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- Perché segavi le zampe alle lucertole? Cattivo! - Per correggere la loro natura impura. Anche il Partito liberale è nato così.

Azael, da FriendFeed

Archive for marzo, 2002

Venerdì santo

Il venerdì santo che porta sciagura e cattivo tempo figura nella mitologia che alcuni vecchi tramandano, e alla quale da ieri probabilmente anche Papa Wojtyla dà qualche credito. La sua immagine che, sul finire della Via Crucis in mondovisione, si aggrappa alla croce per sorreggersi, descrive il lento calvario di un uomo anziano a cui è stato chiesto di rinunciare alla bocciofila, alle panchine del parco, al mangime per i piccioni, ad una confortevole casa di riposo in mezzo al verde in cambio dell’opportunità di indossare un cappello buffo. Eppure, per quanto lo si possa rendere oggetto di bonari sberleffi, la tenacia di quest’uomo che continua ad affrontare da perdente continui round contro la malattia, senza lasciarsi tentare dal lancio della spugna, non può non muovere ad un minimo di ammirazione. Fino a qualche anno fa, almeno, la figura del Papa rappresentava il megafono della voce di Dio in terra: ormai neanche Dio è più sicuro di aver bofonchiato esattamente ciò che Wojtyla poi ripete. Resta comunque sua l’idea più geniale dell’ultima Via Crucis: fare interpretare le quattordici stazioni ad altrettanti giornalisti. Da registrare un minimo di delusione nei fedeli alla notizia che la scena della crocifissione non avrebbe visto come protagonista Emilio Fede. Forse, comunque, a giudicare dalle offese rese a Dio e all’Uomo in questo Venerdì Santo, i vecchi hanno ragione. E se a Gesù Cristo fosse consentito come a tutti di lasciare un testamento alla morte, probabilmente reciterebbe: «Stavolta mica lo so se ho il coraggio di risorgere. Complimenti ad Ariel Sharon che, unico nella storia tra tanti che ci hanno provato, mi ha fatto vergognare di essere ebreo».

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  • Fiction da non disperdere nell’ambiente

    Dopo aver clonato Padre Pio in due differenti versioni, mandando completamente a puttane le carriere e la credibilità di Michele Placido e Sergio Castellitto, Rai e Mediaset si apprestano a darsi battaglia anche sulla fiction dedicata a Papa Giovanni XXIII. Bob Hoskins (diretto da Ricky Tognazzi) interpreterà la serie targata Canale 5, mentre la Rai si è affidata alla regia di Giorgio Capitani, ad Edward Asner per il ruolo di Papa Roncalli e alla produzione dell’ex direttore della tv lottizzata di stato Ettore Bernabei. I rispettivi titoli? “Il papa buono” e “Giovanni XXIII”, si presume assegnati attraverso il sistema dell’offerta in buste chiuse nel corso dell’ultimo papamercato. C’è purtroppo da constatare che parte dell’immiserimento del panorama televisivo è appunto causato dal proliferare del virus delle fiction, costosissime produzioni ad impianto narrativo fisso, esclusivamente basate, se ci fate caso, su quattro tipologie di personaggi: il prete, il maestro, il medico, il detective (di preferenza carabiniere, altrimenti poliziotto o privato). Il tema si dimostra particolarmente utile per espiare le nostre colpe verso la raccolta differenziata dei rifiuti: organizziamone una per le fiction. I preti nel contenitore nero, i maestri in quello grigio, i medici in quello bianco, i detective in quello blu. Con il materiale riciclato potremmo ottenere un’unica, monumentale serie di 52 puntate in grado di battere ogni record di audience e di share. Trama: un prete, professore di medicina, indaga su un misterioso omicidio. Geniale, ma manca la figa, obbietterà a ragione qualcuno. Ok, piccola modifica: Manuela Arcuri, suora e professoressa di medicina, indaga su un misterioso omicidio.

