Azael, da FriendFeed
23 lug
Pur dichiarandosi pratico di miracoli, a Silvio Berlusconi non riuscirà il più spettacolare, che consiste nel diventare uno e trino: Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica e, infine, Papa. Ha già ricoperto il primo di detti ruoli per ben due volte, per il secondo si è pubblicamente candidato, ma per quanto riguarda il raggiungimento del terzo obiettivo non sembrano esserci speranze. Non tanto per una questione di vocazione, quanto a causa dell’indisponibilità di determinati accessori necessari per ricoprire il ruolo di pontefice: per recuperarli Berlusconi si è rivolto a Dell’Utri il quale, sprovvisto al momento di mitra, è riuscito a reperire solo qualche lupara. Silvio, prendendo in disparte il fedele Marcello, gli ha poi spiegato che intendeva procurarsi una mitra, non un mitra. Ma non se l’è presa più di tanto perché può capitare a chiunque di commettere un errore simile: lui stesso ha recentemente scoperto l’esistenza questa stramba regola grammaticale secondo la quale – non ha ancora capito come – un sostantivo può cambiare da maschile a femminile in relazione al significato. È successo durante il G8, quando ha notato Bush e Blair darsi di gomito additandolo come “il pistola”. I veri grattacapi per Berlusconi arrivano invece dall’altro deputato siciliano, Gianfranco Micciché, coinvolto in un’inchiesta sullo spaccio di cocaina. Grave imbarazzo in Forza Italia per le circostanze grazie alle quali la vicenda è venuta casualmente alla luce. Nei giorni scorsi l’avvocato Taormina, difensore di Anna Maria Franzoni, aveva dichiarato: «Sto seguendo una pista». Col delitto di Cogne non c’entrava niente, ma alla fine della pista ha trovato Micciché.
22 lug
Io non ho alcun tipo di pregiudizio verso Mediaset. Sono ben conscio del fatto che l’azienda sia di proprietà del nostro attuale Presidente del Consiglio, ma mi adopero affinché questo dato di fatto non influenzi il mio giudizio riguardo alla qualità della programmazione ed alle competenze dei professionisti che vi lavorano. Ritengo che Mediaset, tanto quanto la Rai, abbia contribuito (nel bene e, inevitabilmente, anche nel male) allo sviluppo culturale di questo paese. E così come credo che il consiglio di amministrazione della Rai abbia bisogno di una disinfestazione dalle pedine politiche a favore di onesti mestieranti che abbiano dimestichezza tanto di numeri quanto di televisione, allo stesso modo reputo necessario che nel valutare Mediaset nel suo insieme sia necessario discernerne il ruolo politico. Prendo atto con piacere (ma non senza una moderata preoccupazione) del fatto che, in alcuni casi, Mediaset si è fatta carico di assolvere il ruolo di servizio pubblico che sarebbe stato di competenza della tv di stato, e che, spesso, mentre in Rai la satira veniva imbavagliata, sulle reti del biscione voci dissenzienti o fuori dal coro hanno avuto senza problemi spazio e libertà di espressione. Per finire, e per evitare fraintendimenti, convengo che un’azienda è costituita da persone, a cui si farebbe un torto se ne giudicarle tenessimo conto dell’influenza del padrone in campo politico ed economico, a scapito delle rispettive idee ed identità. Fatte queste premesse, credo fermamente che la persona che ha deciso di programmare serie di casa agli Emmy Awards come X-Files, Ally McBeal e I Soprano d’estate, spesso a tarda ora, sia un’incommensurabile testa di cazzo.
