia un sintomo di disagio sociale (ma, a mio avviso il modello è esportabile e quanto dico non vuole offendere nessuno), allora traggo alcune conclusioni, un tanto al chilo (bella, no?).
    non è cambiato niente in vent’anni, l’hip-hop non è sovversivo, non più almeno, e il disagio dei bianchi poveri (l’obesità), pure quel disagio, è passato ai neri.
    ah, l’obesità è una, tanto per…

  2. Ma che bel post fatto a posta per provocare eh?
    Io accetto tutto ma l’ignoranza no, mi spiace.

    Primo: “Hip Hop is what you live, Rap is what you do”. Come diceva Krs One. L’Hip Hop è cultura, il Rap lo fai ed è musica”.
    Quindi distinguiamo le due cose cari signori.
    Qui a quanto pare si parla di RAP e non di HIP HOP.

    Secondo: il RAP americano è anche impegnato, politico, conscious, da club, d’intrattenimento. Quindi NON è solo gangsta.

    Terzo: purtroppo, seguendo una statistica in ambito musicale, quindi GENERALE, vende più la musica (intendo dalle 140.000 copie in su) truce, ribelle, aggressiva, bastarda, cattiva, polemica, dark, gotica, urlata… e non quella soul/dance/pop tranne se il cantante o la cantante è figo/figa…insomma deve essere appettibile, far scattare l’ormone. Altrimenti deve essere maledetta.
    In Italia abbiamo molti esempi e al numero uno c’è Vasco.
    Non potete negare per quale motivo è l’unico cantante italiano che riempie gli stadi olimpici.
    Ok?
    Quindi il discorso non è solo del RAP.

    Quarto: In Italia il discorso assume una sfumatura ulteriore. E cioè: tutto ciò che di straniero riesce a vendere anche in Italia è usato come metro di paragone per il mercato della musica italiana.
    Quindi, se Eminem fa il botto in Italia è un caso isolato ma se poi fa il botto pure 50Cent, Wyclef Jean, Jay-Z and so on, il pinco pallino della casa discografica pensa: ca**o ma allora il RAP si vende anche in Italia!!!!!?????
    WOW adesso trovo il primo pischello che si atteggia uguale e faccio il botto pure io: vedi Mondo Marcio.
    Stesso modo di rappare, storia truce, atteggiamento cazzuto, malanoia e avanti così.

    Le altre etichette seguono la scia di bava. Tutto qui.

    L’HIP HOP ma soprattutto IL RAP in Italia esiste dal 1982.
    Molto prima che Jovanotti fiatasse.

    Ci sono più di 1.000 artisti attualmente attivi nella scena: a livello underground. Che vordì?
    Che nessun ca**o di giornale nazionale vi parlerà MAI di loro. Perchè nessuno c’ha i soldi per pagare la MAZZETTA alla stampa.
    E vi posso assicurare che non esiste solo Marracash e la sua Barona.

    C’è rap conscious, rap misto al reggae, rap in dialetto, rap alla flusso di coscenza, rap soul, e rap “vecchia scuola”.
    Solo che voi ascoltate solo quello che passa Deejay.
    O mi sbaglio?

    Svegliatevi e fate ricerca prima di sputare veleno a vanvera.

    P.S. In Italia c’è un solo magazine di settore che parla di RAP. E di rap italiano dentro ce n’è quante ne vuoi.
    Ed è pure gratis!
    http://www.basementmag.it

  3. Madeddu Respect!

    La cultura afroamericana, che pure ha avuto un risveglio fondamentale negli anni ’60 e ’70 è irrimediabilmente collassata sotto un modello consumista promulgato dall’hip hop che fa classifica per gli status simbol di cui si fregia (la triade hegeliana tope-auto-case).

    E’ semplicemente terrificante vedere un gruppo sociale capace di esprimere vette come la million men march infrangersi in mille clonati tentativi di individualismo spinto e su questa strada diventare innocuo, più che integrato.

