LE MEDAGLIE ITALIANE, IN QUESTO MOMENTO, SPORCANO PIUTTOSTO CHE PREMIARE

• Cronaca. Roma. Approvato in via definitiva il provvedimento per tenere in libertà il costruttore milanese Silvio Berlusconi, accusato di avere alterato bilanci, conti, fatture e bolle di provvisione per un totale di 145 biliardi, 911 bilioni, 196mila 736 milioni, 15mila 356 euri e 6 cent. L’imputato, scarcerato con scuse e ossequi dalle massime Autorità dello Stato (anzi no, non era stato nemmeno arrestato), è stato immediatamente nominato Presidente del Consiglio, capo del principale partito di governo, Cavaliere al Merito con Gran Croce e infine Presidente pro-tempore della Comunità Europea. Per ulteriori particolari: studio avv. Ponzio Azeglio Ciampi, Roma.
Cronaca. Catania. Resta in carcere la pensionata Nunzia G. di anni 76, condannata a tre mesi di reclusione a conclusione di un procedimento giudiziario conclusosi nelle stesse settimane. La donna, nell’autunno-inverno del 1986, aveva abusivamente allacciato alla propria abitazione un cavo elettrico mediante il quale indebitamente sottraeva energia elettrica da un vicino lampione. Prontamente individuata e arrestata dalle Forze dell’Ordine, la donna veniva successivamente processata e condannata per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato. Vane le richieste del difensore (d’ufficio) per ottenere la concessione della libertà condizionata o degli arresti domiciliari. Per ulteriori particolari: studio avv. Pino Lipera, Catania.
• A Dachau, ridente cittadina della Baviera, nessuno dei quindicimila abitanti – tutte brave persone, gemutlich, casa chiesa e partito – sapeva niente delle attività che si svolgevano nel campo di raccolta alle porte della città.
“Non sono affari nostri. Lasciateci lavorare”. Quando gli americani conquistarono la città, fecero una bella retata di cittadini perbene, gli dettero un badile per uno e li costrinsero, a baionette puntate, a entrare nel campo, a guardare coi loro propri occhi le cataste dei morti, e a seppellirli con le loro mani.
Le donne, gli uomini e i bambini che sono affogati in solitudine nel nostro mare non sono stati uccisi da una forza della natura. Sono stati assassinati dai buoni cittadini di Treviso, viso per viso, uno per uno. Non vi spiego perché, e se avete bisogno di spiegazioni allora chiedetevi anche perché erano degli assassini i buoni borghesi di Dachau. La colpa non era di Hitler, e non è di Bossi. Costoro, orrende maschere della disumanità collettiva, non sarebbero riusciti a gasare nemmeno un ebreo, ad annegare nemmeno un tunisino, se non avessero avuto alle spalle, a milioni e milioni, convinti e soddisfatti di se stessi, i volenterosi elettori di Dachau e di Treviso. In questo stesso momento, da qualche parte del mare, un essere umano agonizza nell’acqua come sotto il Ziklon-B. Non dicano “io sono innocente”. Non saranno assolti.
Mi dicono, e se è vero ne sono orgoglioso, che c’è stata una vera sollevazione fra gli ufficiali della nostra Marina all’annuncio di Bossi di mandare le nostre navi all’assalto, in acque internazionali, degli immigrati. A questa sollevazione si deve la veloce smentita del ministro della Difesa; resta che la proposta assassina è stata fatta (“Voglio sentire il cannone”) e che questa proposta disonora chi l’ha fatta e chi l’ha applaudita. Io non sono di Treviso, grazie a Dio. Non ho niente a che fare con loro, e non accetto che gente nazista, che dà il settanta per cento dei voti a un Gentilini (“travestirli da leprotti e poi cacciarli”), si permetta di farsi passare per italiana. Hanno ragione Bossi e gli altri: l’Italia finisce prima di Treviso. Si tengano i loro Goebbels e i loro Benetton, sbarazzino della loro vergogna il paese, e se ne vadano al diavolo dove vogliono loro. Non li rimpiangeremo.
Mentre questo miserabile intreccio di politicantismo e ferocia offre un’orrenda immagine degli italiani, ecco che degli italiani stanno per annegare. È Mohamed a tuffarsi, ad afferrare il primo e il secondo corpo che si dibatte e a portarli a riva. E in quel momento dall’acqua arriva un altro grido d’aiuto, di un bambino: ed ecco che il tunisino ansimante si tuffa ancora, tenta qualche bracciata, muore nel tentativo di salvare un altro italiano.
Non si permetta il presidente della Repubblica di dare una medaglia a Mohamed Habib, al tunisino: le medaglie italiane, in questo momento, sporcano piuttosto che premiare. Chieda piuttosto perdono in ginocchio, a nome di tutti gli italiani nei confronti di tutti i tunisini, delle vili parole sbraitate da un ministro italiano contro i loro morti.
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