Io non volevo parlarne, ma…

Sto cambiando, sto crescendo, forse comincio a piccoli passi a vivere, non volevo neanche parlarne, adesso, ma c’è stato un tempo, un tempo così vicino che forse non è ancora finito, un tempo che non si divideva in ore, in cose da fare, in impegni, in pensieri, in odio e amore, ma in chilogrammi.
Mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulla mia esperienza di malata di bulimia/anoressia (non bulimica, ma malata di bulimia, non è un tratto caratterizzante della personalità bensì la completa distruzione di quest’ultima), esperienza che per me purtroppo non è ancora giunta a termine – sono ancora malata e sarebbe stupido e inutile sbandierare ai quattro venti una guarigione fasulla o una falsa illusione – ed all’inizio ero molto titubante e scettica al riguardo, primo perché è difficile pensare lucidamente a se stessi e questo vale anche per le persone sanissime figuriamoci per quelle con problemi psicologici, secondo perché temo di non essere ancora pronta a ricevere critiche, consensi, dissensi, o anche silenzio su questo argomento.
Ho infine valutato che forse aprirmi in un articolo confessione a tema ego-centrico potesse non solo informare alcune persone che leggeranno queste righe di una malattia dell’anima tanto comune quanto letale e malinterpretata, ma anche e soprattutto liberare me dal senso di oppressione incredibile che mi dà soffrire di questa malattia ed aver sempre paura a parlarne.
Questa è la mia esperienza crudele, e voglio scriverla senza filtri, come non bisognerebbe mai fare beh io voglio farlo, perché ancora più crudele sarebbe per me nonostante tutto l’incapacità di buttare fuori tutto il dolore e di essere felice.
Io sono una persona tendenzialmente felice. Non sono sempre la musona dandyna cinica e disperata e autolesionista. Io detesto non essere felice, e non smetterò mai di soffrire per raggiungere la felicità.
La malattia, indubbiamente, ostacola, eppure io me la sono cercata col lanternino credendo che fosse la strada più facile all’attutimento del dolore. Ho avuto l’anoressia a 14/15 anni, l’iperfagia a 16/17/18, e bulimia dai 19 a ora, che ne ho 22 da un mese. A 14 anni ero anoressica e non lo sapevo. Andavo come molte ragazzine della mia età e di famiglia media, a danza.
Ero bravina, ero maledettamente bravina, e pertanto sotto continuo stress. Non passava giorno che le mie insegnanti non mi torturassero davanti allo specchio facendomi notare quanti rotolini di grasso io avessi quando piegavo la schiena, la pancia enorme e protuberante e molle che avevo di profilo. Tutti i giorni. Tutte le volte. Tutti gli spettacoli ero il salame della scuola, ma tutte, a turno, eravamo salami, prosciutti, mai troppo belle, mai troppo brave, mai troppo magre.
Ci davano delle diete per dimagrire prima degli spettacoli a teatro, prima dei provini o degli esami. Diete estreme che comprendevano frutta a pranzo e frutta a cena per settimane, se ti andava bene, altrimenti mele e solo mele, non toccate le banane!


