Dieci diecine di svista

Ci sono molte cose su cui Gianluca e io siamo d’accordo. Quasi altrettante su cui siamo in disaccordo. Le Diecine, ahimè s’è capito, non fanno parte del primo gruppo.

L’errore fondamentale di questo post, lo dico subito tanto perché sia chiaro da dove voglio partire e anche dove voglio arrivare, è dare per scontato che lo scazzo nei confronti delle Diecine sia solo mio, e sia limitato alle Diecine come fenomeno in sé. Questa non è una cosa mia, non è una malinconia che mi prende la sera e tantomeno, come sembra suggerire il post, un momento di rabbia mista invidia nei confronti di chi si è messo in fila davanti a me quando distribuivano le tette (che poi, per ragioni anagrafiche, credo fosse la Marcuzzi e non la Diecina della settimana scorsa, ma sono dettagli) ed è generosa nel mostrarle al mondo.


Sono diventata maggiorenne quando le Fast Food erano già un topos nella cultura nazionale: non conosco un’altra società o un’altra mentalità. Quello che mi disturba, da diversi anni e in misura crescente, non mi disturba per osmosi rispetto a un movimento femminista a me vicino nel tempo o nello spazio (femminismo in Friuli-Venezia Giulia? Non fatemi ridere), ma per autentico accumulo di esasperazione. Qui non c’entra, o comunque non c’entra in maniera rilevante, l’autobiografia; non c’è ostilità verso la “donna nuda”, né come persona né come idea, e tantomeno come rivale in qualità estetiche. Tanto più che l’ultimo post uscito sul mio blog poco prima di tutto questo quarantotto era né più né meno che un elogio del burlesque. Cosa che da sola basta a mandare a gambe all’aria tutto l’impianto dialettico di cui sopra.

Veniamo a noi, dunque.

Nello specifico, la trovata delle Diecine mi urta per una serie di fattori. In capo a tutto c’è quanto detto qui, che si riassume facilmente in: e che due coglioni. Solita figa 2.0, solite tipe nude con tanta voglia (malcelata, o comunque negata a parole) di arrivare da qualche parte, o quantomeno di vincere la gara di popolarità atta ad eleggere la più bona. Miss Italia lo fa da molti più anni e con modalità abbastanza simili: donne svestite in fila e contrassegnate da un numero come bovini in fiera, vince quella che viene ritenuta la più bella. Segue discorso di rito.

Il secondo motivo per cui la trovata delle Diecine mi urta, anzi no, mi fa un po’ ridere e un po’ intristire, è che il premio per la Supergnocca della Settimana è… far vedere le pere! Cioè, fatemi capire: mettere la propria foto su Internet per intrattenere il pubblico allo scopo di fare delle foto leggermente migliori e più svestite per intrattenere il pubblico.

Come dire: chi gioca in prima base? Chi.

Il terzo, e più pressante motivo per cui le Diecine mi urtano (non le Diecine, ovviamente, ma tutta l’iniziativa: sai mai che qualcuno equivocasse) non è legato tanto alle Diecine quanto a una certa aria che si respira non solo in Italia, ma nel mondo in generale. In Italia puzza di più, ma siccome ci viviamo dentro da decenni (per non dire secoli) il tanfo ci è diventato quasi impercettibile.
Faccio un esempio pratico. Un mio amico, un caro, carissimo amico, ha l’abitudine di riferirsi alle ragazze come “pussy” (singolare o collettivo: una pussy, c’è pussy). Un altro usa abitualmente, allo stesso modo, il termine dialettale riferito all’organo genitale femminile nella sua zona. Esempi isolati? Non so. In ogni caso, mi colpiscono: non sento molte donne riferirsi agli uomini come “manico”, singolare o collettivo.
Le Diecine (non come donne, ma come parte di un trend), nel loro piccolo modo, contribuiscono ad alimentare questo genere di pensiero. In un uomo intelligente e di buona cultura, l’utilizzo di una certa terminologia si può classificare come un retaggio linguistico: se però ad adoperarla è uno di quelli che quando esco di casa non mancano di farmi la radiografia e lanciarmi dietro apprezzamenti, mi sorge il dubbio che per una fetta consistente della popolazione le donne siano, in verità, pussy. O figa. O termine dialettale a scelta.
Una donna, ridotta al minimo termine della sua avvenenza comparativa, è nient’altro che quello: pussy. La Diecina di turno non conquista la prima pagina perché è simpatica, intelligente, colta. La conquista perché tutti in coro le hanno cantato “Ollellé ollallà faccela vede’ faccela tocca’ ” e lei, tutta felice dell’attenzione ricevuta, si presta.

E a te chettefrega? Potrebbe domandare qualcuno. Fai un altro mestiere. Che te ne frega se esistono dieci cento mille ragazzette pronte a svestirsi su Indernezz per potersi ri-svestire su Indernezz ma con un trucco e una luce migliore?
Me ne frega. Eccome. Ma questa non è la sede per spiegare in lungo e in largo perché. Un’altra volta, magari, ché sto già andando lunga. Ma ancora una volta: non ha solo a che vedere con me come persona. Ha anche a che vedere con il fatto che Macchianera non è – anzi, diciamo che vorrei che non fosse – un sito dedicato alla figa. E’ un posto dove si sono dette cose interessanti, anche importanti, a volte solo divertenti, ma comunque un sito dove la partecipazione è, o dovrebbe essere, trasversale ai sessi. Nel loro recinto su Ten, le Diecine hanno una ragione di esistere: magari io non la condivido, magari è più legata a un interesse commerciale che alla glorificazione della Divina Patata quale ragion d’essere degli ex lettori di Cuore, ma ce l’hanno. Su Macchianera, paiono fuori contesto. La polarizzazione in senso maschile di questo blog mi sembra un po’ uno spreco, ma del resto questa è casa di Gianluca. Solo perché ho un duplicato delle chiavi non significa che possa cambiare i mobili.

In conclusione, ordunque:

Allora chiedo: che male c’è in una donna nuda?
Dice: che uno si fa le pippe guardandola.

