Il ministro sapeva dei prigionieri

Tanto per abbaiareIn un documentario prodotto da Stefano Rolla – ucciso a Nassiriya – si vedono militari italiani che cercano di convincere i poliziotti iraqeni a non maltrattare dei prigionieri. Ma il governo adesso “non sa niente”

Due eroi civili. Già nell’agosto 2003 gli ufficiali dell’esercito italiano avevano accesso alle carceri di Nassiriya, conoscevano quell’inferno e si prodigavano per rendere più umana la detenzione dei prigionieri. Le immagini che lo confermano sono state raccolte dal produttore indipendente Stefano Rolla, l’eroe civile ucciso a Nassiriya insieme ai carabinieri e ai soldati del 12 novembre. Tra gli accompagnatori in Iraq di Stefano Rolla vi era anche il maresciallo-biologo del Ris, Massimiliano Bruno, anch’egli caduto a Nassiriya. Il filmato di 33 minuti (regista Massimo Spano) fu acquistato da Rai2 e molto parzialmente utilizzato da Excalibur di Socci.
Il maresciallo Bruno viene inquadrato distintamente da Rolla al termine di un sopralluogo nell’Antica Babilonia ed appare in altre immagini filmate da Rolla ma non montate dai collaboratori di Spano. Nelle immagini successive Rolla riprende invece un ufficiale in mimetica dell’esercito italiano a colloquio con un gruppo di detenuti reclusi dentro una gabbia stipata. Accanto all’ufficiale italiano vi è un iracheno con la divisa della polizia locale e i gradi di capitano sulle spalline. Il militare italiano parla in inglese, tenta di incoraggiare i detenuti e si appresta ad una mediazione con le autorità locali.
Le immagini di Rolla testimoniano che Massimiliano Bruno poteva essere a conoscenza di quelle condizioni inumane così ben descritte nelle interviste concesse dalla vedova Bruno e dal suo comandante, il colonnello Burgio. L’associazione articolo 21 ha potuto vedere per intero il filmato. Ne traspare non solo la consapevolezza di operare in uno scenario di guerra dove i diritti umani sono limitati da fatti circostanze e usi locali, ma soprattutto l’impegno umanitario dei nostri militari, incluso il maresciallo Bruno e i suoi ufficiali, affinché la polizia locale assumesse atteggiamenti “occidentali” nei confronti dei prigionieri iracheni. Nessuno ne aveva mai dubitato. Ma, visto che i marescialli sapevano, i capitani sapevano, i colonnelli sapevano e persino il generale Spagnuolo sapeva, dove si è interrotta la catena di comando e controllo? Come mai il governo non sapeva? Il documentario di Rolla nei titoli di coda ringrazia per il contributo i ministeri della Difesa e degli Affari Esteri. Ma Martino e Frattini l’hanno mai visto? (Pino Finocchiaro)
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“Ma poi tutta ‘sta gente dove la portano i tedeschi, signor tenente?”. “Non è affar nostro. Se lo vedono loro”. Questa conversazione era abbastanza frequente, nell’esercito italiano di sessant’anni fa. Non era una conversazione conclusiva. A volte il signor tenente precisava: “Noi eseguiamo gli ordini e basta. Ne vuoi sapere di più di Mussolini?”. A volte, dopo un momento di silenzio, continuava: “Nel mio plotone, comunque, prigionieri ai tedeschi non se ne danno”. Io credo che gli ufficiali del secondo tipo fossero di gran lunga i più numerosi. Non si spiegherebbe altrimenti come mai tanti militari italiani, dopo l’otto settembre, non siano passati coi tedeschi ma siano invece andati in montagna. Ma è una storia minore, di quelle che raccontavano i vecchi e che finiranno sotterra con le loro ossa.

“Non è affar nostro. Noi li consegnavamo a chi di dovere”. Sì, ma “chi di dovere” torturava. E non tutti i “signor tenente” hanno risposto “affari loro”. Molti – noi crediamo la maggior parte – hanno risposto “arrangiandosi” per non consegnare i prigionieri o per proteggerli in qualche modo, di nascosto dall’alleato. Anche questa è una storia minore, di quelle che si raccontano nelle case. E vengono a galla poco e male, nelle parole di una vedova o nelle riprese – mai trasmesse – di un cameraman coraggioso. Poi i generali e i gerarchi fanno il mestiere loro: la vedova era “scossa”, “meglio lasciarla in pace”. “Il governo non sapeva niente, non potevamo mai immaginare”. “L’indefettibile asse con l’alleato”. “Con sprezzo del pericolo, al grido di viva il duce e viva il re”. Ma dentro le case, i reduci raccontano la verità.