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  • Problemi di comunicazione

    Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è convinto di avere un problema di comunicazione. Non siate maliziosi: se non riesce a spiegarsi attraverso le tre emittenti che controlla come capo del Governo (Rai Uno, Rai Due e Rai Tre), le tre di cui è proprietario (Rete 4, Canale 5 e Italia 1), quella che ha ridotto sul lastrico e nella quale ha piazzato il fido Costanzo (La 7), il più venduto settimanale italiano (Panorama), e i due quotidiani nazionali di cui risulta editore per interposta persona (Il Giornale e Il Foglio), probabilmente ha ragione lui. Ha un problema: ci riuscirebbe anche un cretino. È un po’ come se Rocco Siffredi sostenesse che non trova da scopare. Sul palco del “Maurizio Costanzo Show” il premier ha dichiarato che il sindacato ha creato un clima ostile sostenendo nelle fabbriche che la modifica all’articolo 18 avrebbe provocato una valanga di licenziamenti, ed ha elencato le promesse già mantenute da questo Governo: pare che il numero dei disoccupati sia diminuito del 15% da un anno a questa parte. Il prodigioso risultato è stato ottenuto licenziando a giugno il funzionario del Ministero del Lavoro che si occupava delle statistiche. «Qui ho il contratto stipulato con gli italiani: sulle pensioni siamo in anticipo di quattro anni e mezzo rispetto agli impegni» ha assicurato lo stesso Presidente del Consiglio che 220 giorni, 8 ore, 54 minuti e 24 secondi fa avrebbe dovuto risolvere il conflitto di interessi. «Quella del Polo delle Libertà – ha concluso Berlusconiè una lunga lista di successi dovuta all’imposizione di nuove misure», l’unica delle quali tangibile sembra essere al momento il suo metro e cinquantacinque scarso.

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  • Save the trees

    Sono trascorsi due giorni da lunedì, e abbiamo inavvertitamente omesso di commentare, come nostro solito, la rubrica settimanale “Pubblico & Privato” del Corriere della Sera, attraverso la quale il sociologo Francesco Alberoni ci rende partecipi delle proprie piccole e grandi delusioni della vita quotidiana. In sostanza: occupa uno spazio che meriterebbe una penna più acuta per raccontarci i cazzi suoi. Per questa volta evitiamo di trarne citazioni. Un po’ perché vi vogliamo bene, e un po’ perché stavolta è sufficiente riportare il titolo: “Basta il saluto del portiere per capire se un’azienda va bene”. Traduzione per la consueta rubrica-salvaspazio “Dillo con parole tue” (tre righe al massimo) che da settimane proponiamo al quotidiano di via Solferino: “La filippina non era in servizio e dovevo spedire un pacco: all’ufficio postale il cretino allo sportello non mi ha riconosciuto”. Credeteci: non miriamo un bersaglio facile per pura cattiveria; ci è bastato fare due calcoli spicci. 1) il Corriere dichiara ogni lunedì una tiratura di circa 750 mila copie; 2) ritagliando 750 mila articoli di Alberoni otterremmo una tonnellata di carta; 3) per ricavare una tonnellata di carta occorre abbattere 3 alberi (scelti tra pini, abeti, larici e pioppi) alti almeno 20 metri, e ben 500.000 litri d’acqua. Risultato: l’autoreferenziale rubrica del sociologo sottrae ogni anno 26 milioni di litri d’acqua a chi ha sete, e una foresta composta da 156 maestosi tronchi a madre natura. E tutto questo accade malgrado di alberoni da abbattere ce ne sarebbe, in fondo, soltanto uno.

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  • Accanimento terapeutico sul terzo polo

    Continua, mascherata da rilancio, la progressiva demolizione de “La 7“. Quella del morente “terzo polo” televisivo è una storia di approssimazioni e sgambetti, ma soprattutto di idee non azzeccate. La prima delle quali è stata l’operazione di marketing relativa al lancio: lo spunto di partire dall’idea di un nano era già stato sfruttato da Mediaset anni prima. In più, alcuni maligni sostengono che il posizionamento in seconda serata del talk show di Fabio Fazio abbia particolarmente irritato un potente concentrato d’adipe mediasettiano la cui camicia sta ancora sghignazzando sotto i baffi. E che il giorno della registrazione del numero zero, Massimo Donelli (di cui qualcuno ricorderà il nome all’interno delle liste della P2) sia entrato nel teatro del “Fab Show” poco prima della comunicazione ufficiale nuovo corso de “La 7” e abbia detto, rivolgendosi a Fazio, «Visto che bel regalo ti ha fatto il Maurizio?». Ma al “Maurizio”, nel totale spregio del conflitto di interessi, ha pensato anche la nuova gestione, affidando alla sua “Fascino s.r.l.” la consulenza sulla programmazione della rete. Il panzuto neo-assistente, come prima mossa, ha consigliato lo spostamento in prima serata del talk show di Lerner e Ferrara, ritenendo non fosse affatto carino competere con il proprio sosia che, su un altro canale e proprio a quell’ora, fa di mestiere il presentatore. Il sosia del Presidente del Consiglio, padrone di una rete concorrente, ha particolarmente gradito.

