Arriva il Dalai Lama. E chi se ne frega

Si vergognino e basta.
Lo facciano quei conduttori di talkshow che pensano che parlare del Dalai Lama e della Cina non faccia ascolti, e che un delitto molto vicino sia più interessante di carneficine molto lontane. Lo facciano quei miei colleghi, intrisi di realpolitik da cortile, che passano la vita a sezionare le cose bianche e le cose rosse naturalmente la milionesima ipotesi di proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento alla norvegese e scorporo alla molisana: convinti che determinate questioni siano solo velleità da idealisti e da radicaloidi anziché sostanza politica pura, allo stato brado.

Si vergogni il presidente della Camera Fausto Bertinotti, capace di intrattenersi 50 volte al giorno coi cronisti e però incapace di dare una risposta ufficiale ai 285 parlamentari che per iniziativa di Benedetto della Vedova gli hanno chiesto di ricevere il Dalai Lama con tutti i crismi, e se possibile di farlo parlare nell’emiciclo parlamentare.

Si vergogni Romano Prodi, l’uomo che vorrebbe sospendere l’embargo delle armi alla Cina, il presidente del consiglio che non incontrerà il Dalai Lama questo dicembre come non volle incontrarlo nell’ottobre 2006: nel 1994, diversamente, il Dalai Lama fu ricevuto ufficialmente dal Capo dello Stato e dal presidente del Consiglio: eppure l’import-export con la Cina rimase in piedi.

Si vergognino pure, dal primo all’ultimo, i comunisti italiani: è l’unico gruppo dove non compare neppure un firmatario tra i 285 che hanno chiesto a Bertinotti d’incontrare il leader tibetano.
Rifondazione comunista? Solo Pietro Folena e Maurizio Acerbo: solo loro due riescono a scacciare il sospetto che la sinistra italiana sia multilaterale solo in chiave antiamericana.

Poi c’è il Vaticano, che ha certo responsabilità più complicate giacchè milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno: ma va detto che neppure Benedetto XVI, che a sua volta non incontrerà il Dalai Lama, ne esce infine splendidamente.

Ma è tutto il nostro Paese a uscirne come il solito paesaggio di mezze stature e piccoli interessi: nei mesi scorsi gli Usa e George Bush hanno ricevuto il Dalai Lama inteso come rifugiato politico dalla Cina, e gli hanno pure appigliato la medaglia d’oro del Congresso: se ne sono fregati degli strepiti altezzosi e delle minacce di ritorsioni di Pechino. Lo stesso hanno fatto Canada e Austria e Germania: e basti che lo Stato guidato da Angela Merkel è il primo paese europeo per interscambio ed export e investimenti verso la Cina.

E’ difficile dar torto al riformatore liberale Benedetto Della Vedova: quello del Dalai Lama è un problema politico, non diplomatico o protocollare, e ciònonostante il governo sta ostentando un silenzio perfettamente allineato ai desiderata di Pechino. Ma non occorre essere degli economisti per comprendere che è Pechino, in primo luogo, a non potersi permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Certo, Cina non olet, e l’economia più di tanto non può certo farsi condizionare dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai cattolici ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un’economia anche fondata sullo schiavismo. I maestri della realpolitik possono raccontarsi che la libertà economica porterà anche alla libertà democratica dei cinesi, e pazienza se di questo processo per ora non v’è traccia, anzi. Pazienza se nessuno condannerà la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, e se nessuno boicotterà le Olimpiadi come proposto anche da Don Pietro Gheddo su questo giornale.

Sono sogni, velleità da idealisti. Se tuttavia riuscissimo perlomeno a non farci dettare l’agenda istituzionale dai cinesi, non rifiutandoci vergognosamente d’incontrare un leader spirituale e nonviolento che ha la valenza civile e democratica di mille monaci birmani, sarebbe qualcosa.

***

Al Presidente
della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti

Il Dalai Lama sarà in Italia nel prossimo dicembre, e, come è ovvio attendersi, le autorità di Pechino chiederanno alle istituzioni italiane di trattarlo da ospite non gradito. In questo, suoneranno persuasive la ritorsioni annunciate dalla Repubblica Popolare di Cina nei confronti di Germania e Stati Uniti, i cui capi di governo hanno avuto la “sfrontatezza” di incontrare il Dalai Lama.
Un paese, come l’Italia, che ha guardato con preoccupazione e simpatia alla protesta nonviolenta dei monaci buddisti birmani, repressa nel sangue dalla giunta militare di Rangoon, deve operare per impedire l’isolamento internazionale del Dalai Lama e la sua emarginazione civile e politica.
Pechino ritiene che il Dalai Lama sia un terrorista. La realtà, che tutti ben conoscono, è un’altra: il Dalai Lama (piacciano o meno le sue parole) è una delle poche personalità mondiali ad avere sempre, senza eccezioni, usato la propria influenza per educare alla nonviolenza; una nonviolenza di origine religiosa, ma di fortissimo impatto civile.
È il Parlamento a rappresentare i sentimenti e gli orientamenti dell’opinione pubblica; ed è il Parlamento dunque a dovere esprimere l’attenzione e il rispetto che il nostro paese tributa, quasi unanimemente, alla figura del Dalai Lama. Chiediamo dunque che la Camera dei deputati ospiti, in seduta plenaria, la persona e la “voce” del Dalai Lama, sicuri che, come sempre, le sue parole saranno nel segno di libertà, pace, nonviolenza e riconciliazione.
Ci rimettiamo alla sua valutazione, chiedendoLe di coinvolgere in essa, nelle forme opportune e istituzionalmente dovute, i rappresentanti dei gruppi parlamentari. In attesa di una sua risposta, La salutiamo cordialmente.