Ecco, Gianluca: non è proprio così.

Piccolo aggiornamento a vivo: Nicola, nei commenti, lamenta la mancanza di una parte nel mio ragionamento. Sull’argomento “Del perché me ne frega” sono stati scritti libri, saggi, tomi anche fondamentali del femminismo internazionale, e io qui avevo solo lo spazio di un post. E’ un argomento che ho affrontato diverse volte sul mio blog, delle quali l’ultima è questa, e più massicciamente (e collettivamente) su Sorelle d’Italia. Tutto questo, ovviamente, non aggiunge e non toglie niente al post in sé.

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50 Comments

  1. @ Giulia: certamente sì! Anche se, ti faccio notare, il vostro eventuale chiamarci “coglioni” implicherebbe comunque una connotazione idelogica negativa, mentre il chiamarvi “fiche”, indica un semplice dato di fatto universale. Comunque, sempre nell’ambito di tutte quelle donne che vedo intorno a me e di cui ho fatto menzione nel mio commento di prima, io so di un sacco, ma veramente un sacco di soprannomi e nomignoli con cui “voi” femminucce apostrofate “noi” maschietti.

    (ecco, tanto per intenderci, io credo che sia questo il massimo livello di sviluppo che possa avere questo tipo di discussione. Niente di più, niente di meno)

    Però non ho capito quali sarebbero queste “furberi”. Un saluto.
    [Ste]

  2. Ste (ciao), alzi la mano chi non farebbe clap clap a Neri se solo avesse presentato questa operazione come una pura e semplice macchina per far soldi (pochi o tanti non ha importanza) alle spalle dei babbei che ci cascano.
    Credo nessuno.
    Avesse esordito con “Signori, da un’altra parte ho trovato il modo di vendere per l’ennesima volta tette e non devo nemmeno sbattermi perché hanno trovato l’idea del clarendario geniale e innovativa quindi figuratevi un po’ quante ne sanno. Mi date una mano con un po’ di click ogni tanto? Poi rifaccio la Blogfest e vi pago da bere un’altra volta e così si divide e balliamo e prometto che un po’ di quelle tette ve le porto pure” credo che pure chi lo trova antipatico avrebbe risposto con un bel po’ di click e non poca claque.

    Perchè il punto è questo, i banner hanno occupato (legittimamente) questo blog e questo significa che per il “pianificatore” quelli che ci possono cascare sono i lettori di MN, non i 15enni (magari) arrapati di Ten.
    E ci può stare, eh, non è che il solo leggere MN sia dimostrazione di chissà quale caratura quindi il dubbio è legittimo, ma un conto è il dubbio altra cosa è averla come certezza tanto da farne base di ogni successivo post sul tema.

    Allora la domanda è: Per Neri i suoi lettori sono sufficientemente scafati da capire che è una banale mossa per far soldi facili sulle tette delle ragazzine (età media 18 anni ma solo perché c’è la legge che vieta di scendere) e quindi se i loro click si cercava li si doveva trattare da complici riconoscendo prima di tutto che di speculazione sulle tette delle ragazzine si tratta perché, si sa, quando vuoi convincere qualcuno a darti una mano la prima cosa dovrebbe essere l’onestà oppure sceglilo ben stupido…oppure per Neri i suoi lettori sono bamba tanto quanto quelli che pensano che Ten sia un’operazione per la diffusione di WordPress in Italia che solo incidentalmente ogni tanto ospita qualche foto di ragazze alle quali ha dedicato giusto un piccolo concorsino ma comunque marginale rispetto alla valangata di contenuti che contemporaneamente offre?

    Per rispondere è sufficiente ripercorrere all’indietro i post che ha dedicato all’operazione, partendo da quest’ultimo dove addirittura si tira in ballo il femminismo fino al primo di quel lontano 6 giugno, nel quale si promettevano mirabolanti argomenti affrontati però sempre domani e un servizio piattaforma unico in Italia ma pensa quanto sono avanti questi di Ten, per poi arrivare oggi, dopo una serie di “Guarda che non siamo cretini, quella è speculazione sulle tette delle ragazzine Corona Style” a dire “Si è Viva la figa, e allora, cosa c’è di male?”

    Niente, se rientra nei propri canoni assolutamente niente.
    Ma soprattutto è curioso che sia lui a spiegarlo ai suoi lettori, quando sono due mesi che sono i suoi lettori a dire a lui che di viva la figa si trattava.
    Se invece si tenta ogni tre post di spacciarlo per qualcos’altro cercando di portare i lettori di MN a cliccare i banner perché c’è WPress…perché ci sono i contenuti…perché un giorno vi parlerò dei servizi…sostanzialmente si sta in maniera per nulla velata dichiarando di essere convinti che il mondo sia tutto scemo tranne noi stessi e allora ci sta che qualche vai a cagare ci scappi.

    E anche questo potrebbe essere parte di un bel gioco, se solo non si vedesse a ogni va a cagare che scappa, una puntuale reazione sempre più arzigogolata il cui fine vuole (cerca) sempre di più essere la dimostrazione che no, non è speculazione sulle tette, è sociologia.

    Se solo ci fosse l’onestà (intellettuale, s’intende) di scrivere semplicemente “Ok, non ve l’ho fatta, non ci siete cascati” tutti questi discorsi finirebbero all’istante e la cosa si risolverebbe in una fazione che lo applaude e in un’altra che semplicemente ignora i post su Ten (e Ten).
    Ma quando piuttosto che riconoscere che non tutti sono scemi come il primo post lasciava intendere si credesse, si arriva a tirare in ballo il femminismo per legittimare il “Viva la figa”, è chiaro che quel Va a cagare finisce con l’essere sottolineato più e più volte ed è altrettanto chiaro che tra i due atteggiamenti il più onesto finisce con l’essere il secondo.

  3. io più che “clap clap” farei “PUM PUM”, con un fucile a pompa possibilmente, sui commenti da più di 5 righe; ma dico, pensate veramente che uno perda più di 30 secondi della propria vita per leggere la vostra opinione? vi credete così interessanti?