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  • Eccesso di presenzialismo

    Se in Italia avessimo Batman, il personaggio di Enigma lo vorrebbe fare sicuramente Francesco Cossiga. Entrambi non stanno dalla parte dei buoni. Entrambi centellinano i segreti di cui sono a conoscenza, vincolandone la divulgazione alla soluzione di stupidi indovinelli. Da anni, infatti, man mano che l’Alzheimer avanza, l’ex Presidente della Repubblica continua divertito a togliersi dalle scarpe i sassolini residui dell’epoca delle picconate, riguardanti gli anni più cupi della storia Italiana. E lo fa con cognizione di causa. Fateci caso, e pensate a qualche episodio oscuro del recente passato: lui, in qualche modo, c’era. Sempre. Ustica? Presidente del Consiglio. Rapimento Moro? Ministro dell’Interno. Strage di Bologna? Presidente del Consiglio. Nell’agosto del 1991 raccontò al regista Zeffirelli (confermando in seguito) di «conoscere uno per uno» i terroristi coinvolti nel rapimento di Aldo Moro e di sapere dove fosse ubicata la prigione. Qualche giorno fa, nel corso di un convegno, ha dichiarato che secondo lui con la strage di Ustica gli americani non hanno nulla a che fare e, piuttosto, gli pare più verosimile che l’aereo sia stato abbattuto da «un missile». Voi lo leggete in italiano, ma lui l’ha pronunciato in francese. I francesi hanno faticato, ma sono riusciti a trovare un personaggio di pari autorevolezza che potesse controbattere all’insinuazione. «Me stiamo schersandò, quel màntitor! Con uno come Cossiga non starei nemmeno nella stessa stonsa», ha dichiarato l’ispettore Clouseau.

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  • I membri della chiesa

    Dopo i casi di pedofilia che hanno coinvolto il vescovo di Palm Beach Joseph O’Connell (che sostituiva il predecessore Joseph Simonis, accusato dello stesso reato), il cardinale di Boston Francis Law, il vescovo ausiliario di Parigi Jean Di Falco e il vescovo di Poznan Julius Paetz, Giovanni Paolo II ha ritenuto opportuno intervenire con decisione e lanciare un duro monito contro gli scandali sessuali che coinvolgono la chiesa e i suoi membri. Ma soprattutto i membri dei membri della chiesa. Nella lettera ai sacerdoti del giovedì santo il Sommo Pontefice non ha utilizzato mezzi termini. Ma neanche termini interi: «Scjamo perscionalmente scosci nel profondjo da pecati di alcunji gnostrji fratelji che hanno tradgito lla gracia riscievjuta dall´ordinascjione, scjedendo alle pesggjori manifjestascjioni de pecato». In attesa che il senso delle parole del Papa venga svelato, gli accusati si difendono con fermezza: alcuni si dichiarano sconvolti dall’essere oggetto di una campagna denigratoria, altri sostengono di essere vittime di un grosso equivoco: «Abbiamo solo applicato l’insegnamento “lasciate che i bambini vengano a me”: si faceva un po’ per uno. A volte arrivavano loro, altre volte erano loro che facevano venire noi». La diocesi di Palm Beach, in ogni caso, si è vista costretta a specificare che, al di là di quanto si sostiene in alcune sacrestie locali, la fellatio, per quanto possa essere un termine latino, non è il sacramento che viene dopo la cresima.

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  • Manualetto di coerenza e civiltà

    A giudicare dai repentini cambiamenti d’opinione in merito all’omicidio di Marco Biagi si direbbe che i rappresentanti del Polo si sveglino Jekyll un mattino e Hide quello seguente. Silvio Berlusconi, a ridosso del delitto, sparlava di «inumana ideologia che muove la mano degli assassini»; ieri ha invece lanciato un invito «a riprendere il dialogo». Al contrario, il ministro Gasparri, che a “Porta a Porta” si è distinto tra gli ospiti più assennati, passata ‘a nuttata ha dichiarato: «Non è giusto assimilare l´Ulivo al terrorismo, ma abbiamo il diritto di dire che non è per caso, se sparano a noi». È invece per fatalità che ci toccano rappresentanti senza il dono del paio di palle necessarie per sostenere l’unico discorso coraggioso possibile: «Speculare sulla morte di un uomo che tanto di sé ha dedicato allo Stato equivale ad infangarne la memoria. È per questo che invitiamo chi aveva deciso di manifestare contro questo Governo a non lasciarsi sottrarre il diritto di esprimere il proprio dissenso. Allo stesso tempo preghiamo il Governo di continuare a sostenere le proprie convinzioni. Se una sola delle parti recedesse da questi intenti l’atto terroristico, paradossalmente, avrà avuto un senso. Rimanendo coerenti faremo passare il concetto che la politica si nutre di parole e non di piombo. E che la morte di Biagi non poteva essere più inutile». Niente battute, oggi: abbiamo sprecato tutto lo spazio per fingerci ghost writers del Presidente del Consiglio di un paese mediamente civile.

