Angeli di Seconda Classe

Io non posso stare fermo con le mani nelle mani. Non oggi, per lo meno. Non il giorno in cui Clarence compie sette anni.
Che io e Grassilli si dica da anni che scriveremo un libro su tutte le stranezze cui abbiamo assistito mentre passavamo dalle stalle alle stelle non conta. Quel libro non lo scriveremo mai.

(*)

Eppure avremmo potuto raccontare di quello che si presentò come ex direttore marketing di Yahoo! USA e fu immediatamente assunto dagli svedesi. In ufficio lo chiamavamo “Penitenziagite”, perché parlava un misto di inglese, portoghese, italiano e almeno altre quattro lingue, come il servo Salvatore ne “Il nome della Rosa”. Dico “misto”, e intendo proprio “misto”: iniziava una frase in inglese, virava verso il portoghese, abbozzava un italiano stentato e franava inesorabilmente tra le fauci dello swahili.
Iniziammo ad allarmarci quando, da buon direttore marketing, prese la macchina digitale, andò a fotografare un manifesto del cammello-mascotte di Spray alto e largo quanto un palazzo di via Torino, tornò in ufficio, lavorò l’immagine in scala 1:2 e la inviò via e-mail a tutti. “Tutti”, a quei tempi, eravamo sessanta persone. Quando il server di posta, sfinito, esalò l’ultimo respiro, Penitenziagite appurò che l’odio, a volte, te lo senti addosso e lo puoi pure tagliare a fette. Qualcuno lo odiò un po’ di più: Giuseppe Genna, nella fattispecie, aveva già il cuore in anticipo sulla serata in compagnia di “una figa” (l’espressione è sua). Lei avrebbe dovuto confermare l’appuntamento via posta elettronica, ma la mail trovò un cammello ad intasare la linea dedicata e non potè giungere a destinazione. Quel giorno Genna, nell’impossibilità di imparare nuove parolacce, ne inventò alcune.
Ci preoccupammo ancora di più quando Penitenziagite mi abbordò sulla via della fotocopiatrice per mettermi a parte di una sconcertante verità. Mi prese un braccio, lo strinse, e disse: «Il contenitore in polistirolo dei panini di McDonald’s…» «Si?» «…l’ho inventato io».
Io feci “Ah Ah”, ma non era una battuta. Non nelle intenzioni.
Perdemmo le speranze quando ci fu da assumere nuovi commerciali e fu incautamente incaricato del recruiting. A Nico Giordano – quello che in seguito avrebbe incarnato il sogno sessuale delle belle di ClarencePenitenziagite mise in mano una cornetta del telefono senza filo e disse «Ora prova a telefonarmi e vendermi qualcosa».
La storia di Penitenziagite finisce in tristezza, con la scure degli svedesi ormai sospesa sul capo e lui che dice a Giovanna e alla receptionist: «Non passatemi chiamate, che sono al telefono con Piersilvio». Conversò amabilmente con Piersilvio per un buon quarto d’ora, premurandosi di lasciare aperta la porta dell’ufficio: «Si, Piersilvio, credo che me ne vado di qui: ho tre offerte e non so quale scegliere… Infatti, Piersilvio, è quello che dico io: ho bisogno di un ambiente di lavoro dinamico… Allora ok, Piersilvio, ci sentiamo in settimana. Mi chiami Tu? Va bene. Non mercoledì, che ho una conferenza».
Penitenziagite, nella foga di premurarsi che tutti sentissero, che tutti fossero al corrente dell’evento in corso, non ricordò che esisteva un centralino, e che la receptionist cui aveva chiesto non gli si passassero chiamate non vide mai accendersi la luce corrispondente alla linea del suo ufficio.


Oppure avremmo scelto di dedicare un capitolo a quella volta che io, Stefano Porro e Giovanna Biondolillo per tre giorni attorno a Cinecittà (tornando la notte in un albergo – che se non sbaglio si chiamava proprio “Cinecittà” – che definire kitch è poco ma, per chi è interessato, aveva i canali porno gratis), per fare atterrare nell’ordine: un dirigibile, un aeroplanino, un elicotterino all’interno della casa della prima edizione del Grande Fratello. Al terzo giorno di prove fallite, arrivò il Gabibbo con un cazzabubbolo radiocomandato come il nostro, e in cinque minuti lanciò dentro una decina di tapiri. Prendemmo un sacco di pioggia; rischiammo di finire sul libretto nero di Ricci per aver sostenuto che l’organizzazione non aveva impedito a Striscia di entrare (poi, quando i responsabili del programma – preavvertiti – non fecero storie neanche per il nostro dirigibile, ammettemmo che non era vero, e Ricci abbozzò, dedicandoci tre minuti di trasmissione); ci cagammo letteralmente addosso quando fummo circondati da una decina di auto di Carabinieri, che invece furono parecchio gentili: ci chiesero «Che ve state a inventà, stavorta?», si fermarono a vedere se riuscivamo nell’intento e chiamarono a raccolta i colleghi; eppure, sembra strano a dirlo oggi, ci divertimmo un sacco.

Poi avremmo dedicato qualche pagina a quel redattore fanatico di pratiche BDSM, che litigò violentemente con tutta la redazione e, quando fu mandato via, chiese i danni perché l’atteggiamento dell’ufficio (e il mio, e quello di Porro) nei suoi confronti gli aveva provocato grande stress e (testuale, dall’atto) “un arrossamento nella zona perianale”.