19 lug
Rita Atria, ragazza. A 12 anni le ammazzano il padre, “uomo d’onore”, a 16 il fratello che lo voleva vendicare. Sangue chiama sangue, a Partanna. Faide, vecchi rancori, mafia – ma anche interessi eccellenti. Rita ha sentito parlare di questi interessi. Ha sentito dei nomi. Uno, dice, è quello dell’ex sindaco del paese, l’onorevole Culicchia. Ma a chi fare – una povera ragazza – questi nomi? Un giorno Rita incontra un uomo di cui, senza sapere perché, si fida. È uno “sbirro”. Ma è un uomo buono. Si chiama Paolo Borsellino. Parlano a lungo. Passano i giorni e i mesi. Borsellino, nella vita feroce e disperata di Rita, è il primo che le parla sorridendole, come un papà. Forse non è vero che tutti sono o sbirri feroci o mafiosi. Rita si avviticchia a questo. La vita di Rita ricomincia allora. Ma arriva l’estate che ammazzano Borsellino: lo ammazzano – capiscono tutti – perché era solo. Rita non ce la fa ad andare avanti da sola. «Adesso quegli uomini non pagheranno mai». «Vince chi è più bravo a truffare la vita». Calligrafia da ragazza, frasi buttate su un foglio di scuola. Una settimana dopo, si uccide anche lei. Al suo funerale, al paese, non va nessuno: «fimmina lingua longa», «amica dei sbirri». Dieci anni. Dieci anni dopo, alle celebrazioni di Borsellino, tutti i vigliacchi di allora parlano con commosse parole. Parla l’ammazzagiudici Castelli, parla il viceberlusca Fini (ormai ripulito dagli sputi presi ai funerali di Borsellino), parla anche Culicchia, riciclato nel centrosinistra. Non parlano i compagni, dispersi – ma non rassegnati – ai quattro angoli del mondo. Li trovate venerdì prossimo a Partanna. Un fiore per Rita. E avanti.
18 lug
È irritante saperlo ormai a cose fatte, ma avremmo potuto risparmiarci quarantamila anni di evoluzione. Se l’obiettivo doveva essere quello di trovare a Katia Noventa un mestiere, sarebbe andato benissimo anche uno dei primi. Invece ce la ritroviamo nelle vesti di giornalista sulle pagine di Chi e il Giornale, impegnata a realizzare interviste da Pulitzer a Fidel Castro, al Dalai Lama, a Yasser Arafat. Non male per una a cui, al massimo, la vita ha concesso lo sfizio di potersi fregiare dei titoli di ex di Paolo Berlusconi, ex di Michele Cocuzza, ex valletta del Karaoke, in ordine crescente di importanza. A chi, come Claudio Sabelli Fioretti, le ha contestato di aver posto a Fidel Castro domande “elogiative, adulatorie, scarsamente critiche”, la matura starlette ha risposto «Ho fatto un’intervista soft. Non volevo entrare in polemica con lui». È vero: ha evitato un contraddittorio sulle questioni riguardanti i detenuti politici, la miseria, la mancanza di elezioni ma, perdinci, di Cuba ha potuto raccontarci di aver alloggiato nello stesso hotel scelto in passato da Schwarzenegger e Demi Moore; di essere stata inviata come madrina del sigaro Havano, e di aver potuto conoscere Fidel Castro proprio grazie ad un sigaro. Come una qualsiasi stagista di Clinton. A questo punto sono sicuro che il ritorno dei Savoia abbia un senso: l’assenza di una famiglia reale italiana induce ogni settimana giornali come Chi a cercare alternative, ragguagliandoci pedantemente sulle imprese delle fidanzate di casa Berlusconi. Questa settimana, dopo la Toffanin e la Noventa, tocca a Natalia Estrada: «Sono stata chiamata da un produttore di Hollywood». Ha detto proprio così: “chiamata”, con la emme.
17 lug
Torna in tv un residuato bellico risalente agli anni ‘80: Claudio Cecchetto. Condurrà uno show attraverso il quale saranno scelti i “giovani” che parteciperanno al Festival di Sanremo. Dopo Popstar, Saranno Famosi e Operazione Trionfo, si sentiva il bisogno di un’ennesima competizione a base di gorgheggi. L’ex deejay non si fa vivo a Sanremo dal 1981, anno in cui sulla cittadina della riviera si abbattè, funesto come una disgrazia, il “Gioca Jouer”. Da allora Cecchetto ha lanciato iniziative che hanno sempre avuto il tempismo di un’eiaculazione precoce: è stato manager di Jovanotti nel periodo in cui era legittimo definirlo un pirla; ha lanciato Fiorello dieci anni prima che diventasse famoso; ha creato e gestito Radio Deejay fintanto che ha fatto schifo. Quando l’ha ceduta all’Espresso sbattendo la porta, Linus l’ha resa ciò che è oggi: strepitosa. Crea Radio Capital per non avere il Gruppo Espresso tra i piedi. E, poco dopo, la rivende. Sempre all’Espresso. Giura che cambierà Internet lanciando un programma che sceglierà i contenuti per conto dell’utente, senza che sia necessario navigare. Prende atto troppo tardi del fatto che la televisione esiste già, si impantana con Tiscali in “Energy bank“. Un successone. Claudio Cecchetto torna al mondo delle radio e, in piena crisi di autoreferenzialismo lancia l’equivalente radiofonico di ciò che la Lista Pannella rappresenta per la politica: Radio Cecchetto. Nel palinsesto: Sandy Marton, Taffy, Tracy Spencer, Sabrina Salerno, i Via Verdi, i Toy Boys e i Tipinifini. Quanto basta per invocare l’istituzione di un Gruppo Wiesenthal dedito alla persecuzione dei reati commessi verso la musica.
