Colti sul Fatto

Non c’è niente di drammatico nell’appartenere alla famigerata casta dei giornali: purché chi vi appartiene non combatta una battaglia contro la famigerata casta dei giornali. E’ il caso de Il Fatto, sotto la cui testata c’è scritto che «Non riceve alcun finanziamento pubblico» anche se non è vero, anzi, è decisamente falso.

Affianco alla citata frasetta, infatti, in piccolo, si legge «Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv. in L.270/02/2004) Art. I comma I Roma Aut. 114/2009» che in lingua italiana significa che il quotidiano, dopo averne fatto richiesta, fruisce delle «tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali».

Trattasi dei pure famigerati «contributi indiretti» che riguardano le tariffe postali e che nel caso rappresentano, con quelle elettriche e telefoniche, «la fetta più grossa distribuita a tutti i giornali»: la definizione è di una celebre puntata di Report andata in onda il 23 aprile 2006.

Sono agevolazioni di cui può giovarsi chi ne faccia richiesta, appunto: è, anche, il caso de Il Fatto. Ed è il caso, per fare esempi notevoli, de La Repubblica-Espresso che nel 2004 hanno ricevuto 12 milioni di euro, Rcs e Corriere della Sera 25 milioni di euro, Il Sole 24 Ore della Confindustria 18 milioni di euro, Mondatori 30 milioni di euro.

Restando ai soli abbonamenti, per ogni copia spedita, Il Sole 24 Ore invece di 26centesimi ne spendeva solo 11. La differenza ce la mette lo stato. Nel 2004, nel caso, ci ha messo 11 milioni e 569 mila euro. Ma questi erano appunto i dati del 2004. E oggi? E, per quanto c’interessa, nel caso de Il Fatto? Dipende dallo scaglione di sconto.

Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro vanta 45mila abbonamenti dei quali soltanto ottomila sono cartacei: gli altri – riferiscono fonti interne al giornale – sono tutti online, spediti in formato Pdf. Lo sconto dipende dal peso fisico del giornale, che nel caso è attorno ai 200 grammi e appartiene quindi allo scaglione che prevede uno sconto del 50 per cento; la tariffa di 26 centesimi per copia scende perciò a 13. Ergo, fanno poco più di mille euro. Al giorno.

Calcolando le 312 uscite annuali de Il Fatto (che il lunedì non è in edicola) fanno circa 325mila euro che non vengono pagati e che le Poste si fanno rimborsare dallo Stato, cioè dal contribuente, come si dice. Dai cittadini, direbbe Di Pietro.

E un Beppe Grillo? Come lo direbbe? Più o meno come lo fece il 6 marzo 2008 sul suo blog, mentre preparava il Vaffa-day del 25 aprile successivo: «Berlusconi, De Benedetti, la Confindustria e il salotto buono di Rcs si fanno pagare i costi del telefono, della luce e dei francobolli per le spedizioni. Sono contento. I più ricchi imprenditori italiani lo sono anche per merito nostro. Quando lo psiconano leccherà un francobollo gratis per spedire Panorama, penserà a noi con affetto sincero».

Ora: se Il Fatto fruisca anche di agevolazioni per la luce e per il telefono noi non sappiamo, anche se non stupirebbe né scandalizzerebbe. Ma per i francobolli, come detto, sì, c’è scritto in testata. Padellaro e Travaglio posso ringraziare a loro volta.
Invece si lamentano. Su Il Fatto di ieri, a pagina 10, compare un riquadrino titolato «Un colpo ai giornali» in cui si condanna «la riduzione delle tariffe postali che riguardano 8000 testate».

Cioè: abbattono il grosso dei soldi elargiti alla casta giornalistica (Grillo ci promosse un fallito referendum) e a Il Fatto non sono contenti. Per niente: «L’intervento», si legge, «cancella i 50 milioni di euro di rimborsi alle Poste e rischia di incidere anche sui costi degli abbonamenti in corso, penalizzando i gruppi che si affidano meno all’edicola».

