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A Cinquant’anni Sbagliandosi in Para

ago 24 2011 Inviato da nella categoria Personale

Un amico - uno dei pochi tra quelli che sai che ricorderai per sempre - oggi ha compiuto cinquant’anni e ha scritto parole in grado di commuovere foss’anche stato uno sconosciuto.

Io ho tanto per cui ringraziarlo, e fargli gli auguri qui riportando quelle parole è – davvero – il meno che posso fare.

Ciao. Ho cinquant’anni. Ho fatto alcune cose di cui vado fiero, altre meno. Fin qui non ho avuto molti amici e dubito che da ora in avanti cresceranno, ma alcuni sono stati fantastici e mi impegno ogni giorno per tenerli sempre con me. Ho anche perso un sacco di tempo con persone per cui non ne valeva assolutamente la pena. Disegno tutti i giorni, ma non mi brucia alcun sacro fuoco. Anzi, se economicamente potessi permettermelo, probabilmente non farei un tubo. Sono stato da entrambi i lati di svariate barricate, non trovandomi perfettamente a mio agio in nessuno di essi. Ma almeno in due o tre imprese a cui ho partecipato fin qui, mi sono divertito un sacco. Ho una quota davvero modesta di rimorsi e quasi irrilevante di rimpianti. Alcune delle entità e dei mondi di cui mi sono innamorato da ragazzo li amo teneramente ancora oggi. Piango spesso, più per cose bellissime che per quelle brutte. Mi commuovono molto i sogni delle generazioni. Riesco ancora ad illudermi e quindi posso provare ancora vitalissime delusioni. Vorrei andare sempre in bici e a piedi, vorrei una casa a Londra, un giardino grande, vorrei portare tutte le mie ragazze/o in giro per il mondo. Vorrei svegliarmi ed essere in un Paese che ha voglia di essere civile. Vorrei essere capace di lasciarmi andare di più e di guidare in montagna. Vorrei più tempo solo con mia moglie. Vorrei vivere abbastanza per vedere cosa combineranno quelle incredibili persone che ho generato assieme a Lia, anzi, lo vedrò comunque. Ho conservato un miliardo di foto, un milione di frammenti palpitanti di palcoscenici, viaggi, brindisi, redazioni, notti con la luce della mia lampada da tavolo e telefonate. Ho vissuto quattro nascite fra le mura della mia casa. Sono pronto per il secondo tempo. Prima che la pellicola riparta, vorrei ringraziare chi ha avuto voglia di lasciare qui i suoi auguri. La Rete ho contribuito anch’io a farla e oggi sembra quasi che mi abbia voluto ringraziare, regalandomi centinaia di “Buon Compleanno”. Grazie, lo dico sorridendo davvero.

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Un giornale di satira che ancora non c’è

gen 21 2011 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Da anni si sente ripetere che manca un giornale di satira. Anni. Davvero.
Ora è forse venuto il momento di realizzarlo.

E’ tutto ancora da discutere, ma credo sia il momento giusto, il periodo storico giusto, l’anno giusto, il pianeta giusto per farlo, e iniziare ora.

Sarebbe bello voleste collaborare a immaginarlo prima, e realizzarlo poi. C’è un gruppo, su Facebook, al quale si può aderire per rimanere aggiornati (è necessario richiedere l’iscrizione).

Liberi di estendere questo invito alle persone creative che conoscete e che ritenete possano essere interessate e utili al giornale.

No, intanto, ci incontriamo questa sera per parlarne. Ci potete vedere dalle 21 in poi cliccando qui.

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Gli è passata tutta la nostra vita davanti

nov 02 2008 Inviato da nella categoria Senza categoria

Qualche minuto fa, durante il programma di Paola Perego della domenica pomeriggio, stava per andare in onda in diretta il sogno delle centinaia di migliaia di lettori di Cuore che, nel “Giudizio Universale”, ovvero la “classifica delle 5 cose per le cui vale la pena vivere”, indicarono “la morte di Andreotti”.

La scena è questa: Paola Perego sta intervistando Giulio Andreotti. Ad un certo punto la conduttrice fa una domanda al senatore. Lui sembra riflettere; in realtà è immobile. Lei se ne accorge. Gli ripete la domanda. Lui niente, come se qualcuno avesse premuto il Ctrl-Alt-Canc del divo. L’espressione di Paola Perego, a questo punto, è qualcosa che non vorreste perdere per nulla al mondo. Lei gli dice “Presidente?”, e bum!, parte la pubblicità.

Al ritorno in studio dopo gli spot Andreotti non c’è più: hanno cambiato blocco ed è sparito (e peraltro è la prima volta che qualcuno fa sparire lui e non viceversa).

Ancora qualche minuto e, mentre la Perego sta intervistando due attrici esordienti, è finito il reboot e lo fanno rientrare. Lo piazzano su un trespolo (in realtà è uno sgabello molto alto, ma l’impressione è quella), e gli dicono di salutare per rassicurare pubblico e famigliari. Lui saluta.

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Le regole del cuore. Che titolo, bleah.

set 21 2008 Inviato da nella categoria Personale

Esitono delle regole del cuore. Sono matematiche come la sfiga: ci azzeccano sempre.
Dai tanto ad una persona? Aspettati di prendere poco.
Comprendi molto? Aspettati di non essere compreso.
Hai portato i suoi pesi? Aspetta che nel momento del bisogno ti vengano buttati in faccia i tuoi.
Hai sopportato capricci e modi di fare alquanto strani? Aspettati che a te non venga perdonato nulla, nemmeno al primo screzio e ammesso che di screzio si tratti.
Ricorda infine che agli stronzi viene concesso tutto. Se tu invece sei buono non te ne verrà passata una, nemmeno piccola. Questo, come vedi, non vale solo per la giustizia italiana: anche per il cuore, appunto. Continua a leggere »

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Scatta l’ora legale

ago 08 2008 Inviato da nella categoria Libri,satira

Dopo tanto tempo te ne torni in terra italica e vai un po’ a zonzo per i negozi di Roma. 

Stai lì e, attratto come da una calamita, ti tuffi dentro una Feltrinelli.

Ti fai il solito giro di scaffali, quello che facevi tanti anni fa una volta a settimana.

E poi, da lontano, l’occhio intravede una cosa verde, verde come quel giornale che per anni ti faceva piegare in due dalle risate.

Ti avvicini, lo afferri e lo apri. Una raccolta di Cuore, ad un prezzo neanche male poi.

Prendi l’oggetto avidamente, passi alla cassa, e da quel giorno passi le serate a sfogliarlo, tra un “Siamo d’accordo su tutto tranne che non si parli di politica” messo in bocca a Occhetto ad un “Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti”. Tra le telefonate intercettate (mitica quella del pompino fatto in macchina) e una sequenza di Botteghe oscure (“I nostri polli sono morti ammazzati”).

Poi alla fine tante pagine con i racconti di chi ci ha lavorato, i dettagli strazianti sui giorni della chiusura. 

Da tutti coloro che lo leggevano a quei pochi che lo facevano, così, poco poco, piano piano, GRAZIE.

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