Magari avremmo elegantemente glissato sul giorno in cui gli svedesi furono acquistati in blocco da Lycos, e qualcuno deflorò con un pennarello la giraffa di pelouche simbolo di Spray. O su quando Lycos ci restituì Clarence e testimoni oculari affermano di aver visto una serie di cagnetti (sempre di pelouche) impiccati alle eleganti lampade Herman Miller dell’ufficio.

Non lo scriveremo, questo libro, dicevo. Non ne sono sicuro, ma ho questa impressione. Se lo facessimo non riusciremmo, credo, a imporci di non raccontare la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.
La verità, in questo caso, al di là dei vincoli dei contratti e degli impegni di riservatezza su determinate questioni, è piuttosto banale: come accade a tutte le storie, anche quella di Clarence ha avuto alti e bassi, mica pizza e fichi. Tutti, più o meno, abbiamo vissuto esperienze memorabili e momenti che preferiremmo facessero polvere nel dimenticatoio.
Di buono c’è che il tempo aiuta ad amplificare solo il ricordo dei primi, e a dare una passata di gaussian blur sui secondi.
Per questo motivo, ora che di tempo ne è passato, posso dire che ringrazio tutti. Tutti tutti, nessuno eslcuso: da chi ci offrì i primi 30 metri quadri di cantina, a chi ci ha ospitato e sopportato nei propri uffici. E poi Penitenziagite e il sadomasochista; tutti quelli che ci hanno amato, quelli che ci hanno odiato, e quelli cui stavamo così così; tutti quelli che i medesimi sentimenti li han riservati a me; quello che una notte ci ha rubato tutti i computer dall’ufficio e noi mica avevamo i soldi per ricomprarli, e i ragazzi di firenze che i computer non ce li han fatti mai mancare; e poi Spray per quando ci ha fatto volare a Stoccolma in business per dirci che ci comprava, Lycos per averci salvato da una nuova convention sperduta tra i fiordi svedesi, a mangiare gameri di infima qualità e sorseggiare Schnaps per combattere il freddo, e Dada, che ci ha acquistato quando la bolla speculativa era bella che sgonfia, e ci ha fortissimamente voluto anche se eravamo di terza mano.

Sono sincero (lo dico per chi è convinto io creda il contrario): sono un privilegiato. Lo siamo tutti, credo, e abbiamo un Angelo da ringraziare.

(*) Le foto raggiungibili attraverso le icone in alto nel pezzo sono quelle della prima campagna pubblicitaria di affissioni di Clarence, nel 2002. Che io mi ricordi, fu anche l’ultima. Curiosità: la ragazza vestita da Biancaneve che appare nel primo dei soggetti si chiama Ilenia Lazzarin, e oggi è una delle protagoniste di “Un posto al sole”. Lei, nelle interviste, rammenta spesso che quello fu il suo primo lavoro. A noi fa piacere averle portato fortuna.
GEORGE: «How do you know my name?»
CLARENCE: «Oh, I know all about you. I’ve watched you grow up from a little boy.»
GEORGE: «What are you, a mind reader or something?»
CLARENCE: «Oh, no.»
GEORGE: «Well, who are you, then?»
CLARENCE: «Clarence Odbody, A-S-2.»
GEORGE: «Odbody… A-S-2. What’s that A-S-2?»
CLARENCE: «Angel, Second Class.»


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16 Comments

  1. Mi associo agli auguri con la speranza che la crisi del settimo anno sia solo il titolo di un film.

    Mi sembra ieri quando su Cuore ho letto di un concorso letterario legato a un indirizzo web e al personaggio di un film di Capra.

    E mi sembra sempre ieri quando salendo le scale di via Torino ho visto il vostro campanello e sono sceso ad incontrarvi unendo l’utile di uno scoop al dilettevole di conoscere di persona alcuni ex cuoristi neomiliardari (do u remember 7?).

    Da quelle parti dovrebbe esserci ancora il vostro cartello, se nessuno lo reclama un giorno di questi passo e me lo stacco ;-)

  2. Malfidenti. Piersilvio era occupato e ha passato la chiamata a Colaninno, no? Per la cronaca, ho chiesto info: Penitenziagite sta ancora là, dove l’avete lasciato andare voi, ingrati che non siete altro. :-) PS.: il libro va scritto. Primo capitolo: “Ogino-Knaus affonda la new economy e cancella Clarence e Virgilio con un solo colpo di mouse”. E non mi ci fate pensare che mi rotolo.

  3. Quella volta che…

    Succedevano cose da pazzi, confermo. La santona biancovestita con-turbante, le sue bambole nere, i riti woodoo e le gravidanze isteriche

  4. Meritatissimi gli Auguri. Clarence è stata una delle poche cose belle dell’Internet italiano. Ma leggendo questo bell’articolo di Neri, fuss cà fuss, che X§ è lui!?

  5. Ah, quelli che erano on line nel 96! Oh, quelli che lavoravano nel web già nel 97! Ehi, ma in quanti eravamo nel 98? Ehhh, il dorato 1999! Già, i sognatori del 2000. E il disincantato 2001? Forse meglio il pragmatico e rassegnato 2002. Almeno ci ha portato in un 2003 con qualche motivo di interesse e pieno di blog.
    Per tutto e nonostante tutto, auguri ragazzi.

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