Cuintostato

Benedetto VecchiAvevo promesso: ho già dato, e non intendo (escludendo il verificarsi di eventi straordinari) tornare a commentare gli interventi a margine della querelle giornalisti vs bloggers. Non posso esimermi, però, dal segnalare il fatto che con un nuovo articolo su Quintostato intitolato “I blog e gli anni settanta“, Benedetto Vecchi si sia ufficialmente votato al martirio.
In questa seconda stazione della sua personale Via Crucis (che dà tutta l’impressione di volersi concludere con la fantozziana apoteosi della crocifissione in sala mensa) il giornalista del Manifesto definisce Matteoc di >SkipIntro (uno dei tanti nei confronti dei quali il mondo dei blog e tutta l’internet italiana sono ancora in debito) “un giovane aspirante nerd”; prosegue discorrendo del tempo dei “contrordine compagni” e “nella misura in cui”; azzarda un paragone con l’attuale fenomeno dei blog; afferma di sapersi orientare in un computer; colpisce alle palle prima Devoto e poi Oli brandendo la frase “La mia reazione, allora, era di interlocuire”; cita Bennato e De Andrè e di più non saprei dire, perché a riga 34 mi sono addormentato di schianto.

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8 Comments

  1. Non vado su 5°stato a rinfocolare una polemica inutile (Fuffa forever sarà il mio motto, troverò il modo di metterlo sulla nuova impaginazione), ma qui c’è gente che sventola il tesserino da giornalista come una specie di arma contundente (mi dispiace per il signore, ma, da come si esprime pare essere uno di quelli che ancora si stupisce davanti all’interruttore della luce). I Weblog con il loro contenuto di Fuffa (fuffology) sono sempre esistiti, e ricordo bene anni fa il leggere il webog degli sviluppatori di helix e varie distribuzioni linux; era un modo per invidiarli (mi sono alzato alle 5 del pomeriggio, sono andato al mare, ad un concerto, questa notte ho fatto Xmila pagine di codice). Se poi oltre alla fuffa, in mezzo alla fuffa, embedded alla fuffa c’è anche informazione, gli unici a temerla sono solo loro.

    XaB!

  2. Se vai a vedere l’articolo adesso, “interloquire” è stato corretto: visto che anche i giornalisti tradizionali sanno approfittare dei vantaggi del web?

  3. “Per chi pensa che gli anni Settanta erano noiosi, evidentemente viveva su un altro pianeta.”
    Per chi mi spiega la costruzione di questa frase, in palio una fornitura di Dalek per un anno. Ma volendo anche sorvolare sull’uso della lingua, mi chiedo e mi domando: io adoro gli anni ’70 (se ne e’ parlato in abbondanza anche qui), ma non sara’ ora di accorgersi che sono finiti? E’ mai possibile che si debba devolvere la propria esistenza in gratitudine verso qualcuno, qualcosa, un decennio, un secolo… e che diavolo! (santi numi! E’ quello che ho pensato. Nonna Papera docet). questi discorsi mi danno l’orticaria. Esattamente come capita quando mi tocca sentire che dobbiamo essere grati agli americani (ok, ok, ma per quanto? Anche i mutui scadono prima o poi eh), che il ’68 e’ padre di tutte le rivoluzioni sociali che qui che li’… Oggi persino il mio medico mi ha detto che dobbiamo essere grati al Duce per l’INPS. Mi sono astenuta dal commento volgare solo per rispetto dell’eta’. Saluto e metto un CD dei Beatles. Del resto, dovendo loro gratitudine, non vedo cosa altro potrei ascoltare…

  4. “Per chi pensa che gli anni Settanta erano noiosi, evidentemente viveva su un altro pianeta.” — fantastico ! E… dello stesso autore, “Eppure, l’iniziativa milanese ha visto raccolti i bloggers più noti del panorama italiano, ma al di là del racconto della loro esperienze non si riesce ad andare oltre… Da notare anche che in italiano si dice blogger (al singolare), non bloggerS.

  5. >skip intro – Holy Old and the nerd pride

    Sono abbastanza confortato dal fatto che, in questi tempi ipertecnologici, c’è ancora chi sa orientarsi in un computer (negli anni…
    ——

  6. col cavolo che lo vado a leggere l’articolo di vecchi, piuttosto che regalare un accesso unico a quintosato picchio i maroni nello spigolo di un tavolo. it’s a blogger eat journalist world…

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