AN – Marco Airaghi, Giovanni Alemanno, Francesco Maria Amoruso, Giuseppe Angeli, Pietro Armani, Filippo Ascierto, Domenico Benedetti Valentini, Giulia Bongiorno, Nicola Bono, Carmelo Briguglio, Antonio Buonfiglio,Carla Castellani, Giuseppina Castiello, Basilio Catanoso, Carlo Ciccioli, Edmondo Cirielli, Giuseppe Consolo, Giorgio Conte, Manlio Contento, Giulio Conti, Giulia Cosenza, Riccardo De Corato, Angela Filipponio Tatarella, Tommaso Foti, Paola Frassinetti, Pierfrancesco Emilio Romano Gamba, Maurizio Gasparri, Maria Ida Germontani, Alberto Giorgetti, Giorgio Holzmann, Ignazio La Russa, Donato Lamorte, Mario Landolfi, Maurizio Leo, Ugo Lisi, Antonino Lo Presti, Gianni Mancuso, Marco Martinelli, Antonio Mazzocchi, Giorgia Meloni, Roberto Menia, Riccardo Migliori, Eugenio Minasso, Silvano Moffa, Bruno Murgia, Angela Napoli, Vincenzo Nespoli, Carmine Santo Patarino, Riccardo Pedrizzi, Antonio Pepe, Flavia Perina, Carmelo Porcu, Francesco Proietti Cosimi, Enzo Raisi, Fabio Rampelli, Andrea Ronchi, Guglielmo Rositani, Stefano Saglia, Giuseppe Scalia, Marcello Taglialatela, Mirko Tremaglia, Roberto Ulivi, Marco Zacchera.

DCA –NPSI- Lucio Barani.

FI – Gioacchino Alfano, Sabatino Aracu, Maria Teresa Armosino, Claudio Azzolini, Giacomo Baiamonte, Simone Baldelli, Maurizio Bernardo, Isabella Bertolini, Mariella Bocciardo, Margherita Boniver, Gabriele Boscetto, Aldo Brancher, Donato Bruno, Giovanbattista Caligiuri, Cesare Campa, Mara Carfagna, Gabriella Carlucci, Luigi Casero, Fiorella Ceccacci Rubino, Remigio Ceroni, Guido Crosetto, Ida D’Ippolito Vitale , Benedetto Della Vedova, Simeone Di Cagno Abbrescia, Manuela Di Centa, Domenico Di Virgilio, Luigi Fabbri, Gaetano Fasolino, Luigi Fedele, Salvatore Ferrigno, Giuseppe Fini, Raffaele Fitto, Gregorio Fontana, Pietro Franzoso, Daniele Galli, Fabio Garagnani, Elisabetta Gardini, Mariastella Gelmini, Basilio Germanà, Gaspare Giudice, Ugo Grimaldi, Antonello Iannarilli, Giorgio Jannone, Enrico La Loggia, Giorgio Lainati, Giancarlo Laurini, Luigi Lazzari, Vanni Lenna, Simonetta Licastro Scardino , Giuseppe Marinello, Giovanni Marras, Antonio Martino, Antonio Martusciello, Giustina Mistrello Destro, Filippo Misuraca, Nino Mormino, Chiara Moroni, Osvaldo Napoli, Francesco Nucara, Antonio Palmieri, Patrizia Paoletti Tangheroni, Maurizio Paniz, Gaetano Pecorella, Paola Pelino, Mario Pepe, Mario Pescante, Guglielmo Picchi, Sergio Pizzolante, Stefania Prestigiacomo, Laura Ravetto, Massimo Romagnoli, Paolo Romani, Giuseppe Romele, Luciano Rossi, Roberto Rosso, Paolo Russo, Iole Santelli, Angelo Santori, Giorgio Simeoni, Francesco Stagno D’Alcontres, Franco Stradella, Piero Testoni, Renzo Tondo, Roberto Tortoli, Paolo Uggè, Mario Valducci, Antonio Verro, Luigi Vitali, Marino Zorzato.