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  • In morte di un povero cristo

    Se la pietà verso quel corpo riverso sull’asfalto non offuscasse il giudizio, ci sarebbe da pensare che con l’omicidio dell’economista Marco Biagi sfuma la possibilità di una civile discussione sulle modifiche all’articolo 18. Non è indubbiamente questione da poco: lo diventa messa a contrasto con la morte di un povero cristo, di un’inconsapevole pedina di secondo piano che faceva gioco un po’ a tutti avere fuori della scacchiera. Sarebbe persino lecito pensar male, se Luca Casarini, il portavoce delle “tute bianche” che si vanta di non bere Coca-Cola e tuttavia non raggiunge il quoziente di intelligenza della relativa lattina, non avesse vanificato anche questo perseverando ad evitare di tacere. Perché, diciamolo: le fondamenta dei palazzi del potere non tremano per la voce grossa dell’opposizione istituzionale, ma per quella corale delle migliaia di persone che, malgrado l’assenza di un leader credibile, portano in piazza un comune sentire, una collegiale protesta. Considerando che i “black block” non amano i girotondi e i PalaVobis, le parole del Presidente del Consiglio («Il senso di responsabilità, in un momento come questo impone a tutti di interrompere la catena dell’odio e della menzogna, perché è di questo che si nutre l’inumana ideologia che muove la mano degli assassini») non possono che suonare strumentali e un filo sospette. Ed era pure una dichiarazione a freddo. Quella a caldo, a chi per primo gli ha riportato la notizia, è stata: «Cribbio, io non intendevo “quel” Biagi.

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  • Hanno riammazzato Laura Palmer

    Abbiamo battuto qualsiasi record di apnea: un mese e mezzo senza citare il delitto di Cogne. Lo facciamo ora, e solo perché la vicenda ha ormai perso la dignità del comune caso di cronaca nera per ambire allo spazio più consono della pagina degli spettacoli. Sin dal primo lancio d’agenzia si è capito che l’infanticidio aveva quel di più alla “Erika&Omar” che su Bruno Vespa ottiene effetti superiori al Viagra. Niente abusate mostruosità da metropoli, tipo madre che lancia neonato dalla finestra perché piange troppo; piuttosto ecco, confezionato chiavi in mano, un serial da prime time firmato David Linch. Perché Cogne, se ci pensate, è “Twin Peaks“: il paese montano isolato, chiuso su se stesso e sulle proprie tradizioni; lo sguardo circospetto riservato ai forestieri; gli inconfessabili segreti della semplice comunità rustica tutta baita, aria buona e passeggiate; il delitto; l’indagine; il diavolo in famiglia; la struttura narrativa seriale del colpo di scena alla prossima puntata. Manca solo la colonna sonora di Badalamenti, ma vedrete che uno di questi giorni Studio Aperto provvederà. Cazzata per cazzata, lanciamo la nostra: la pista politica, il governo, gli alieni. Perché la madre di Samuele ha ricevuto in cella due deputati di Forza Italia? Perché pochi giorni dopo, proprio in quella zona, è misteriosamente caduto un elicottero con a bordo quattro esponenti del medesimo partito? Cosa ci stanno nascondendo? La verità è là fuori? A Mulder e Scully uno spunto simile non sarebbe sfuggito.

