RIAA Vs. YOU

Era nell’aria da un po’ e finalmente è successo: la Recording Industry Association of America ha fatto causa a 261 utenti di p2p, accusati di aver scaricato e diffuso musica protetta da diritti d’autore. Si parla di una richiesta di 150.000 dollari per ogni violazione. Ho fatto due conti veloci: devo a quei signori qualcosa come 3 miliardi di dollari. Ehm… facciamo una colletta?

[Punto informatico via Blogmatic]

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23 Comments

  1. E contemporaneamente Universal sta per lanciare una campagna di taglio dei prezzi dei cd in Inghilterra ( £7.50 a disco ) dopo averlo già fatto negli Stati Uniti.
    Sarà forse la volta buona?

  2. E’ da un po’ di tempo che non ascolto musica che valga il costo del CD. P2P serve anche a conoscere artisti che, altrimenti, resterebbero sconosciuti; le radio e le tv tipo MTV, poi, trasmettono merda sonora da mane a sera. RIAA, i miei soldi (all’incirca 5 miliardi di dollari) non li avrete jamais!

  3. Cosa significa “valere il costo del cd?” una pittura può valere il costo? cos’è che sancisce oggettivamente il valore di ciò che ascolti? la musica, è proprio qui il problema maggiore a mio avviso, è diventata materiale di consumo al pari di un telefonino o di un computer. E’ opinabile, Bongo, anche il fatto che il p2p possa permettere agli artisti di emergere, perchè molti di quelli che tu scopri non avrebbero alcuna intenzione di essere disponibili li…
    Provocatoriamente: che differenza c’è tra scaricare un cd dai circuiti p2p e rubarlo in un negozio di dischi?
    Ora non vorrei apparire bacchettone o moralista, ma credo che in fatto di pirateria musicale si stia davvero degenerando…
    Tutto sommato MTV è una conseguenza di tutto ciò: case discografiche e artisti sono costretti a puntare sulla popolarità a tutti i costi per guadagnare – video, look, pubblicità, ecc – contribuendo alla “merda sonora” di cui parli; la musica è quasi un pretesto in questi casi.

  4. Perchè la gente smetta di scaricare la musica dalla rete bisogna che l’acquisto del CD risulti economicamente più conveniente dello “scaricamento”…che è gratis…Le soluzioni sono due. La prima è che quando vai a comprare un CD, insieme ad esso ti vengano dati dei contanti. La seconda è…rassegnarsi. Le case discografiche devono essere in grado di rimodellare la propria struttura e reinventarsi in modo da trovare l’incastro giusto e più redditizio con questa realtà figlia dello sviluppo tecnologico. Se continuano a rifiutarsi di accettare la realtà, di non vederla, sono destinate a morire.

  5. beh per quello (poco) che ne so io, gli artisti cominciano a guadagnare con i dischi dalle 100.000 copie in su. questo vuol dire che… quanti? diciamo il 3/4% dei “recording artists” fanno i soldi con i dischi, gli altri campano di concerti. per quano mi riguarda io credo che l’industria discografica debba morire, per la semplice ragione che quello che vende(va) non esiste (più). Una volta registrare un disco significava investire tanti soldi nel noleggio di una sala, di un ingenere del suono e così via, oggi ci sono pro-tools e internet, investi duemila euro in un pc e poi registri tutti i dischi che vuoi. la Riaa ha perso in partenza, qualunque azienda faccia causa ai suoi (potenziali) clienti ha perso prima di cominciare. poi è chiaro che hanno diritto di cercare di tenere a galla la nave che affonda, ma non ci riusciranno. tutto ciò, as usual, imho :-)

  6. Beh, dal manteblog si risale alla notizia di una multa per download illegale di 2000$ ad una ragazzina di 12 anni. Meglio colpirli finchè sono piccoli..