IDV – Carlo Costantini, Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Stefano Pedica, Pino Pisicchio, Antonio Razzi.

LEGA NORD – Angelo Alessandri, Stefano Allasia, Lorenzo Bodega, Matteo Brigandì, Davide Caparini, Roberto Cota, Guido Dussin, Giovanni Fava, Alberto Filippi, Maurizio Fugatti, Massimo Garavaglia, Andrea Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Paola Goisis, Paolo Grimoldi, Carolina Lussana, Roberto Maroni, Enrico Montani, Gianluca Pini.

MISTO – Giorgio Carta, Daniela Garnero Santanchè, Franco Grillini, Carmelo Lo Monte, Ricardo Merlo, Marco Pottino.

PD – ULIVO Khaled Fouad Allam, Rolando Nannicini, Mariza Bafile, Franca Bimbi, Gino Bucchino, Gianfranco Burchiellaro, Marco Calgaro, Enzo Carra, Franca Chiaromonte, Lucia Codurelli, Paolo Fadda, Enrico Farinone, Giuseppina Fasciani, Emanuele Fiano, Giampaolo Fogliardi, Laura Froner, Roberto Giachetti, Oriano Giovannelli, Giuseppe Giulietti, Maria Fortuna Incostante, Maria Leddi, Donata Lenzi, Mario Lovelli, Mimmo Lucà, Giuseppe Lumia, Antonio Luongo, Pierluigi Mantini, Daniele MaratelliPietro Marcenaro, Maino Marchi, Michele Meta, Carmen Motta, Franco Narducci, Francesco Piro, Rino Piscitello, Salvatore Raiti, Elisabetta Rampi, Ermete Realacci, Ruggero Ruggeri, Marilena Samperi, Emanuele Sanna, Amalia Schirru, Giuseppina Servodio, Salvatore Tomaselli, Silvia Velo, Riccardo Villari, Angelo Zucchi.

RIF-COM – Maurizio Acerbo, Pietro Folena.

RNP – Marco Beltrandi, Enrico Buemi, Sergio D’Elia, Cinzia Dato, Bruno Mellano, Angelo Piazza, Donatella Poretti, Lanfranco Turci, Maurizio Turco, Roberto Villetti.

SD – Fulvia Bandoli, Arturo Scotto.

UDC – Vittorio Adolfo, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Francesco Bosi, Luisa Capitanio Santolini, Luciano Ciocchetti, Luigi D’Agrò, Giampiero D’Alia, Teresio Delfino, Armando Dionisi, Alessandro Forlani, Gianluca Galletti, Leonardo Martinello, Erminia Mazzoni, Antonio Mereu, Ettore Peretti, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo, Bruno Tabacci, Mario Tassone, Michele Tucci, Michele Vietti, Luca Volontè, Domenico Zinzi.

UDEUR – Gino Capotosti, Mauro Fabris, Pasqualino Giuditta, Vito Li Causi, Giuseppe Morrone, Angelo Picano.

VERDI Paola Balducci, Angelo Bonelli, Arnold Cassola, Grazia Francescato, Massimo Fundarò, Marco Lion, Tommaso Pellegrino, Camillo Piazza, Giuseppe Trepiccione, Luana Zanella.

(Visited 219 times, 1 visits today)

50 Comments

  1. Eh, sì, a volte capita di condividere anche quello che dice FF… mi mette a disagio, ma è così. Bravo.

  2. Il boom economico cinese si basa effettivamente sulla riduzione in schiavitu’ di milioni di persone.

    L’unica cosa seria da fare sarebbe chiudere le frontiere ai prodotti cinesi per sollecitare senza sconti cambiamenti importanti in quel paese.

    E naturalmente, certo, incontrare il Dalai Lama.

  3. Sotto questo aspetto davvero mette i brividi l’atteggiamento dei comunisti italiani intesi in senso generale.

    Ma davvero considerano la Cina un paese comunista? La piu’ odiosa in assoluto delle dittature fasciste considerata uno degli ultimi baluardi del comunismo, una cosa incredibile.

  4. Ottimo commento, da incorniciare. Disgustoso, al solito, il comportamento di taluni politici e ovviamente dei mezzi di informazione. Saluti

  5. A sto punto che ci viene a fare in Italia? A mangiare la pizza? Tra l’altro la posizione di Ratzinger, per quanto sia vera la tua precisazione, è illuminante, per via di quanto disse il suo capo:

    “Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.”

  6. ma perchè uno dovrebbe ricevere con tutti i crismi un dittatore in esilio, della serie peccato che è morto lo sha di persia sennò invitavamo pure lui

  7. Non ci trovo nulla di male a condividere un post di FF quando condivido ciò che dice.
    aggiungo, che se da un lato (nella fattispecie quello sinistro) vi è un comportamento di un certo tipo, dall’altro (quello destro) ve ne è un altro totalmente in contrapposizione solo per strumentalizzare.

