TheClassifica 6.1.2012 – Vi meritate il meglio

Fino al 25 dicembre compreso, il disco più venduto è stato Christmas di Michael Bublè. Cosa che ci può anche stare, posto che è in (alta) classifica da metà ottobre. Certo, che nella settimana dal 26 al 1 gennaio le sue canzoni di Natale avessero abbastanza acquirenti da tenerlo in top ten (n.8), è il tipo di cosa che mi stupefà. Che dire, siamo proprio un popolo festante. Il 2 gennaio, alla riapertura, la mia ipercoop era già lì con le chiacchiere bene in mostra. Ma caduto Bublè, è tornato al n.1 Tiziano Ferro, seguito al n.2 da Adele, al n.3 da Laura Pausini (genio del male, a fare il tour sotto le feste, ivi compresi il 25 e il 31: ah, quanti biglietti saranno finiti sotto l’albero). Al n.4 c’è Adriano Celentano, e forse voi sarete scettici – ma non vedo perché: in fondo, basta che un funzionario Rai ogni giorno esca di casa e ne compri 5000 copie per regalarle (…sempre alla stessa persona, eventualmente) ed ecco spiegato l’ennesimo trionfo dell’ennesimo disco irrinunciabile dell’impareggiabile Molleggiato. Facciamo finta che sia vero. (è il titolo del disco) (scusate, chiama troppo la gag, ancorché fiacca) Detto di Sandrina Amoroso al n.5 e del primo piazzamento consistente dei postumi di Amy Winehouse a un mese dall’uscita (n.6), detto dei discopanettoni che occupano il resto della top 10 (Jovanotti, Modà, MiticoLiga), passo senz’altro al vero divertissement con cui divertisse in questi ultimi giorni di bagordini, ovvero gli album dell’anno secondo Quelli Che Ne Sanno.

Detto che io mi dissocio, perché degli album non me ne frega più niente da anni, sono solo un pesante fardello di un velleitario passato etc., che c’è di più bello che lasciare agli altri la patatina bollente? Ecco dunque l’elenco.

(non in ordine di autorevolezza, sia chiaro)

Per Billboard il disco dell’anno lo ha inciso Adele, davanti a Bon Iver e Jay-Z & Kanye West. (ammirate la tripartisaneria)

Per Q, Florence & the Machine davanti a P.J. Harvey e Adele (…“Rule Britannia, Britannia rule the waves”).

Per Pitchfork, Bon Iver (e ti pareva), seguito da Destroyer, e M83 (P.J. Harvey quarta)

Per Rolling Stone Usa, Adele, Kanye West & Jay-Z, Paul Simon (babybooooomers, sciogliete i vostri capelliiii).

Lettori di Rockol: Jovanotti, Tiziano Ferro, Vasco Rossi. (questa mi ha un po’ l’aria di una gara tra fan, all’ultimo Mipiace)

Per Mojo, P.J. Harvey davanti a Horrors e Fleet Foxes.

Per NME, P.J.Harvey, Metronomy, Horrors. (che NME e Mojo siano d’accordo su due nomi su tre è ben bizzarro)

Per il Guardian, diventato un’authority sulla musica, P.J. Harvey, Katy B, Frank Ocean.

(lo avrete notato) (un nome comincia a emergere su tutti) (e non è il nome che si poteva pensare) (diciamo: non è il nome scelto dal pubblico) (è il nome scelto dai critici) (che sempre s’hanno da distinguere) (altrimenti, voglio dire, che ci stanno a fare)

Per i lettori di Soundsblog, Martha Rossi. Posto che Martha Rossi è la più grande cantante del mondo e lo ripeto continuamente, anche nel sonno, onestamente li facevo un tantinello più qualificati, i lettori di Soundsblog. Probabilmente il musicovoro italiano è già oltre sia Rockol che il Forum del Mucchio che Soundsblog, e guarda direttamente i siti yankee o quelli fishandchips.

Infine per Metacritic, che aggrega tutte le critiche, le recensioni mediamente migliori le hanno avute Tom Waits, The Roots, The Weeknd. Anche qui, quarta P.J. Harvey.

Mmmh.

Posso commentare?