Esempi da fare? Eccoli: «Il Sole 24 Ore o Italia Oggi». Basta. Il Fatto dimentica di citare Il Fatto. E Marco Travaglio, probabilmente, spera che qualche grillino dimentichi ciò che disse lui stesso arringando la folla del 25 aprile 2008, quando tuonò contro i finanziamenti all’editoria (tutti i finanziamenti all’editoria) pur scrivendo sull’Unità che percepiva dei contributi diretti milionari, allora come oggi. Ora invece scrive su Il Fatto, che i contributi li percepisce indiretti. E ha un bel contratto con la Rai, pagata con il canone.

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49 Comments

  1. qui l’unico colto mi pare Facci, colto come al solito a cercare qualsiasi -pretesto- per prendersela con le sue personali ossessioni.

    le “tariffe postali agevolate” non sono finanziamenti, ma sconti sulla spedizione postale, non alterano quindi i bilanci dei giornali e non sono condizionati all’esistenza di abbonati paganti, che sono i veri fruitori dello sconto, posto che altrimenti pagherebbero (loro) il servizio a prezzo pieno

    poi sorvoliamo che Facci sia un dipendente di Libero, sulla proprietà imbarazzante di Libero e sui contributi che Libero ha ricevuto negli anni, per non parlare de Il Giornale del presdelcons, che per anni ha stipendiato lo stesso Facci

    insomma, il solito noioso attacco a testa bassa che si conclude con la rottura delle corna del torello biondo, ormai non fa nemmeno più ridere…

    p.s. aspettiamo ancora un articolo sulle interviste-truffa del tuo collega a notissimi scrittori americani, ma se ti volessi esercitare su “uno di sinistra” (seeeee) c’è sempre il caro Klaus Davi, magari cominci con lui e poi riesci anche a criticare qualcuno dei tuoi ;)

  2. Dottor Facci, perché non ci riporta anche quanto paga di IVA il Fatto sugli abbonamenti online?
    Perché magari si scopre che il totale supera i 325.000 euro.

    Sul fatto che non ci sia nulla di male a prendere soldi dallo stato per pubblicare interviste false come fanno i giornalisti diretti diretti da Belpietro ( http://precariosan.blogspot.com/2010/04/quellintervista-falsa-che-fa-tremare.html ) o per stampare le calunnie su Boffo mi permetterei di dissentire.

  3. “E ha un bel contratto con la Rai, pagata con il canone.”(*)
    Uhmm, la stessa Rai ove lavora tal Minzolini “Mills assolto”?

    Ha ha ha, questo s’attacca ai francobolli adesso…ma mi faccia il piacere!

    (*)Lavora si per la Rai ma in una trasmissione che si (ri)paga con la pubblicità….facendo ascolti…vogliamo parlare di “Libero”- “Padania” Paragone…ma per favore siamo alle comiche.

    Mo’ attenti ad usare i punti fragola per gli sconti della spesa che FF non perdona..ha ha ha ha.

  4. Assodato che le agevolazioni sono una cosa e i contributi un’altra, a questo punto la cosa si risolve linkando il pezzo in cui Travaglio si scaglia indifferentemente contro sia agli uni che agli altri.

  5. questo mazzetta ci è o ci fa ?
    le agevolazioni sono comunque soldi pagati dal contribuente perchè lo stato li rimborsa alle poste
    e’ il fatto che ha scritto ‘non riceve ALCUN finanziamento pubblico’ e poi dopo li riceve
    peggio dei moralisti ci sono solo i mazzetta che sbavano rabbia e fingono di non capire
    quanto a facci se quello che ha scritto è vero
    perchè lo ha scritto cazzo me ne frega

  6. Ma non credete di far ridere tantissimo in questa discussione? State parlando, come al solito, del nulla. Un prodotto editoriale spedito in abbonamento postale usufruisce di un’agevolazione indiretta che consente un risparmio a loro e a chi acquista il giornale, non sono soldi intascati dal giornale. E mentre parliamo un quotidiano a caso, diciamo Libero, prende 7.794.367,53 di contributi diretti provenienti dalle casse dello Stato. Ma soprattutto parlate di un argomento senza citare la notizia più importante: ossia che quell’agevolazione è stata tagliata in maniera indiscriminata dal Governo. Ed i giornali dovranno adeguarsi, alzando i prezzi e quindi – toh – pagheremo di nuovo noi lettori. Facci-Sofri delle vostre beghe private con Travaglio da primedonne offese nell’intimo non ce ne fotte un cazzo, grazie.