  8. Non vedo le firme nemmeno di Emma Bonino e Daniele Capezzone, e questo mi dispiace di più di non vedere quelle dei comunisti.

  9. Credo che la gente meriti più considerazione di quanta ne riceva da politici e giornalisti. E’ la stessa questione della qualità dei programmi televisivi. Il pubblico scappa dalla “generalista” perchè è stanco di ingoiare letame. E scapperà, lo spero, da certa politica che vola troppo basso. Sempre

  10. Per prima cosa voglio ringraziare FF per aver postato sul mio infimo e poco visitato Blog,e poi lo Quoto,perchè in questo caso ha ragione da vendere

  11. Gino caro, era per dire che poi arriva sempre quello che dice “tu non puoi parlare perche’ non ci sei stato”, e magari lui c’e’ stato in viaggio di nozze.

    Via, penso si possa parlare delle questioni internazionali anche non avendo fatto tre anni di militare a Cuneo, no?

  12. eppoi magari un conto è parlare di questioni internazionali, un altro è fare affermazioni del tipo: “La piu’ odiosa in assoluto delle dittature fasciste”. di uno stato con crescita economica del 10% che ha abbattutto la percentuale della popolazione povera del mondo e in difesa di un tizio che non è altro che il dittatore in esilio di uno stato dove era in vigore la servitù della gleba.
    liberiamo i tibetani dai cinesi, ma liberiamoli pure dal clero buddista.

  13. Stai sclerando, davvero. Confermo la mia opinione, pur non essendoci stato, che la crescita economica cinese e’ alimentata dalla riduzione in schiavitu’ di milioni di persone e che trattasi di dittatura fascista.

    Non ho capito: il fatto di avere la crescita economica al 10% esclude che sia una dittatura fascista? Che madonna c’entra?

  14. esclude il fatto che stiamo parlando come se fosse un posto orribile: il peggiore al mondo e che invece è un posto che dieci quindici anni fa era molto peggio e che ora sta offrendo una vita più decorosa a molti dei suoi abitanti, più decorosa sia a se stesso venti anni fa sia più decorosa rispetto a molti altri stati poveri della terra. mentre continuo a chiedermi perchè dobbiamo ricevere con tutti i crismi un dittatore in esilio di uno stato in cui era legale la servitù della gleba

  15. Ma che commento e’? Ma che vuol dire? Ma che c’entra? Ma non potevi evitartelo ‘sto commento stupido e fuori contesto?
    E soprattutto, ma chi sei? Ma che cazzo vuoi da me? Ma chi ti conosce.

  16. Shhh, Gino, che fai, spargi idee pericolose come quella che le cose spesso sono più complicate di quanto sembrino? Tipo che i generali birmani sono dei dittatori, che l’elite cinese non è da meno, ma che il clero buddista *tibetano*, pubbliche relazioni a parte, qualche problemino con la libertà e i diritti civili ce l’ha…

  17. che vuol dire:ma chi sei? Ma che cazzo vuoi da me? Ma chi ti conosce.
    se scrivi su un posto pubblico ti esponi alle pubbliche critiche, io ho tutto il diritto di risponderti indipendentemente da chi io sia.
    che risposta del cavolo priva di argomenti

  18. L’avevo letto a suo tempo, ed e’ una delle cose che ho letto e visto che ha contribuito a farmi avere l’opinione che ho.

  19. No, aspetta, Gino; che cazzo vuoi era riferito a quell’altro che dice che io volo. Concorderai con me che e’ un commento a cazzo di cane. Non era per te.

    A te e a MR invece chiederei di spiegare pure a noi ignoranti cosa c’e’ che non va con il clero buddista tibetano, imvece di fare i carbonari.

  20. gino, non temere, ce l’ha con me.
    M, è un modo come un altro per dirti di stare sereno perchè ultimamente mi sembri un po’ troppo preso dalla foga di dimostrare a questo piccolo mondo che sei qualcuno.
    sull’argomento cina non ho molto da aggiungere a quello che ho letto qui e in altre occasioni, quindi evito di ripetere cose già scritte meglio da altri. potrei al limite indignarmi della sinistra, parlare di schifo, di ipocrisia, di “abuso di credulità popolare”, ma sono stufo anche di questo perchè l’ho fatto per troppo tempo al bar con gli amici o anche qui.

