La volpe e l’uva blog

Un piccola riflessione a questo punto è d’obbligo. Mi dispiace per Formenti e per la Masera ma hanno proprio sbagliato tutto. Vediamo perchè.

Sei mesi fa Quinto Stato osannava i Blog. E cercava di accreditarsi come punto di riferimento di questa nascente comunità. Riuscendoci, in parte, presso più o meno sprovveduti giornalisti “esterni” alla rete.

Da buoni intellettuali tradizionali commettevano però il peggior errore che potevano commettere. Applicare categorie vecchie e obsolete a una realtà completamente nuova, quella dei giochi di rete, ancora in gran parte inesplorata.

Invece di stare dentro con umiltà e modo di apprendimento, da pari a pari, applicavano subito il tardo ottocentesco concetto di “egemonia”. Ovvero l’intellettuale, depositario del sapere profondo, che giudica e “dà la linea” al “movimento”, che interroga altri “intellettuali” e che, da “insegnante” compila pagelle, buoni e cattivi. Blog veri e fuffa. Insindacabile giudizio.

Il vulcano dei blog entrava ovviamente in eruzione (vedremo poi quali forze telluriche reali siano all’opera…) alla sentenza dei proscritti-fuffa. Poi BlogAge: l’operazione di consolidare l’egemonia sulla sede tradizionale dell’intellettualità di sinistra “separata”. Il convegno-casa della cultura, il rito del “ecco la linea”. Dall’eruzione alla rivolta, vissuta nelle settimane scorse anche qui.

Oggi siamo alla volpe e l’uva. Fallita l’egemonia siamo al disprezzo. Al “narcisismo” (Masera), al “darwinismo” (solo i paranoici sopravviveranno, diceva – e male – quel tale ungherese dell’Intel) di Molino, al “Maurizio Costanzo Show” di Formenti. Il rifiuto è evidente: non ci venite dietro, a rimorchio, quindi siete sbagliati, siete narcisisti, egomaniaci, morirete tutti.


Non credete a quegli “intellettuali” che continuamente intervistiamo per distillarne la verità “vera”? Volete fare di testa vostra? Volete scoprire le cose senza mediatori che vi organizzino? Ebbene anatema su di Voi.

Questo è un tipico caso, a mio avviso, di “gioco a guadagno negativo”. Per tutti: per chi si pone così, alla fine accecandosi, e per chi riceve critiche e disprezzo, accecandosi di rimando. Nessuno impara o cresce così, alla fine si creano soltanto fratture e muri. Me ne dispiace: ma la vecchia impostazione dell’intellettuale (il pesce e non l’acquario) non dà scampo. La vecchia Italia è anche qui. Il passato che sopravvive.

Anche in quella triste e polverosa dizione: “lavoratori della net economy”. Un destino ineluttabile di sfruttamento, affrontabile solo con il ritorno, magari, la vecchio caro e defunto anarcosindacalismo.

C’è di peggio però. Non stando dentro i processi e riferendosi solo a fonti mediate Quinto Stato sta sviluppando una linea culturale a mio avviso “bertinottiana”, che fa male alla rete, e fa male soprattutto ai movimenti di apertura e liberazione delle conoscenze, coscienze, vite che usano di questa innovazione straordinaria (la rete).

E’ il caso della difesa cieca dell’internet “gratuita”, della proprietà intellettuale sempre e comunque demonizzata, della libertà sulla rete vista come un volo del calabrone da difendere in una sorta di guerra militarizzata (anche se intellettuale…), dei diritti acquisiti o acquisibili rispetto a una “safety net” di autonomia diffusa delle vite.

Vicoli ciechi, contrapposizioni artificiose e strumentali, alla fine terreno per autentiche restaurazioni (da parte di poteri a cui si lascia di fatto mano libera), perchè del tutto sterili di proposte attive,realistiche e aggreganti, capaci di proteggere realmente la rete, le conoscenze, le coscienze, le vite. E di farle evolvere secondo schemi di equilibrio che sviluppino il meglio fin qui spontaneamente prodotto (ma minacciato). Anche sul lato del fare impresa.

L’internet vera non c’entra molto, a mio avviso, con queste rappresentazioni intellettuali. Con queste pagelle, con queste linee massimaliste. Internet non è solo alternet o usenet. Ma un ecosistema complesso, in mutamento continuo, che vive di win-win.

Oggi (e si veda il post sul bilancio di Mediaset), l’Italia corre un rischio vero, autentico. Il monopolio privato e padronale sulle nostre coscienze. La passività televisiva si concentra in uno scettro di potere legittimato soltanto dalla passività stessa. E avanza, in apparenza inesorabile (sulle variabili economiche autentiche e strutturali).

Nello stesso tempo esplode la “fuffa” dei Blog. Dieci,ventimila italiani pubblicano i propri “scarabocchi”, ne discutono, si scambiano, ne ridono, ne piangono. È il contrario della passività. È la valvola da cui fuoriesce l’umanità che ci portiamo dentro, il dire e ascoltare, la foto del figlio, la famiglia, il sogno. Siano benedetti.

Oggi 2-300 mila famiglie italiane sono connesse in larga banda (per metà ottica) e always-on. Entro pochi mesi saranno un milione. È una vera trasformazione. È l’opportunità di cambiare l’Italia, tramite gli italiani (in particolare giovani).