Il disco di Adele non è Thriller, ma è quanto di più simile a Thriller può uscire in questo evo. Intendo dire, il disco che piace a tutte le latitudini. Basti un dettaglio: pur provenendo dalla ex madrepatria, Rolling in the deep è stato il pezzo più suonato nel 2011 dalle FM americane (qui è passata in second’ordine rispetto alla ballatona triste Someone like you, che essendo languorosa ha avuto anche il beneplacito dei ricchioniiiiii (cit.)

(incidentalmente, l’artista più suonata complessivamente è stata Katy Perry) (quindi capite contro cosa si è battuta Adelina)

E quindi io lo darei come album dell’anno, o come disco-evento, come copertina finale del 2011, che ci sta pure bene simbolicamente, a rappresentare l’Occidente ora come ora: una chiattona un po’ triste, che però ignora la lipo (e perciò è ignorata ad esempio dal Corriere della Sera, il sempre delizioso Daily Hunziker, che sparge sempiterno la sua bava su Lady Gaga – protagonista invero di un quasiflop nelle vendite, ma quando quel che conta sono i clic, è un altro discorso).

Viceversa il trionfo del disco di P.J. Harvey per me contiene un piccolo inganno. Nessuno, all’uscita, o nei mesi successivi, lo ha caldeggiato in modo particolare. Sì, magari lo hanno recensito bene – l’ho fatto pure io su Rollinstòn, cosa credete (whew, mi è andata bene). E come regalo epifanico, vi accludo pure la recensione in questione. Ma sono più che certo che nessuno a febbraio ha detto “Urca che bello, vè”, né tampoco “Holy cow, ’dis is good”. Che sia piaciuto a tutti sulla lunga distanza? Eppure mi pare che i riflettori su questo disco siano rimasti ampiamente spenti tutto l’anno.

Ma in fondo, che importa. E’ tutta una tale manfrina. Buon anno.

P.J. Harvey – Let England Shake ****

Ci sono dischi la cui recensione è facile come una pedalata intorno a casa. Questo, è la Parigi-Roubaix. Recensendo a dicembre e non disponendo (come voi furboni, che leggerete a febbraio) di spiegazioni della Polly medesima, il Vostro Umile si arrangia a naso, individuando come muri portanti della costruzione: 1) David Lynch. Influenza già nota ai Pollyani. Poi, 2) il Dorset. Contea nativa della Polly, evocata in ogni articolo o intervista su di lei. Il disco ci è stato persino inciso, nel Dorset. In una chiesa sconsacrata (…alè). Il Dorset sa di posto pressoché peso. Ci è nato 3) Thomas Hardy. Scrittore. Via dalla pazza folla, Tess. Tipo pressoché peso, appunto –  ma con piglio pressoché elegiaco. Il quarto muro portante è arduo da individuare. Il Vostro Umile potrebbe giocarsi Bat For Lashes. Il gap anagrafico non è enorme: 10 anni. Ma è raro che la sorella maggiore guardi le minori; pertanto, più cauto, il Vostro Umile si gioca 4) Bjork.

Ed ora, a seguire, uniamo i pezzi del puzzle.

I Bjorkismi abbondano in un disco alieno, mostrino caduto sulla terra la cui cifra musicale ha una pronunciata, inquietante qualità onirica Lynchiana, ottenuta con una musicalità spiritata, spesso volutamente sopra le righe, e testi che guardano all’Inghilterra di oggi sovrapponendo peso realismo e illusioni di antica magia (tipo il finale di Tess, in piena Stonehenge). Con un anglocentrismo non facile da reggere lungo tutto l’album Polly presenta un’ambiziosa raccolta di racconti sulla sua patria e la sua decadenza, e soprattutto sulla morte – data per imminente – di un regno. Concetto che a noi disincantati italici pare irrilevante (si sa: purché se magna) ma che storicamente gli albionici di ogni risma, vedi – e ci limitiamo ai musici tacendo dei letterati – Pink Floyd (The Final Cut), Clash (This Is England), Kate Bush (England My Lionheart), Genesis (Selling England By The Pound) e compagnia cantante hanno considerato talmente cruciale da spingerli a descrivere alle genti un sogno che si fa incubo, alla luce di un senso di appartenenza che in tempi realmente globali e meno anglofili saprebbe di provincialismo. Però dall’anglofilia mascherata da cosmopolitanesimo s’ha da guarire, o si diventa come Severgnini. Sicché il Vostro Umile Recensore, zac, toglie una stellina a un disco non per tutti, ma fantastico per i tanti devoti.