    Per chi li ha seguiti, i Boondocks fanno il punto molto bene sulla questione, per tutti gli altri un siNpatico link via youtube (ahimè, in inglese :\)
    http://it.youtube.com/watch?v=sYggWJZZSw8

  4. Ecco, meno male, non sono l’unico che ha pensato ai Boondocks…
    Ascolta, Katsue Suka, prova a pensare per un attimo che il mondo non sia fatto di vecchi matusa pagati dal governo per denigrare i divertimenti dei supergiovani, e potremmo capirci.
    Ho ascoltato un sacco di rap, a tempo debito. Per il mio quindicesimo compleanno, nel secolo scorso, i miei amici fecero una colletta per comprarmi “Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black”. Perciò che ora mi si venga a difendere T.I. in nome del fatto che “il RAP americano è anche impegnato, politico” mi fa scompisciare.
    I generi controculturali crescono, sfondano nella cultura pop, le fanno un gran bene e poi esauriscono la loro carica innovativa. È così. È sempre stato così. Sempre sarà così.
    Hai ragione, Katsue Suka, a dire che al mondo ci sono un sacco di bravi rapper underground. Al mondo ci sono anche grandissimi bluesmen, se è per quello, e io li ascolto. Ma non per questo qualcuno si sogna di dire che, nel 2008, il blues è innovativo o rivoluzionario. Quella fase è finita. Amen. Fattene una ragione.

  5. 404:
    io in realtà non ci andrei giù così pesante: infatti spero di procurarmi al più presto il documentario speciale realizzato recentemente dalla CNN dal titolo Black In America, che molti afro-americani di un certo spessore hanno apprezzato, nella sua analisi obiettiva e onesta della situazione attuale.
    Quello che arriva qui della comunità black è solo 10% di quello che succede lì.

    Che poi se dovessimo parlare di degrado culturale di una comunità, dovremmo prima citare il nostro paese: gli italiani si sono dimenticati della loro storia millenaria, delle loro battaglie e anche di avere un onore…ma qui usciamo fuori tema.

  6. Masaccio:
    ma allora non ci siamo capiti.

    Il punto principale di tutto è che si parla a vanvera senza fare ricerca.

    Il RAP innovativo come dite voi c’è eccome, c’è anche quello, hai voglia! Ma siete voi che non fate ricerca, perchè vi sorbite solo quello che passa la radio. Solo quello mainstream.

    Il fatto è che non capite come funziona il sistema.
    Parlate di fenomeni culturali che sfondano nel pop e poi muoiono.

    NOOOOOOOOO
    Non sono morti, che cacchio, è il sistema che li spreme come limoni e quando ci ha cacciato abbastanza denaro per ingrassarsi e ormai ha fatto una testa tanta a tutti. Lo butta via, perchè la gente è stanca. L’hanno sfruttato talmente tanto che non esce più una goccia.

    Ma è proprio quello il momento “magico”.
    Quando il mainstream chiude le porte.
    Possono finalmente uscire gli artisti quelli veri.
    Che non si cag*va nessuno perchè “il suono del momento” era un altro. Ca**ate.
    Sono loro a dirti cos’è cool, capisci cosa voglio dire?

    I rapper ed i produttori che fanno innovazione sai dove sono adesso Masaccio? In Europa.
    Quelli americani che si distinguono trovano l’etichetta europea che li distribuisce o spesso accade che un beat-maker europeo venga notato da un artista statunitense perchè è avanti rispetto ai “colleghi” americani.

    I ragazzini afro-americani hanno abbandonato il jazz perchè il sistema non gli dice che è cool. Così ora i jazzisti più bravi al mondo sai dove sono? In Giappone e in Europa.

    Ti potrei fare un sacco di nomi, che a te non direbbero proprio niente, perchè non li conosci: uno intanto è Janeiro Jarel.