  21. già l’ho scritto e riscritto, stiamo parlando di un tipo che è il dittatore in esilio di uno stato in cui prima dell’arrivo dei cinesi non solo non c’erano strade acqua corrente etc.etc.( che comunque scarseggiano pure oggi) ma era legale la schiavitù della gleba, in cui c’era la tripartizione medioevale della popolazione nobili, contadini-servi e monaci. ora non so dove ritrovarlo ma c’è un’intervista degli anni 70 allo stesso dalai lama in cui alla domanda c’era la schiavitù in tibet risponde che si c’era, ma che gli schiavi erano trattati bene grazie alla compassione buddista. stronzata allo stesso livello della compassione cristiana.

  22. Stare sereno lo puoi dire a casa tua e agli amici tuoi. Se sto sereno o meno non sono cazzi tuoi. Insomma sei venuto qua solo per dire che volo e non hai molto da aggiungere sull’argomento Cina. Mi sa che la figura di merda la fai tu, ‘sto giro.

    Continuo a non capire la logica di Gino: se domani la Cina invadesse l’India tu diresti che e’ tutto a posto perche’ in India ci sono le caste? Mi sembra un ragionamento ben strano.

  23. Come sempre, quando si parla di Cina concordo con Facci.
    Come sempre quando si parla di Cina, discuto il suo riuscire sempre a farne un manifesto pro-berlusconi.

    Per il resto, approfitto del collegamento tra post per chiudere il cerchio apertosi sotto il precedente post che parla della medaglia Usa al DLama quando Virginia saltò su dicendo che il richiamo da parte della Cina all’ambasciatore Usa fosse presagio di chissà quale sciagura internazionale, segnalandole che il tempo ha dimostrato che di assoluto nulla, come appunto cercai di spiegarle, si è trattato.

    Come si vede, insomma, incontrare o non incontrare il Dalai Lama non cambia assolutamente nulla nei rapporti tra i paesi (eventualmente) ospitanti e la Cina.
    Sono altri gli scacchieri sui quali la Cina non transige realmente, non certo qualche aperitivo finger food.

    Per me andrebbe incontrato, eh, intendiamoci.
    Ma non ripartiamo di nuovo con la teoria che vede chi lo incontra essere Braveheart e chi lo snobba un vigliacco zerbino.

  24. in india per legge le caste non ci sono più.
    se uno stato dittatoriale avesse invaso lo stato della chiesa e il papa fosse andato in esilio, non mi sarei strappato le vesti se qualcuno non avesse trattato il sommo pontefice con tutti i crismi.
    p.s.
    off topic
    qualcuno si ricorda dove era ambientato rambo due, perchè pensavo in vietnam, ma non riesco a capire come fa a scappare dal vietnam alla thailandia

  25. In India le caste ci sono, legge o non legge. Punto.

    La seconda parte della tua risposta non la commento perche’ la distanza che ci separa mi sembra a questo punto siderale.

    Cosa confermata dal tuo OT, d’altra parte.

  26. no, se tu fossi sereno ti saresti accorto che neanche tu hai aggiunto nulla sull’argomento, ma non sei sereno, c’hai l’astio. io se non ho nulla da aggiungere taccio, sò di non sapere, è un gran dono.
    poi con scioltezza proponi delle soluzioni ridicole come “l’italia che chiude alla cina”; quelli sono 2 miliardi e passa di persone, è come chiudersi nel cesso e pensare con questa mossa di avere isolato il mondo.
    comunque questo tono da duro evitalo, non sei il padrone di casa qui.
    per il resto gino mi ha dato una visione del problema alternativa: il dalai lama è considerato da sempre il “buono”, ma era pur sempre il capo assoluto del suo stato. sarebbe interessante avere dei dati più precisi e non dei 2ho letto da qualche parte..”, sono sinceramente interessato.

  27. “non c’erano strade acqua corrente etc.etc.( che comunque scarseggiano pure oggi) ma era legale la schiavitù della gleba, in cui c’era la tripartizione medioevale della popolazione nobili, contadini-servi e monaci.”

    Toh, il mezzogiorno.
    C’ho due foto della Calabria, van bene lo stesso?

  28. Broono, se vuoi autorassicurarti delle bontà delle tue convinzioni, va bene.
    Non succede nulla, nulla succederà. E ci mancherebbe pure.
    Se ti basta, ti accontenti di poco. Però che per te vada incontrato non c’entra nulla. Ci stava meglio un bel chissenefrega. Così, giusto per coerenza e maggiore fluidità del discorso.

  29. Mica si parlava di convinzioni.
    Si parlava di meccanismi tecnici delle relazioni diplomatiche.
    Non ci sono opinioni e convinzioni, come non ce ne sono, chessò, sul fatto che dove c’è il cartello di stop ci si ferma.
    Quindi non mi sto autorassicurando, visto che appunto sicuro lo ero già quando te li spiegai poiché non è di opinione che si tratta ma di tecnica.

    Lo dicevo solo perché in genere compari sempre per bacchettare “tecnicamente” facendo quella che non fornisce opinioni e quindi non è “opinabile” e mi sembrava giusto ricordarti che uno dei tuoi tanti interventi si è rivelato una opinabile opinione pure se vestito da formale correzione.