15 lug
Il Gruppo Espresso sta dismettendo alla chetichella (nella speranza che il fallimentare Kataweb piombi nell’oblio facendo meno rumore possibile) tutte le aziende acquistate nel momento di massimo fulgore della new economy, la campagna lanciata qualche anno fa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salvaguardia della specie del “consulente”. Ha iniziato cacciando gli idealisti che quelle aziende le avevano create. Tra questi Antonio Tombolini, fondatore di Esperya, che si sta imbarcando nella nuova avventura di Vyta, coinvolgendo i propri ex (ma affezionati) clienti in un’impresa che abbia alla base una definizione dell’idea di “mercato” meno volgare e indubbiamente più dirompente di quella data a bere dai manuali di marketing. Torno a parlare di lui o, meglio, a farlo parlare: “Il fruttivendolo ambulante qui da me, a Loreto, viene tutti i venerdi, quando c’è il mercato. Da una vita. Non fa ‘mailing’ preventivo per ’stimolare’ la domanda. Non ‘targettizza’ il suo mercato secondo criteri psico-socio-demografici. Non si rivolge a me dicendomi ‘Gentile Cliente’, o ‘Cara Amica, caro Amico’. Naturalmente si guarda bene dal fare spot alla televisione, o dall’insozzare tutti i muri della città con manifesti. O dall’appiccicarli su appositi pannelli tirati su davanti ai più bei palazzi della mia città. E non mi manda sms a tradimento. Né tenta di ‘fidelizzarmi’. Non mi vende uno ’stile di vita’ con le sue cipolle. Non mi chiede ‘Io sento, e tu?’, né in inglese, né in italiano. Se le mele che ho comprato la settimana prima non erano buone come al solito (o anche soltanto se secondo me non erano buone come al solito) mi ridà i soldi, o altra frutta in cambio. E se però capisce che io sono uno stronzo che ci marcia, non mi dà ragione solo perché sono un cliente, ma mi manda affanculo che tutti sentano, dicendomi di non farmi vedere più. Il mio fruttivendolo non mi fa rispondere a sondaggi idioti. Non fa ricerche di mercato. La sua vita è una ricerca, di sul e col mercato. Non ha una ‘mission’. Non gli interessa niente del posizionamento strategico. Mi vende cipolle da una vita, e non mi ha mai chiesto che mestiere faccio. Non mi ha mai chiesto quanti anni ho. Non mi ha mai chiesto il mio titolo di studio. Non mi ha mai chiesto se sono sposato. Non mi ha mai chiesto se ho figli. Non mi ha mai chiesto quanto cazzo guadagno. Non mi ha mai chiesto che macchina ho. Non mi ha mai chiesto se viaggio o non viaggio. Non mi ha mai chiesto il permesso per usare i miei dati ai sensi della legge sulla praivasi. A me il marketing non piace. A me piace di più il mercante appassionato di qualcosa che va a cercare, che compra, e che poi porta in piazza raccontando a tutti le meraviglie di ciò che ha trovato. Il marketing corrisponde alla struttura ‘intrinsecamente invasiva’ della società di massa: produzione di massa, comunicazione di massa, consumi di massa. E come ogni realtà invasiva, tendenzialmente violenta. Il linguaggio è sempre un buon rivelatore. A me non piace il linguaggio del marketing. Mi piace invece il linguaggio diretto e autentico, che va al cuore delle cose. Mi piace la parola ‘venditore’, mi piace la parola ‘compratore’, mi piace la parola ‘commerciante’, mi piace la parola ‘bottega’, mi piace la parola ‘bottegaio’, mi piace la parola ‘bancarella’, mi piace la parola ‘mercato’, mi piace la parola ’soldi’, mi piace la parola ’sconto’ quando sono compratore, non mi piace quando sono venditore. Mi piace la parola ‘prezzo’, mi piace la parola ‘grazie!’. Il mio fruttivendolo ambulante non sa neanche cosa sia la concorrenza. Gli ambulanti che hanno la bancarella attaccata alla sua e vendono le sue stesse cose sono i suoi migliori amici. Che strano mercato, eh?”.