  7. 1) Grazie Luca, ho fatto un mash-up tra Giusy e Giovanni Lindo, non sarebbe male, :-)

    2) Katsue, stai parlando con uno che non accetta che tu gli dica che sono tra non meglio identificati “voi” che “ascoltano deejay”, che nel 1982 c’era e ha ottima memoria, che alla prima accusa di ignoranza ti risponde che non si becca dell’ignorante nè l’invito a “fare ricerca” da chi argomenta che Vasco è l’unico cantante italiano che riempie gli stadi: fai ricerca, prego :-). Ora come ora non ho tempo per ribattere punto per punto al tuo dissin’, perché ancorché generoso e appassionato, contiene troppe ma troppe osservazioni friabili come la precedente.
    Ma una cosa te la voglio dire: è evidente che esistono generini e sottogenerini, e personaggi misconosciuti ma meritevoli – ahò, ma questo accade in ogni arte e non solo nell’arte. Se però tu pensi che i giornalisti musicali parlino solo di chi arriva con una valigia piena di soldi, sbagli di grossissimo. A parte che i soldi per la mazzetta NON CI SONO (c’erano, mi dicono, prima che io iniziassi questo mestiere, haha, che sfiga!), e tranne due o tre dei quali non ti faccio il nome – ma posso mimarteli, vanno in tv molto spesso – nessuno di noi prende incentivi per parlare di un artista. Siamo una manica di deficienti con una fame di musica inarrivabile, e quando vediamo qualcuno che ci piace e che potrebbe piacere ci scaraventiamo su di lui e vogliamo essere i primi ad averlo scoperto (sì, siamo così stupidi).
    Inoltre, se l’hip-hop non sfonda ma rimane una specie di setta per fighi che “capiscono la scena”, non è solo colpa dei giornali musicali, ma è anche una scelta narcisa della “scena” medesima, che per il fatto di non arrivare a tutti si sente ancora più strafiga. Insomma chi arriva all’esecrata deejay o chi per lei è ovviamente un buffone che si è venduto, no? Molto elitario, molto cool.
    Per contro, dì la verità, vorresti realmente sentire i tuoi artisti preferiti a Sanremo e poi usati nella pubblicità o nei film dei Muccini?

  8. Katsue, io ho cercato di invitarti a pensare che magari al mondo c’è qualcun altro, oltre a te, che non “si sorbisce solo quello che passa la radio”. Evidentemente non ti riesce. Mi verrebbe voglia di risponderti “Ma io lo so chi è Mark Lanegan, arrogante bottegaio indegno della roba che vendi qui dentro, alternativo dei miei coglioni che quando io ascoltavo i Dead Kennedys tu nemmeno ti facevi le pippe”, ma forse non capiresti la citazione, perché “non fai ricerca”…

    Davvero, lasciamo da parte lo sboronaggine e proviamo a parlare alla pari. Tu giustamente dici che il rap è statp “sfruttato talmente tanto che non esce più una goccia”. Esatto. Fermiamoci qui. Questo è quello che succede.

    Poi tu puoi pure considerare “magico”, il momento in cui “il mainstream chiude le porte”, ma ormai quelle porte sono chiuse, quel genere ha dato quello che doveva dare e resterà chiuso ai cultori del genere.
    Ti ho fatto l’esempio del blues, potrei parlarti anche del metal: fidati, il mondo è pieno di gruppi metal nel proprio campo originali e ricchi di idee. Ma si tratta di esercizi di stile confinati all’interno di un genere, che non apportano niente alla cultura popolare in senso lato. Il metal è morto, e ciò non significa che non si possa più fare buon metal. E, ahimè, anche il rap è morto. Ciò non significa che il mondo non possa essere pieno di gruppi rap che vale la pena sentire. Ma ciò che doveva essere dato era legato a un particolare periodo storico e musicale, ed è finito. Ripeto: fattene una ragione, è così.

  9. Ma allora la musica dei nigga è leghista? Fantastico. Questo spiega in un colpo solo perché la trovo noiosa, e perché non capisco come parlano – pota, yo, gnaro, bro!

