Rassegna Stampa Calipari – Omissis /10 – il Riformista

IL RIFORMISTA

il RiformistaIl giorno che fregai gli americani - di Gianluca Neri: Clicca qui per leggere il documento PDFIL GIORNO CHE FREGAI GLI AMERICANI
SCOOP. Vi racconto che mi è successo dopo
Chiamo il Corriere, risponde l’uomo delle pulizie

(di Gianluca Neri, il Riformista – 3/5/2005)

Scrivo queste righe da un posto che è ai confini della realtà. Intendo proprio il telefilm. Perché a meno che non sia capitato anche a voi di vedere il proprio faccione in bella mostra su tutti i Tg nazionali; a meno che non sia normale, a casa vostra, che il telefono squilli ventiquattro ore su ventiquattro e dall’altra parte della cornetta ci sia la Farnesina o l’inviato di Usa Today; a meno che la vostra famiglia non sia stata da voi cooptata per fare le vostre veci mentre siete al telefono con quelli di cui sopra e dire a SkyTg24 che no, spiacenti, non potete andare a Cologno perché sta arrivando a casa una troupe del Tg3 e se ne è appena andata quella del Tg5; a meno che tutto questo – dicevo – per voi non rientri in quella che definite «quotidianità», per me è «ai confini della realtà».
Spiego. Due giorni fa mi alzo presto. Non succede mai, ma quel giorno mi alzo presto anche se è il primo maggio. L’intenzione era quella di andare in redazione. Nessuno lavora il primo maggio (e di questo avremo ulteriori conferme più avanti) tranne quelli della tv, perché sono dei pazzi. E siccome sto lavorando per la tv, ecco che mi ritrovo in piedi, davanti al computer, alle otto del mattino di un giorno che i cristiani onorano andando in chiesa e i lavoratori festeggiano non lavorando.
Accade questo: che finisco sul sito delle Forze multinazionali in Iraq, scopro che la relazione statunitense sul caso Calipari è – per la prima volta, a quanto mi risulta – non fotocopiata, ma pubblicata in formato digitale (lo stesso, per dire, che il Riformista utilizza per farsi leggere su internet) e decido così, a tempo perso, di fare una prova. La prova consiste in questo: verificare che gli americani non siano stati tanto allocchi da credere che in un documento digitale gli omissis si potessero spennarellare di nero come si fa su un qualsiasi foglio di carta. Apro parentesi. Dovete sapere questo: una pecetta nera apposta su un testo in un documento digitale è come una scritta in sovrimpressione in tv: c’è, si vede, e l’immagine sotto non si vede, ma c’è. Nulla di quello che viene tradotto in bytes sparisce: non esiste un tritarifiuti digitale vero e proprio, a meno di non prendere gli accorgimenti adeguati. Chiudo e torno al punto: potevano essere stati tanto fessi da non pensare che con un copia e incolla tutti gli omissis presenti nel testo sarebbero spariti? Sì, lo erano stati. È stato lì, proprio in quel momento, quando i capitoli secretati sono apparsi uno ad uno sul monitor, che ho avuto «la» certezza: avrei trascorso giornate che voi umani non potete neanche immaginare. Questa storia, chiariamolo subito, non ha avuto ancora una fine.E mica per niente avrei dovuto consegnare questo pezzo quaranta minuti fa e sono ancora solo a metà.
Ciò che segue è la cronaca – fedele, giuro! – di quel che è successo.