  7. Vabbè Sofri Jr. lo sappiamo che Travaglio ti sta sul cazzo. Il vostro argomento fa acqua da tutte le parti, se ho un diritto lo uso, il contributo postale è un diritto e la vostra logica di schiavetti del cazzo lo trasforma in privilegio, è un gioco vecchio come le vostre menti. Rimanete pure leccaculo e prendetevi dei leccaculo che siete.

  8. Ah, e ovviamente la risposta in cui qualcuno ha ravvisato la “balla colossale” del monopolio delle Poste Italiane corrisponde invece al vero come previsto dal DL 353 poi convertito nella legge 46/2004. Poste Italiane è l’unica società a cui viene corrisposto il rimborso in base agli accordi stipulati, il che si traduce in monopolio. Fine della questione.

  9. il padrone di facci ci ha già inculato una valanga di soldi con la riforma pensionistica e il suo lacchè sta qui a farci vedere quanto risparmia ifatto sulla consegna postale…
    certo senza finanziamenti pubblici all’editoria,uno come facci sarebbe a zappare i campi……………………………
    parlaci di cose serie,menestrello…..

  10. Faccio un esempio: sto ristrutturando casa, e pur detestando questo governo, usufruirò delle agevolazioni introdotte dall’ultimo decreto.
    Diverso sarebbe il discorso se, approfittando di entrature in ambienti politici, facessi in modo da ottenere una deroga al piano regolatore che mi permettesse di costruire un palazzo di otto piani al posto di un villino bifamiliare, magari proiettando la mia ombra sui villini vicini, dove abitano cittadini senza santi in paradiso.

  11. Sfidare Travaglio e Padellaro sullo stesso terreno ? No, eh…meglio il paracadute targato Angelucci per conto Partito Monarchico…

  12. In effetti forse sarebbe stato meglio essere più chiari fin dall’inizio. Io in ogni caso (da abbonato del Fatto) sapeva già di questo sconto. Vale per tutti i prodotti di editoria, esattamente come ci sono sconti sull’IVA (che invece non ci sono sulle versioni pdf, cosa per nulla sensata secondo me). È la stessa cosa, i contribuenti ci “rimettono” anche per l’IVA in meno sui libri, ma penso sia un tipo di contributo giusto. Inoltre vale per _tutti_ i giornali e libri ecc. Molto diverso è il contributo diretto, che viene dato in base a non si capisce bene quali numeri (le copie stampate anche se non comprate?), e in base all’appartenenza politica (nel caso di Libero su cui Facci scrive al Partito Monarchico). Sono inoltre molto più fluttuanti ed arbitrari per cui minano l’indipendenza dei giornali: è facile togliere o abbastarlo a giornali che pubblichino articoli scomodi.

    Se poi Travaglio ha si è lamentato di tutti i contributi, o se scrivono di monopolio mentre non è un vero monopolio, questo non lo so, ma non cambia niente alla sostanza. Vuol dire che non sono stati precisi, ma non toglie che questo articolo sia veramente fuorviante.

  13. Wikipedia contiene sicuramente errori, alcuni per mala fede, alcuni scritti in buona fede. Ma la mia esperienza è che sia, soprattutto per temi caldi, molto più accurata e imparziale di altre fonti (per esempio giornali). Inoltre, con un po’ di esperienza diventa abbastanza facile riconoscere articoli affidabili da quelli meno affidabili. In particolare una pagina molto attiva è difficile che contenga fatti non veri, perché qualcuno lo avrebbe fatto sicuramente notare. Leggere la pagina delle discussione può aiutare.

  14. Mazzetta tesoro, articolo 3 decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353 “Modalita’ di corresponsione dei rimborsi – Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso in favore della societa’ Poste italiane S.p.a. della somma corrispondente all’ammontare delle riduzioni complessivamente applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.”.
    Questo significa soldi dei cittadini, a servizio del quotidiano, che vende di più, perché costa di meno (microeconomia applicata). E questo si chiama “contributo indiretto all’editoria”. Si chiama proprio così, non ci puoi fare niente.