La fortuna di molte ragazzine che frequentano queste scuole è quella di avere delle famiglie sane ed intelligenti che non appena si accorgono di cosa succede all’interno della sala da ballo, si indignano, ritirano i figli, o continuano a mandarli ma controllano attentamente che non si mettano in testa strane idee di saltare i pasti o di pranzare a bucce di mela. Io questa fortuna non l’ho avuta, visto che senza entrare in dettagli dolorosi per me e per i miei parenti, per farla breve, in casa mia nessuno si è mai curato di darmi da mangiare e anzi se mangiavo di meno non poteva che essere un bene poiché significava che non sarei mai diventata un’adulta “cicciona e schifosa come la mamma…“.
Non fatemi vi prego commenti sul vittimismo perché sappiamo bene tutti cosa intendo con la mia frase precedente, che non mi davano da magiare e il resto, elasciate che sia superflua una spiegazione del tipo no – non – come – i – bambini – in – africa – di – cui – mi – dispiaccio – molto – ma – ai – quali – sinceramente – non – posso – dare – aiuto – concreto – ho – già – i – miei – cazzi – a – cui – pensare (che poi è esattamente quello che pensano quasi tutti solo che fa figo commentare qua e là dicendo vai in africa a fare volontariato vedrai che ti torna la fame).
Ok, messo in chiaro questo, il punto è che io dai 14 anni ai 16 mi sono letteralmente e lentamente deprivata di tutta l’energia vitale e nutritiva di cui ha bisogno una ragazza che va a scuola e che vuole o che dovrebbe crescere sia dal punto di vista fisico che intellettivo. Ho cominciato a saltare il pranzo, completamente, e poi la cena. Facevo solo colazione. Sono andata avanti così due anni. Nessuno si accorgeva di nulla. Pensavano che mangiassi solo un po’ in modo strano perché ero una ballerina e tutte le ballerine fanno così o almeno le ballerine brave. E io volevo, volevo, volevo disperatamente essere brava. Essere la più brava. La più magra.
Due anni facendo solo colazione, e sono scoppiata. Avevo fame di tutto, avevo fame di pane, di biscotti, avevo fame di tutta la vita che mi ero dimenticata per dedicarmi anima e corpo e ancora anima ad essere la migliore, ed essere perfetta. Ho recuperato tutto con gli interessi, da quando ho messo in bocca e ho sentito sulla lingua la prima briciola di biscotto non ho più smesso di desiderarli. Biscotti più dell’amore. Mi sono mangiata tutto, mi sono mangiata la scuola, le persone, mi sono mangiata paste e biscotti insieme col sesso e con le lacrime. Ingorda di tutto. Di parlare, di mangiare. Di parlare con la bocca piena. Sono ingrassata in tre anni più di quanto ero cresciuta in 16 anni dalla mia nascita. La disgustosa sensazione di continuare a mangiare quando tutti si fermano, di dover andare in un’altra stanza per rifuggire gli sguardi spietati di sospetto, poi di disgusto, poi di preoccupazione, poi di rabbia e poi di rassegnazione. Imparare a vedere cosa vuol dire sentire i propri genitori poco prima ignari di tutto e orgogliosi di te e del tuo fisichino piangere nella stanza accanto perché si sono accorti che qualcosa in te comincia a non andare e dubitano che tu vomiti, ma in realtà non stai vomitando, stai mangiando e basta, e vorresti più di ogni altra cosa al mondo vomitare.
Allora un giorno accendi il pc e digiti su Google pro anoressia o pro-ana o altre cazzate che al momento ti sembrano la migliore via d’uscita al tuo straripamento emotivo, e ti accorgi che c’è un mondo, un mondo intero fatto di allettantissime diete, calorie, pesi e chilogrammi da perdere che può tranquillamente impegnarti la giornata senza dover pensare alle tue lacrime, alla tua famiglia, allo stress della scuola, della scuola di danza, del ragazzo che ti piace. E’ un mondo che se non vai a cercarlo ti verrà a cercare lui, prima o poi. Sta tutto nel fatto di essere lì davanti al pc nel momento giusto o sbagliato. Se hai voglia di scappare o no. Io ne sono stata inglobata. Probabilmente in quel momento ne avevo bisogno, ero sola, ero grassa, non ero più la più brava a danza e non ero neanche più la prima della classe al liceo, in famiglia andava male, tutte queste cose mi sembravano orrori intollerabili, era tutto quello che avevo, iniziare una dieta, e poi avere fame e soffrire avere fame e soffrire avere fame e correre al supermercato a riempirmi di cibo.
Quando ho cominciato a navigare sui siti pro anoressia io era il 2001, non esistevano ancora blog o community o forum pro ana in italia o in italiano e io facevo parte di un gruppo, anzi, di ben tre gruppi americani. Fui la prima a tradurre alcune delle regole ferree che circolavano nei siti americani e a scriverle e renderle accessibili a un piccolo poi sempre più vasto pubblico, con me o subito dopo di me altre due o tre ragazze che porto ancora nel cuore ma di cui molte ho perso notizie e solo una continuo a sentire saltuariamente. Molto saltuariamente. Non parlerò di lei. Eravamo in quattro o cinque, con quattro o cinque blog e quattro commenti ciascuno che incitavano a perdere chili e a mandare giù pasticche di ****, lassativi, diuretici, tazze di té verde e caffé amaro, e tutto il resto della gente che commentava non capiva, spesso si arrabbiava, ancora più spesso premeva la X rossa in alto a destra e ci dimenticava e non voleva vedere.