L’“indignazione” di Fini. Le domandine di Vespa. I giornalisti e i gerarchi. Non occorre una camicia nera per essere fascisti: basta un sorriso elegante, di sprezzo comprensivo, per una povera donna che s’ostina a raccontare. Non dev’essere stato difficile intimidirla: ha dei figli. Qualche telefonata sarà bastata. L’Italia però non dimentica – non ha dimenticato allora, figuriamoci adesso.

Noi crediamo.

Noi crediamo alla vedova di Massimiliano Bruno. I Carabinieri dell’Unione Nazionale Arma Carabinieri sono in perfetta sintonia con le affermazioni della vedova del collega Massimiliano Bruno. Anche presso la Call Center dell’Unac, attivata dopo la strage di Nassirya, giungevano notizie da militari in Iraq o rientrati in Italia, di vero caos circa maltrattamenti o “particolari” trattamenti nei confronti delle persone arrestate che venivano consegnate agli Inglesi ed alla polizia Irakena e rinchiusi in quelle Galere. Invitiamo tutti i Colleghi, rientrati in Patria, che sappiamo conoscono la verità, a parlare, ed a non lasciare sola la vedova Bruno, oggi abbandonata dallo Stato, ed offesa nel suo dolore, da chi nega di conoscere. L’unico modo per onorare i colleghi caduti, è quella di raccontare la pura e vera realtà conosciuta in Iraq, in tutti i sensi, sapendo che solo la buona sorte ha permesso a molti di riabbracciare i propri cari, ciò che purtroppo ad altri, che sappiamo mandati allo sbaraglio, non è stato possibile. Firmato il segretario dell’Unac, Maresciallo Antonio Savino.

Rivincite. Bush figlio, intervistato dal Washington Times, s’è lasciato scappare: “Non taglierò la corda dall’Iraq. Non farò come mio padre”. Bush padre, in guerra, era stato pilota d’aerei al fronte. Bush figlio, imboscato. Chissà quante volte, senza dirglielo, suo padre gliel’ha rinfacciato.

“Continueremo ad operare a Abu Ghraib”, fa il nuovo comandante, gen. Miller. Fino a un mese fa comandava Guantanamo.

Appartenevano alla 372ma compagnia della Polizia militare ed erano per lo più riservisti. I tedeschi studiati in “I volenterosi carnefici di Hitler erano pure dei riservisti e appartenevano a un battaglione della polizia militare il cui numero non mi riesce di ricordare.

Alcuni ufficiali delle “forze di coalizione” (“Red Cross Report On Irak”, punto 7) dichiarano che il 70-90 per cento dei prigionieri è stato arrestato per errore.

La foto col prigioniero nudo e il cane è anticipata con estrema precisione da Elio Vittorini (“Uomini e no”, 1944). Là il cane si chiama Guthrun, il prigioniero nudo è un giovane milanese e l’ufficiale è tedesco.

La Svizzera, depositaria della Convenzione di Ginevra, ha convocato gli ambasciatori di Stati Uniti e Gran Bretagna in merito agli abusi commessi ai danni di prigionieri. Il ministro degli esteri elvetico, Micheline Calmy-Rey, ha chiesto che le violazioni alle Convenzioni di Ginevra non restino impunite. Il ministro degli esteri italiano invece non ha convocato nessuno.

Il manuale ufficiale della tortura, pubblicato dai giornali.

I senatori (gente per lo più anziana e stata in guerra) non ressero alla vista delle foto. “Non possiamo renderle pubbliche”, “disgustose”, “ma come sono avvenute da noi?”, “molto peggiori di quelle pubblicate”, “peggio di qualsiasi cosa abbia mai visto” (senatori Warner, Feinstein, Nelson, Wyden, Frist).

Ragazzi ammazzati in un carcere, ragazzi decapitati con un coltello in diretta tv.