  15. Mazzetta, articolo 3 decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353 “Modalita’ di corresponsione dei rimborsi – Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso in favore della societa’ Poste italiane S.p.a. della somma corrispondente all’ammontare delle riduzioni complessivamente applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.”.
    Questo significa soldi dei cittadini, a servizio del quotidiano, che vende di più, perché costa di meno (microeconomia applicata). E questo si chiama “contributo indiretto all’editoria”. Si chiama proprio così, non ci puoi fare niente.

  16. allora, c’è una enorme discarica abusiva con le piu’ terribili porcherie (arsenico, mercurio, cianuro, diossina etc.) buttate li’ da chi sappiamo.
    Passa di li’ Travaglio (o Grillo, O Di Pietro, o chi volete voi tra quelli “antiB”) si sbuccia una banana (o un kiwi, o una mela o quel cazzo che volete) e butta la buccia per terra.
    FF scrive subito che no, la buccia non si butta, che si inquina, che qui e che là.
    Ecco, voi state discutendo di questo.

  17. Kouros, hai giusto descritto l’essenza dell’80-85% della produzione ” giornalistica ” di Facci.

    tranne questa parte, però

    FF scrive subito che no, la buccia non si butta, che si inquina, che qui e che là.”

    Perchè il senso degli articolo di Facci non è ” così non si fa “, ma ” vedete, questi che fanno tanto i puri, denunciano chi butta arsenico, mercurio, etc, ma eccoli che hanno appena buttato una banana”

    Comunque, in conclusione.

    Perchè ILFatto possa evitare le accuse di ” fare ” come gli altri”, anzi, secondo alcuni PEGGIO di altri, gli si chiede di stare sul mercato non solo rinunciando ai contributi per copie vendute, non solo ai contributi per la carta, o dati come ” di partito” soldi questi che vanno direttamente ai giornali, no, gli si chiede anche di fare a meno di soldi che NON vanno direttamente al giornale, ma che vanno invece al lettore. E non solo ai lettori di giornali, ma anche i lettori di altra editoria.

    Ah.

  18. cara Erika: “Questo significa soldi dei cittadini, a servizio del quotidiano, che vende di più, perché costa di meno”

    è una balla, altro che “microeconomia applicata”visto che i rimborsi spettano a qualunque prodotto editoriale spedito per posta, si tratta di uno sconto che va a beneficio di tutti gli abbonati che ricevono quotidiani e riviste per posta

    diverso è il caso dei fondi elargiti a quotidiani in quanto “organi di partito” che tali non sono, dal Libero di FF in giù, quelli sì che introducono disparità e vantaggi dubbi a favore di alcuni, è questa condizione che rende tali i -diversi- dai contributi postali, dalle detrazioni fiscali e d quant’altro valga per tutte le imprese editoriali

  19. p.s. i contributi per le spedizioni postali li incassa la posta, non li incassano i quotidiani e quindi nemmeno Il Fatto, basterebbe questo a far capire la differenza tra questi e i contributi contro i quali si è espresso Travaglio e dei quali Il Fatto non usufruisce, ma evidentemente c’è gente che finge di non capire pur di rimestare, per i lettori di Facci questa non è certo una novità ;)

  20. comunque la pensiate il fatto che “il Fatto” abbia successo, rode i fegati e le cistifellee dei più…
    non ci si capacita del successo, del coraggio, della libertà…
    è brutto, lo so, credere di essere ed invece realizzare di non esistere se non per grazie altrui.
    E’ brutto lo so …non è accidia, non è pigrizia, non è superbia, non è avarizia e neppure lussuria, e neppure ira e gola…e qualcos’altro ma mi sfugge…