(per gentile concessione di Rolling Stone Italia) (me la concedete, vero?) (branco di gaglioffi, non mi meritate)

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21 Commenti

  1. rolling stone un giornale di pubblicità inframezzato da qualche articolo di “musica”
    scusa cosa serve il tag “black keys” ?

  2. Tag come grande escluso, ma le recensioni erano buone e quanto ho sentito non male.
    Tiro a indovinare: too much Anglophilia? (a scriverlo mi sento molto Bjork)

  3. Gli album ricordano per certi versi (non tutti chiaramente) l’auditel. Con Don Matteo e Suor Paola a far da mattatori. Io sarei invece curioso di sapere quanti oggi in Italia si scarichino Dexter&co.

    Martha Rossi, per chi non lo sapesse, è una reduce dal ben lontano Amici7 ( e neanche finalista). Facile capire la genesi di tale vittoria quindi. Attacco di una fanclub militante al sondaggio. Il che non è un fatto troppo positivo per il soundsblog: va bene che gli eserciti dei ex talent sono agguerriti, ma se si è abbastanza grossi si dovrebbe capitolare al massimo sotto Carta e Scanu. Non quelli ancor più desaparecidi.

  4. Io sono in polemica col pubblico italiano per il disco di PJ Harvey (facendo finta che le classifiche di vendita siano vere). Che ha raggiunto come picco di vendita la 57esima posizione. Possiamo discutere all’infinito se sia il disco dell’anno o meno, e in fondo chissenefrega, ma malcagarlo così è davvero un’indecenza.

  5. Il Tag Black Keys è il modo dello scaltro Madeddu di rivelarci il suo disco dell’anno…

  6. Madeddu, tu sarai il mio Charles Bronson per questa volta. Ho un incarico per te: mi devi far fuori quello che su Repubblica ha scritto il pezzo sulla “fine del rock perchè quest’anno hanno venduto più dischi gli artisti pop”.
    Callaghan, questa 44 magnum è per te.

  7. Lo so che è sciocco passare via via per i blog e scrivere un messaggio del genere, ma la mia è solo una richiesta di essere letta e ascoltata, per non perdere la voglia che ho sempre avuto. La voglia di SCRIVERE.
    http://nessunavoce.blogspot.com/
    Grazie.

  8. Non è che sia stato un anno clamoroso, questo…
    A me sono rimasti in mente i The Rapture, Capossela, The Black Keys, J-Z & K.W.,gli Zen Circus, Beyonce (ma forse per la dipendenza dai suoi video…) e Florence&tM… Un po’ una delusione i Kasabian, con un disco che prometteva, a partire dal titolo, molta più carica!
    @Destrosio
    è la perfezione del nonsense! “pop” per definizione è ciò che incontra l’approvazione del pubblico…
    @Jas
    mi hai fatto venire una tristezza…

  9. tutto a posto.A parte il fatto che andava sottolineato che l’ultimo singolo di amy è un oltraggio alla sua memoria(un po come quelle cassete pirata che veicolavano un hendrix improbabile spacciandolo per vero dopo la dipartita dell’originale),e che il compagno di P.J. è lo stralunato coopeland dei police autore tra l’altro di don’t box me in che oltre a essere il leitmotiv tuo e di rusty il selvaggio è pure l’unica traccia esistente di dio

    http://www.strategic-vision.com/preview/homev2_files/~cc~Duffy%20-%20Mercy.mp3

  10. Ci son artisti di cui si usa parlar bene a prescindere, non ho mai capito perchè
    Due di questi sono pj harvey e tom waits, a cui spesso si aggiunge nick cave con o senza i bad seeds.
    Adesso che ci penso anche di ry cooder si legge sempre un gran bene.
    Insomma ti viene il dubbio che faccia figo fingere di ascoltarli davvero.

  11. Buon anno! E mentre fuori i Castaldi sollevano polemiche degne della loro grandezza, noi qui dilettiamoci di pinzillacchere da bar musicale. Avrete panettone per i vostri denti:

    @rain: è una critica che sento spesso, e sinceramente (tanto per consolidare i miei buoni rapporti con il Rollinstòn Bureau) non è la critica che gli farei io. Cioè, le pagine di pubblicità mi infastidiscono meno di certi articoli leziosi, che comunque, grazie a qualche Grande Firma che ha tolto il disturbo, sono diminuiti (ma togliere non si possono: rimane pur sempre Giornale Fighetto). Comunque, senza pubblicità costerebbe di più, e se costasse di più non lo comprerebbe nessuno, e non esisterebbe, e sareste costretti a comprare XL, coi suoi fumetti brutti :-D

    @S.: sì, ho la sensazione che grazie alla macchina da guerra del music business inglese, negli ultimi anni ci siamo abituati ad aspettarci la Next Big Thing solo da Londra. Certa gente qui da noi non è nemmeno arrivata o quasi.