Alle 8 e 45 ora locale sveglio Guia Soncini del Foglio per chiedere se secondo lei sto violando un segreto militare. Lei non me lo sa dire. In compenso e molto volentieri mi manda affanculo: è a New York per intervistare Paris Hilton, e lì è notte fonda.
Alle 9 decido che la notizia è troppo succosa per svilirla pubblicandola sul mio blog e inizio a chiamare tutti i giornalisti che conosco. Il problema è che se in tv sono abbastanza pazzi da lavorare una domenica (una domenica che è anche il primo maggio), nei giornali non è lo stesso. I cellulari di Repubblica tacciono. Al Corriere chiedo che mi passino la redazione esteri e mi risponde l’uomo delle pulizie. So che può sembrare una forzatura, e invece no, dico davvero: l’uomo delle pulizie. Se non mi manda affanculo anche lui è solo perché non si trova a New York, ma dal tono della voce si intuisce che no, lui non è pazzo, non lavora in tv, e avrebbe un’infinita voglia di mandarmici.
Alle 11 rompo gli indugi: i giornalisti se la dormono, e io pubblico tutto sul mio blog. Alle 11:30 il Corriere della Sera su internet riprende la notizia e cita Macchianera.net, il mio blog.
Alle 11:35 il Corriere della Sera ha capito come realizzare in casa lo stesso documento senza gli omissis, e cala la scure sulla citazione di Macchianera.
Alle 12 Repubblica.it riporta la medesima notizia e non si sogna lontanamente di citare la fonte. Dice: «Alcuni nostri lettori hanno scoperto per caso che…».
Alle 15 l’agenzia APcom trova il numero del sottoscritto sulle Pagine Bianche e svela al mondo: «A violare la segretezza della relazione sul caso Calipari è stato un trentatreenne milanese eccetera eccetera». Lì, come si usa dire, si apre il cielo.
Dalle 15 alle 16 è il momento delle radio: chiamano tutte, nessuna esclusa. Fate il nome di una radio, forza! Ecco, c’era.
Alle 16 e 30 il Tg5 preannuncia la sua venuta e mezz’ora dopo la troupe fa la sua trionfante entrata nel soggiorno dello scrivente. È caos: i parenti si mobilitano; si spolverano vecchi videoregistratori, si disimballano nuovi e fiammanti lettori DivX.
Nel lasso di tempo che ci divide dalla messa in onda nell’edizione delle 20 il telefono continua a squillare: sono giornalisti, conoscenti, amici, ex fidanzate, perfetti sconosciuti che fanno i complimenti.
Alle 20 e 30, consumato il rito della visione del servizio, il sottoscritto si addormenta miserabilmente su una poltrona pensando: massì, in fondo una giornata vissuta così è anche divertente. Lo dice senza sapere che il giorno dopo sarà peggio.
Sveglia alle 7. Telefonata di SkyTg24. In diretta su Radio2 a «Condor» di Luca Sofri. In contemporanea la redazione di Costanzo non riesce a prendere la linea, e questo in fondo – per quanto mi riguarda – non è neanche un male, alla fine. Chiama Usa Today: sono divertiti all’idea che una cosa così «all’italiana» sia capitata ai propri connazionali. Richiama SkyTg24: richiedono la presenza in diretta da Cologno, ma la Farnesina chiama per chiarimenti. Ubi major. SkyTg24, alla fine della giornata, totalizzerà ben tre bidoni piazzati dal sottoscritto. Uno perché sta arrivando a casa una troupe del Tg3. Uno perché hanno chiamato il Corriere della Sera e Repubblica. L’ultimo perché mi danno sette minuti per raggiungere Cologno da Niguarda, e non ci sono proprio cazzi, se avete presente il traffico di Milano alle cinque e mezza.
In tutto questo, nel corso di quarantotto ore, il sottoscritto è riuscito a farsi una – e dico una – doccia veloce, perché fuori dal bagno c’era la Rai (per dire: a voi è mai capitato che un Tg vi aspettasse fuori dal cesso?) e da due giorni non va al lavoro. Che poi sarebbe anche un lavoro divertente: scrivere copioni per Camera Cafè. Sento di essere mancato a Paolo Bitta. Quello che, dopo due giorni nei miei panni, l’avrebbe presa bene e detto soltanto: «Stavate parlando di me?».
(di Gianluca Neri, il Riformista – 3/5/2005)
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6 Comments

  1. qualche domanda in ordine sparso(ancora interviste???)…

    1) perchè hai chiamato solo le redazioni dei giornali e non quelle dei tele-giornali?

    2) hai avuto qualche attestato di invidia?

    3) t’hanno pagato per il disturbo? (… lo stazionamento fuori dal cesso credo abbia un costo elevatissimo)

    4)pensi che davvero questo episodio apra una nuova era per i blogger?

    5)qualcuno dice: lo scoop l’ha fatto gianluca neri: giornalista, ex guru della new economy, autore tv….mica un blogger

    6) perchè la soncini c’ha il celllulare acceso di notte??

  2. … si giusto. perchè visto che lavori per italia 1 e il Riformista non hai ben pensato di chiamare loro in primis? perche se lavori per un giornale e una tv dove si presuppone tu possa avere dei contatti chiami altre testate? perche una giornalista , seppur a nyc non ha pensato di scrivere lei un pezzo sull’argomento o girare la notizia immediatamente a qualche collega??? il foglio non e’ interessato a queste cose? Il discorso del svilire la notizia sul blog non regge. anzi penso che il tuo primo pensiero sia stato postare e non telefonare ai giornali. methinks

  3. vero o fasullo che sia il racconto, anzi la cronaca della tua scoperta e le successive 24-48 ore….. la parte piu’ bella sta nel finale: “Stavate parlando di me?” ;-)
    Paolo Bitta rulz!

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