22 Mag
22 Mag
Classifica sospetta. In alto, somiglia sputata a quella
della settimana scorsa: Madonna davanti, dietro tutti quanti – e sempre più
all’insegna della Sinistra Critica. Al n.2 e al n.3 ci sono infatti Jovanotti e
Vasco Rossi, col primo in pieno sorpasso. Il che fa pensare. Il disco di Vasco,
quelli che dovevano comprarlo (e sono tanti, purtroppo per il povero Vasco che
ne è succube) l’hanno comprato subito. Quelli che potevano comprarlo, ma hanno
aspettato un attimo, hanno preferito di no. Lo hanno sentito dagli amici, se lo
sono fatto duplicare, l’hanno mulato (ehi, quanto siamo giovani oggi). Ma
quattro mesi dopo, Jovanotti sta convincendo gli indecisi. Blasco invece ha
convinto solamente i già convertiti. Ma a quanto pare la base si sta erodendo: forse non
moriremo Combriccola. A parte questo, rimangono nella top ten Afterhours, Amy
Winehouse e Gianna Nannini; Daniele Silvestri dà il cambio ai Sud Sound System
in quota Rifondazione, Leona Lewis rientra dando il cambio ai Portishead in
quota stranieri. Chiudono Caparezza e i R.E.M.
22 Mag
dello stendino. I panni stesi fuori dal quarto piano schioccano al vento. Li tiro dentro ed esco. Fischia un giro d’aria nella tromba dell’ascensore, scendo le scale di soprassalto. I palazzi stanno a guardare il preludio di un temporale. Milano si sveglia, il quattordici sferraglia e la cinquantaquattro sobbalza. Sbuffano le marmitte, i clacson strombazzano.
È la sinfonia delle nove meno un quarto, sempre la solita solfa. Mi fa sol la si do. Sì, la solfa mi fa piacere, mi rassicura. Canticchio un motivo valido per andare anche oggi al lavoro. Uno è l’affitto, l’altro boh. Mi sono dimenticata cosa ci faccio qua, intrappolata in questa piccola grande città . Appena me lo ricordo, me lo segno, giuro. Frugo in borsa, apro l’agenda, prendo un appunto, un appuntamento, un contrappunto.
Seduta alla fermata del tram che non passa più. Vado a piedi, un passo allegro ma non troppo, andante con brio. Rallento, è giallo. Questo non è un semaforo dotato di segnalatore acustico. Diventa rosso. Aspetto. Verde, attraverso. Proseguo adagio, sono in ritardo e non ho l’orologio. Ticchetta, questa Milano sempre di fretta. Chiudo gli occhi e proseguo a orecchio.
Conosco la strada a memoria, tutti i giorni sempre questa: casa-lavoro, lavoro-casa. Nessuna variazione sul tema, da anni. Ecco che piove. Apro l’ombrello e il cielo mi si rovescia sopra la testa. Tuona, lampeggia, straventa. Mi infilo dentro un portone e ascolto, per ore, il maltempo tiranno che copre col suo rumore questa Milano schiava di un re minore.
Ambra Angiolini, lei ha ormai raggiunto la maturità artistica. Potendo tornare indietro, non le sarebbe più utile un diploma di geometra?
— Dario Vergassola