Ci sentivamo forti, unite, ma in realtà eravamo fragili pronte a morire. Siamo state cattive, siamo state cattive come e più di tutte le blogger malate di anoressia e bulimia che troviamo in rete adesso e sono, dio mio, centinaia, forse migliaia, solo in italiano.
Io per prima ho infierito e preso in giro persone estranee che mi parevano ottimi capri espiatori per la mia aggressività di affamata beffandomi di loro e insultandole e deridendole e beffando al contempo me stessa. Ho passato molti mesi a crocifiggermi per la colpa di aver iniziato un fenomeno in italia di cui mi vergogno molto ma che a questo punto penso sarebbe comunque sorto prima o poi. Insomma, se non fossi stata io, sarebbe stata qualcun’altra poco dopo. Il mio blog dandyna.splinder.com poi dandylicious.it sono stati blog bulimici/anoressici per tre anni, ho mandato a fanculo tanta gente per cocciutaggine, per sentirmi forte di muscoli pompati e dopati dalla malattia, ho postato foto di quando ho cominciato a vomitare, imparando al telefono un maledetto settembre da un’amica, sempre più magra, sempre più magra, vomitavo 30 volte al giorno, mangiavo e vomitavo, e di nuovo mangiavo e di nuovo vomitavo, ho abbandonato scuola, interessi, persone, i pochi amici che avevo, parenti, per passare la mia giornata davanti a foto e giornalini di cibo e ricette e ingurgitavo con gli occhi e con la bocca prima 20, poi 30 euro, poi 50 euro al giorno di cibo che finiva e finisce puntualmente nel gabinetto. A volte ce ne finiva molto, a volte poco.
Il balletto del vomito, la disperazione di non riuscire a vomitare, la disperazione di riuscire a vomitare. Perdonatemi se parlo confusamente. La percezione di me che passo la giornata a mangiare e a fare null’altro se non desiderare ancora cibo o provare disgusto verso il cibo e verso me stessa verso il mio essere intero prima ancora che verso il mio corpo è sempre molto annebbiata, e quasi irreale, adesso che ne scrivo senza dieci Kinder Brioss in bocca contemporaneamente.
Sono la stessa persona? Durante i molti anni di terapia psicologica che ho sperimentato e che quasi mai hanno portato a dei miglioramenti, mi sono spesso domandata se in me ci fosse qualche demone che si impossessava del mio controllo, della mia disciplina, del mio buon senso, tutte doti che io avrei in quantità stratosferica, e che incanalo tutte nella via sbagliata, quella della fuga dalla mia vita, dalle mie responsabilità, dai miei doveri, ma anche della mia felicità.
Non credo che le malattie dell’alimentazione siano associate a problemi di tipo schizoide e che quando siamo in preda delle crisi diventiamo altre persone, ma molto spesso c’è da tenere conto che anoressia bulimia e altri disturbi dell’alimentazione sono associati ad altri problemi psicologici quali il disturbo bipolare, la depressione grave, la personalità borderline, la fobia sociale, il perfezionismo patologico, l’ansia e i disturbi ossessivo compulsivi. Cose di cui io stessa probabilmente soffro, e di cui tutti noi esseri umani probabilmente soffriamo, solo che molti di noi non se ne lasciano sopraffare, ci convivono, nei limiti di una vita decente e serena, di una felicità a metà.
Vivo tuttora nella fase bulimica della mia malattia, ho ridotto in modo consistente le mie abbuffate e il vomito ma non posso dire di averli debellati. Soffro molto, l’unico esorcismo è lo scrivere, ecco perché capisco, non giustifico, ma capisco tante di quelle ragazze che per disperazione e non per moda, non per capriccio, cercano nella scrittura di un blog, insieme conforto, ma anche insulti, purché sia una voce. Purché ci sia da qualche parte qualcuno, tra mille persone indignate, qualcuno che invece gli dirà che prova la stessa cosa e sta cercando anche lei una soluzione facile al dolore della crescita mettendosi a dieta, raggiungendo un tot di chili e allora avranno trovato una fede in comune non importa quanto sbagliata. E’ persuasiva e dà risultati più immediati della fede in Dio.
Ora so bene che non è amicizia, e non è neanche conforto, ma come fare a spiegarlo a loro che ci sono pienamente dentro? Vi risponderanno che siete nel torto voi, brutti ciccioni obesi che credete che per vivere bisogna mangiare! Il mondo gira al rovescio, non esiste moralità né verità né fatti oggettivi. E’ per questo che è tanto difficile trattare con queste ragazze. Non puoi giudicarle. Ma non puoi nemmeno stare a guardare. Io stessa che ho comportamenti autodistruttivi verso me stessa non riesco a guardare un altra persona che non mangia.
Sto solo cercando di far prendere al mio blog una strada diversa, più leggera e per alcuni versi anche più profonda, una strada alternativa all’alternativa alla vita che è la bulimia. Posso solo sperare che queste ragazze col blog pro-ana o pro-mia col tempo si stufino come ho fatto io, prima che sia troppo tardi (e il tardi arriva presto), si stufino di parlare sempre della stessa cosa, che possano diventare nella loro vita ciò che davvero sono senza che alcun blog, alcuna pubblicità, alcuna Kate Moss, alcuna star di Hollywood possa mai intaccare il corso della loro vita. E anche io, che lo possa anche io.
Sto cambiando. Sto crescendo. Che un chilo in più non sia solo un chilo in più di grasso, ma che sia un chilo in più di Dandyna.