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  • Cultura ’sto par di…

    Diciamolo senza timore! Tutti coloro che da anni tentano di muoverci all’invidia della presunta cultura e dell’ipotetica intelligenza di Vittorio Sgarbi meritano un trattamento necessario e doloroso: una dose di tanta e bramata sapienza due volte al dì. Per via rettale, dal momento che sono gli unici a ritenere che non sia supposta. Da tempo ormai la SIAE ha dichiarato di voler mettere in regola l’onorevole: «Il suo è un lavoro che al momento viene ingiustamente non riconosciuto. – ha dichiarato il presidente Mauro MasiCreare una macchietta e farne un personaggio che dice stupidate fa parte delle mansioni da autore dei programmi satirici di cui oggi è solo bersaglio. Basta che depositi i testi, altrimenti siamo impossibilitati a tutelarlo». Intanto, la sfida tra “Striscia” e Sgarbi si fa pesante. Lo conferma la temibilissima querela ad Antonio Ricci sporta dalla mamma del sottosegretario: «Ha detto che gli ho bloccato lo sviluppo, e non è vero: a sei anni la maestra lo definiva “un piccolo stupido”, oggi lo sento apostrofare come “grande coglione”». Un innegabile progresso ottenuto senza aiuto né consigli. David Riondino arrivò troppo tardi quando, anni fa, le dedicò una rivisitazione di “Vecchio Scarpone”: “Vecchio Sgarbone quanti libri hai rubato / e quanti quadri non si trovano più / quante ragazze nel tuo letto han gridato / “non ne posso più!”. / Signora Sgarbi quel ragazzo è viziato / forse è malato forse anche di più / forse da piccolo l’avete picchiato / dovevate dargliene di più”.

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  • …e vissero felici e contenti

    Una fiaba per grandi e piccini, riportataci dalla lettrice Manuela: “Quando Dio creò il mondo perché gli uomini vi prosperassero decise di concedere a ciascun popolo due virtù. Rese così gli americani ordinati e rispettosi della legge; i tedeschi tenaci e studiosi; i giapponesi lavoratori e pazienti. Giunto agli italiani disse all’arcangelo Gabriele di annotare su un quaderno: «Questi saranno intelligenti, onesti e voteranno Forza Italia». Terminata la creazione, l’arcangelo lo chiamò e gli espose un dubbio: «Padre buono, hai dato a tutti i popoli del mondo due virtù, ma agli italiani ne hai concesse tre. Questo farà in modo che essi prevalgano su tutti gli altri popoli del mondo. E’ questa la Tua volontà?». «Hai ragione – rispose Dio – non sarebbe giusto. Il problema è che non posso mica chiedere indietro regali che ho già fatto… Ho comunque un rimedio per questa situazione: d’ora in avanti, gli italiani conserveranno tutte e tre le virtù, ma affinché essi non si impongano sugli altri popoli non potranno avvalersi che di due di esse per volta». Per questa ragione, da allora, l’italiano che vota Forza Italia ed è onesto non può essere anche intelligente; quello che è intelligente e che vota Forza Italia non può essere anche onesto; e quello che è intelligente e onesto non potrà mai votare Forza Italia“.

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  • Shopping macht frei

    L’amministrazione di Cracovia ha concesso il via libera alla realizzazione di un supermercato all’interno di Auschwitz, il campo di sterminio in cui morirono più di un milione e mezzo di persone. Saremo pure babbei noi che ancora ci sorprendiamo della perversione del commercio, ma è un po’ come se l’omonima canzone di Guccini facesse da sottofondo ad uno spot di una marca di sapone. Viene da pensare che un paese in cui accade una cosa simile forse il comunismo se lo meritava. E sarebbe stato il male minore. È sicuramente colpa nostra, che siamo così poco pronti alle innovazioni del mondo globalizzato: dobbiamo aggiornarci, restare al passo con i tempi, e imparare a non stupirci più di nulla. Neanche della nuova serie di imprese che, sull’onda dell’iniziativa della cittadina polacca, vedranno la luce di qui a poco:
    - Le attrazioni dell’”Usticapark”: al largo delle coste dell’isola siciliana, la magica sensazione di trovarsi a bordo di un aereo che precipita. Un’emozione che potrete raccontare dopo anni, quando qualcuno si deciderà a spiegarvi cos’è successo.
    - Space Vertigo “Torri Gemelle”: risposta di New York all’attrazione di Gardaland. La singolare e improvvisa sensazione di cadere da ben 411 metri di altezza.
    - La bottega del mastro artificiere: in piazza Fontana, a due passi dal Duomo di Milano, un’esplosione di suoni e colori per festeggiare la prossimità del capodanno sin da metà dicembre.