  21. Il 18 settembre 2009 il fatto quotidiano è stato presentato in una conferenza alla stampa estera.
    Erano presenti l’editore, Travaglio, Padellaro, Gomez e Colombo.
    In quella conferenza stampa, ad una precisa domanda di una giornalista straniera, l’editore rispose che il quotidiano avrebbe avuto accesso alle agevolazioni previste dalla legge, quali ad esempio le tariffe postali.
    Dopo 6 mesi da una conferenza pubblica, non possiamo che ringraziare l’autore dell’articolo qui sopra per l’incredibile scoop.
    La cosa divertente è che gli sono serviti sei mesi e la lente d’ingrandimento per sapere una cosa che era stata detta chiaramente dagl interessati e che si può ascoltare a questo link, andate a 01.04.00.
    http://www.radioradicale.it/scheda/287232/presentazione-del-nuovo-giornale-il-fatto-quotidiano-diretto-da-antonio-padellaro
    Dopo aver ascoltato questo audio, qualcuno è in grado di spiegarmi l’utilità di questo articolo e di questa polemica?

  22. l’utilità te la spiego io: creare confusione.
    Il problema è che la crea nella testa di chi è già confuso di suo !

  23. Mazzetta, bisogna che ascolti però. Tu contestavi il fatto che si tratta di finanziamenti indiretti, e ti ho semplicemente spiegato che invece lo sono. E che non l’ho detto io, lasciami perdere, lo dice la legge.
    Inoltre i rimborsi NON spettano “a qualunque prodotto editoriale spedito per posta”, ci sono diverse eccezioni, e il beneficio va si agli abbonati (vantaggio diretto) ma anche all’editore, che vende di più (vantaggio indiretto…hai visto mai).
    Scusa ma a parte il Fatto e Travaglio che non mi frega niente, fammi capire come ragioni, mi interessa. Quindi se tu, poniamo, che vendi patate, invece di ricevere sussidi per comprare una scavatrice di patate, ricevi uno sconto dell’80% sulla spedizione delle cassette di patate, che ti permette di venderne di più perché l’acquirente delle patate risparmia a comprarle, anche perché nel caso di specie le spese di spedizione sarebbero più alte del valore delle patate stesse (e si sentirebbe preso per il culo, il compratore, a spendere 100 di patate e 150 di spese di spedizione, e probabilmente non le comprerebbe affatto)… non ci hai guadagnato? Non ti sei avvantaggiato dello sconto, seppure indirettamente? Non lo so, è facile.

  24. Erika, è facile, ma evidentemente fai finta di non capire e di non aver letto gli ennemila commenti sopra

    è ovvio che uno sconto sulla spedizione sia un’agevolazione, ma serve a mantenere sul mercato le poste, non i quotidiani che in tutto il mondo arrivano -comunque- a casa per posta o che finiscono comunque in edicola

    non è difficile, proprio non è difficile, nemmeno capire che essendo contributi pro-copia spedita all’editore che spedisce di più arriva esattamente un contributo -solo nominalmente- superiore a quello di chi spedisce di meno, trattandosi di sconto sulla tariffa, tra l’altro, è ovvio che chi spedisce di più spende di più in termini assoluti, anche a voler accogliere il tuo balzano approccio alla questione

  25. Qualche tempo fa un simpatico giornalista ha scritto:
    “Da molti anni esiste una norma che riconosce ai giornali uno sconto sulle tariffe postali. È un provvedimento adottato da tutti i paesi europei e che mira a favorire la lettura e gli abbonamenti. Distribuire costa e gli editori tagliano le diffusioni concentrandosi sulle edicole dove si vende di più e dove arrivare costa di meno. Incentivando gli abbonamenti si consente a chiunque e con minor spesa di ricevere ciò che desidera. Allo sconto hanno diritto tutti i giornali, dunque anche Libero, se non fosse favorito da un privilegio di cui dirò in seguito. Panorama beneficia della tariffa agevolata e per ognuna delle 220 mila copie che spedisce paga 0,36 centesimi, che sono pochi in meno rispetto a quelli versati nei paesi europei per analoghi servizi. Panorama e la Mondadori non incassano 1 euro, semmai i soldi li prendono le Poste, sulla base di una trattativa che fanno con la presidenza del Consiglio. Si può discutere la tariffa agevolata, la si può criticare e perfino abolire, ma si tratta di un aiuto simile a quelli riservati a comparti giudicati utili, per esempio l’autotrasporto o l’agricoltura, cui lo Stato garantisce sgravi o crediti d’imposta, senza distinzioni d’impresa. È insomma un sistema pulito, che non altera la concorrenza, simile agli sconti per chi installa finestre a risparmio energetico o pannelli solari.”