  4. 53 post per discutere sul fatto che tette e culi in questo paese di adolescenti citrulli e di adulti rimasti adolescenti citrulli tirano più di qualsiasi altra cosa.
    53 post sul nulla.

  5. Broono: io comprendo e rispetto il tuo punto di vista, però, davvero, a me non me ne frega NIENTE se Neri ha detto quello che ha detto, sottintendendo altre cose, facendo credere a noi lettori che, e bla bla bla. Neri fa così da quando è a Clarence, è un imprenditore, non è un blogger, non è un artista, non è uno scrittore. E’ uno che fa molto bene e onestamente i soldi con il Web: tra lui e me, che scrivo un post AL GIORNO sul mio blog, occupando spesso e volentieri tutta la notte e ogni particella del mio tempo libero e che ho rifiutato qualsiasi tentativo di commercializzazione dello stesso, lo scemo sono io, mica lui.

    A me che “Ten” sia stato presentato in un modo e invece è un altro, che Neri ci doveva dire da subito che “Ten” sarebbe stato questo e quest’altro, ecco, non me ne importa una cippa. Questa è casa sua: Macchianera è la cazzo di casa di Neri, il suo taccuino, ci può cominciare a disegnare cazzetti da domani, come si faceva sui diari dei compagni di banco al ginnasio. Non è questione nostra: è questione sua e, al limite, di chi ci scrive, di quelli che hanno la password, quantomeno per diritto e onere di firma. Lo spirito di Neri è quello dell’imprenditore di successo e un imprenditore di successo deve VENDERE e vendere significa fare MARKETING e fare marketing significa dire BUGIE accomodanti per il proprio consiglio d’amministrazione. Fine: il mondo è un sasso molto semplice da vivere.

    Poi, per carità di dio, su questo sono d’accordissimo: possiamo stare ORE a discutere del perché Macchianera era la mia pagina iniziale fino a tre anni fa e oggi è l’ultimo blog che mi verrebbe in mente di visitare, il primo che vieterei di visitare a mio figlio. Possiamo parlare di questo devastante CROLLO verticale assoluto di qualità e allora si sprecherebbero i commenti. Ma tutto questo non c’entra né col femminismo, né con la fallocrazia, né con gli stupri, né con Neri che è liberissimo di uccidere Macchianera, come sta facendo, semplicemente perché è roba sua, la roba di un (onesto) venditore di professione.
    [Ste]

  6. ove®: vi credete così interessanti?

    Prima di risponderti ho cercato il tuo ultimo commento per capire un po’ da quale pulpito parlavi e ho visto che i 30 secondi della tua vita che oggi hai deciso di investire per informare il mondo, trattavano della temperatura rilevata all’interno della tua auto.
    Sotto le 5 righe, si, innegabile.
    Passerei oltre, se non t’offendi.

    @Ste:

    No no, non intendevo dire che ci avrebbe dovuto informare, ci mancherebbe, non sono così autoesaltato.
    Mi associo a tutto ciò che dici, può anche prendere il tutto e cancellarlo oggi stesso così come può cominciare a postare bestemmie a ritmo di una ogni 3 secondi, sono affari suoi e per fortuna che è così perché la cosa vale un po’ per tutti.

    Quello che intendevo io è che proprio per il fatto che è un venditore e che per questo deve pianificare strategie per tirar su il pranzo, deve saper riconoscere quando la gente ci casca e quando no e dato che “la gente” sono i click che gli danno appunto il pranzo, quando lo capisce non dovrebbe (da venditore) insistere nel cercare di farli fessi perché altrimenti ne esce ridicolo, più o meno come quando appunto dopo due mesi di “Ma questo è livello Viva la figa! No, è WPress gratis per tutti” se ne esce dicendo “E’ Viva la figa, ma in senso psicosociofemminista con puntatine nel geopolitico”

    Liberissimo e accidenti che si continui tutti ad esserlo di fare ciò che pensiamo sia giusto o sia meglio.
    E’ chiaro anche che quando ho scritto “Avrebbe dovuto dirlo” non intendevo dire che non so io per primo quanto sia inimmaginabile lo scenario che vede lui scrivere qui che là sta fregando soldi.
    Era un modo per spiegare perché dovrebbe, da venditore, saper prima di tutto riconoscere chi si trova davanti.
    Se ci cascano, hai svoltato, se ti fanno tana, girati e prendi qualcun altro.
    Il post precedente su Giulia tutto mi sembra tranne che il pensiero di un venditore che sa quando è il caso di prendere la 24 ore e uscire dalla sala riunioni facendo meno rumore possibile prima che comincino a volare i pomodori i fischi e soprattutto le risate e per questo viene da chiedersi cosa in realtà cerchi davvero quando pretende addirittura che una Giulia si convinca di aver detto cazzate.

    Poi, oh, si vive benissimo tutti lo stesso.

  7. @ “trapianto dal daveblog”: la temperatura era segnalata all’interno ma rilevata all’esterno.

    @ “entrambi, interessanti per scelta”: avete estrapolato una parte del discorso, la domanda era inserita in un contesto; segnalavo il fatto che i due poveri concetti che esprimete si perdono in 50 righe contate di ciance.

  8. Un “per me” non ce lo vogliamo proprio aggiungere?
    Rimarresti entro le 5 righe, su, la pastiglietta oggi potresti così evitarla.
    “Trapianto dal daveblog”.
    Accidenti…non mi fossi già giocato la risposta “Specchio riflesso” qui ci sarebbe stata benissimo; mi accontenterò, e spero tu faccia altrettanto, di un Cicca cicca bum.
    Un momento di fine ironia, non c’è che dire, alta scuola, tradisce davvero capacità invidiabili.
    Ma tu sei proprio sicuro sicuro sicuro di avere i titoli per andare per blog a insegnare il percorso per una corretta percezione del sè?
    Così, una curiosità personale che penso in te possa trovare risposta, visto che stiamo parlando di un mondo nel quale ogni cagata diventa antropologia e ogni rutto una perla di saggezza.