12 lug
Nell’irresponsabile 1999 del boom della new economy il manager più oculato che ho incontrato si accendeva il sigaro con un biglietto da cinquecentomila lire. E il sigaro costava di più. Ho assistito all’invasione e alla provvidenziale ma tardiva ritirata degli svedesi, dei consulenti dell’Andersen, degli esperti della McKinsey. Gente che si soffiava il naso con le stock options. Insomma: si faceva glu-glu coi miliardi come fossero Fanta. Oggi che, per risparmiare sulla cancelleria, nelle dot-com si riciclano i Post-It attaccandoli ai monitor sputando dalla parte senza colla, alcune di quelle scellerate spese vengono riportate alla luce come reperti archeologici scavando nei piani dei costi. E c’è chi si ritrova inspiegabilmente abbonato a due riviste del sindacato di Polizia, ad una dei Carabinieri, al calendario dei Vigili del Fuoco e al magazine patinato della Guardia di Finanza. Anche se la specie dei direttori marketing dell’era della new economy è stata dichiarata ufficialmente estinta, qualche fesso equivalente potrebbe ancora annidarsi nei pertugi del vostro ufficio amministrazione. Nel caso, avvisatelo: quando vi viene proposto per telefono l’abbonamento ad una rivista di un qualsiasi corpo, da sedicenti funzionari che vi invitano a farlo “per evitare spiacevoli incidenti in futuro”, trattasi di truffa. Presso la Guardia di Finanza esiste un apposito ufficio che si occupa dei “falsi appartenenti” al Corpo. Ora, nel caso, siete stati avvertiti. Chi vi ha truffato giocando sulla vostra eventuale paura di un controllo della finanza aveva visto giusto. Ben vi sta se ora brucia: mai commettere l’errore di pensare di essere gli unici a conoscere il gioco della saponetta sotto la doccia.
11 lug
Giuro: l’ultima volta e poi smetto. Non ce l’ho fatta: sono tornato sul forum de l’Espresso attraverso il quale la scrittrice “dark” Isabella Santacroce mantiene il contatto con i propri lettori. Ero pronto a tutto, deciso a studiare il fenomeno. O, almeno, a capirne la prosa. Equipaggiamento per la missione: a) traduttore universale palmare del tipo utilizzato dal capitano Jean-Luc Picard; b) Pesce Babele (specie ittica descritta da Douglas Adams, capace di interpretare qualsiasi idioma) inserito nell’orecchio; c) Olga Fernando, sottratta al Costanzo Show; d) analizzatore di onde sonore portatile in dotazione ai ricercatori del progetto SETI; e) tastierina Bontempi per suonare le cinque note di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” nel caso in cui le su elencate forme di comunicazione si fossero dimostrate inefficaci. Volevo capire. Dovevo. C’era sicuramente un livello di lettura a cui non avevo accesso. Non potevo accontentarmi della sintetica e sommaria definizione utilizzata da Roberto Cotroneo per liquidare gli scritti della Santacroce: «Stronzate». E così ho iniziato a leggere: “Selvaggia notte che esplode. S’innalza nel cielo il suo gesto del cuore. Piccola starlet randagia tra i mostri. E continuare come prima. Così veloce e così immortale… La fiaba dell’ottagonale castello delle vite mostruose nel bosco… Immagina un dimezzato angelo che in volo s’arresta. Quell’ala sinistra recisa che liberazioni implode… Nella serra serrata dei fiori a volte entra qualcuno che sputa eppure siamo qui con dolcezza. Nient’altro. Rimani… Ho conosciuto la signora corrosa dagli arti recisi. Si muove sopra rotelle incollate alla carne. Suo marito la ribalta quasi fosse un carello per gli accoppiamenti. Rimani”. Niente: facevo bene a fidarmi di Roberto Cotroneo.