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50 Commenti

  1. A volte penso che la colpa di tante sofferenze sia da imputare alla faciloneria con cui la nostra societa ha proposto il raggiungimento della propria felicità come obbiettivo esistenziale.
    Creando in molti aspettative fasulle e amarissime delusioni.

  2. Nessuno vuole parlarne. Poi qualcuno lo fa. E magari bastasse questo esempio per convincere altri a farlo. Non so, se qualcuno si è trovato in uno di quei posti dove si fa il day-hospital tanto per controllare la situazione (ché pare altro non si possa fare) un posto tipo il San Luca a Milano.
    Io credo di stare ancora aspettando il momento per piangere le cose che ho visto e sentito in quei maledetti anni. O benedetti, se penso alle cose che ho imparato.

    Grazie, Dandyna.

  3. Bel post, Dandyna.

    Vis, cosa ci sarebbe di male a fare della felicità l’o”b”iettivo della propria vita?

  4. la felicità, quella della televisione, della famiglia barilla e del nonno felice, quella che tutti sono belli e ricchi, e se sono poveri sono cmq lavati pettinati e curati, quella che ogni pezzente puo essere ballerino o cantante o star, quella dei grandi sorrisi di plastica, quella che porta gli albanesi in italia, quella lì, facile dietro uno schermo di vetro, quella felicità ci ammazzerà.
    questo “ci sarebbe di male”

  5. vis, il problema non è che la società ci pone come obiettivo la felicità.
    Anzi, la società moderna cerca in ogni momento di crearci dei bisogni, cerca di farci credere che non siamo felici con quello che abbiamo, che ci manca qualcosa, che non siamo alla moda.

  6. Una delle più inaffidabili, narcisiste, vanagloriose, esibizioniste e bugiarde delle sedicenti blogger ci racconta di anoressia e bulimia in modo prolisso e con uno stile da servizio di Studio Aperto sul canile che chiude-poveri-cani.
    Sempre che quello che dice sia vero: dati i precedenti il dubbio è legittimo.

  7. ci vuole coraggio, e fortuna, ma soprattutto voglia di vivere al di fuori di se’. io non mangiavo , come te, ed ero piccolina, come te. poi un’amica è morta di fame. non era una grande amica, poco più di una conoscente, ma quel giorno ho avuto una paura tremenda. avevo diciassette anni, ed ero un rospetto di quaranta chili. che cazzo di vita volevo per me? e quel giorno ho mangiato, da avere i crampi. adesso sono passati vent’anni, mangio, l’ultima volta che ho vomitato è stato per un’influenza bestiale, ma mai piu’ per cibo. e continuo a pensare che la mia amica aveva torto, e io ora ho la vita. ti abbraccio forte.

  8. Vi, hai perfettamente ragione, ciò che siamo spinti ogni giorno a cercare è quel genere di felicità artificiale proposta dai modelli di cui parla ove.
    Purtroppo sono convinta che se la serenità sia uno stato d’animo che per carattere, condizione sociale, esperienze, scelte, educazione o affetti sia un obbiettivo ancora raggiungibile, mentre la felicità, al pari di una droga, di un eccitante o di una scarica di adrenalina, sia uno stato d’animo temporaneo dalla durata limitata e dei cui effetti si può godere solo se si è avuto modo di paragonarla con la sofferenza.
    Non si è automaticamente felici perché si nasce ricchi o belli o sani, ma lo si diventa se avendo sofferto per una di queste mancanze, si riesce finalmente a raggiungere il proprio obbiettivo purchè naturalmente si sia in grado di riconoscerlo (cosa che non avviene in chi soffre di anoressia che si vede sempre troppo grassa) e di sfruttare la propria momentanea felicità per costruirsi una serenità interiore molto più duratura e benefica della felicità.

  9. Cara Dandyna,
    Mi stupisco dei progressi(!?) fatti, proprio tu che promuovevi quei siti pro-ana citati
    da Gaia invitando giovani e ingenue fanciulle a visitarli e frequentarli.
    Spero anche loro abbiano fatto i tuoi stessi progressi e non siano ancora lì a naufragare in quella merda.

    Come dire, non volevamo parlarne ma.. visto che al mondo son tornati gli occhi perchè starne fuori?!

  10. Joe sei ingiusto, la discutibilità del personaggio di dandyna non è pertinente all’argomento che tratta su questo post nel quale racconta della malattia di cui, chiunque l’abbia conosciuta dal vero, sa essere veramente afflitta ormai da molto tempo.
    Che poi la sua autodistruzione possa aver avuto origine da tutti quegli atteggiamenti che gli riconosci e che lei stessa approfitti della situazione per mettersi in mostra, può anche essere vero ma senza lasciarmi andare a falsi pietismi che la stessa Dandyna sa bene non essermi congeniali, io per esempio non ho alcuna intenzione di mettermi sul suo stesso piano e di usare per valutarla lo stesso metro di misura che userei con una persona sana.
    Questo ovviamente non significa accettare la malattia come giustificativo valido per qualsiasi situazione, ma solo, per dire, evitare di indignarsi se dalle rape non si può cavare sangue.

  11. quoto vis e aggiungo:
    non può essere un obbiettivo uno stato d’animo, puoi volerla ma non determinarla.
    è da bambini viziati ed egocentrici volere ciò che nessuno può dare.
    nessuno ha nemmeno la voglia di insegare che tutto ciò che abbiamo siamo destinati a perderlo.
    e che non c’è niente che regola questo.
    tanti gridano aiuto, alcuni si lasciano morire, come queste ragazze di fame nel mondo dell’abbondanza.
    ma sempre meno gente lavora concretamente per andare avanti.. è troppo poco.