  10. Madeddu

    Non sono i giornalisti che prendono la Mazzetta.
    Sono gli Editori che le prendono.
    E’ diverso.
    Parlo di Mazzette nel senso di “scambi” contrattuali.
    Non c’è liquidità di danaro che circola, si tratta di esclusive.
    Perchè gli Editori a loro volta lavorano per grossi gruppi, società per azioni, che possiedono altri giornali, Tv e stazioni televisive.
    Perciò se fai il contratto di esclusiva, l’artista si assicura una promozione massiccia. Ovunque. Sugli altri giornali del gruppo, sulla tv del gruppo, sulla radio del gruppo…. e la gente abbocca.
    Perchè pensa: ma se questo sta dappertutto allora vuol dire che vale veramente!
    Non è sempre così. Mi spiace.
    Dall’altra parte, l’artista/l’etichetta ha contratti di esclusiva e diventa una sorta di coccarda per il gruppo che tutto orgoglioso può dire: questo l’ho scoperto io, l’ho messo in copertina prima io, se non era per me…un pò alla Pippo Baudo talent scout.
    E l’artista non può dire niente, non può fare altro che ringraziare. Grazie, grazie. Ma certo. Se non fosse per voi. Vi ringrazio vi amo se non mi aveste passato il pezzo in radio…ecc.ecc. ecc.

    A proposito di radio: spesso i titolari si mettono daccordo con l’etichetta e con l’artista per comprare le edizioni di un dato brano.
    Che vuol dire? Che diventano detentori dei diritti Siae di quel brano. Quindi l’artista/etichetta cede i diritti di quel brano e perde il guadagno. Così la radio che trasmette quel brano 77 volte al giorno deve bagare i diritti Siae per quel brano al titolare della radio stessa. Tutto chiaro?
    Quindi se sentite 77 volte lo stesso brano in una radio, non è solo perchè piace tanto allo staff. Ma è perchè piace tanto al titolare ehehehehehehhe

    Quando uso il termine ignoranza, lo uso nella sua accezione di chi non conosce una determinata cosa.
    E mi scuso se è risultata offensiva.
    Ma un giornalista a maggior ragione non dovrebbe cadere in certe banalità spicciole. E quello che è stato scritto nel post, mi fa capire benissimo che non si conosce lo stato attuale delle cose, per quanto riguarda il RAP, sempre di RAP in Italia.

    Parli di scena narcisa, che non vuole arrivare a tutti perchè si sente strafiga????
    Ma chi è il tuo informatore?????
    Chi è???
    Ma è rimasto forse ai tempi della Rapadopa forse.
    (è un pezzo di Dj Gruff, lo esplicito per i maligni che pensano siano una parolaccia)
    Non è assolutamente così.
    Ci sono tanti artisti RAP italiani che darebbero un arto per avere la stessa visibilità di un Marra ma solo perchè non sono “maledetti” (anche se bravissimi) o non hanno un’etichetta alle spalle che sappia gestire certi rapporti complicati e troppo grandi per una realtà indipendente italiana, non arrivano al grande pubblico.
    Non hanno la chance.
    Ma fidati, ce ne sono di ragazzi che vorrebbero andare in mainstream in Italia. E magari se lo meriterebbero pure.

    Negli Stati Uniti e in Inghilterra le realtà indipendenti riescono a diventare persino più competitive delle major: vedi la Warp (Uk), la Stones Throw (Usa) e la Definitive Jux (Usa). Gente potente e con grandissimo talento. Assolutamente innovativi.
    In Italia sono proprio quei sistemi elitari che nomini tu a distruggere tutto.
    La casta della casta della casta.
    Sono come le bamboline russe, una dentro l’altra.
    Se sei fuori scordarti i sogni di gloria, se sei dentro, te li strangolano.

    P.S.
    Vasco: stadi olimpici…ho scritto stadi olimpici.
    Gli stadi stanno in tutte le città. Quelli olimpici contengono mooooolta più gente. che poi non stiamo a sindacare adesso sulle seggiole. Hai capito cosa intendevo dire nominando Vasco, no? Lui vende ancora, più di tutti. E non deve fare collaborazioni con nessuno. Non fa duetti. No. Lui vende da solo, milioni e milioni di copie. E ci ha campato una famiglia facendo musica.

    Ligabue invece (tanto per dirne uno) deve fare anche il regista e lo scrittore. perchè i dischi in italia non si vendono.