  7. Ialla, cerco di spiegarmi meglio, perchè ho l’impressione che, in parte, stiamo dicendo la stessa cosa. D’accordo con te che l’Arte (con la A maiuscola) non è valutabile con parametri pecuniari e che è anche soggettiva: un quadro, una canzone che a me piace per te può risultare insignificante o scadente. Giusto e sacrosanto. E abbiamo anche la medesima idea sul fatto che la musica (e aggiungo la pittura, il cinema, etc.) siano diventati dei prodotti da consumare rapidamente per generare il profitto delle corporation. Ma a questo punto le nostre posizioni divergono: io non sono disposto a comprare 100 Cd per scoprire che 2 o 3 di questi (qualche anno fa sarebero stati 10 – 15) mi piacciono e quindi, dal mio personalissimo punto di vista, non valgono la spesa fatta (1500-1800 euro).
    P2P dà l’occasione a tanti di conoscere artisti nuovi, di “provare il prodotto” prima, eventualmente, di acquistarlo; non so se per gli Artisti (con la A maiuscola) ciò sia esclusivamente negativo, potendone ricavare, in ogni caso, notorietà e quindi benefici economici indirettamente.
    Come saprai le canzoni dei Beatles sono tra le più scaricate in rete; ebbene altrettanto provocatoriamente ti chiedo: ti sembra giusto dover pagare dei diritti a qualche società svizzera o banca d’affari americana per godere di Musica (con la M maiuscola) che ormai appartiene a tutti? Secondo te John Lennon avrebbe approvato?

  8. Più che altro Ialla. un quadro prima di comprarlo, se vuoi, te lo fanno vedere, un CD invece (a meno dei 3/4 che passano in radio) non te lo fanno ascoltare prima: è incelofanato e devi comprarlo a scatola chiusa. Questo è il principale problema.

  9. Scaricare Mp3 = Rubare? Non è la stessa cosa. Rubando un CD ottieni senza costi un CD originale con canzoni in formato Waw (migliore degli Mp3) stampato su un supporto più resistente dei CD domestici e con contorno di Libretto copertina ecc. Per scaricare Mp3 devi invece PAGARE una bolletta telefonica per ottenere un prodotto scadente e talvolta incompleto. No, Ialla, nn è la stessa cosa

  10. Per riprendere quanto detto sia da bongo che da raccoss sono assolutamente d’accordo sul problema “scatola chiusa”. E’ vero, è un guaio in quanto molti cd, specialmente i più appetibili commercialmente, vengono spesso costruiti attorno ad un unico singolo e quindi è facilissimo che possano rivelarsi deludenti. D’altro canto ci sono le riviste, internet, i negozi specializzati ( che spesso fanno ascoltare ) per potersi informare prima di comprare.
    Ritengo anche che siano troppi i livelli che contribuiscono a far crescere il prezzo dei cd: artista,etichetta,distribuzione,siae e che sopratutto da quasto punto di vista bisognerebbe intervenire. Da qui però a dire che la musica non ha diritto di essere pagata – costa troppo, la scarico – è comodo ma un irresponsabile, perchè innesta un processo vizioso che rischia di compromettere tutto il sistema. Siamo sicuri che ciò sta bene a tutti?
    Accade adesso con la musica, fra 4/5 anni, con una diffusione più capillare della banda larga, sarà lo stesso per l’home video.

  11. La RIAA con la ragazzina di 12 anni (!) ha raggiunto un accordo (Oggi sulla CNN): “Brianna LaHara agreed Tuesday to pay $2,000, or about $2 per song she allegedly shared.” La RIAA ha detto di essere “pleased” dell’accordo. Superflui commenti.

  12. Irresponsabile? Considerato che i gruppi e i cantanti minori non prendono quasi un soldo dai diritti ma si mantengono coi concerti, non mi vergogno se a Robbi Williams o Madonna vengono distolte qualche lira di diritti magari in favore di qualche ONLUS

  13. Dici: “D’altro canto ci sono le riviste, internet, i negozi specializzati ( che spesso fanno ascoltare ) per potersi informare prima di comprare”. Primo, togli le riviste che a me non interessa una DESCRIZIONI dei CD che devo comprare come a te non interessano le descrizioni dei quadri (E’ un quadro c’è una donna nuda di schiena seduta su un divano verde… ti piace questo quadro? Lo riconosci?). Internet da preview di scarsa qualità, non tutte e poi le è una spesa perchè devo pagare la telefonata. Mentre supermercati o negozi specializzati mi permettono, dove abito io (che non è milano) di ascoltare un 10/15 CD che poi sono le nuove uscite. Dimmi tu allora come potrei giudicare se Emmerdale dei Cardigans o Blue Touches Blue di Noa?

  14. E poi piano con le parole. “Irresponsabili”? Mi sembra ben più irresponsabile l’uso indiscriminato dell’elettricità che facciamo a discapito delle limitate risorse, per esempio. Se Elton Jonh è senza un becco di soldi è perchè spende 1 M? al giorno in occhiali e vestiti, mica per colpa mia!