  9. Bru’:

    “visto che stiamo parlando di un mondo nel quale ogni cagata diventa antropologia e ogni rutto una perla di saggezza”; vince il premio miglior risposta
    a commento “ad minchiam” nella mia personalissima classifica annuale.

  10. e il parere diretto di KillBill non è possibile leggerlo ??

    o forse il canale è solo unidirezionale (da macchianera banner e link verso quel sito, ma è vietato il percorso contrario….) ??

  11. Ah beh, ma il parere di KillBill è presto detto, non serve che lo venga a esporre.

    Dice che lei è solare e espansiva, ama le piccole cose i gatti e l’onestà.
    Che ama i tramonti ma è anche kasinista e poi che fa le cose pazze pazze e che è un po’ strega, che ama leggere e che l’uomo per lei deve farla ridere ridere tantissimo.
    Ah si, e che lei è fuori dal comune e non ama le omologazioni, quindi di non permettersi di parlare di lei se non la si conosce a fondo davvero dentro.

    O forse quella è Bilancina89…o forse era MissKaos87…o forse era LunaOmbrosa…o era Starissima81… boh, vabbè…peschiamo a caso, tanto quell’è.

  12. @Murmur:
    No, e perché?
    Non hai letto che sono tutte studentesse?
    E’ nella scheda a destra, quel campo pieno di parole alla destra delle tette, quello dove in genere scrivono che il loro sogno è curare i bambini dell’africa e fare i veterinari per salvare il delfino prussiano.
    Se ti copri con una mano l’occhio sinistro, quello distratto dalla parte di schermo occupata dal loro (in certi casi notevole, va detto) culo, dovresti vedere che c’è anche del gran contenuto.
    Voglio dire, se ti aspetti di leggerci che vorrebbero lavorare in tv e andare ai party in sardegna hai sbagliato posto.
    Sono tutte lì per la pace nel mondo.
    (se speri di trascinarmi nella polemichetta “stai dicendo che la donna non ha cervello” hai proprio sbagliato persona e soprattutto sistema. Ritenta, sarai più fortunato)

  13. P.S. Salvi è un genio e il MegaSalviShow, visto oggi con un po’ più di senso critico di quando si aveva 15 anni, da la merda al 90% dei comici attualmente in tv.
    Per me.

  14. Mario De Santis: dopo la chiesa, ora anche quelli di sinistra vogliono farci sentire in colpa quando ci facciamo le seghe? :)
    Tra l’altro dici che la “bonaria comprensione della masturbazione maschile davanti a un pc con donnine nude mi fa peggio che tristezza. Mi fa inkazzare..”.
    E la masturbazione femminile? Quella quindi è meno triste e non ti fa incazzare? Forse perchè non avviene grazie al “mercimonio”, davanti a un pc o a Playboy.
    Allora si torna al vecchio pregiudizio secondo il quale la sessualità maschile è più “schifosa”, e quella femminile più romantica…
    Si sa che ci sono importanti differenze psico-fisiologiche (-evolutive aggiungerei) nel come vivono la sessualità gli uomini e le donne: l’importanza dell’aspetto puramente visivo, etc.
    Quanti milioni di ragazzi (e uomini) si sono masturbati sulle pagine di biancheria intima dei vari Postal Market, senza magari mai comprare un Playboy? La questione è più complessa delle semplici considerazioni sul “mercimonio” del corpo femminile e sul termine “donna=figa”.

    Cerco di spiegarmi meglio, ed è a questo proposito che mi ricollego al discorso di Giulia.

    Giulia: credo che, discorso sulle diecine a parte (su alcuni aspetti del quale la penso come te, Vis e molti altri) quello che fondamentalmente abbia infastidito (ma più che infastidito, direi dispiaciuto) i diversi commentatori maschi che hanno cercato di difendersi, sia tutto il discorso sul chiamare le ragazze “pussy”, con la implicita mancanza di rispetto che secondo te ne consegue.

    Innanzi tutto, ti tolgo ogni dubbio: ogni uomo eterosessuale, entrando in un locale pieno di (appunto) figa pensa: “wow, qui è pieno di figa (magari si scopa)”. E ogni uomo vedendo per strada una bella figliola pensa lo stesso. Anche il più educato, anche il più rispettoso delle donne lo pensa. Magari non lo dice ad alta voce al suo amico, ma lo pensa. Ci pensa il suo uccello a ricordarglielo.
    Perchè sì, è così. Gli uomini ragionano anche con l’uccello; almeno un pò di più di quanto le donne ragionino col clitoride. Questa è una differenza. Usare il termine “pussy” o il corrispondente italiano vuol dire solo essere meno ipocriti (soprattutto verso se stessi), e non vuol dire necessariamente meno rispetto verso le donne. Il tuo amico è ancora meno ipocrita, visto che lo fa anche davanti ad altre donne, il che di solito non avviene.

    Cerco di spiegare il mio commento provocatorio di prima. Credo che non essere cagata dai lumaconi di strada a favore di qualche altra donna, insieme a sollievo, ti faccia provare anche una naturale, femminile, magari inconfessabile sensazione di invidia.

    E _ATTENZIONE_: con questo non voglio assolutamente dire che ci sia nel tuo comportamento una contraddizione; o peggio, che non hai diritto a essere anche fortemente infastidita da chi ti fischia per strada.
    Quello che voglio dire è che forse nel tuo ragionamento non tieni conto di alcune complessità.

    Le donne si depilano, mettono rossetto, lucidalabbra, ombretto, mascara, eye-liner, cipria, fondotinta, smalto sulle unghie, tacchi, scarpe aperte e gonne anche d’inverno, il reggiseno che sostiene e separa. Da millenni. I maschi non fanno nulla di tutto questo. Questa è un’altra differenza.

    Che c’entra col discorso dei lumaconi? Niente, direttamente, ma è tutto collegato in realtà.
    Se qualcuno ti tocca il sedere sulla panchina fai bene a dargli un calcio nelle palle.
    Se qualcuno ti urla qualcosa hai ogni diritto a sentirti infastidita.