    Peace out!
    ;P

  11. Massaccio

    Io ho capito cosa vuoi dire ma se seguo il tuo ragionamento devo asserire anche che la letteratura è morta. l’arte è morta. la moda è morta. la televisione è morta. la stampa è morta. la blogosfera è morta. insomma…siamo tutti morti…

    Proprio una bella prospettiva… ;P

    Il bello è che il momento “magico” che dico è proprio quando si spengono le luci e si ritrova quella serenità creativa che ti permette sperimentare.
    Quando c’è il mainstream questo non è possibile.
    Perchè il mainestream vuole tutto cotto e mangiato.
    Veloce, subito, subito e ti brucia!

    Invece dietro le quinte il genere continua a fermentare, c’è chi ancora fa del buon metal, chi ancora scrive e sta sviluppando un nuovo stile, mentre tutti nel mondo pensano che la letteratura sia morta, che non possa dare nient’altro ormai…che come dice qualcuno, le note sono 7, ormai non si può più inventare niente…invece quello è lì che sviluppa il suo genio.
    Perchè dobbiamo farlo sentire uno zombie?

    Poi improvvisamente qualcuno nota quello che ha realizzato e dice: cacchio! questa è la nuova cosa! the next big thing! bisogna lanciarla bisogna diffonderla!
    E scoppia il fenomeno.
    Come credi che nascano altrimenti?
    Perchè quegli artisti hanno continuato a fare la loro cosa, crescendo e sviluppando il loro stile personale, la loro unicità…ma se si fossero arresi, solo perchè tutti dicevano che erano morti, non ne sarebbe venuto fuori niente.

    Io credo che l’arte sia una Fenice.
    E di questo me ne faccio una ragione, certo ma di vita.

  12. ommamma.
    che c’è? cosa ho sbagliato?

    -oh yeah, let’s dance honey…
    -sparisci sgorbio!

    oh yeah! yes…ya, yo…n’zomma.

  13. – Katsue, sei abbastanza lucido da sentire che il rumore “swish, swish” che si sente in sottofondo lo stai facendo tu, mentre avvinghiato a specchi perfettamente verticali mi cavilli sugli stadi “olimpici” (ché San Siro e il San Paolo sono due ripostigli?) e su Ligabue che si dedica ad altro perché ha problemi a vendere dischi (mentre Vasco, sai, vende occhiali perché ci crede fermamente). Chi è il TUO informatore, homie?

    Insomma, guarda che ora è, io non posso davvero risponderti su tutti i punti in cui mi lasci sgomento. Ma insisto: per quanto mi riguarda di possibilità ne vengono date pure troppe! E se XL o Rolling Stone trovassero qualcuno su cui puntare fiduciosi lo farebbero di corsa, per fottere l’altro e per ottenere “credibility” (gli editori lasciali fuori, mica trattano coi discografici, i veri soldi vengono da chi vende vestiti).

    Ma a parte questo: quando la scenetta italiana era al suo apogeo, parlo dei primi anni ’90, erano Deejay e gli altri ad essere costretti a rincorrere i 99 Posse e Frankie hi-nrg, così come succedeva con il grunge o la new wave (voglio dire, Deejay passava i Blind Melon e gli Stone Temple Pilots. Ed è stata – chiedo scusa per la brutta parola – 105, sì, 105 a lanciare Elio & le Storie Tese). Quindi stai sicuro che se un genere è vivo e scalciante, i “biechi blu” per dirla coi Beatles ci si tuffano a pesce, e i prodotti mainstream di un genere all’apogeo, dai Nirvana agli Articolo 31, dai Clash ai Coldplay, hanno uno spessore e la gente li trova oggettivamente irresistibili, cosa che non succede 1) per l’underground 2) per il prodotto costruito a tavolino: al di là delle vendite, che spessore e coraggio hanno, che so, Gemelli Diversi (tanto per restare in famiglia) e Keane?

    – Brizzina, non a caso il massimo artistico in Italia è stato toccato dal leggendario Peter Barcella con l’impareggiabile He l’è hoeu l’è hoeu (“…perché noter de Berghem de hota e de hura / a la furcheta ghe dis ‘ol pirù”).