10 lug
Chi per primo ha affermato che ne uccide più la penna che la spada deve aver conosciuto Geminello Alvi, il curatore della rubrica “Diario d’autore” in prima pagina sull’edizione milanese del Corriere della Sera del martedì. A proposito di Alvi, leggo, su un vecchio numero de l’Espresso, una recensione di Marco Belpoliti: “Scrive in un moderato cantabile, un canticchiato ilare e leggero, con qualche piccolo refrain all’inizio di frase: Ma, Per, Un. Usa imperfetti, gerundi e passati remoti come se fossero tasti del pianoforte”. Credo si tratti della prima recensione al mondo che supera in qualità l’opera. In ogni caso, concordo: Alvi utilizza le parole come tasti del pianoforte. Ora il problema è insegnargli a suonarlo. Riporto parte della sua rubrica, basata sull’immaginaria trascrizione di una lettera di Boris Petrovic, poeta post sovietico a Milano, indirizzata ai parenti nel Caucaso: “Caro Dimitri, siccome qui a Milano non ci sono più bambini, tutti porterebbero i vecchietti a fare giri sotto casa. E però non si trovano più le infermiere. Alvi allora mi ha dato uno zio che ha dei vuoti di memoria. Ma a spasso non ci voleva venire, e mi ha tirato una bastonata sul collo, perché si è abituato alle filippine, e non mi poteva toccare. In filobus però mi ha detto che è stato alpino sul Don dov’era anche mio padre cosacco. E allora io ed anche l’autista abbiamo pianto. Ma lui intanto era sceso dal tram e me lo ero perso. E quando sono andato in questura, lì mi hanno detto che si era fidanzato. O almeno così ho capito. Invece era sulla Paullese con una moldava, mentre passava il prete che la sera vuole redimere le prostitute. Lui ci ha litigato, e allora lo hanno esorcizzato”. Geminello Alvi è un economista (peraltro rinomato) prestato alla scrittura. Il punto è: come restituirlo, anche senza avere indietro la cauzione?
9 lug
Pietro Valpreda è morto. L’ex ballerino anarchico accusato e poi assolto per la strage di piazza Fontana fu arrestato il 16 dicembre del ‘69, quattro giorni dopo la bomba alla Banca dell’Agricoltura, assieme allo sbadato ferroviere Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della procura di Milano mentre veniva interrogato. Piazza Fontana contò 16 morti e 87 feriti. Sebbene il ruolo di capro espiatorio di Valpreda fosse chiaro fin dal 1971, la strage venne attribuita ai neofascisti di Ordine Nuovo solo nel 1990, grazie alle indagini riaperte dal giudice Guido Salvini. Il 1° luglio 2001 la Corte d’Assise di Milano condanna all’ergastolo Delfo Zorzi (autore materiale della strage, per sua stessa ammissione), Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Leggo, oggi, che nel corso di una commemorazione di Valpreda, gli esponenti di Alleanza Nazionale hanno abbandonato per protesta l’aula del consiglio comunale di Milano. Quelli di Forza Italia hanno scelto di non alzarsi. Il sindaco Gabriele Albertini ha fatto il suo ingresso solo al termine della cerimonia. Fatico per cercare un episodio di equivalente gravità nell’ambito di un’istituzione. E non lo trovo. Nessuno, che mi risulti, ha abbandonato l’aula del parlamento al momento della commemorazione di Marco Biagi, perché ucciso dalle Brigate Rosse. Se la suddetta manciata di coglioni ha le prove che Valpreda è colpevole, può consegnarle ad un magistrato. Altrimenti, fino a diversa sentenza avremo almeno due certezze: che piazza Fontana è una strage fascista. E che chi lo nega senza riscontri è un’incommensurabile, raccapricciante, intollerabile idiota.