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  • Mea grandissima culpa

    Milano è la città al primo posto in Italia per quantità di immondizia recuperata. Ebbene, in questo luogo da primato (41% di rifiuti riciclati, soffiato a Roma, a cui quest’anno, diversamente dal passato, è stato impedito di includere nel conteggio anche i parlamentari) capita che abbiano dimora anche zotici incivili come il sottoscritto, che conducono vita dissennata, con orari da fuso orario americano, che a malapena sanno dividere lavoro e vita privata e quindi figuriamoci se sono capaci di farlo con la carta, il vetro e la plastica. Concordo preventivamente con la maggior parte di voi: non c’è giustificazione per un atteggiamento tanto barbaro. Il punto, infatti, non è questo: l’inciviltà, quando scoperta, si sconta. Fin qui tutto regolare: la multa è arrivata, giustamente salata, ed è stata pagata. La domanda, invece, è: come cacchio hanno fatto a rintracciarmi da un sacchetto di rifiuti? Semplice: l’hanno aperto, hanno rovistato tra la mia spazzatura, hanno trovato alcune lettere indirizzate al sottoscritto e ne hanno ricavato nome, cognome, indirizzo, numero di telefono. Alla faccia della riservatezza dei dati hanno addirittura descritto la procedura nella causale della sanzione. Giuro che da oggi farò gioco di squadra perché Milano vinca anche la prossima edizione di questo “Giochi senza frontiere” del pattume; in cambio il Garante della Privacy potrebbe indagare sul motivo per cui in questo gioiello di civiltà fatto metropoli un qualsiasi spazzino sembra avere licenza di farsi i cazzi tuoi?

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  • A Silvio quel che è di Silvio

    Una chicca dalla rete, autore ignoto: “Salve, mi chiamo Mario Rossi e vivo in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro in un’azienda il cui azionista è il Presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto con cui mi reco al lavoro è anch’essa del Presidente del Consiglio. Tutte le mattine acquisto il giornale di proprietà del Presidente del Consiglio e, dopo il lavoro, vado a fare la spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio per comprare prodotti di aziende del Presidente del Consiglio. Alla sera guardo le tv del Presidente del Consiglio, nelle quali i film (spesso prodotti dallo stesso Presidente del Consiglio) sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Quando mi stufo vado a navigare su internet con il provider del Presidente del Consiglio: cerco i risultati delle partite di calcio, perché faccio il tifo per la squadra del Presidente del Consiglio. Quando mi capita di andare al cinema, nella catena del Presidente del Consiglio, proiettano un film prodotto dal Presidente del Consiglio, anticipato da spot realizzati dall’agenzia del Presidente del Consiglio. La domenica rimango a casa e leggo un libro di una delle case editrici del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici anche in Italia è il Presidente del Consiglio che fa le leggi, approvate da un parlamento in cui la maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio. Il quale, ovviamente, governa nel mio esclusivo interesse”.

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    Citazioni

    • - Perché segavi le zampe alle lucertole? Cattivo! - Per correggere la loro natura impura. Anche il Partito liberale è nato così. (Azael, da FriendFeed)
    • Lo sfogo della D'Addario: "vogliono farmela pagare". E' business bellezza, neanche tu la regalavi. (Brodino di Cayenna (da Dagospia))
    • Avatar for dummies: un uomo, anche se blu, farebbe qualsiasi cosa per la figa. (Dania, da FriendFeed)
    • Sono una persona orribile: quando ricevo delle mail io aspetto sempre un po’ a rispondere, per far sembrare che ho una vita. (E io che mi pensavo)
    • Secondo me ti amavo, ma la Questura dice che ti stimo molto. (DJD, da Tumblr)
    • Ho deciso: a tutti quelli che vogliono vendermi qualcosa o hanno qualcosa che voglio comprare, chiederò se votano Berlusconi. Se mi rispondono di sì, mi rivolgo a un altro. (Magenta, da FriendFeed)
    • L'ignoranza esiste, dentro e fuori da Facebook, e non sarà sconfitta nascondendola, ma piuttosto affrontandola a viso aperto. (Facebook, in risposta a Renato Schifani)
    • "Sono miracolato, un centimetro più su e avrei perso l'occhio".  Certo: un millimetro più giù e lo gambizzavano. (Ester “Hoshimem” Memoli, da FriendFeed)
    • Da un recente sondaggio risulta che la maggior parte dei sondaggi viene fatta recentemente. (Dr. Van Harper)
    • Battisti estradabile: l'ultima parola a Mogol. (Francesco Di Gesù, da Twitter)

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    Rutelli ha perso. Ma guardiamo il lato positivo: Rutelli ha perso. — dal blog “Spinoza


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