  14. come qualcuno ti ha già detto sull’hiphop potrai anche avere ragione..ma da qualche anno a questa parte! purtroppo ogni anno sono sempre più gli anni che ci dividono dall’hiphop ‘conscious’, quello che ha formato molte delle sfaccettature di spyke lee per intenderci, quello che ha creato figure come i public enemy… o anche solo quel genere che faceva uscire dal getto i ragazzi neri negli anni 80…
    la sua spinta positiva costruttiva e ‘antisistema’ a quel tempo l’aveva eccome

  15. Io inviterei il sig. Katsue Suka a rivelarci, se non il nome, almeno dove cacchio lavora.
    Perchè i casi sono due:
    1) o lavora nell’industria discografica e le sa tutte meglio del mago forest (o era james tont?).
    2) o non lavora nell’industria discografica e allora è un quaqquaraqquà che parla perchè “lo pensa lui”.
    Lasciamogli per il momento il beneficio del dubbio però consentitemi di dire (A TITOLO DEL TUTTO PERSONALE, come al solito de gustibus…..ecc. ecc.) che il Rap fa cascare le palle dal secondo pezzo che fu inciso dopo Rapper’s Delight (anzi dal terzo va, anche The Message la salviamo).
    Ossequi.

  16. Mad, non hai menzionato l’altra grande minchiata della faida tra i rapper della East Coast e quelli della West Coast con tanto di morti ammazzati.
    Adesso Katsue ci verrà a dire cose tipo
    “anche nel metal nei primi anni ’70 un gruppo di headbanger di Birmingham uccise un axeman di Newcastle che secondo loro suonava troppp veloce”
    oppure
    “voi vi limitate alla superficie, al mainstream. Non ci sono stati solo omicidi eccellenti nel rap, anche tanti altri passati sottotraccia che meritano di essere ricordati e che non sono stati messi sui giornali perchè non c’erano i soldi da dare le mazzette a quelli della Cronaca Nera”.
    Ma ci faccia il piacere, katsua.

  17. Madeddu.

    Una cosa l’ho capita.
    Posso investire chilometri di parole per spiegarti che non sono l’ultima arrivata e che le cose che ho scritto le hanno viste i miei occhi arrossati per il lavoro fino a notte fonda.
    Ma non ci caccio niente. Perchè non vuoi capire.
    Ti appendi sul numero del seggiole pure?

    Non faccio swish swish te lo posso assicurare.
    Ci lotto tutti i giorni con queste cose qui.
    Tutti i santissimi giorni.

    Il rap non ti piace, stop. L’ho capito.
    Perciò non ci saranno parole capaci di farti vedere la cosa da un altro punto di vista.

    PS: ti prego…Gemelli Diversi non c’entrano proprio niente. Il primo disco ti dò ragione. Ma dal secondo in poi sono artisti POP, che cantano in rima. Come ce ne sono tanti.
    P.P.S.: infatti la Rapadopa è del ’93-’94 quegli anni lì. Sono cambiate molte cose da allora. E anche il mercato è cambiato. Ripeto, la pensiano in maniera opposta. Non riuscirei mai a farti cambiare idea.

    Nico:
    c’è ancora il Rap anti-sistema.
    Sentito l’ultimo di Paris?
    E per citare uno più commerciale: l’ultimo di Nas?
    Ma ci sono anche Elzhi (Slum Village), Murs, Dj Revolution…a giorni esce della roba incredibile anche dalla Stones Throw. Insomma, basta cercare.

  18. Diamond:

    vuoi il mio curriculum?
    Lavoro/ho lavorato in ambito editoriale, radiofonico e musicale.
    In 10 anni ho visto passare più merda in questi settori che spazzatura a Napoli.
    9) è evidente che il Rap non è il tuo genere preferito.

    La minchiata come dici della faida East e West Coast è stato un grosso e madornale errore. Di cui la comunità black si sta ancora vergognando. Molti artisti ancora ne parlano, come qualcosa che non doveva accadere. Ha ferito un sistema e ha solo fomentato i pregiudizi della gente su questo genere musicale. Ne stanno ancora pagando le conseguenze.

    Ti ho risposto
    Addio

  19. Madeddu: Elio e le storie tese furono strapassati da Radio Popolare ben prima di 105 (forse 105 neppure esisteva, era l’86 o giù di lì).

