Come mangiare una Mela

ParmalatAncora senza computer. Dovrei comprare un Apple nuovo, ma mi trovo momentaneamente a corto di fondi. E va bene: vuol dire che comprerò direttamente *la* Apple, che è più facile. Dice che con una quindicina di miliardi di euri me la danno. Io cento euri ce li ho già, per cui mi resta solo da trovare i rimanenti quattordici miliardi novecentonovantanove milioni novecentonovantamila e novecento. Qui sotto al bar Sport ci sono tre pensionati che sicuramente vorranno partecipare all’affare. Poi c’è la maestra Bisazzi, che aspetta la liquidazione da un anno e che da qualche parte se la dovrà pure investire. Poi c’è Padalino dell’emporio giù in piazza, il ragionier Merenda, Tannini che è capofficina alla Metallurgica, il Fantozzi, Cipputi… Insomma, i soldi ci sono. Convincerli a tirarli fuori? Una cosa da niente. Per prima cosa, mi faccio una bella carta intestata: Financing Agency O. & O., Investing Management And Gaboling, Capitale Sociale Cdt 150 milioni interamente versati (Cdt vuol dire “Conchiglie di Tonga”, ma questo lo scriviamo in piccolo). Poi ritaglio una bella foto del sultano di Brunei (l’uomo più ricco del mondo, lo sapevate?) da Gente Viaggi, la incollo su un foglio di carta e sul foglio scrivo a macchina: “Sultanato di Brunei – Certificato di credito – Dollari 15 Miliardi – Pagabili a vista al portatore”. Poi ci vuole la firma del sultano naturalmente – ecco la firma e infine, per ogni buon conto, mettiamo anche un bel “Visto il Governatore della Banca di Brunei, firmato Carli. Bello, eh? Questo glielo sbattiamo in faccia al primo che chiede se siamo adeguatamente coperti. C’è altro? Non mi sembra. Ora dobbiamo semplicemente comprarci una bella cravatta da manager, studiarci un’espressione finanziariamente aurtorevole allo specchio e andare in giro a raccogliere i denari. Giovedì ci quotiamo in borsa, venerdì acquisiamo la Apple, sabato apriamo un bel conticino alle Cayman (non si sa mai) e lunedì siamo già cavalieri del lavoro.


Per quanto possa sembrare buffo, le cose sono andate esattamente così. Io mi auguro vivamente che in questo momento in Italia siano all’opera organizzazioni segrete e abilissime che, corrompendo banche e politici, perseguano un cinico piano di destabilizzazione dell’economia nazionale. Si sono comprati il ministro dell’economia, il governatore della Banca d’Italia, i direttori dei gionali, tutte le principali banche e anche gran parte dei commercialisti. Sono geni del male, machiavelli della finanza al cui confronto Sindona o Marcinkus, o persino Geronzi, sono dei dilettanti. Invece, disgraziatamente, non è così. Le persone perbene, nel sistema italiano, sono moltissime e i lestofanti organizzati relativamente pochi. Quei pochi tuttavia sono gli unici ad avere un quoziente intellettivo superiore a ottanta. Tutti gli altri sono fra il Q.I. 25 e il Q.I. 80, e quando non sono occupati a fare grande politica, gran giornalismo e grande finanza sono di solito a Forcella a comprare videoregistratori.
Un signore ha preso lo scanner, ha scannerato un titolo di credito Bank Of America, ci ha aggiunto mezza dozzina di zeri, ha acceso la stampante ed è immediatamente diventato Mr. Tanzi. Il ministro dell’economia era impegnato a giocare col pongo. La Banca d’Italia, quando ha saputo la storia, ha ammonito severamente le vecchiette: “Eh, dovete stare attente a quel che comprate, c’è tanti imbroglioni in giro”. Poi ha aperto la scatola del videoregistratore che s’era appena comprato per uso personale e dentro c’erano trenta milioni di carta Tanzi. “Colpa vostra – dice il governo – che vi fermate alla prima bancarella che trovate”. “Poffarbacco – fa l’opposizione – Vuoi vedere che forse non tutti gli imprenditori sono onesti?”. Scoop dei giornalisti: gli italiani sono più poveri di prima e qua e là se ne segnala addirittura qualcuno con le pezze al culo. Chi l’avrebbe mai detto.

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