    E sempre lo stesso simpatico giornalista ha tenuto a precisare:
    “Ciò di cui godono i giornali di partito è invece ben diverso. Si tratta di un finanziamento basato sulle spese e che prevede un contributo a piè di lista dell’ordine del 60-70 per cento. In pratica questi quotidiani più spendono e più ricevono. Più copie tirano, anche se non le vendono, e più incassano. Possono perfino permettersi un supplemento, tanto paga Pantalone. Lo Stato è per loro un socio di maggioranza che non ha diritto di voto, ma cui tocca contribuire per due terzi alla spesa. Un sistema chiuso, di cui pochi godono. Per ottenere i quattrini, il giornale deve infatti far capo a un gruppo parlamentare, a un movimento politico o a una cooperativa. Questo è il fondo da cui Libero attinge quasi 8 milioni di euro l’anno (dato riferito al 2006)”

    Questo simpatico giornalista risponde al nome di Maurizio Belpietro ed attualmente è il Direttore di un giornale di cui mi sfugge il nome, ma dovrebbe essere lo stesso in cui è apparso l’articolo qui sopra.
    Chissà che ne pensa ora dei contributi che riceve.
    E noi stiamo a commentare un articolo che parla di una cosa che nessuno aveva occultato o cercato di nascondere e si contesta a Travaglio il pensiero di Grillo.
    Geniale….

  26. Gioco partita e incontro.

    Con il punto segnato da Premio Pulitzer la squadra sponsorizzata da Libero perde l’incontro e resta a zero punti in campionato.

    Delusione per il capitano Facci, che dopo aver battuto il calcio d’inizio si è eclissato o travestito, scarso anche l’apporto di Sofri intervenuto grazie a una wild card per l’occasione. I peones battono ancora una volta i sopravvalutati professionisti dell’informazione.

  27. Beh ma adesso mica finirà tutto così!
    Dopo tanto sforzo per ricevere il cavallo a dondolo dal direttore, tanta capacità investigativa mica ritornerà a prender polvere negli armadi, spero.

    Ok, d’accordo, l’autore avrà preso una cantonata, capita anche ai migliori e ora sicuramente sulla stessa prima pagina lo riconoscerà, ma il problema era importante e in tv non si parla mai di queste cose parlano tutti solo dei programmi regionali e la battaglia meritava almeno il tentativo solitario di solitario eore.
    Un talento resta un talento e non potete sminuirlo così.

    Un bell’articolo che porti acqua al mulino dei Birthers, ora ce lo vedo benissimo, per esempio.
    Finita la dirompente inchiesta, poi, un paio di righe su quel fatto là dell’evoluzionismo io le spenderei anche.
    Ché mica ce la contano giusta.

    Resta che secondo me dietro questa questione della spedizione postale c’è un disegno rotondo nel grano.
    Un paio di puntate di Voyager le portiamo a casa.

    Insomma, il mondo là fuori offre spunti inesauribili per mettere il proprio talento al servizio del progresso dell’umanità, non fategli perdere la voglia e la convinzione di potervi contribuire.

  28. No giuro non avevo ancora letto l’ultimo post di Sofri.
    Lo so, non mi si crederà mai (sì vabbé si dorme tutti ugualmente) perché il centro rasenta l’impossibile, ma giuro non voleva essere un riferimento al post che davvero non avevo letto.

    La coincidenza mi impressiona non poco (e a questo punto le puntate di Voyager diventano almeno 3), ma di coincidenza davvero si tratta.

  29. Vero che c’è e ci deve essere spaio per tutti,vero che le libere idee debbono circolare,ma ANCHE le balle?Perché macchianera continua a ospitare i fattacci di Faccio,che più che fattacci sono menzogne o parzialmente tali e quindi comunque NON degni di nota?