  12. Sono davvero contenta che il tuo blog e prima la tua vita abbiano preso un’altra piega (spero in positivo). Però l’unica frase che appoggio è l’ultima, in cui ammetti che finalmente stai crescendo.
    Queste ragazze sono e si sentono delle vittime, e in questo vittimismo trovano la ragione per non crescere e rimanere piccole.
    Penso non sia giusto assecondarle in questo tentativo di evitare le difficoltà della vita e il confrontarsi con gli altri. E mi fanno rabbia perché, pur essendo consapevoli della loro malattia, continuano a non voler reagire (ah, lo dico perché ci sono passata pure io e ne sono uscita appunto crescendo di testa- e alla fine di peso).

  13. o”b”iettivo, direbbe qualcuno, i’m sorry, è che quando pronuncio la parola mi soffermo sulla b boccheggiando come una trota, per darmi un tono penso, e così mi sembra doppia..

  14. non bisogna mandare le proprie figlie a danza (soprattutto quella classica, forse neanche a ginnastica artistica). e le istruttrici andrebbero tutte incarcerate.
    tra le aspiranti ballerine c’e’ una percentuale di anoressiche enorme. p.s. certo pero’ hanno quei piedini cosi’ fetish

  15. Vis: liberissima di prendere come maîtresse à penser chi ti pare; altrettanto libero di giudicarla penso di essere io. Dandyna non l’ho conosciuta di persona ma solo per quello che scrive. E siccome stiamo parlando di una cosa scritta da lei, non posso prescindere nel mio giudizio dalla sua autorevolezza, ovvero quella di una persona che finora si è dimostrata – ripeto – inaffidabile, narcisista, vanagloriosa, esibizionista e bugiarda. Quanto di più lontano dall’autorevolezza ci sia, tantomeno su un argomento che ha più e più volte sfruttato per i suoi giochini virtuali.

  16. joe, se tu avessi letto veramente il post, non avresti fatto fatica a capire che quelli che tu intendi per giochini, per me sono state realtà, anche sbagliate, bugiarde ed esibizioniste, ma spesso dolorose realtà. E che io non ci ho ricavato nulla in termini di felicità o ricchezza da questi miei giochini… quindi, o sono sincera, o sono doppiamente stupida. Il Che potrebbe anche essere.

  17. vis…la ricerca della felicità non fa parte solo di questa società, di tutte le società, credo, anche di quelle che non hanno il televisore come mezzo di comunicazione o anche prima di cristo, no?

  18. Dandyna, non vorrei darti un dispiacere ma ho “veramente letto il post”: pallosissimo e inutilmente farcito di sentimentale retorica pietista, peraltro. Ho letto questo come molti altri precedenti tuoi anche sul tuo multiforme blog (a proposito, per essere una che ha avuto “sempre paura a parlarne” sei piuttosto prolifica sull’argomento).
    Se per te quei giochini di falsità ed esibizionismo sono stati LA realtà, spiacente, ma credo che questo non faccia altro che rafforzare la mia idea che tu non sia la persona più adatta a “informare alcune persone che leggeranno queste righe di una malattia dell’anima tanto comune quanto letale e malinterpretata” o almeno, se vogliamo dare per scontato che *ora* tu stia dicendo la verità, non lo sei *ancora*: forse più avanti quando starai meglio.
    Per adesso continui a sembrare quella (inserisci i soliti cinque aggettivi).

  19. Joe, io fumo da una vita, so che fa male e non riesco a smettere ma se mi chiedessero di parlare dei danni del fumo e di cosa psicologicamente rappresenta, credo che la mia “testimonianza” non sarebbe sminuita dal fatto che non ho mai smesso.
    E potrei anche raccontarti delle bugie che si raccontano e ci si raccontano per giustificare questo vizio. Lo sai per esempio che risulta che i fumatori si ammalano di Alzhaimer in percentuale molto inferiore ai non fumatori? E poi io non le fumo quasi mai fino in fondo e se oggi ho fumato di più domani fumerò meno e poi insomma dai con tutto lo smog che respiriamo le sigarette saranno il meno….
    Questo per dirti che anche io, come tutti nel loro piccolo e senza che il tabagismo (nonostante il nome) sia ancora riconosciuta una patologia medica, mi racconto e racconto un sacco di fregnacce.
    Un po’ di tolleranza per le debolezze altrui (e non uso volutamente malattie che altrimenti tocca parlare di pietà) non guasterebbe.

    Dandyna la ricerca della felicità comincia là dove termina la lotta per la sopravvivenza.

  20. Nel giugno del 2005 scrissi un pezzo sul Dandyna e sull’essere o meno una blog star. Non condividevo alcune sue cose… ma questo post mi ha fatto riflettere e riavvicinare a lei.
    Semplicemente grazie
    Manuel

  21. Senti Viss, non ho intenzione di improvvisare una specie di processo a Dandyna come persona.
    Dico solo che l’autorevolezza di ciò che scrive è per me diretta eredità dell’autorevolezza che si è guadagnata finora (con le sue manine).
    Ovviamente questo vale per me; tu, come ho detto, se vuoi crederle sei liberissima.
    Con questo per quanto mi riguarda l’argomento è chiuso.

