Anestesia britannica

E’ successo quando ti ho vista di schiena e tu stavi legando il motorino, bellissima e fresca insieme, malgrado tutto quello che hai detto e fatto in una giornata qualunque. Ti sei girata e mi hai guardato con la faccia smilza, di chi non crede troppo e per questo merita religioso amore.
«Avevo voglia di vederti», mi hai detto.
Senza gorgheggi o fronzoli, semplicemente. Come una che ha voglia davvero di vedermi. Come se non mi avessi visto questa mattina, ieri, l’altra notte, e un minuto prima ancora.
Avrei dovuto sentirmi felice, timido. Gratificato. Avrei dovuto sentirmi tutto, e invece ho sorriso di routine, tirando dritto verso la frase dopo, l’impegno dopo.
Come ieri, dio. Allo stesso modo opaco di fronte ai pezzi di Londra. Come tutti zitto, televisore acceso, a sciropparmi annunziate e dunque ricapitoliamo i fatti.
A tutto ci si abitua, per fortuna.
Anche a se stessi.

(Visited 4 times, 1 visits today)

34 Comments

  1. E’ più facile abituarsi a tutto e tutti piuttosto che a se stessi.
    Altrimenti il dubbio che l’impegno dopo è una scusa, sfiorerebbe anche chi dell’impegno a proseguire la guerra al terrorismo, ne fa una cosa seria.

  2. Nostra è l’indolenza e la vacuità di quell’Occidente che di fronte a quanto succede nel mondo – qualcosa di semplicemente nuovo e che ci trova semplicemente impreparati, noi e le nostre comparazioni con l’inconparabile – seguita a trattare la realtà come se fosse solo una notizia, qualcosa da impaginare e abbinare come un vestito da non sbagliare. Come se la riflessione conseguente a un’emozione fosse sempre da buttar via, come se la consapevolezza che il mondo è cambiato non fosse maturata dopo un’emozione che fu quella per ’11, come se tale consapevolezza fosse maturata, in noi, dopo una conferenza stampa nei Neocon. Certe immagini andrebbero riguardate ogni mattino perchè possano scuoterci come l’acqua gelida del lavandino, prima che ci si rivesta all’occidentale e si torni a pascolare l’orticello quotidiano che riteniamo immune: l’ufficio, il weekend, l’assicurazione da pagare, la Domenica Sportiva, il blog da segaioli, il nostro giornalismo impiegatizio. Volete la notizia? Quella vecchia è che siamo in guerra, quella nuova è che tutto sommato la stiamo perdendo. Stiamo prendendo a trattare la realtà come la politica, una cosa sporca a cui voltare le spalle.

  3. Chissà cosa sta accadendo negli uffici dell’intelligence internazionale. A quale seghe mentali si staranno aggrappando i cervelloni dediti alla soluzione di intrighi inesplicabili. A quale tipo di arrovellamento cervellotico si dedicheranno gli esperti di guerratecnopsicoillogica. Per esempio: qualcuno ha notato che la prima città attaccata comincia con la lettera N (New york) e che la N è – nell’alfabeto internazionale – esattamente nel mezzo? Qualcuno ha notato che la sequenza delle città colpite (New York – Madrid – Londra) è la sequenza al contrario delle lettere dell’alfabeto L,M,N? Quindi chissà, magari la prossima città colpita avrà l’iniziale K (Kyoto?) E quindi l’occidente non c’entra niente? O forse cambierà sequenza e la città colpita inizierà con la O (Oslo?). Qualcuno ha notato che il colore Rosso sta in tutte e tre le bandiere delle nazioni colpite? Quindi, chissà, a Francia e Italia, per dire, gli verrà la strizza al culo e invece la Grecia potrà stare tranquilla. Staranno pensando a questo gli espertoni del cruciverba del terrore? Mentre noi, semplicemente, commemoriamo, ci stiamo devastantemente assuefacendo, strabuzziamo gli occhi, abbiamo paura per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Però, porcaputtana, prima di riflettere su cosa ci detta il nostro cuore, la nostra anima, abbiamo bisogno di andarlo a confrontare con le dichiarazioni dei politici, dei giornalisti, dei bloggers, della Tv. Non ci basta, porcatroia, “sentire” che quello che sta accadendo ha bisogno di una cazzo di risposta? Questa, per chi non l’avesse capito, è una guerra. Ce l’hanno dichiarata. La stanno facendo. La stanno vincendo. E per quel che mi riguarda non ho bisogno che arrivino a Roma o a Milano per sentirmi parte aggredita. Mi sento così dall’11 settembre e non me ne sono dimenticato un solo istante.