  20. “i pregiudizi della gente su questo genere musicale”

    1) Pregiudizi???? Tu vedi, leggi, ascolti testi che parlano di gang, assassini, omicidi, droga, porno, eccetera eccetera e la gente si forma i pregiudizi? Ossantamadonna e che dovrebbe pensare che hanno avuto un’infanzia difficile? Dimmi che stai scherzando, dai che ce la fai.

    2) Genere musicale???? No, alt. Un conto sono i gusti un conto l’esagerazione. Se parliamo di fenomeno di costume le cui propaggini sono arrivate sino ad incidere dischi ok se parliamo di genere musicale ci vorrebbe un minimo sindacale di dignità da pentagramma. Che qui non c’è mai stato salvo nelle furbate di quelli che accoppiano alla chiaccherata un pezzetto melodico messo lì col vinavil.

  21. – Andre, mi costringi a fare outing. Nel 1986 io ERO, teenager, a Radio Popolare. “Strapassati” mi sembra un tantino eccessivo. E nemmeno ai tempi in cui è stata quasi un’ipotesi di network, è mai stata una radio nazionale.

    – Francesco C., mi costringi a fare outing. Non ho idea di come si metta la fotina, l’aveva trovata e messa Macchianera himself.

    – Katsue, mi costringi a fare outing. Il rap non mi “piace” nè “dispiace”, come qualsiasi genere. Non potrei mai dire che “il reggae mi piace” o “non mi piace” perché non è vero. Certe cose, come nel “rock” e nel “pop”, mi piacciono se mi piacciono. Ma il mio sospetto che l’hip-hop abbia – come dicono i televisivi – “saltato lo squalo” – è abbastanza enorme. Forse Eminem avrebbe potuto dare un grosso contributo a risollevarlo: quando è uscito “Encore” l’ho pensato. Ma alla fine è risultato abbastanza chiaro che non lo pensava lui per primo.

  22. Madeddu, allora siamo coetanei (io li porto meglio però ;-) ).

    Comunque, grazie, mi hai fatto sovvenire che avevo pure registrato da RP un concerto live di Elio&LST su una cassettina al cromo (che allora si usava il cromo solo per le cose veramente importanti). Quanti bei ricordi…

    E fanculo il rap. Anche se Katsue in certi passaggi ha argomentato bene e non ha neppure tutti i torti.

  23. Non me ne frega un cazzo di niente, della discussione, l’hip hop è imbarazzante, il rap mi fa schifo ma gli Uochi Tochi sono molto bravi. Mooooooooolto. Io lo dico così, giusto per informare. Ma Caparezza cos’è? Hip-hop, rap, up, loop, gulp?

  24. Anche io non sono un grande amante della musica rap, ma bisogna ammettere che è stata la voce dei nigga americani per molti anni, ora hanno Obama!XD
    L’HipHop italiano è solo una copia di una cultura che nn ci appartiene.
    Lo stesso discorso vale per il punk (musicalmente non vale niente, le voci poi!!, eppure è stato voce di un movimento culturale, molto breve ma che ha segnato la storia moderna).
    Allo stesso modo, il punk italiano è solo una copia di una cultura che nn ci appartiene.

  25. Madonna, Andrea, ora mi costringi a passare dall’altra parta. Il rap non va bene, il punk non va bene… cos’è che ci appartiene? Solo Claudio Villa?

  26. a noi appartiene (culturamalmente parlando) tanta musica cantautoriale degna di nota, da de andrè a gaber..etc etc, potrei fare centinaia di nomi..
    e poi ci appartengono artisti del calibro di Gigi d’Agostino e Gabry Ponte, che sono italiani DOC!(e a vedere come son conciati tanti miei coetanei, in effetti possiamo definire la loro musica, parte del costume popolare italiano)XDXD

  27. Sarò velocissimissima! ;P

    Diamond:

    1) Pregiudizi certo. La musica rap che hai citato tu è quella che spingono le grosse etichette discografiche in America.
    E questo da una versione distorta della comunità intera.
    Ti invito a vedere la bellissima intervista fatta a Nas dal grande Tavis Smiley, in cui Nas parla anche di questo problema:
    http://jp.youtube.com/watch?v=YMW1r7dYn7U

    2) Se non consideri il Rap un genere musicale, allora è proprio inutile per me continuare a risponderti. :D

  28. Lasciando stare che esiste un underground per ogni genere musicale, è però vero che del rap/hip hop che è arrivato a livello commerciale al successo negli ultimi 10 anni si salva poco, pochissimo. Anche se, soffre la contaminazione con l’r&b da classifica che qualche volta confonde l’idee.
    Ad ogni modo, un rapper me si salva alla grande: KANEY WEST.

    ps diamond mi deludi con la considerazione che per te è un genere musicale soltanto quello che da del “tu” al pentagramma. Vado nel banale: la musica è una e sola. Vale sempre e solo il concetto, questo mi piace e questo no.

  29. Ah, ho capito, Andrea. Quindi ciò che vale per De André con Brassens o con Guccini per Woody Guthrie o con De Gregori per Dylan (la sto facendo facile, lo so), non può valere che il rap o per il punk. Per certi generi ci sono i dazi doganali. Capito.

  30. Dispiace deluderti Pres, ma per me un genere musicale deve avere alla base un ingrediente fondamentale: le note musicali.
    Sarò all’antica ma per me è così.
    A meno di non sfidare l’italiano considerando “musica” un atteggiamento yo e una cantilena stanca.

  31. Il fatto è che la cultura Hip Hop ormai manda messaggi a dir poco allucinanti. Se sei un homm devi sparare, bere champagne e fottere, se sei una donna la tua unica preoccupazione deve essere quella di muovere il culo a velocità impressionanti.
    E poi gli Ammerigani mi si lamentano di Mary l’Immenso ! cose da pazzi…

    PS: l’unico grande album di rap italiano è “Strade di Città” degli Articolo.
    Curiosità x chi lo conosce: ooosapevade che il primo singolo di quel disco doveva essere “la Casa è un diritto”, ma poi, passati sotto l’ala del caro vecchio Godi, il primo singolo si è trasformato in “Tocca qui” e il pezzo “La Casa è un diritto” non è manco stato pubblicato! Magie delle magie…

  32. Allevi? un TRISTISSIMO remake-mix di Jarrett, Slachs, mezza classichetta all’acqua di rose… ma qualcuno prima di esaltarsi per allevi ha ascoltato un minimo di jazz e di musica classica? Un libro di pattern è più interessante…

  33. masaccio quel che voglio dire io è che la musica di de andrè, di guccini, di de gregori, è la voce che ha raccontato e racconta il nostro paese, la nostra storia, la nostra cultura(o parte di essa)..il punk (come l’hip hop) invece in italia è solo musica, che salvo in minuscoli se nn in singoli casi è diventato vero stile di vita (anche noi abbiamo le periferie, ma salvo forse scampia, questi nn sono ghetti), a londra il punk era rabbia sociale, da noi è stata la scusa di tanti disagiati(a livello familiare, non sociale) per andare a dormire in strada e sbronzarsi a piu nn posso..

  34. è sempre bello vedere come i luoghi comuni possono adattarsi perfettamente ad ogni situazione!
    XDXDXD

  35. mi stupisce che su un blog così letto possa scrivere una persona così ignorante in materia

    evitare di parlare e pontificare su ciò che assolutamente non si conosce sarebbe una bella cosa

    pensa che il massimo della novità siano i radiohead? parli di quelli e basta

    c’è di buono che anche cercando il suo nome su google emerge più che altro come un fool di nessuna credibilità, ridicolizzato quà e là

  36. l hip hop è una cultura… chi non l apprezza è perchè non conosce una mazza. la qualità e il valore di un artista non si misura da quanto è pieno uno stadio!!!!! perchè A LORO tagliano le gambe x poter andare avanti!

  37. ma che cazzo dici…l’hip hop è vita e cultura….se preferisci la musica orecchiabile e commerciale sn cazzi tuoi stronzo….

    ciao bello….pensa prima di parlare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.