  30. Filippo e Luca, spero vi rendiate conto, ma lo spero veramente, che state usando le lamette da barba per scrivere i commenti e scende sangue da tutti i taglietti.
    A parte il… da che pulpito… che sarebbe d’obbligo, ma considerare finanziamento pubblico all’editoria la tariffa più bassa che tutta l’editoria ha e che nessun Stato rimborsa a nessuno, visto che è solo una tariffa e non un rimborso, è imbarazzante da quanto risibile.
    Io non ho simpatie personali verso Travaglio, gli riconosco il valore della ricerca, ma è lontano dal mio sentire miglia e miglia, visto che è un uomo profondamente di destra, come lo è del resto Filippo e non so te Luca, ma proprio per questa vostra comune collocazione mi viene da pensare che sia più un problema di dichiarazioni di reddito, che di purezza di intenti, anche se direttamente o indirettamente non siete messi male.

    Riccardo.

  31. @Luca Sofri [Ok. Io però stamattina ho guardato la testata del Fatto con i miei occhi. C’è scritto in effetti “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Alcun, per me vuol dire qualcosa…..] – ALCUNO o alcun per me pari son,cioè nulla, fumato ?pur di difendere le truppe cammellate che si fa!!!!

  32. Dimenticavo, l’opuscolo patinato del Signore e Padrone, viaggia come posta senza bollo.
    Che vogliamo fare ci scriviamo un pezzo Filippo? Oppure “”L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” è considerato messaggio evangelico e quindi non affrancabile?

    R.

  33. @Riccardo-hai presente i pollai di Belrusconiana memoria? questo è un esempio,nemmeno da “lana caprina” da pollaio ,finto macho,ma solo micio!

  34. @Grabybabelle, il libro, ad essere esatti, costa 15 euro, ma tu pensa pagare sapendo fin dall’inizio chi è il colpevole è.. non trovo il termine!

    Lasciamo stare che poi si alza la pressione.

    R.

  35. Hai capito, Sofri? I soldi se li becca la posta. Cosa? Non capisci perché, se i quattrini finiscono alla posta, la richiesta per questo rimborso la fa Il fatto? Ma per altruismo, imbecille che non sei altro!

  36. Il Fatto quotidiano beneficia di oltre 300mila euro l’anno di sgravi sugli abbonamenti postali. Sono i famosi finanziamenti indiretti, quelli più onerosi per il contribuente e contro i quali Beppe Grillo e compagnia fecero un frastuono d’inferno e chiesero un referendum abrogativo. Non c’è deficiente anti-casta che in virtù di questi finanziamenti indiretti ogni tanto non spari cazzate tipo «siamo noi che vi manteniamo» rivolto ai giornalisti. Il Fatto beneficia di questi sgravi – che lo Stato rimborsa alle Poste – perché ne ha fatto esplicita richiesta, mica era obbligato: e non ci sarebbe problema se non avesse sempre tuonato contro le stesse agevolazioni che ora riceve; non ci sarebbe problema se non avesse deciso di riportare, sotto la testata, che non riceve «alcun finanziamento pubblico». Perché è una balla. E pure ipocrita. Quindi non ne raccontino altre: nessuno li obbliga ad accedere al finanziamento e volendo neppure alle Poste, visto che dell’indipendenza dai «poteri forti» (ma non dai loro soldi) hanno fatto una ragione sociale.
    Infine, per la precisione: Libero accede ai finanziamenti diretti attraverso la Fondazione San Raffaele. Ancora: Il Fatto, nella sua replica, ha scritto che auspica un servizio postale «molto migliore»; indipendenti da tutto, anche dalla lingua italiana.
    Il resto l’ha già scritto Erika: articolo 3 decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353 “Modalita’ di corresponsione dei rimborsi – Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso in favore della societa’ Poste italiane S.p.a. della somma corrispondente all’ammontare delle riduzioni complessivamente applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.”.
    Questo significa soldi dei cittadini, a servizio del quotidiano, che vende di più, perché costa di meno (microeconomia applicata). E questo si chiama “contributo indiretto all’editoria”.
    Per il resto – sai la novità – commentare qui è inutile, serve solo a confermare il peggiori pregiudizi sul darwinismo sociale.

  37. ” commentare qui è inutile, serve solo a confermare il peggiori pregiudizi sul darwinismo sociale.”

