Un decalogo contro il tag selvaggio

Ecco un decalogo contro il “tagging selvaggio” che tutti dovremmo adottare per garantire una pacifica convivenza comune sui social network:

  1. Mi tagghi solo se *IO* sono presente nella foto o se il post parla di *ME*;
  2. Il tag non è un mezzo per pubblicizzare una *TUA* cosa sulla *MIA* timeline;
  3. Se il soggetto della foto è una ragazza, la tagghi solo dopo averle chiesto il permesso di farlo;
  4. Se il soggetto della foto è una ragazza, sarebbe carino che tu, dopo averle chiesto il permesso di taggarla, le facessi scegliere l’immagine da pubblicare tra più foto simili;
  5. In generale, dal momento che non sai se la persona oggetto della tag ha piacere a voler essere segnalata in quel posto, a quell’ora, con quell’abbigliamento, e con quella compagnia, prima di taggare si chiede il permesso;
  6. Se vuoi citarmi per tirarmi in ballo in una discussione puoi farlo senza problemi, ma se stai citando me o altri senza un particolare motivo o solo per allargare la tua audience, evita;
  7. Deve esserci un buon motivo, quando citi qualcuno. Dare il buongiorno ai VIP non lo è;
  8. Se un tweet o un post non ha un contenuto e funge solo da pretesto per citare account con una maggiore audience, stai sbagliando: gli altri non sono i tuoi “uomini-sandwich”;
  9. Se stai usando lo spazio dei commenti sotto un mio post o una mia foto per pubblicizzare qualcosa di tuo non solo stai abusando della pazienza di qualcuno che ti sta ospitando, ma suona anche abbastanza disperato, non credi?
  10. Se la tua vita faceva schifo quando avevi 10 like, o retweet, o follower, o commenti, farà schifo allo stesso modo quando ne avrai 1 milione, credimi. Ma, fortunatamente, vale anche il contrario.

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