Beyoncé o Beyoncifa?

Beyoncé o Beyoncifa?
Non sono un alcolista, ma un bicchiere di Limoncé dopo una pizza non me lo faccio mancare. Recentemente mi è anche capitato di assaggiare una bevanda molto simile al Vicks MediNait: il Mirtocé.
L’esperienza non è stata delle migliori. Alla radio poi ho sentito di una nuova uscita: Beyoncé. Ho deciso che non lo avrei assaggiato, perché se il mirto aveva quel sapore figuriamoci il beyon, che neanche conosco.

Qualcuno poi mi ha fatto notare che è una delle Destiny’s Child, il gruppo che per quanto mi riguarda passerà alla storia per una cosa in particolare: il video di “Survivor”.
Tre splendide stangone ipervitaminiche che si destreggiano tra le insidie di una foresta con la stessa naturalezza che avrebbe Britney Spears alle prese con un altoforno o Tom Hanks se dovesse interpretare un naufrago costretto a vivere per anni su un isola in compagnia di un pallone.

In ogni caso si dice un gran bene di “Dangerously In Love”, il disco di Beyoncé, e mi sono sentito quasi costretto a scrivere una recensione.
Sono anche andato a leggermi qualche intervista. Beyoncé sostiene di voler dimostrare che nel frattempo è cresciuta.
Devo ammettere che è vero, almeno a giudicare da quanto visto agli ultimi MTV Awards: il suo fondoschiena ha assunto proporzioni tali da far sembrare quello di Jennifer Lopez una riproduzione in scala 1:18.

Che dire del disco? È musica ipnotica, nel senso che se la metti in macchina quando sei in coda, dopo cinque minuti ti estranei, i tuoi neuroni si dimettono e quando riprendi possesso delle facoltà mentali ti sorprendi a pensare che il proprietario della vettura accanto ha dei gusti musicali quanto meno discutibili. Poi lo vedi aprire la portiera e collegare con un tubo la marmitta al finestrino anteriore sinistro. Ti accorgi che la sudetta musica proviene dalla tua autoradio e lo convinci a desistere promettendogli che dal giorno dopo farai un’altra strada. Te ne vai orgoglioso di aver salvato una vita.
Se però devi scrivere una recensione, l’etica ti impone di ascoltare tutto il CD nel buio della tua cameretta. L’ho fatto e ci ho ritrovato dentro lo stesso pathos che avevo scovato un giorno in un negozio new age, quando davanti a un pannello con un sacco di bottoni ho premuto quello che diffondeva nell’aria il verso dei delfini dell’Atlantico.
Non so per quale motivo da ormai due anni non esce un disco se in almeno una canzone non c’è un’idiota che sotto bofonchia versi tipo “yo”, “one time” o “c’mon bro”. Le parole possono anche variare, ma l’idiota che parla in sottofondo c’è sempre. Questo disco sembra la convention degi idioti che bofonchiano in sottofondo.

Ci sono anche un sacco di quelle cose che oggi chiamano sample, tanto che Beyoncé ha dichiarato: «C’è addirittura un campionamento di Shuggie Otis».
Sticazzi!
È un periodo che, vista la carenza di onde sonore vagamente assimilabili a note musicali, si tende a magnificare quel poco che c’è. Ho sentito gente affermare con certezza che Justin Timberlake ha talento.
Justin Timberlake? Il primo uomo che ha venduto il cognome agli sponsor: metà alla Timberland e metà alla Lumberjack. Lo stesso che fino a poco fa cantava negli ‘Nsync. Sono cose che non si perdonano.
La stessa cosa sta succedendo a Beyoncé: sento dire in continuazione che è la nuova reginetta del soul. Beh, se questo è soul, Marilyn Manson è il più grande compositore vivente di musica da camera per clavicembalo e viola.
Prima di finire una recensione di solito butto un’occhio al sito ufficiale per leggere cosa scrive l’addetto stampa e trovare almeno una cosa buona da riportare. Di solito vado sul sicuro, perché l’addetto stampa è una figura che riuscirebbe a magnificare anche le qualità nascoste di un disco di Morgan Castoldi.
Quello di Beyoncé ha scritto a proposito di “Dangerously In Love”: “Coraggioso dal punto di vista musicale e onesto dal punto di vista dei testi…”
Avrebbe potuto scrivere toccante, profondo, tagliente, invece non è riuscito ad andare oltre un modestissimo onesto. Date un’occhiata ai testi e capirete perché.
Continuo a leggere dal sito ufficiale, certi di trovare qualcosa di buono da scrivere: “Dangerously In Love” è la colonna sonora di una giovane donna che reclama il posto che le compete e che lo fa ridefinendo se stessa.
Non sono andato oltre. Il Mirtocé in fondo non è così male se devi solo dimenticare.

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15 Comments

  1. Beh, la piaga del negro idiota che bofonchia risale già alla metà degli anni ’90… al tipo che faceva “Yo Mariah, take me higha”, io gli avrei dato un ferro da stiro sulle gengive. E che dire della versione “alternativa” di Say What You Want dei Texas? Da far venire voglia di laciare una bomba nucleare. Se poi vogliamo andare alle origini, come dimenticare quel pirla che spannocchiava la minchia con “Chaka Khan… Chaka Khan…”?

  2. Ma io sono un po’ stufa di tutte quelle bellissime cantanti nere con i capelli tinti color saggina.
    WWW ericabadu

  3. Che noia. Qui si vuole fare i fighi stroncando il fenomeno in quanto tale, senza argomentazioni sensate. Justin Timberlake, piaccia o no, ha del talento, anche quello di scegliersi produttori con i fiocchi. Se volete continuare a pensare che la musica bella la facciano solo Peter Gabriel e David Sylvian fate pure. Peccato, perchè il titolo del post era bello.

  4. Un culo che parla (e una bocca che dovrebbe solo cantare)

    Ho già detto che Beyoncé è molto carina e che non ha una brutta voce, ma a parte un paio…

  5. io justin timberlake lo trovo arrapante da morire… me lo ingropperei a manetta, poi sentirlo cantare… dio che sesso… un mi ci fate pensà…

  6. io justin timberlake lo trovo arrapante da morire… me lo ingropperei a manetta, poi sentirlo cantare… dio che sesso… un mi ci fate pensà…

  7. timberlake per essere uno che stava in una boyband ha fatto un album di tutto rispetto, relegato ovviamente alla scena pop. liberatosi dalla merda gossip della spears ha venduto più dischi col debutto da solista della neo-finto-trasgressiva-lesbica coll’ultimo cd. beyoncè è brava, bravissima, canta da dio, muove il culo da dio, una pecca, la scelta musicale: dovrebbe solo cambiare produttore: lavorando esclusivamente con dr. dre farebbe scintille. ma si sa, nessuno è perfetto.

  8. limonce’, mirtoce’, beyonce’…
    geniale!
    uno smuove la digestione, uno smuove la salivazione, una smuove l’ormonazione! nessuno dei tre ha che fare conla musica.
    complimenti per il post, se posso!

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  1. Anonimo

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