  22. si dice sia obiettivo che obbiettivo.
    per quel che riguarda l’articolo mi sembra che chi l’ha scritto, come si dice dalle mie parti, si sia parato le mani ‘nnanzi (sempre che si scriva così…).

  23. Come sei suscettibile Joe! ti ricordo che sono stata io a dirti che questo post non doveva rappresentare un processo a Dandyna ma solo uno spunto di riflessione su un argomento di cui si parla in questi giorni e di cui dandyna, guarda caso, ne è una protagonista.
    Chiudo comunque volentieri l’argomento anche se non riesco a capire da cosa dipenda la tua necessità di ravvisare dell’autorevolezza nel racconto di una esperienza personale.
    Boh! La prossima volta prova a sentire se il Neri invece di Dandyna, invita il professor Morelli

  24. “Lo sai per esempio che risulta che i fumatori si ammalano di Alzhaimer in percentuale molto inferiore ai non fumatori?”

    In attesa di una fonte attendibile, questa è fantastica.

    Come dire: sai che tra i kamikaze islamici la percentuale di morti per AIDS è pressoché nulla? Ehi! Ho trovato la cura all’AIDS! E’ la Jihad islamica!

  25. Viss, cara ( Ciao :) ) non per ” difendere ” Joe, ma io capisco la sua freddezza. Certo, il racconto di Dandyna dovrebbe essere preso come mera testimonianza, a prescindere da certi atteggiamenti da lei assunti in passato. Dovrebbero. Però, Dandyna in passato ha giocato in un certo modo, fra il vero e falso, il vero e il verosimile, la recita e il ” reale”. Ora, non si tratta di fare un processo a Dandyna come persona , ma certo che l’autorevolezza di ciò che uno scrive deriva anche dalla credibilità. E qui, ahimè, è Dandyna stessa che si è data la zappa sui piedi.. Agli occhi di molti, almeno.
    Pe quel che mi riguarda, qui è lì il post, che non ho letto tutto, mi ha dato l’impressione di essere ” sincero”. Non tutto, ma una parte. Però,una parte sufficiente per farne spunto di riflessione. Ma posso capire che ci sia invece chi la pensa diversamente. Come Joe, appunto.

  26. Odio gli offtopic ma a te non riesco a resistere! Lo vedi che non mi sei antipatico? ;-)
    Ti va bene, come fonte attendibile, il British Journal of Pharmacology?

  27. maria josé, tutto quello che posso dirti in diretta da uno di quei rari momenti in cui sono lucida, è che purtroppo, anche in passato, non stavo recitanto. mi sono sempre data in pasto.

  28. Nonostante talvolta trovi fastidioso citare altri per esprimere un mio concetto non vedo parole migliori che queste. Cioè che troppo sovente l’aver sempre dubbio di tutto o il prestare fede a tutto siano comodi espedienti che ci esonerano in ambi i casi dal riflettere. Concetto che riporto ad sensum, in quanto temo che la mia memoria sia in ferie in questi giorni, che mi pare sia di Poincaré, ma poco importa.

    Mi riferisco ovviamente a Joe Tempesta, che non me ne voglia per il mio personale appunto al suo legittimo dubbio, per ciò che mi riguarda piuttosto inutile in questo caso. Liberissimo lui. Liberissima io. Che poi allo stesso tempo lunge dall’essere un processo di beatificazione della stessa Dandyna, per carità. Sarebbe superfluo quanto un attacco. Non me ne frega nulla di come ha raccontato la cosa. Se ha usato retorica o meno. Ho letto. Punto. E spero che a lei sia servito.

    E trovo che questa cosa si riscontri particolarmente quando ci avviciniamo a questi disturbi. Cioè si è impegnati a guardare solo la forma e ci si dimentica di rifletterci sopra.

  29. in ogni caso, non vedo perché non dovrebbe essere vero. non me ne viene niente, a inventarmi un dolore finto, mentre invece me ne viene, a sbucciarmi un po’ di un dolore vero e di troppo.

  30. Joe, ti ringrazio per essermi venuto in soccorso fornendo allo scettico Leo una fonte “attendibile” sulla quale riscontrare ciò che io avevo superficialmente affermato sulle percentuali di fumatori che si ammalano di alzhaimer.
    Purtroppo a me lo aveva raccontato un medico nel corso di una piacevole conversazione e non è mia abitudine, in certe circostanze, chiedere al mio interlocutore quali siano le fonti e i link in grado di confermare le sue affermazioni.
    D’altra parte, e con questo rispondo anche a Maria Josè (ciao cara:-) non vivo nella perenne angoscia di sapere se ciò che mi viene detto sia vero o meno, diciamo che mi reputo sufficiente intelligente da valutare di volta in volta, secondo le circostanze e le persone, l’attendibilità di ciò che mi viene raccontato.
    Nel caso specifico, leggo nel post di dandyna solo ed esclusivamente ciò che scrive riconoscendole non tanto l’attendibilità di quanto afferma, ma la capacità di rendere un’idea piuttosto precisa non solo di cosa sia l’anoressia, ma anche di tutte le meschinità che spesso si nascondono dietro a questo tipo di patologie.
    Nel caso di Leo, invece, che riferendosi alla mia affermazione e senza che vi sia motivo alcuno per dubitare su ciò che ho detto si permette di parlare di fantascienza, leggo un’insicurezza disarmante incapace di portarlo a trarre delle valutazioni che non siano fondate su numeri, dati o link.