La fuffa è la nemesi dei Berlusconi, dei D’Alema, dei Rutelli, degli Schifani ma anche dei… Formenti. È il pensare con la propria testa, con la pancia, l’ego….quello che volete. Ma è pensare: cervello in stato di “On” (Om..), da quando ho il blog la tv per me è morta. Ho ripreso a scandagliare le notizie del mondo, a studiare ciò che mi circonda. Ad ascoltare, a capire.

È un’uva molto buona finora. Questa è una comunità lasca ma interessante e “gentile”. Ognuno cura casa propria e per questo ha rispetto dell’altrui. Le “visite” sono gradevoli e spesso interessanti, BlogAggregator è un successo, ho persino perso la mia paura atavica dei ratings. Funziona: sarà una elite di fuffa, ma finora funziona.

Siamo ventimila in stato di On sui blog? Domani saremo centomila? Un oceano di “fuffa”? Ben venga. Ho lavorato a questo fin dal 1994, quando aprimmo Rcm su una Bbs. E scoprimmo che la conferenza più frequentata si chiamava “Rivelazioni”, storie e poesie in assoluta libertà. Appunto: fuffa.

Una Italia di egomaniaci? Meglio di una Italia di conformisti, di pecore, capaci di accettare per quieto vivere anche malfattori al potere. E non mi riferisco solo all’oggi. La nostra storia è intrisa di doppie morali, di vigliaccherie, di acquiescenze. I blog possono essere un’altra crepa in questo muro marcio, putroppo però millenario. Ogni tanto lampi di verità si accedono, ogni tanto l’uno ascolta l’altro…

No cari amici di Quinto Stato, avete sbagliato tutto (capita). Togliete quella patetica “pagella” dal vostro sito. E smettetela di fare i giudici della sinistra in rete. Imparate da Wittgenstein o dagli altri della banda (in senso buono) del Foglio che almeno queste ingenuità non le fanno. Non cercate di imporre la “vostra” verità a chi sta costruendola, pezzo per pezzo, da sè.

Magari sulla rete la cosa migliore è l’esempio. Una vecchia e antica raccomandazione.

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10 Comments

  1. premetto che non l’ho letto tutto, dopo anarcosindacalismo e linea bertinottiana ho capito che questo non è un post ma, vista la lunghezza, una rivendicazione delle b.r….:-))

  2. Potrebbe essere che l’imperatore si stia accorgendo di essere nudo e vuole metterci una pezza?

  3. Belle parole, di chi conosce la rete da anni e sa che qui non abbiamo inventato nulla se non reinventato ciò che la rete avrebbe dovuto essere fin dall’inizio. Niente in contrario al business su web (lo faccio anch’io), ma dove l’informazione circola più libera, spontanea e non condizionata, anche il mercato è più libero, spontaneo e non condizionato.
    La fuffa è la salvezza, la qualità un opinione, il messaggio è il messaggio.
    Con il nostro Blogout volevamo dire proprio questo.

  4. Anch’io ho vissuto l’età “eroica” delle BBS, ero perfino co-sysop di un nodo FidoNet :) poi utente appassionato di McLink e dell’allora neonata Agorà.. ed è vero, niente di nuovo sotto il sole, forse, ma la vera rivoluzione è una tecnologia di comunicazione avanzata e paritetica alla portata di tutti. Concordo in pieno con Beppe, mentre penso Simone sia stato un po’ superficiale a fermarsi nella lettura ed esprimere un giudizio come quello, sia pure in tono scherzoso.

  5. ragazzi, con tutto il rispetto: ma non vi siete rotti le palle a parlare sempre della stessa roba?
    tanto più di un argomento tanto surreale come quello “blog vs. giornalisti”. surreale perchè è come dire “blog vs. panettieri” o “blog vs. terroristi”.
    sono proprio due categorie completamente diverse, come si fanno a mettere sullo stesso piano?
    il blog è una piattaforma software, il giornalismo un’istituzione discorsiva.
    un blog lo può usare un giornalista per fare giornalismo o per raccontare i cazzi suoi, una pornostar per far eccitare i cazzi altrui, i cazzoni per non far eccitare nessuno.
    Insomma, sarò di coccio io o i blog alla fin fine non sono che “dei Geocities” più facili, furbi e veloci? mah

  6. Giustissimo. Ho 24 anni, ho lavorato in due aziende importanti della “news-economy” e quelli di quintostato mis embrano tanto i padroni sessantenni che non capiscono nulla di internet e non hanno neanche la modestia di apprendere.
    Lo dimostra anche il fatto di non condividere contenuti e commenti!

  7. “…commettevano però il peggior errore che potevano commettere. Applicare categorie vecchie e obsolete a una realtà completamente nuova…”
    Questo è sbagliato invece, considerare nuovo quello che invece già esisteva: i blog non sono altro che i diari di Leopardi, Che Guevara, ma anche delle adolescenti che vi ripongono i proprri sogni.
    Voler giudicare il nuovo come imparagonabile ha provocato gli spropositi della new economy, che poi si è accorta essere non così “nuova” (i fondamentali rulez!)

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