8 lug
I tempi sono maturi perché Marco Giacinto Pannella, se lo desidera, crepi senza che alcun magistrato debba ricoverarlo con la forza per prolungare il suo soggiorno in questa valle di lacrime e urine. Il caso del leader radicale dimostra in modo inconfutabile quanto possa risultare brutale e spietata la pratica dell’accanimento terapeutico. Nella scatola cranica di Marco Pannella, sulle cui pareti un tempo si infrangevano fragorose onde cerebrali, oggi domina la bassa marea, e i pochi neuroni scampati all’atrofizzazione sono tristi come il mare d’inverno. A quest’uomo, che in passato ha valorosamente combattuto coraggiose battaglie civili, non posso negare un bonus di pietà e compassione. È per questo motivo che auspico voglia sottrarsi al penoso teatrino che lo costringe a ricattare un’intera nazione abbracciando un qualsiasi avanzo di causa per giustificare uno sciopero della sete, e a presentarsi in pubblico indossando una giacca di due taglie in più, pur di apparire magro ed emaciato. Quello di Pannella, più che uno sciopero della sete, sembra essere un coito interruptus: smette sempre quando sta per arrivare il bello. Da quattro mesi, ormai, il funambolo radicale tiene in ostaggio noi e le istituzioni negando di aver ingurgitato liquidi, e ignorando che, scientificamente, dopo 15 giorni è inevitabile che sopravvenga la morte per disidratazione. Eppure non batterà il record del prigioniero austriaco sopravvissuto senza bere per ben 18 giorni: il suo entourage ha infatti dichiarato che, giorni fa, ha sorseggiato un’aranciata. «È vero – ha affermato Pannella – perché guadagnassi altri 4-5 giorni di vita e per tirarmi un po’ su mi hanno dato una Fanta. Coca non ce n’era più».
6 lug
Prima di salire sul volo Roma-Imperia che l’Alitalia aveva appena istituito in suo onore (si attende ora il Roma-Arbatax per facilitare gli spostamenti di Pisanu) il ministro Claudio Scajola ha reso noto il contenuto dell’ultima e-mail scritta da Michele Landi, il perito che aveva trovato la verità sull’omicidio Biagi ma non ha fatto in tempo a rivelarla perché rinvenuto impiccato sul divano di casa. La lettera era indirizzata allo stesso Scajola che, prima di consegnarla ai cronisti, ha confermato ciò che aveva dichiarato poche ore prima del ritrovamento del corpo di Landi e poi – dopo essersi scusato per le parole estrapolate dal contesto – anche poche ore dopo: fu davvero suicidio. Questo il testo: «Caro Claudio, ho finalmente decifrato le ultime cinque lettere di Biagi. Sono la “B”, la “I”, la “A”, la “G”, e la “I”. Grazie a un hacker di Casalecchio ho anche decifrato il codice che Biagi usava. “Mi minacciano” sta per “Voglio più soldi”, “Temo per la mia vita” significa “Allungatemi il contratto” e “Non voglio finire come D’Antona” va tradotto in “Sono conscio di essere un rompicoglioni che non conta niente, chiedete a Maroni“. Le uniche frasi non cifrate sono “Cofferati mi minaccia” e “Cofferati mi criminalizza”. Questo è quanto. Ora ti prego di intercedere, se è nelle tue facoltà, presso i due signori che mi attendono fuori dall’appartamento con un grosso cappio. Un caro saluto, Michele».
5 lug
In esclusiva, il palinsesto della nuova RaiTre federalista proposta dal consigliere leghista Ettore Albertoni, che prevede una programmazione differenziata per regione:
Nord – ore 7,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa.
Sud – ore 13,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa.
Nord – ore 15,30: La patente (teatro). Atto unico tratto da una novella di Luigi Pirandello (versione originale con sottotitoli).
Sud – ore 15,30: La patente (documentario). Come averla e a chi rivolgersi senza dover sostenere gli esami.
Nord – ore 17,00: Vivere (fiction). Le vicende di quattro nuclei familiari, raccontate sullo sfondo di una ricca città di provincia, Como.
Sud – ore 17,00: Un posto al sole (fiction). Le vicende di ventisei nuclei familiari composti da napoletani che si accoppiano e si riproducono in condizioni di cattività.