    Vuoi vederlo, non vuoi vederlo, chissenefrega.
    Io ho solo chiuso quel cerchio là, visto che in genere impedisci la chiusura dei discorsi sparendo fino al successivo post di Facci dove ricompari per correggere chi lo critica.

    Sul fatto che per me vada incontrato non capisco dove sia l’incoerenza.
    Ma se tu la vedi, non sarò certo io a convincerti del contrario.
    Più che altro perché, questa sì, è un’opinione (tua) e nulla più.

  30. Magari non ho aggiunto, ho detto la mia opinione, cos’e’, non si puo? E fino al quel punto era tutto a posto. Poi arrivi tu, che dici di tacere se non hai nulla da dire, e invece dici che volo. Interessante. Chi e ‘ il coglione?

    Tu. Perche’ anche sui contenuti non sei attento. Ho detto che si dovrebbe chiudere ai prodotti cinesi, cosa ben diversa dal chiudersi alla Cina, cosa c’entrano due miliardi di persone? E lo ribadisco, non si comprano i prodotti fatti dagli schiavi. E non sono il primo a dirlo, lo dicono anche persone molto piu’ autorevoli di me.

    Sii coerente. Se non hai nulla da dire, taci. Anzi, taci anche se hai qualcosa da dire perche’ sicuramente sara’ una stronzata.

  31. Gino, quello che dici è vero. Il Tibet, prima dell’invasione cinese, era una teocrazia persino peggiore dello Stato Pontificio. Pare che fosse comune l’uso della tortura, e che i lama disobbedienti venissero scuoiati vivi o subissero la recisione dei tendini. In generale era uno stato che presentava condizioni di vita ‘medioevali’, come giustamente hai ricordato tu. Ma, se certo non era un modello di democrazia, non era neppure una dittatura. Invece fu dittatura ( comunista: è il caso di precisarlo visto che c’è ancora qualcuno che per non affrontare la realtà, tira fuori l’aggettivo ‘fascista’…) quello che seguì all’invasione cinese.

    Per efferatezza, crudeltà e devastazione il regime maoista non è nemmeno lontanamente paragonabile al regno del Dalai Lama. Basti un dato. In Tibet, prima dell’arrivo dell’Armata popolare, non c’era la fame. Dopo sì: per anni la gente, per via delle requisizioni selvagge attuate dai comunisti, fu costretta a cibarsi di erbe e radici. Una roba che non si era mai vista nei secoli precedenti.

    Ricevere il Dalai Lama non è riconoscere la bontà di tutto quanto fatto da lui e dai suoi predecessori. Significa rendere omaggio ad un popolo la cui libertà e la cui cultura hanno subito un tentativo di cancellazione totale.

    ( che carino Broono… dopo avere per anni argomentato che gli Stati Uniti ormai dipendevano dal capitale cinese, e che perciò si sarebbero disinteressati di quella dittatura, adesso, di fronte al fatto che Bush sta facendo tutto il possibile per ricordare la questione dei diritti umani e civili, se ne esce fuori con un “incontrare o non incontrare il Dalai Lama non cambia assolutamente nulla nei rapporti tra i paesi (eventualmente) ospitanti e la Cina”. Ma se è così, perchè c’è tutta questa reticenza ad incontrarlo? Perchè Sarkozy in visita a Pechino non ha minimamente accennato al Tibet, mentre Bush nell’ultima sua visita ne parlò pubblicamente tanto da essere oscurato dalla televisione di stato cinese? Com’è che quando si parla di Stati Uniti, riesci sempre a farne “un manifesto anti-americano”? )

  32. se vuoi specifico che quando ho parlato di “italia che chiude alla cina” mi riferivo implicitamente all’aspetto economico. l’ho dato per scontato, ho fatto male perchè ora si entra nella fase in cui si contano i punti e le virgole.
    i due miliardi di persone sono e saranno i clienti dei prodotti made in italy. devo anche spiegarti che se tu chiudi a loro loro chiudono a te? e chi ci rimette?
    poi quella frase fatta sugli schiavi ti fa molto onore, ma ti ricordo che vivi in un sistema occidentale che si basa in gran parte sullo sfruttamento.
    e salutami le “persone molto più autorevoli di te”, ne conoscerai una cifra.

  33. Se interessa, il Dalai Lama è un leader favorevole alla democrazia e ha recentemente invitato gli occidentali a lasciar perdere il buddismo.

  34. Ohilà…il mio caro ArcRoyal su Mn!
    Ma lo sanno, questi, cosa li aspetta?
    Temo di no ma mi metto qui buono buono ad attendere il primo che ti si mette contro.
    (Facci tu questo lo adorerai, sappilo!)