    Ma se qualcuno ti guarda insistentemente le gambe, o se due uomini mormorano tra di loro qualcosa con complicità mentre passi, beh direi che è il minimo che tu possa aspettarti, perlomeno statisticamente. E sbagli a pensare che “siano dei porci”.

    Cerco di spiegarmi in altro modo: quando consideri un maiale chi ti guarda le gambe, oppure quando pensi che chi dice “in quel locale c’è figa” sia probabilmente uno che ha poco rispetto verso le donne, commetti lo stesso errore di quei maschi che quando vedono una donna vestita in maniera un pò più appariscente pensano che sia necessariamente “una troia”.

    O meglio, per come la penso io: tutti gli uomini sono (consapevolmente) un pò maiali, ragionano un pò con l’uccello e pensano un pò in termini di figa. Ma va bene così, è inevitabile, e per il resto probabilmente rispettano le donne.
    E tutte le donne (forse un pò meno consapevolmente) probabilmente ogni giorno “puttaneggiano” un pò, senza che per questo siano _minimamente_ delle puttane.

    Purtroppo non ho la capacità dialettica di voialtri bloggers, ma spero più o meno di essermi fatto capire. :)

    In chiusura, riassumerei il dibattito con questo video:


  15. avevo scritto un luuuuuungo commento in risposta a Murmur, ma poi ho pensato: voglio veramente mettermi a discutere con uno che, nell’ordine:

    1. Pensa che io segretamente aspiri ad essere commentata per la strada, e se sono con un’amica bona e commentano lei e me no io la invidi
    2. Pensa che le donne si trucchino per essere molestate
    3. Pensa che molestare le donne per strada sia “normale” perché gli uomini pensano con il pisello
    4. Pensa che tutte le donne puttaneggino?

    Mi sono risposta di no.

  16. È scandaloso che Giulia sia costretta ad argomentare e difendersi su questioni del genere. È scandaloso che il maschilismo sia ancora oggi così prepotente, pervasivo, disarmante, illogico. E`scandaloso come qualunque minima pretesa di parità e dignità (perchè per quale ragione le donne sono per lo più escluse dai sistemi di potere? per quale ragione hanno più difficoltà a trovare un impiego? per quale ragione sono pagate meno dei colleghi uomini? per quale ragione devono spesso sobbarcarsi l’onere di sacrificare la propria libertà e la propria indipendenza economica per dedicarsi alla famiglia?) venga ipocritamente tacciata di femminismo estremista.
    Divertitevi pure con le tette delle diecine, ma cercate almeno di conservare un minimo di onestà intellettuale.

  17. Con quello che circola su questo sito, giudicare indegno di risposta Murmur mi sembra davvero paradossale.

  18. 1) 2) No, non ho detto che le donne si truccano per essere molestate o per essere segretamente commentate per strada.
    Ho detto che le donne si truccano e si mettono i tacchi a spillo per essere più belle.
    Più belle certo per sè ma, più o meno consapevolmente, anche per gli altri.
    Ho anche detto che questo non giustifica minimamente stupri, violenze, pacche sul culo, o molestie di alcun tipo;

    3) Non ho detto neanche questo. Ho detto che per strada qualunque uomo, anche se è innamoratissimo e rispettosissimo della compagna, si gira se vede una bella donna e se è con un amico probabilmente si fanno l’occhiolino. E se non lo fa è solo un pò ipocrita o con troppe sovrastrutture culturali. Piaccia o no questo è un fatto.
    Ma se vuoi puoi continuare a pensare che il tuo compagno non pensi normalmente a una donna _anche_ in termini di “pussy”;

    4) Sì, ho detto che “puttaneggiano” senza che per questo siano minimamente puttane. Credo che tu non abbia capito del tutto cosa volevo dire, ma rileggendo mi rendo conto che è colpa mia.

  19. Murmur, accidenti. Ci trucchiamo per sembrare più attraenti. E voi non vi mettete la cravatta per andare a una riunione importante? Non vi fate la barba, non abbinate i calzini al vestito, non vi deodorate l’ascella? Che cosa c’entra la cura di se stessi con i commenti per strada, che io peraltro mi becco anche quando esco struccata e in infradito per fare la spesa, e quindi non hanno NIENTE a che vedere con le mie attrattive, ma solo con la scarsa intelligenza ed educazione di chi pensa che una donna sola sia facile preda su cui esercitare la propria volgarità?

    Non ho mai visto il mio compagno fissare insistentemente le gambe di una donna per poi commentarle con gli amici. Spero onestamente di non vederlo mai, non per gelosia ma perché lo trovo un comportamento degno di uno che ha a malapena i pollici opponibili.

    Infine, no, non tutte le donne puttaneggiano, non ti permettere minimamente di dire una cosa del genere. Non tutte desideriamo l’attenzione degli uomini come scopo ultimo della nostra giornata. E soprattutto, vogliamo essere libere di decidere quando flirtare e quando no, senza essere apostrofate in maniera volgare per strada.

    Come dice Chiara, state facendo molta filosofia di scarsa qualità per difendere l’indifendibile.

  20. Scusa Giulia, io te vojo bene, ma mi dici DOVE Murmur – che non so chi sia – ha detto quelle cose che tu dici che avrebbe detto? Mi sono letto il suo commento due volte e, va bene che appartengo alla specie dei cavernicoli pelosi che ragionano col pisello, ma caspita non ho trovato NESSUNO dei quattro punti di cui l’hai accusato e questa cosa mi ha fatto un po’ impressione. Addirittura ho pensato, e penso ancora, che non sia stata tu a scrivere quel commento, ma una specie di “fake”. (si dice così?)
    [Ste]

  21. C’entra nulla con lo stato attuale della discussione ma quasi mi dimenticavo di omaggiare con un grato inchino Federica là sopra, la quale, posizionandomi in cima alla sua personale classifica, ha dimostrato in un colpo solo e in due parole come sia possibile essere contemporaneamente topa suprema e donna di raffinata intelligenza.
    Olé.