    @Kluz: però è anche vero che questa rubrichina dilettantistica ha come scopo quello di evidenziare per chi la gente spende i suoi quattrini. Cioè, magari nel Paese Reale c’è mezzo milione di persone che ha scaricato i Wilco, ma quand’anche, non crede abbastanza in loro da aprire il portafogli.

    @Ferro: hai abbastanza ragione, ma qui mi dai il destro per ribadire quanto dicevo: quel disco è stato ignorato praticamente da tutti. Cioè, le recensioni, d’accordo – ma non ricordo interviste, belle foto della ancor bella topolona. Poi, a dicembre, gli è scoppiato l’entusiasmo unanime. Mi chiedo se abbia a che fare con la caduta di Coso, come si chiamava? Quello del Miracolo Italiano, dai.

    @Pietro: è reciproco.

    @Destrosio Al Magnesio: non puoi chiedermi di parlare male di un collega (anche se non lo reggo più da anni e l’articolo è scemo e pretestuoso, e il suo intento era creare polemica – tant’è che l’amichetto suo Mediatrèc gli ha risposto tre minuti dopo con equivalente articolessa). Quindi, no, non ti darò soddisfazione dicendo che è una manica di fregnacce in cerca di commenti, condivisioni su facebook e clic generici. No, giammai, vade retro, Destrosio!

    @Jas: il problema è la nostra voglia di LEGGERE.

    @Randolph Carter: non so bene cosa sia un anno clamoroso, citamene uno (recente però, eh). Ma so per certo che il mio lettore mp3 non è rimasto digiuno, quindi io non ho di che lamentarmi.

    @trecool: sono un po’ scettico sui Cani, ma devo ammettere che è stata una delle 4-5 cose notevoli che ci son successe in casa.

    @Diamonds: Copeland? Sta con PJ Harvey? Sei sicuro? Hai delle foto?

    @diamonddog: è un po’ vero. E per contro, non so se siete d’accordo, ma sono sempre meno quelli di cui puoi dire “Se ascolti questo sei uno sfigato”. Sono stati sdoganati tutti. Tranne i Nickelback, forse. I Nickelback sono un bel gruppozzo ‘gnorante a cui nessuno ha mai chiesto di salvare il mondo, trovo buffa questa levata di scudi americana contro di loro (Black Keys inclusi: “Il rock’n’roll sta morendo perché la gente pensa che i Nickelback siano la più grande rockband al mondo. Quindi hanno anche accettato l’idea che la più grande rockband al mondo debba per forza fare schifo”) (Castaldo probabilmente ha letto e gli è scoccata la scintilla) (hanno letto anche i Nickelback e hanno risposto) (“Ringraziamo i Black Keys per averci nominato come più grande rockband al mondo”). Ma forse è perché sono canadesi.

    @diamonds: beh, potevi mettere qualcosa dall’ultimo, che per me è davvero buono. Non lo avrei mai detto, quando me l’hanno dato da recensire ero pronto a inimicarmi anche i fan del signor Aspetta – e invece, come direbbe MiticoLiga, la vita è imprevedibile perché è la vita.

  12. l’ho assaggiato or ora(credo con la stessa profondità con cui una mia amica di 17anni,quando io ne avevo 20,mi disse di aver letto il libro dell’inquietudine di pessoa in due giorni trovandolo superficiale)e non mi convince.Invece mi hai quasi persuaso che il menage nel dorset tra p.j. e stewart possa essermelo inventato nei primi anni di questa centuria.Bah..saranno le privatizzazioni che incombono promettendo sfaceli

    http://perrier.villenave.free.fr/Page_0/mp3/T.REX%20HOT%20LOVE.mp3

  13. complimenti a Tiziano Ferro che nonostante a me non piaccia sta riscuotendo grandissimi consensi anche all’estero, dopo Ramazzotti é indubbiamnete l’artista maschile più amato, come la Pausini del resto che in sud America ha un nutrito zoccolo di fans.

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