  4. Che questa guerra la stiamo perdendo non mi pare sinceramente una notizia nuova.
    Abbiamo cominciato a perderla quando l’abbiamo dichiarata (l’abbiamo dichiarata noi Ernie)o meglio quando abbiamo deciso che una causa giustissima (combattere il terrorismo) andava combattuta dichiarando guerra ai popoli dell’Afganistan e dell’Irak.
    Abbiamo cominciato a perderla ancora prima, quando abbiamo tollerato Chabra, Chatila e tutti i luoghi mostruosi dove ci ha fatto comodo che i palestinesi vivessero in condizioni animalesche.
    Abbiamo cominciato a perderla quando abbiamo sostenuto Iasraele a prescindere e abbiamo rimandato all’infinito la soluzione del problema dei palestinesi, dei curdi e di tutti i senza terra di quell’area.
    Siamo in guerra, si. E la sitamo combattendo con le armi sbagliate.
    La perderemo senza ombra di dubbio.
    E ci costerà molto più di quanto non temiamo.

  5. Uno dei miei risvegli gelidi è durato 24 ore di male fisico: Facci sul Giornale mi ha indirizzato alle macabre foto a tutto schermo, in primo piano e alcuna censura dei neonati nel piatto dei cinesi, senza molte parole ad attutire il colpo, che è arrivato con una potenza sproporzionata al messaggio. Penso che le immagini forti debbano essere mediate da parole e tecnologia. L’11 settembre, l’11 marzo e il 7 luglio sono fatti ben radicati nella mia coscienza, con o senza immagini che non vorrei mai vedere.

  6. domani potrei morire per un incidente stradale oppure saltare in aria nella metropolitana di Roma. che differenza fà? è uno stupido modo per sdrammatizzare? e chi se ne frega! stasera ho voglia di fare le capriole con mia moglia. è uno stupido modo per sdrammatizzare? e chi se ne fotte! divertiamoci e forse una risata li seppellirà.

  7. “Volete la notizia? Quella vecchia è che siamo in guerra, quella nuova è che tutto sommato la stiamo perdendo”.
    no, non è così.
    è triste doverla mettere su questo piano, ma a quattro anni dall’11 settembre gli assassini sono riusciti unicamente a mettere in piedi le stragi di madrid e londra.
    l’organizzazione in grado di dirottare quattro aerei in territorio americano e di dirigerli su obiettivi sensibili non esiste più: il suo leader vive braccato come un cinghiale, le basi logistiche in afganistan sono state smantellate.
    londra ha sopportato mesi di v1, v2 e bombardieri nazisti, già da domani inizierà a dimenticare questi beduini.
    nel giro di qualche anno di costoro non vi sarà più traccia

  8. Non di quel genere di conflitto, parlavo. Parlavo diq quello di civiltà. Quello che alcuni – nel mio centrodestra – vorrebbro risolvere rispolverando le crociate e mettendo sul trono il Papa.

  9. @fotoreporter: per il neonato nel piatto le parole devono bastare, per Londra non sono sufficienti a scuotere dal torpore. Anzi, meno parole e più immagini. Puoi sempre tenerti al riparo da ciò che non vuoi vedere. Non accendere, non cliccare, non guardare.

  10. Io penso che il conflitto di civiltà sia una cosa molto idealistica, di quando si parlava dello spirito di un popolo (magari usando un termine tedesco), e che l’idealismo sia il difetto di tutti i giornali e i politici italiani (almeno, dei loro discorsi). Non credo che esista in natura qualcosa come lo spirito (cattivo) dell’islam e lo spirito (buono) dell’Occidente, e allora mi chiedo di che cosa si sta parlando.
    Non mi stupirei che questi attentati abbiano a che fare con i rapporti fra la Gran Bretagna e alcuni paesi arabi, così come quelli spagnoli sembrano avere molto a che fare con i rapporti fra Spagna e Marocco. Fra l’altro, ho sentito al telegiornale, la sera del 7 luglio, che la maggior parte degli integralisti fermati negli anni scorsi in Gran Bretagna era magrebino. A conferma, oggi arriva la notizia che si sta cercando un marocchino anche per questi ultimi attentati. D’Alema dice che queste stragi gli ricordano le stragi fasciste italiane. E allora, se due più due fa circa quattro, i colpevoli sono i servizi deviati marocchini (o tunisini o algerini)! Ultima annotazione: Al Maghreb significa l’Occidente.