  22. Ci provo io, a rispondere a Murmur, con una storia.
    Sono donna e lavoro in un ambiente a forte prevalenza maschile. Anni fa avevo una collega che vestiva in modo, come dire, piuttosto vistoso.
    Io li sentivo i commenti dei “lumaconi da ufficio” e conoscevo i nomignoli con cui abitualmente ci si riferiva a lei (pensandoci, non ricordo più il suo cognome però ricordo benissimo il suo nomignolo).
    Era tutt’altro che stupida, o comunque non più stupida dei suddetti lumaconi. Ma non c’era riunione in cui fosse presa sul serio, o una sua mail professionale che non fosse pesantemente commentata.
    Io non so se lei fosse cosciente di questo, se ne fosse contenta o infastidita.
    Io so solo che è da allora che in ufficio porto solo pantaloni o gonnelloni, perché vorrei che nelle riunioni mi si stesse a sentire, dal momento che a volte mi pare di aver pure qualcosa di utile e sensato da dire.

    E poi, gli uomini che “simpaticamente” si riferiscono alle donne come “figa” mi fanno sempre tornare in mente Moretti, quando diceva che chi parla male pensa male, e vive male.

    E ancora, il pensare che un uomo che non si giri per strada a guardare una bella donna sia solo un ipocrita è un meccanismo di proiezione molto comune. Non faccio esempi perché vista l’aria che tira è certo che ne nascerebbe una nuova polemica.

    Infine: sì, sono pesante come un’incudine, e in questo spazio/tempo di inconsistente leggerezza mi pare un bel segno di distinzione, al quale mai e poi mai rinuncerei.

  23. NSDS: portare pantaloni e gonnelloni per essere ascoltate e rispettate è il principio del burqa. Capisco perché lo fai, e nella tua posizione lo farei anche io, ma è desolante sentirlo riportare.

  24. Giulia, avevo dimenticato di scrivere che mi sento abbastanza idiota per permettere ad altri di decidere come io mi debba vestire. E’ di sicuro un mio limite, una mia dipendenza dal giudizio altrui certamente poco sana. Ma mi costano meno i gonnelloni che lo psicoanalista :-)
    Si aspetta una generazione di donne in grado di guadagnarsi rispetto senza il burka.
    Mi spiace dirlo, ma temo non sia questa. Diecine a parte, leggo accesi dibattiti sull’opportunità che le donne lascino il lavoro dopo il matrimonio per badare alla famiglia. Dibattiti impensabili 10/15 anni fa.

  25. Con tutto il rispetto per le tue (Giulia) posizioni che sono per il 90% delle volte condivisibili e in ogni caso nel 100% delle volte espresse in maniera che rende condivisibili pure quelle che non lo sono, va detto che il principio del burqa è qualcosa di decisamente diverso, come effetti ottenuti ma soprattutto come origine e conseguente motivazione culturale.

    Non lo vorrei semplificare, anche per il mio non essere certamente un esperto di culture e religioni, ma per quel poco che ne so io, il burqa è un “mondo” che ha a che fare con una cultura matrimoniale e una riservatezza (nel senso di “riservate a”) di concessioni che con la situazione aziendale di Nsds ha davvero poco a che fare.
    Che poi siano entrambi associabili alla parola “Arretratezza” è un fatto, ma non bisogna dimenticare che sia un fatto se visto dalla nostra parte, mentre dalla loro c’è anche chi sceglie di portarlo liberamente proprio per il significato religioso e coniugale che si porta addosso.
    Altro fatto che lo distingue da chi nelle nostre agenzie di pr sceglie liberamente di indossare ciò che gli pare per il puro gusto di dirsi libera e non certo per una scelta profonda come quella che porta una donna afgana a rinunciare o a mantenere il burqa.

    Perché va bene lottare per difendere la loro libertà di liberarsene, ma senza dimenticarsi mai che quella libertà deve contemplare anche quella di mantenerlo; altrimenti la battaglia è più nostra che loro e finisce con il diventare bandiera per, appunto, la libertà di portare una minigonna ascellare in un pranzo di lavoro durante il quale sarebbe di cattivo gusto pure se non ledesse in alcun modo il rispetto per ciò che nella testa di chi la porta si dimostra di alto spessore e certamente andrebbe contro le convinzioni di chi quel burqa lo toglierebbe anche oggi stesso ma non per questo passerebbe ai pantaloni a vita bassa ben posizionati per mostrare l’assenza di perizoma.

    Rispetto alla libertà di esser donne, ci sono casi nei quali c’è molta più libertà ed emancipazione in uno smalto messo sotto un burqa che nello stesso smalto messo in una riunione aziendale.

    Spero di essermi spiegato e di non essere apparso come “pro-burqa”, naturalmente.
    Il concetto è un altro e spero si sia capito.

  26. non so bene chi abbia ragione e chi torto in questa discussione molto complessa, ma proverò a spiegare perché sono d’accordo con Giulia e perché il concetto di “diecina” e affini mi disturbi profondamente.

    1) un fattore importante è la sensazione di essere completamente ignorata come destinataria di un messaggio e quindi – per estensione – cancellata dal pubblico, insieme a tutte le altre donne. E’ la stessa sensazione che provo quando leggo una rivista di informatica in cui ragazze belle e semisvestite fungono da corredo alla grafica, o quando guardo un programma televisivo in cui il corpo femminile fa parte della scenografia. Che, io non leggo forse i blog? Non leggo riviste di informatica? Non sono prevista come pubblico del programma televisivo xy? Improvvisamente mi sento muta, trasparente e priva di potere d’acquisto.

    2) poi c’è la già citata strisciante sensazione che il mio ruolo nel mondo e nel lavoro sia in qualche modo un ripiego, giusto perché non voglio, o non posso (la distinzione è irrilevante) prestarmi al gioco che farebbe di me una vera star, mi farebbe guadagnare uno status socioecominco invidiabile e darebbe senso alla mia vita di donna: mostrare la mercanzia.

    Di quello che pensano, provano o vogliono in realtà fare le ragazze che si esibiscono in realtà non mi importa molto. E’ il messaggio che mi arriva a ferirmi un po’.