    Finiti gli spompinamenti di rito passiamo alla questione.

    Dove, di grazia, avrei fatto di questo tema un manifesto anti-americano?
    Il riferimento ai rapporti tra paesi è un richiamo a una discussione sotto il precedente (per argomento) post che trattò di Dalai Lama e America, nella quale si sostenne che la medaglia conferitagli dal congresso USA rivelò una forte posizione di intransigenza da parte degli USA nei confronti della questione diritti umani in cina.

    Se vai a rileggerla noterai che non ne ho assolutamente fatto un manifesto anti americano, ma semplicemente mi dissi “in attesa” di ben più importanti dimostrazioni di chiusura che non fossero una medaglia al Dalai Lama, prima di dire che gli USA hanno deciso di prendere la via della contestazione al Dragone Rosso.
    Non dissi che non la prenderanno.
    Dissi che se sono per la lotta per la difesa dei diritti civili in cina, lo sapremo alle olimpiadi e non durante un cocktail party a hollywood.

    E’ un’apertura, un credito, non ho sentenziato che ci saranno.
    Magari non ci saranno, gli americani, alle olimpiadi, e io farò clap clap alla loro lotta per i diritti civili in cina.

    Quindi.

  35. Stiamo parlando di chi ci rimette economicamente? Cioe’, stiamo parlando di convenienze economiche? Allora non ho capito un cazzo, e neanche tutti gli altri commentatori. Pensavo stessimo parlando d’altro, diritti umani, dittature e robe del genere. E infatti stanno tutti parlando di questo, e a non aver capito un cazzo sei tu.

    Se poi non sei informato che il surplus commerciale cinese sta stabilendo record su record, il che significa che il loro export e’ incredibilmente piu’ alto del loro import, allora sei anche un coglione disinformato.

    Tanto piu’ che non sai che loro sono gia’ chiusi a noi, visto che hanno dei dazi pazzeschi su quasi tutte le tipologie merceologiche.

    Coglione, disinformato.

    Sul fatto del sistema occidentale basato sullo sfruttamento, ti faccio presente che molti, io compreso, tenderebbero a volerlo modificare, questo sistema, e soprattutto nei paesi dove questo sfruttamento e’ piu’ accentuato, per fare in modo che magari raggiungano, pian piano, le nostre conquiste sindacali, sociali e civili, piccole ma significative, hai presente? Questi paesi, compresa l’India, vanno spinti su questa strada, con vari mezzi, diplomatici e non.

  36. Broono, tralasciando se possibile la contabilità dei miei commenti, che sembra sia una tua ossessione, io la questione del post passato la ricordavo diversamente. Comunque, sei tu che sei intervenuto proprio su una mia opinione, più o meno drammatizzandola. Hai chiuso il cerchio perché non è scoppiata la terza guerra mondiale e te ne dò atto.
    Sei tu che hai ridimensionato tutto ad una technicality della diplomazia. Epperò, sono altri dal finger food gli “scacchieri” sui quali la Cina non transige realmente. Esattamente le Olimpiadi e quello che faranno gli Americani.
    Ma spiegami tu se nei confronti dei monaci tibetani, fuori dalle sedi diplomatiche, la Cina abbia o meno un atteggiamento transigente.
    L’esercizio di tirare in ballo gli Americani, prima ancora di condannare chi non rispetta la dignità degli esseri umani, è noiosissimo.

    Confesso la mia totale ignoranza sulla storia della dittatura del Dalai Lama in Tibet. Piuttosto che farmi scienziata googlando, resto in attesa di riferimenti preziosi

  37. parlavo di questo:
    “L’unica cosa seria da fare sarebbe chiudere le frontiere ai prodotti cinesi per sollecitare senza sconti cambiamenti importanti in quel paese.” che per come la vedo io significa “pressioni economiche per ottenere diritti civili”.
    curiosamente calderoli ha avuto un idea simile.
    e se il presente cinese è fatto di surplus saprai anche che un’apertura democratica porterebbe in futuro ad un inversione di tendenza.
    e mentre tu fai il missionario per “modificare il sistema” (e io tonto che pensavo che ci facessi i soldi) esco, scusa se ti trascuro.

  38. Vai pure, parlare con te o al niente e’ uguale.

    Esatto, pressioni economiche per ottenere diritti civili.

    E il dato del surplus serviva proprio a farti capire che, chiusura per chiusura, se vuoi metterla sul piano delle convenienze economiche, a rimetterci sarebbero loro, non il resto del mondo, come tu andavi sostenendo.

    Tanto piu’ che non producono quasi nessun bene strategico, di cui il mondo non possa approvigionarsi altrove, a meno che tu non consideri strategici i tamagochi taroccati.

    Se Calderoli ha avuto un’idea simile, e’ la seconda volta che sono d’accordo con lui. La prima e’ sul rispedire in esilio i Savoia. Non mi spaventa essere d’accordo con qualcuno, se lo sono, chiunque sia.