  31. @Joe…

    che cazzo scriverà poi di così pessimo Dandyna sul suo blog di tutti i giorni (e la leggo da un paio d’anni) io non lo capisco.

    Se c’è una cosa che mi fa girare i coglioni è il perseverare nel non farsi piacere a tutti i costi qualcuno, anche questo qualcuno dimostra di avere delle doti. Di scrittura e, perché no, di intrattenimento (con dandyland.org).

    Parlo anche per me, non che io sia anoressico. Ringraziando il cielo sto più che bene, ma so che vuol dire avere gatti attaccati ai maroni pronti a criticare ogni singola sillaba scritta su un blog.

    Chi cazzo sei tu, chi cazzo sono io, chi cazzo sono i blogger. Come cazzo ci si dovrebbe sentire in dovere di sentirsi migliori di altri tra 4 mura e 2 templates.

    Essì, sforiamo nell’offtopic.

  32. Per Leo.
    Per quanto comprensibilmente sottaciuto, il fumo è l’unico metodo di prevenzione oggi conosciuto per questa malattia. Il New Scientist del 9 ottobre 1993 sottolineò come i fumatori mediamente dimezzano le possibilità di contrarre questo morbo e che, paradossalmente, più si fuma e più questo rischio appare ridotto. Si giunge a incoraggiare i medici affinchè convintano gli ultrasessantenni a fumare, per quanto – scrive la rivista – l’argomento non sia seriamente proponibile per via della campagna anti-fumo. “Val la pena di ricordare – si legge – che la nicotina è l’unica sostanza che offre piacere e che ha un effetto positivo sul cervello. L’alcool non ha queste qualità. Anche la più leggera delle cannabis produce sintomi di paranoia nel 30 per cento dei consumatori”.

  33. Cazzarola, e pensa se non fumassi, cosi’ da avere un effetto positivo sul cervello, come sarei ridotto!
    Magari sarei a postare commenti sul sito di Neri…..
    Brrrrrrrr

  34. Il fumo previene l’Alzheimer? Sì, beh, se ti becchi prima un carcinoma presumo che avrai meno possibilità di invecchiare abbastanza da rincoglionire.
    Ancora più efficace però è il piombo, assunto per via orale col metodo Cobain (Kurt, per gli amici).

  35. “Inaffidabili, narcisiste, vanagloriose, etc.”.
    A me sembrano insulti, a me sembra maleducazione nei confronti di una persona che ha fatto un racconto, vero o falso importa, con tutto il rispetto persino poco: è verosimile.
    E’ la storia non chi la racconta.
    Confondere la mala educazione con la libertà di espressione è ben più sgradevole che inventarsi qualcosa. Ma tant’è…

    Non trovo che il commento di Leo, seppure con un’ironia all’apparenza sgradevole, e gli altri siano in conflitto.
    Vero: c’è una statistica che dice che il fumo può ridurre il rischio di un brutto male.
    Vero: il fumo aumenta i rischi di mali maggiori…

    Per tornare ‘on topic’, mi chiedo: ma c’è una qualsiasi che si sia ammalata di questo doloroso male (e lo dico senza ironia) per ragioni che non siano minchiate ascrivibili alla ricerca di una qualche felicità ?
    Perchè un conto è deludere la volontà di ottenere quel che rende felici, un altro è essere infelici, che avviene per ragioni che prescindono dalla nostra volontà.
    Quando sento storie come quella di dandyna (ma anche storie di certa gente ‘agiata’ che cade in depressione), da una parte provo umana pietà, dall’altra mi chiedo: ma voi avete presente cos’è la sofferenza ?
    Cos’è la morte di una sorella o di un genitore o di un amico (vedi la testimonianza di francesca)?
    Cos’è perdere tutto o dover rinunciare a quel che abbiamo e doversene andarsene ?
    Mi dispiace davvero, e lo ribadisco a scanso di equivoci, per queste ragazze e per i depressi (e anche per gli obesi) ma non è il caso si smetterla di trattare questi malati con gli stessi mezzi che dedichiamo ad altri casi ben più disperati ?
    E lo dico anche per loro: quanto serve dire quanto soffre ad uno che trae (più o meno coscio) piacere dalla propria sofferenza ?