    Non penso che si tratti moralismo o sessuofobia, perché il porno, per esempio, non mi disturba affatto. Mi sembra anzi più onesto e più imparziale, o forse ho la sensazione che un film porno in qualche modo tenti di rivolgersi anche a me e, allo stesso tempo coinvolga un ambito più limitato dell’esistenza di tutti (il porno non commercia infatti in immagini di donne con il fine di vendere colla o blog, non sta tentando di dirmi come dovrei essere per avere successo. Al limite cerca di dirmi come dovrei essere a letto per avere successo a letto.)

  27. Partiamo da un presupposto, è banale ma mi serve ripeterlo: all’uomo piace la fica. Intesa proprio come parte anatomica. C’è la cosiddetta “teoria delle 5 di mattina” che dice che se in discoteca quando entri sobrio a mezzanotte punti quella belloccia, alle 2 dopo due bevute ti faresti anche l’amica meno appariscente, alle 5 dopo altri due drink ti faresti anche la cicciona coi brufoli e i gambaletti.
    Perché quello che conta è scopare.
    Brutto da dire, ignorante, rozzo, quello che vi pare, e tutto vero anche.
    Però questo sottintende che difficilmente si riesce a far capire a un uomo (me compreso) che chiamare “figa” una donna è qualcosa di offensivo.
    Se adoro il cocomero (nessun doppio senso: il frutto) e ti chiamo cocomero, anche se a te non piace, anche se questo in qualche modo potrebbe offenderti, io non riuscirò a comprendere fino in fondo il motivo per cui non dovrei chiamarti cocomero.
    Con la figa è lo stesso. Posso smettere di farlo in tua presenza, o persino smettere del tutto di dire “fica” per intendere “donna”, anche con gli amici. Ma è una specie di fioretto, di impegno che mi prendo per non offenderti. Però non lo capirò mai fino in fondo il motivo per cui non dovrei chiamare una donna “fica”.
    Questo è il punto.

  28. Ah, NSDS, ci sono un sacco di posti di lavoro dove l’abbigliamento è imposto alle donne e anche agli uomini, anzi, più agli uomini che alle donne: tipo giacca e cravatta, presente? Non so da te, magari i tuoi colleghi vengono in jeans maglietta e scarpe da ginnastica, ma più probabilmente hanno tutti camicia e giacca e la mattina mentre si annodano la cravatta si incazzano perché vorrebbero essere presi sul serio anche con la t-shirt.

  29. Concludendo, esprimo i mio pensiero in poche parole.
    Nudo è bello, masturbarsi fa bene e ten magazine è una merda.

  30. Ma chi è quell’essere in fotografia? Uddiu no che sono impressionabile, la prossima volta avvisatemi!

  31. Ma pensa te. E dopo tutto un discorso imperniato sul fatto che la donna che ci sta intorno sarebbe tutto un contorno alla figa (teoria delle 5 di mattina), contorno perfettamente intercambiabile quando interviene l’Insopprimibile Coazione A Scopare propria del maschio*, ancora una deve stare a spiegare ed argomentare cosa ci sia di offensivo nell’essere identificata con il proprio organo sessuale.

    *(a quanto traspare dalle dichiarazioni dei maschi stessi. E dico “maschi” apposta, invece che “uomini”, ché quest’ultimo è un termine che presuppone tutta un’evoluzione anche emotiva che nel “maschio” ancorato alla tirannia primordiale del proprio manico mi sembra mancare)

  32. Sì adesso sta a vedere che è colpa degli uomini che ragionano solo col proprio manico e via dicendo. Che cos’è, il femminismo da D di Repubblica? Sembra un cunambolo di minus habens

  33. Fiordiblog: Ti ho spiegato perché a mio avviso un uomo non riesce a capire fino in fondo perché “fica” sia offensivo, dal momento che è ben radicata l’accezione positiva del termine “fica”. Se tu non hai voglia o tempo o ti senti troppo più evoluta dei maschi per spiegare perché invece lo sarebbe, pace. Si campa lo stesso.

    Giulia: Murmur, di cui condivido l’intervento, ha detto una cosa ben diversa, ha detto che gli uomini hanno il pisello che talvolta usano come la bacchetta del rabdomante, tipo quando devono scegliere dove andare a ballare o dove andare a bersi una birra. E c’ha ragione.
    Ma hanno anche un cervello, la maggior parte almeno. Se così non fosse avreste tutte la testa piena di bernoccoli creati dalle nostre clave.

  34. Uh, Joe Tempesta, la quantità di donne che finisce in ospedale dopo essere stata picchiata dal partner prova che un bel po’ di voi il cervello lo usa a rate.

    Comunque Fiordiblog ha ragione, e ripeto: se vi chiamassimo “coglioni” non sareste contenti. Hai voglia a dire che “figa” è positivo e “coglioni” no: a noi NON PIACE essere chiamate “figa”. E’ offensivo, riduttivo e volgare. Ora, se ci rispettate davvero, terrete conto di questa opinione. Altrimenti, puoi dire che ci rispetti fino a diventare blu in faccia, ma ti contraddici nei fatti.

  35. @Giulia: Il bello è che lo dicono e lo affermano e pretendono che sia una giustificazione valida, ma CONTEMPORANEAMENTE se è una donna a dirlo, che ragionano col pisello e quando lo fanno sembra che siano rimasti indietro di una buona manciata di stadi evolutivi, si offendono. :-D

    @Joe: i concetti semplici non hanno bisogno di venti righe di spiegazioni: essere identificate con il proprio organo sessuale è offensivo. E’ una cosa talmente autoevidente che se davvero hai bisogno che te la si spieghi, forse il problema è più tuo che mio.

  36. Vorrei aggiungere, Joe, che il fatto che avete anche un cervello noi ve lo si ricorda spesso, quando si affrontano certi temi. E vi si chiede gentilmente anche di usarlo quel tantinello di più.
    Solo che di solito quello è il momento in cui tirate fuori che però voi ragionate col pisello e non potete farci nulla perché è nella vostra natura.

    La cosa tragicomica è che pretendereste che noi ci si compiaccia, ci si arrapi e ci si senta tutte piene di passione, per uno che afferma con tanta naturalezza una cosa del genere.