Nord – ore 20,30: Distretto di polizia (fiction). Storie umane e professionali di un gruppo di affascinanti agenti le cui avventure si intrecciano ai casi e alle indagini, in un clima di professionalità e affiatamento.
Sud – ore 20,30: Carabinieri (fiction). Storie umane di un gruppo di carabinieri che tentano di trombarsi l’Arcuri.
Nord – ore 22,30: Chi l’ha visto (news). Ritrova parenti e amici tenuti prigionieri in Aspromonte.
Sud – ore 22,30: Un giorno in pretura (reality show). Ritrova parenti e amici che non vedi da tempo.
4 lug
Il nuovo consigliere leghista alla Rai Ettore Adalberto Albertoni, ci aveva avvertito: «Porterò alla tv di stato la voce della gente del nord». E così è successo. Su RaiTre, una mattina, l’annunciatrice ha interrotto un film di Totò scandendo queste esatte parole: «Ed ora, per le sole regioni celtiche, trasmettiamo da Courmayeur il festival Celtica 2002». Le “regioni celtiche” che si sono perse il secondo tempo di “Risate all’italiana” sarebbero, per la cronaca: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ricordo che, al momento dell’insediamento, il professor Albertoni espose tronfio il proprio concetto di “tv federalista”: trasmettere lo sci in Val d’Aosta e le regate di Luna Rossa in Sicilia. Il consigliere, da buon leghista, ragiona basandosi sul sistema binario, l’unico che abbia dato qualche risultato nella battaglia contro l’atrofizzazione delle cellule cerebrali degli eredi di Alberto da Giussano. Quindi: valdostani = neve; siciliani = mare. E non ci sono cazzi: i friulani potranno assistere a Linea Blu in modica quantità e solo per uso personale; i napoletani, invece, dovranno rassegnarsi ad acquistare sottobanco le videocassette pirata delle olimpiadi invernali. Il nuovo corso di RaiTre era stato del resto anticipato qualche tempo fa da Davide Camparini, il responsabile delle comunicazioni del Carroccio: il servizio pubblico realizzerà una fiction sulla battaglia di Legnano, la rivolta dei Comuni contro il Barbarossa. Io, purtroppo, dovrò videoregistrarla. Alla stessa ora su un altro canale verrà trasmesso un evento di maggiore spessore che non posso perdere: un monoscopio, seguito dall’effetto neve sullo schermo.
3 lug
L’atmosfera del pianeta Terra è composta da un 78% di azoto, un 21% di ossigeno e uno 0,9% di argo. L’influenza di un 1% in meno o in più di uno di questi elementi spedirebbe tutti noi direttamente al creatore. Con una sola eccezione: i discografici, a cui una spontanea mutazione genetica ha permesso di poter sopravvivere ad una situazione che perdura da anni, e li vede attaccati alla canna del gas. La minaccia alla razza, questa volta, verrebbe dal “peer to peer”, il sistema che mette in contatto gli utenti di Internet permettendogli di scambiare brani musicali come figurine del calciatori, senza dover ricorrere ad un server centrale, un Napster che possa essere costretto a portare i libri in tribunale. L’associazione americana di categoria, la RIIA, è una di quelle poche organizzazioni a cui persino i corleonesi farebbero il baciamano. Ed ha avuto un’idea grandiosa: proporre una legge che le permetta di violare il computer degli utenti o di bloccarne l’attività senza dover temere conseguenze legali, prevenendo un reato compiendolo per prima. Il che equivale – fatte le dovute proporzioni – a bombardare un pedofilo di immagini di bambini perché si ammazzi di seghe. Sulla vendita di un CD le case discografiche e vari altri ceffi di pari dirittura morale lucrano su un prodotto che ha un costo di produzione irrisorio. Il “peer to peer”, invece, ha due meriti: permette di fare un 5% di cresta sul fatturato dei Sopranos della discografia, e viene utilizzato da applicazioni che permettono, ad esempio, lo studio per la ricerca sui tumori. Dolente, ma preferisco concedere l’uso del mio PC ad uno scienziato, piuttosto vederlo violato da uno che ha intenzione di difendere Gatto Panceri.
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- Voglio andare a Bombay a fare l’attore!
— “The Muppet Show”
- Ma per fare l’attore devi andare a Hollywood…
- Ah, bè, ma quella è la via più facile