  36. ma c’è una qualsiasi che si sia ammalata di questo doloroso male (e lo dico senza ironia) per ragioni che non siano minchiate ascrivibili alla ricerca di una qualche felicità ?

    le cause dei disturbi alimentari sono ancora sconosciute: farli discendere dalla “ricerca di una qualche felicità” è un po’ semplicistico. le teorie più accreditate, al momento, sottolineano un’interazione tra fattori biologici, sociali, interpersonali, tratti di personalità predisponenti, spesso eventi traumatici scatenanti.

    ma voi avete presente cos’è la sofferenza?

    be’, ognuno ha la sua storia: forse ci sono anoressiche o depressi che non hanno vissuto sofferenze che tu possa giudicare abbastanza grandi per potersi permettere di soffrire, così come ce ne sono che hanno perso più che genitori, amici e così via. per dire, l’abuso fisico, sessuale o psicologico non porta necessariamente allo sviluppo di disturbi alimentari o di qualsiasi altro disturbo contemplato nel dsm, ma sono storie abbastanza frequenti. abbastanza doloroso? per me sì, molto.

    e poi: ci sono studi su studi che dimostrano correlazioni tra alterazioni neurochimiche e depressione, bulimia, e chi più ne ha, più ne metta. forse la correlazione non è chiara come quella delle malattie del corpo, ma c’è.

  37. Vis:

    hai fatto un’affermazione forte, e Leo ne ha leggittimamente dubitato. Accurarlo di insicurezza solo perché si permette di mettere in dubbio una tua affermazione mi sembra per lo meno megalomane. Facci ha articolato la vostra posizione, senza bisogno di dargli dell’insicuro.

    Se ti dico che “è statisticamente dimostrato che i gas di scarico delle auto fanno bene alle vie respiratorie” e tu ne dubiti dovrei darti dell’insicura perché “non c’è motivo alcuno di dubitare delle mie parole”?

  38. Hai ragione, chiara, è semplicistico e riduttivo.
    Ma è quello che ti dicono.
    Ed è, in ultima analisi, il fattore scatenante e trainante.
    E possiamo convenire che, se sono ‘solo queste’ le cause, ecco, ‘queste’ sono michiate ?

    Forse, come temevo, mi sono spiegato male: non è quanto giudico grande la sofferenza, non è la quantità.
    Solo, c’è una sofferenza per qualcosa che si ha, o non si ha, ed una per qualcosa che si ha perso.
    La prima, credo, può esser combattuta (con un aiuto, ammesso che sia necessario), la seconda può essere solo assimilata (quel che si dice ‘farsene una ragione’).
    Quel che sento, per il problema di cui si parla, mi fan pensare solo al primo tipo.
    E’ doloroso, condivido, e poi mica son qui io a dar ‘patenti di sofferenza’ nè a richiedere giustificazioni.
    E, al di là degli studi e dei casi per cui comunque ci sono persone competenti, mi chiedo se ‘questo’ approccio non finisce solo per cacciare queste persone ancor più in fondo nel buco in cui sono…

  39. IMPORTANTE: scusami sapu, ma le malattie vanno trattate tutte nello stesso modo, perché paragoni la morte di qualcuno a questa malattia dicendo che la prima è vera sofferenza e la seconda un semplice capriccio adolescenziale? che forse di anoressia non si muore…non si muore anoressici ma anche come figli, come madri, come amici? che forse la morte di un amico sano è più importante della morte di un amico anoressico? mi sembra che se anche in passato si poteva dubitare della gravità di queste malattie…ore ci siano sufficenti esempi per non fare più simili comparazioni sulla “vera sofferenza”….

  40. è vero, è quello che ti dicono. la televisione, gli esperti sui giornali, a volte anche chi ne soffre, non tanto per convinzione, quanto per non essere ancora arrivati al nodo o per pudore. però credo che abbiamo la possibilità di scegliere se fermarci a questo livello di analisi o se cercare di scavare più a fondo. non dico che lo dovrebbero fare tutti, eh? non è certo un sapere necessario. però. però magari in questo momento, adesso, finché va di moda parlarne, magari possiamo scansare i titoli sensazionalistici e le analisi di pancia per farlo, quel passo ulteriore.
    dici, in un’ultima analisi è il fattore scatenante e trainante: io ti rispondo che puoi anche avere ragione, nella misura in cui la ricerca di qualcosa (chiamiamola pure felicità) è il motore di ogni azione umana. umana, non dell’anoressica o della bulimica o.

    io non lo so che tipo di sofferenza c’è alla base, in questo caso. posso dirti della mia, di quella delle decine di persone che ho conosciuto nel mio percorso, ma non esiste una sofferenza, punto. e ci sono perdite e ci sono assenze, ci sono sofferenze da combattere e sofferenze da assimilare.

    io non lo so qual è l’approccio giusto. non so nemmeno se esiste. probabilmente non è giusto “nutrire”, come dici tu, certe parti, e allo stesso tempo non è neanche giusto “affamarne” altre. il primo passo però, sicuramente, è fare piazza pulita dei pre-giudizi.

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