  15. Una rivista – che si rispetti – in genere fornisce RECENSIONI, piuttosto che descrizioni. Se poi ne leggi da un po’ inzi ad avere dei giornalisti di riferimento, a capire più o meno chi ha i tuoi gusti e quindi seguire qualcuno che fa il lavoro sporco di selezione per te.
    L’ascolto in negozio a mio avviso è molto spesso una concessione quasi trascurabile: moltissime volte un primo ascolto può ingannare o ancor peggio può capitare di apprezzare dei dischi – spesso poi quelli che alla fine restano più a lungo – dopo due/tre ascolti. A mio avviso qundi una recensione seria è molto più indicativa di un ascolto in loco.
    Tralasciando la sterile polemichetta sul’irresponsabilità – tutto è relativo, evidentemente – non riesco a capire il tuo punto. Ti chiedo: a chi vorresti venissero dati i soldi di un cd e sopratutto cosa dovrebbero giustificare? Non ci sono peraltro solo gli artisti, che, come dici tu, si mantengono prevalentemente con i concerti. Le etichette ad esempio, hanno un ruolo fondamentale nel processo di diffusione musicale: si occupano della ricerca degli artisti, della loro valorizzazione nonché della loro crescita. E poi permettono a te utente di arrivare a conoscerli; pretendere di poter fare tutto da soli – vitaminic e via – è davvero un po’ eccessivo.
    Credi che tutta la catena etichetta, produzione, studio sia inutile? che potenzialmente internet e i pro-tools citati da Livefast consentano di giungere agli stessi risultati? se fare musica, produrla e diffonderla ora è estremamente facile grazie ai pc, farne della buona resta comunque dannatamente complicato.

  16. 1.Il mio punto lo trovi meglio esposto negli archivi del mio blog 2.Non banalizzare i miei interventi. Non ho mai detto che voglio la musica gratis. 3. Il concetto espresso nel mio blog in sintesi è: se i CD costano 10/12 euro, cifra fattiblissima, ne comprerei a bizzeffe. Ed infatti quando ci sono gli special price a quel prezzo porto sempre qualcosa a casa anche se non ho la possibilità di ascoltarlo 4. Considerando che i-Tunes vende su internet le singole canzoni a meno di 1 euro l’una e che a stento ci sono 10 canzoni in un CD vuol dire che 10 euro è il prezzo di un CD. 5.) Mettici quello che vuoi ma 10 euro è un prezzo fattiblie e ci guadagnerebbero tutti (sopratutto considerando il notevole aumento di vendite che ci sarebbero a quel prezzo). 6. Amche se riuscissero ad bloccare completamente la pirateria sarebbe meglio che i prezzi li abbassassero, perchè chi te lo fa fare di spendere 22 euro per un CD quando te lo puoi scaricare legalmente per 10? 7. Le etichette, come quella per cui sembra che tu lavori, dovrebbero badare meno ai lustrini ma di più alla qualità e non spremere i cantanti con contratti tipo “un disco all’anno se no penale” che poi loro tirano giù un singolo discreto + otto merde tanto per riempire un CD e far contenta l’etichetta 8. La recensione ripeto non mi da l’idea del pezzo e poi la musica dovrebbe essere un piacre e non la fatica e il costo di trovare un recensore (che poi magari si fa pagare la mazzetta dalla etichetta per parlare bene del disco e poi l’etichetta aumenta i prezzi) che mi indichi i pezzi che mi devono piacere. 9. E poi ho trovato tanti recensori che 2 dischi me li han consigliati bene e il 3° eravamo invece con gusti totalmente differenti. 10. Non hai ancora indovinato il quadro che ti ho recensito prima. Guarda che è famoso. Un’aiutino è un impressionista.

  17. 10 euro? ben venga! ne sarei proprio felice, anche se temo sia un po’ utopistico, visto che i cd li compro – NON lavorando per qualche etichetta come credi.
    circa il punto 7 sembra tu faccia un po’ di confusione tra etichetta e distribuzione, visto che generalmente quel genere di aut aut proviene da lì purtroppo.
    per quanto riguarda il 2: non mi sembra di averlo fatto, tranne per la questione dell’irresponsabilità, e cmq se l’ho fatto me ne scuso.
    Per quanto riguarda il quadro che mi hai sommariamente descritto – se scrivessi recensioni in questo modo, non comprerei mai il giornale per il quale lavori – sono in alto mare.

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  1. computer crash fix

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