  11. Astolfo, è vero. Il “Volksgeist” è un concetto metafisico, cioè non esiste. Purtroppo, però, esiste la cultura, e allora il discorso torna. Quanto a quello che dice D’Alema, vabbe’, se ricominciamo con le stragi fasciste e i servizi deviati, allora aggiungerei, ai colpevoli della strage di Roma, Kissinger, Kossiga e il Mossad.

  12. Intendevo sottolineare che la conoscenza dei fatti di tale portata è sufficiente a scuotere quel dolore sordo stagnante nello stomaco che è il peso della nostra responsabilità di occidentali, viceversa un’informazione shock – non è stato il caso di Londra – non sensibilizza, piuttosto allontana chi non sa pensarci o non vuole farlo e tende alla reazione di diniego; allontana anche chi come me sta male per delle immagini forti ma al contempo rimane dell’idea che la Cina sta calcolando i suoi tempi fisiologici nel percorso verso la sua democrazia evitando i nostri errori, e gli ostacoli economici dei paesi ricchi contribuiscono agli episodi del neonato del piatto. Un’altra mia personale opinione è che il terrorismo va fermato con tutte le armi: politica e militare, il terrorismo, non l’islam che in questo momento si starà ponendo le nostre stesse identiche domande, sempre che i gestori di telefonia araba non stiano censurando i loro blog.

  13. “..la Cina sta calcolando i suoi tempi fisiologici nel percorso verso la sua democrazia evitando i nostri errori.”
    Tien An Men.

  14. Rapporto Annuale 2005 di Amnesty International:
    ‘Da Tian An Men a oggi Violazioni dei diritti umani in Cina’
    “L’enorme crescita economica della Cina non e’ andata di pari passo con la tutela dei diritti umani. Le vittime sono coloro che chiedono un
    cambiamento: minoranze etniche e religiose, attivisti per i diritti umani, operai e contadini che vogliono migliori condizioni di lavoro, cyberdissidenti. La repressione e’ articolata su arresti arbitrari, lunghe
    condanne, un uso diffuso della tortura e della pena di morte. Secondo dati ufficiali sono oltre 80.000 le persone arrestate nel 2004 per ‘attività contro la sicurezza dello Stato’ e secondo un rappresentante dell’Assemblea del Popolo sarebbero almeno 10.000 le condanne a morte inflitte.
    >>Asianews.it
    In occasione dell’Assemblea nazionale del popolo, Chen Zhonglin, uno dei delegati, ha detto che la Cina mette a morte “circa 10 mila persone” l’anno, ma la politica di Pechino impone di considerare un “segreto di Stato” i dati ufficiali sull’argomento.

  15. Il consigliere di Stato cinese e segretario generale del Consiglio di Stato Hua Jianming ha dichiarato di voler innovare costantemente l’idea del lavoro, al fine di realizzare la trasformazione dal “punire chi ha più figli” all”incoraggiare chi ha meno figli”: dichiarazione impegnativa da non disattendere, ma mi rendo conto che il mio è un pensiero isolato e controcorrente, non è facile capirlo, comunque qui si parlava di altro.

  16. GIORDANOBRUNO E’ TORNATO, COSì TE LO POSSO DIRE IN FACCIA: MA VAFFANCULO MERDA!!
    OHH, ME SO SVUOTATO. IL POST E’ DELIRANTE, TIPO CHE CREDO DI NN AVER CAPITO O C’E’ SOTTO UN GIOCO DI MESSAGGI TRA VOI…

  17. E’la consapevolezza diffusa del rischio, figlia della retorica mediatica dell’allarme. Giddens non aveva poi torto quando sosteneva che è impossibile prevedere i rischi di un qualiasi evento di grande portata sociale. Oggi però ne abbiamo conosciuto uno. Indifferenza. Oserei parlare di sollievo, se solo non rischiassi di divenire in questo modo bersaglio di numerose critiche.

  18. Non è cambiato nulla. Dalle Crociate mille anni e nessun cambiamento. Oscurantismo cristiano contro oscurantismo mussulmano, e il buio permane. Unica novità la globalizzazione dello scontro. Anche allora la cina prosperava nei commerci come se l’0ccidente non la riguardasse. Anche allora in africa regnavano la fame e le carestie. Mille anni che la politica raccoglie consensi promettendo di cambiare le cose. REPETITA JUVANT.

  19. E comunque leggetevi il testo di London Calling dei Clash. Avevano previsto tutto 25 anni fa.

Rispondi