E tutto questo da noi su Terra, nell’anno di salvazione duemila e quattro.

Film. Cinque anni per mafia a un ex ministro, Mannino. “Controlliamo metà dei voti – dicono due mafiosi intercettati – del viceministro dell’interno”. “Lui e don Matteo – precisa uno dei due – come fratri sono”. Svista del ministero di giustizia: settantadue mafiosi, fra cui gli assassini di Borsellino, fuori dal carcere duro. Legge straordinaria del governo per riportare ai vertici della magistratura il nemico di Falcone, Carnevale. A casa ai domiciliari il “pentito” Brusca (sciolse un pentito nell’acido) per ordine della Cassazione. Diciassette miliardi di soldi “di provenienza sconosciuta” entrarono in Fininvest nel ’78 e il pm sospetta che dia stato riciclaggio. Sciopero di tutti i magistrati contro le leggi antimagistrati del governo. Non ho capito bene se tutto ciò è un telegiornale o semplicemente la quindicesima puntata della Piovra.

Muri di Roma. “Roma bizantina”.

Cronaca. Salerno. Rubata un’auto-civetta della polizia. Restituita dopo una trattativa fra guardie e ladri. No comment del questore.

Marco Giannini wrote:

“Non si parla di A starway to the Eden senza sapere il come e il perché. Ma che cazzo gli insegnano a scuola!”. Per la cronaca il titolo esatto (non cristiano, ma da quei capelloni te lo puoi aspettare) è “Starway to heaven” (minuscolo).

[Eh no, mi ci tirate per i capelli: il titolo corretto è “Stairway to Heaven“, n.d.G.N.]

Mario Benedetti (Montevideo, 1920), ebe.buttinelli@tin.it, wrote:
Ode alla pacificazione

Non so dove arriveranno i pacificatori con il loro chiasso metallico di pace ma ci sono già certi assicuratori che offrono polizze contro la pacificazione e c’è chi chiede la pena di morte per coloro che non vorranno essere pacificati quando i pacificatori sparano certamente mirano a pacificare e a volte riescono a pacificare due uccelli con un colpo è chiaro che c’è sempre qualche sciocco che si rifiuta di essere pacificato alla schiena in realtà siamo una nazione così particolare che chi pacificherà i pacificatori buon pacificatore sarà.
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1 Comment

  1. Tutti Sapevano!!! Da Bush a Blair, da Berlusconi a Martino…e sapete qul’è la cosa peggiore? che se ne infischiano di quello che hanno fatto e staranno sicuramente ancora facendo! Mi era parso di capire, ma probabilmente mi sbaglio, che siamo andati in Iraq per liberare gli iracheni da Saddam, non per violentarli! Comunque vorrei invitarvi ad una riflessione sui provvedimenti presi da Bush e compagni di merende sul dopo-torture:
    1) Blair ammette di sapere da 3 mesi delle torture e non ha fatto niente per impedire che continuassero, benone! Alla sua domanda di un giornalista sulle sue dimissioni dopo questo scandalo, con la solita faccia da non vi dico cosa, ha risposto:”Non mi dimetto perchè non voglio passare al mio vice una situazione così disastrosa” (disolito chi fa i disastri si DEVE dimettere, ma ovviamente ne sa una in più del diavolo pur di rimanere attaccato alla sua poltroncina)
    2) Rumfield dice che non si dimette e che la “questione torture è solo una perdita di tempo”…devo dire che ha la finezza di un elefante
    3) Bush per evitare ancora scandali non impedisce l’uso delle torture ma l’uso dei videofonini nelle basi, oggetti utilizzati per i filmati e foto. Inoltre, non so se avete letto l’unico militare Usa che è stato condannato, ad un anno per giunta, ma vi invito ad andare a vedere i motivi: COMPORTAMENTE RIPROVEREVOLE IN QUANTO HA SCATTATO E DIFFUSO LE FOTOGRAFIE!!!
    4) Martino e company fanno finta di niente ed esce questo filmato, che in qualche modo ci invita a fare 2+2 !!!
    qualcuno ha ancora dei dubbi che nessuno sapeva?
    qualcuno ha ancora dei dubbi che questa gente ha lasciato fare?
    qualcuno ha ancora dei dubbi che tutta sta gente è senza un briciolo di morale?

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