    Certo i cinesi producono a costi molto inferiori, e principalmente per il motivo di cui sopra: i lavoratori sono schiavizzati.

  39. Sulla complessa vicenda dei rapporti tra il Tibet e la Cina comunista, vi consiglio l’ottimo “China’s forty millions”, di June Teufel Dreyer, edito dalla Harvard University Press, che analizza le politiche cinesi nei confronti delle minoranze non-han fino alla fine degli anni ’70. Interessanti anche, sullo stesso argomento, il cauto “India’s China War” di Neville Maxwell, ed. Jonathan Cape, e “The CIA and the cult of intelligence” di Victor Marchetti e John Marks, ed. Alfred Knopf, che tratta parzialmente del coinvolgimento USA nel supporto ai dissidenti tibetani rifugiatisi in India.

    Non ricevere ufficialmente il Dalai Lama per tema di ritorsioni cinesi rimane comunque un gesto pavido ed ignobile. In ogni caso, a Torino il 6 dicembre il Dalai Lama riceverà la cittadinanza onoraria, con buona pace dei cinesi (che immagino saranno preoccupatissimi, eh).

  40. ahem, errata corrige: non “cauto” ma “accurato”, non “6 dicembre” ma “16 dicembre”. scusassero.

  41. A furia di produrre grandi numeri, può darsi che si spari qualche cazzata. Che 2 miliardi di consumatori cinesi siano clienti del made in Italy, anche allo stato potenziale, mi sembra perlomeno risibile. Manco fossero giapponesi. Al momento è una parte consistente dell’industria nazionale e occidentale che si appoggia alla produzione cinese, evidentemente più economica di quella domestica. Il fatturato cinese non è fatto dai consumatori locali che comprano l’auto Fiat o le borse di Prada, ma dai prodotti che vengono fabbricati in loco per conto delle multinazionali occidentali.
    Io mi accontenterei di molto meno delle politiche macro-economiche di M, giusto per salvare il bilancio delle nostre imprese. Ricordo alcune questioni che fecero rumore circa certe produzioni di Nike e concorrenti. Basterebbe che ogni azienda che faccia ricorso all’outsourcing verificasse le condizioni di lavoro del proprio committente e, nell’esporre il logo del made in, aggiungesse uno statement nel quale si desse garanzia che queste condizioni avvengono nel pieno rispetto dei diritti civili. Sarebbe un passo più consistente rispetto allo stare a guardare se gli USA andranno o no alle Olimpiadi.

    Prima di sparare pure sul Papa oltre che sugli USA, tergiversando sulla Cina, Benedetto XVI ha già incontrato il Dalai Lama l’anno scorso, e non ha certo bisogno di intercettare le technicalities diplomatiche, documentarsi sul Pil della Cina o sulle convenienze parlamentari, per incontrarlo di nuovo.

  42. Nessuna azienda italiana rilevante, allo stato attuale, fa una quota vitale di fatturato tramite esportazioni in Cina.

    Il surplus commerciale cinese nel 2007, fino a Ottobre, e’ di 210 miliardi di dollari circa, +60% rispetto al 2006.

    Cio’ vuol dire che, bloccando anche una piccola quota-parte delle esportazioni cinesi verso Europa e Stati Uniti, l’impatto sarebbe comunque molto rilevante per loro.

    In ogni caso si, Virginia, alla fine volevo dire qualcosa di simile a quello che dici tu. Anche se temo che, volendolo applicare seriamente, probabilmente non ci sarebbe azienda in grado di dotarsi del ‘bollino’, allo stato attuale.

    Io sono per dazi punitivi, dazi etici che vadano a riequilibrare la quota del minor prezzo dei prodotti cinesi dovuta alle condizioni dei lavoratori.

  43. Poi, visto che attraverso un periodo di stronzaggine logorroica che ‘sto giro m’ha preso forte, a quell’altro genio lassu’ che dice che uso l’aggettivo ‘fascista’ per non affrontare la realta, devo dire che non sono e non sono mai stato comunista e l’ultimo giro ho votato Di Pietro e in futuro non votero’ piu’ fin che ci sono ‘ste facce da stronzi in giro, tutte.

    La chiamo dittatura fascista, geniaccio, perche’ una dittatura comunista, almeno all’apparenza e in teoria, mette al centro i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori e piu’ di ogni cosa osteggia le sperequazioni (ripeto, tutta teoria), come tutti sanno. Mi pare che in Cina non sia cosi’, e di fatti fioccano miliardari in dollari e schiavi.

    Ha piu’ i contorni di una dittatura fascista, che tende ha stabilire legge e ordine perche’ l’economia cresca senza ostacoli e senza spazi per le rivendicazioni dei lavoratori.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.