  37. Capzioso: agg., che tende a trarre in inganno, insidioso.

    Sostenere che all’ospedale ci finiscono delle donne perché esistono degli uomini che usano dire “si va a ballare al Meccanò perché c’è pieno di fiha” è un ragionamento capzioso.
    Come sarebbe altrettanto capzioso, ma perfettamente legittimo, risponderti che in quel famoso istituto dalle parti di Mantova per le madri infanticide non c’è nemmeno un uomo.
    Puoi chiamare “coglione” chi ti pare, anche una donna. Come d’altra parte un sacco di donne chiamano “fico” un uomo.

    Fiordiblog: ho letto quasi 100 commenti ma mi deve essere sfuggito quello di chi prentende che tu ti arrapi e ti senta tutta piena di passione. Dev’essere perché li ho letti col pisello.

  38. Bah. Io continuo a trovare meno fastidioso un uomo che mi appella come i miei organi genitali che una donna che continua a parlare per partito preso senza fermarsi a leggere un punto di vista del sesso opposto peraltro non offensivo e non teso a polemiche. Per me ciò è riduttivo, Giulia, non come vengo chiamata o non chiamata. Ché, fino a prova contraria, ciò che sono o non sono io non lo so o non lo decido in base a ciò che mi viene detto o non detto dagli altri.

    Sul fuori luogo del tirare in ballo le donne finite all’ospedale rimando al capzioso sovrastante.

    Lo dico senza intenzione alcuna d’offesa, ovvio.

  39. La maggior parte degli interventi femminili sono a mio avviso stucchevoli e moralisti.Signorine, siete più pesanti della cassouela…rilassatevi.
    Viva il corpo umano, la sessualità vissuta in modo libero e senza imposizioni, e se una ragazza vuol mostrare le tette su sto sito per favore smettetela di pensare che sia una troia, che sia stupida etc. Magari si sta facendo mille risate leggendo questi interventi a metà tra la beghina di paese e il “tremate tremate le streghe son tornate” postsessantottine.
    Un abbraccio alle fanciulle, quelle non pesanti

  40. Più ci penso e più non ci trovo niente di male a ragionare col pisello. E’ una cosa organica: il sangue va via dal cervello e si infila lì.

    Parlate facile voi donne che non ce l’avete, il pisello. Voialtre nemmeno immaginate cosa significhi essere uomini, quanto sia difficile convivere quotidianamente con quell’ignobile strumento penzolante che toglie razionalità e logica volenti o nolenti.

    Non lo immaginerete mai quant’è difficile, per esempio, essere fidanzati, semmai innamoratissimi, e dover avere a che fare con voialtre donne, con tutte quelle gambe chiare, quelle caviglie avvolte in lacci alla schiava; dover sottostare all’implacabile sentenza erotica di un balconcino o di uno sguardo o di un paio di labbra lubrificate; dover assistere a tutto questo con quel coso laggiù che invia informazioni precise al cervello e dover RESISTERE, razionalizzare, adoperare la logica necessaria per capire che tutte queste belle donne NON sono lì per noi.

    E’ difficilissimo, davvero. Dovreste comprenderci, aiutarci, capirci. Il pisello è veramente un ingombro, un problema, un handicap pazzesco per cui dovrebbero essere organizzate paraolimpiadi precise. Non lo potrete mai capire, voialtre donne, quanto sia difficile, se non impossibile, essere uomini.
    [Ste]

  41. Joe Tempesta: che ragionate col pisello lo hanno detto, fra gli altri, Murmur, Ste e anche tu (copio e incollo: “gli uomini hanno il pisello che talvolta usano come la bacchetta del rabdomante, tipo quando devono scegliere dove andare a ballare o dove andare a bersi una birra”. Non so tu, ma io quando devo decidere dove andare a ballare di solito uso parti anatomiche che stanno sopra la cintura, non sotto.)

    Le donne chiamano un uomo “fico” e ovviamente intendono “cazzo”. Semantica, dove sei? Se tu ci chiami collettivamente “figa” intendi che siamo tutte bonissime o semplicemente che agli infrarossi del tuo cervello (o del pisello usato come bacchetta del rabdomante) siamo solo delle piccole macchie rosa con della roba intorno?

    Hai tirato fuori tu la storia dei bozzi in testa, non io. E anche la storia del rispetto. Ti ho solo fatto presente che i bozzi in testa ce li abbiamo eccome, proprio perché alcuni di voi non usano il cervello, ma i pugni. Se non vedi la correlazione fra lo scarso rispetto di chi ti riduce (linguisticamente, ma anche mentalmente) al tuo organo sessuale e il dilagare della violenza, onestamente, è proprio una questione di ottusità.
    Finché saremo solo figa, non c’è motivo per cui ci si debba rispettare come persone. Per qualcuno questo si ferma a buttar giù qualche birra di troppo e scoparsi la prima che capita pur di metterlo da qualche parte (e pazienza il contorno: se è brutta fai finta che non sia successo niente), per molti altri si estende alle molestie, alla violenza e allo stupro.

  42. @Joe: mi pare che “Perché quello che conta è scopare” l’abbia scritto tu, qualche commento più sopra. Ora, se conta scopare e pagare non è un’opzione (non per quella sera, almeno), si suppone che l’obiettivo sia trovare una che si senta di dartela così sua propria sponte.
    Ecco, di donne che si facciano venire i bollori per uomini che si aggirano per i locali esalando FIII-GAAAA come Homer Simpson direbbe BIIII—RRAAAH, non ne conosco neanche una. E ve lo si vede in faccia, quella specie di Homer Simpson, per quanto facciate gli splendidi, sappiatelo ;-)

    Non trovo poi capzioso il riferimento fatto da Giulia: alla base delle molestie, delle percosse, degli stupri, e di tutti gli abusi perpetrati ai danni delle donne c’è in primo luogo una sola cosa: la mancanza di rispetto.
    La stessa mancanza di rispetto che c’è nel chiamare “fica” una donna.

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