    Invece a me conferma che in certi casi e inutile replicare perchè tu, quelli come Erika , e ci metterei anche Sofri quando l’argomento è Travaglio, andrete avanti dritti come treni con i vostri pregiudizi.

  38. Tocca premetterlo sempre: io non sono un fan di Travaglio, non sono dipietrista, non amo Grillo eccetera eccetera. Però lasciatevelo dire: a rileggere tutta questa discussione non ci fate una bella figura, voi crociati dell’antitravaglismo. Non la fa Facci, e vabbè. Soprattutto non la fa Sofri, che è generalmente una persona intelligente e di buon senso – almeno finchè non si tira fuori l’argomento Travaglio. Perchè, sarà banale, ma un conto è discutere nel merito, un conto è aggrapparsi agli appigli più improbabili nel tentativo di dimostrare che “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

  39. ( che poi, ovvio, nel caso di FaccivsTravaglio non si tratta di ” pregiudizi” ma di ossessiva ricerca della pagliuzza)

  40. “Per il resto – sai la novità – commentare qui è inutile, serve solo a confermare il peggiori pregiudizi sul darwinismo sociale.”

    Uh?

  41. Non c’è niente di drammatico nell’appartenere alla famigerata casta dei giornali: purché chi vi appartiene non combatta una battaglia contro la famigerata casta dei giornali. E’ il caso di Belpietro, attuale direttore di Libero, giornale lautamente foraggiato con denari pubblici (i nostri) attraverso la Fondazione San Raffaele.
    Quanto riceve di finanziamento pubblico Libero?
    Non è dato saperlo perchè dobbiamo fare uno scoop su una notizia di 6 mesi fa e su una scritta in prima pagina che doveva specificare “diretto”.
    Però potrebbe essere interessante andare sul sito della Fondazione San raffele per leggere l’invito a versare il 5 x mille all’istituto di ricerca S. Raffaele Pisana, e c’è il codice fiscale da indicare nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi. Questo stesso codice fiscale corrisponde alla Tosinvest, che è una società per azioni che fa affari con le cliniche sanitarie e appartiene alla famiglia Angelucci.
    Nelle strutture sanitarie della Tosinvest i pazienti possono avere gratis le copie di Libero, il quotidiano si trova in omaggio spesso anche su tutti i posti dei treni Eurostar
    Libero beneficia di questi lauti finanziamenti pubblici perchè ne ha fatto esplicita richiesta, mica era obbligato: e non ci sarebbe problema se l’attuale direttore di libero non avesse sempre tuonato contro quei finanziamenti che oggi riceve.
    Tanto per gradire:
    “In gioco infatti non c’è il diritto di informare, semmai quello di sprecare. Finanziare con quasi 2 milioni di euro un quotidiano come L’Opinione della libertà, che vende poche migliaia di copie, non è un contributo alla libertà ma un atto di disprezzo del denaro pubblico che nessun burocrate, e soprattutto nessun difensore del libero mercato, potrà mai giustificare.”
    “In Italia, con la scusa della tutela dei piccoli giornali, in questi anni si sono buttati molti milioni al vento. ”
    “In realtà, il miglior investimento lo ha fatto Libero: chi di voi non pagherebbe 500 milioni di lire una tantum per poi incassare in 7 anni quasi 40 milioni di euro e chissà quanti altri nel futuro?”
    “immenso sperpero di denaro pubblico.”
    Tutto il resto è noia, come cantava il maestro….

  42. Eh.
    Simpatia/antipatia son variabili fondamentali per valutare l’autorevolezza delle persone.
    Soprattutto sono un booster per risultare credibili quando si suggerisce disincanto nelle valutazioni dei fatti da queste persone esposti.

    Allora facciamo così, disincanto a disincanto:
    Facci (peraltro simpatico anche a me) continua a insistere sul fatto che il fatto (ok ok) che le scimmie che leggono cerchino di far passare per semplice caduta di stile quella che in realtà è una bomba, dipende dal loro essere scimmie.
    Travaglio (antipatico anche a me ma nella versione positiva del termine) ha risposto alla cosa dandole il peso che aveva cioè dieci righe nemmeno troppo approfondite ed è già tanto.

    Torna?
    Al netto delle simpatie/antipatie, dico.

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