“Colonia Dignidad”: mostro linguistico, campo di concentramento

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Vignetta di Ricardo y Nacho


Avrete già sentito parlare della "Colonia Dignidad" di Paul Schaefer, nazista scappato in Cile che trovò nella dittatura di Augusto Pinochet il rifugio ideale: d’altronde, l’anno appena passato ha visto in diverse occasioni la comunità religiosa ed il suo Papa finire nelle cronache internazionali.
L’arresto in Argentina dopo una latitanza che durava da dieci anni e l’estradizione nella terra cilena, culla di tanti nazi-nostalgici assieme alle altre dittature dell’America Latina in quegli anni; la protesta di quanti erano convinti che la Colonia Dignidad ospitasse prove di qualsiasi genere sul dramma dei desaparecidos; i numerosi ritrovamenti di veri e propri arsenali militari dissotterrati; la cattura – solo qualche giorno fa – della "dottoressa Mengele" Gisela Seewald, rea confessa di violenze su minori.
Tutto ciò seguiva alle 26 denunce per abusi sessuali su bambini accumulate dal Papa della Colonia (le prime risalenti alle indagini della giustizia tedesca sulla "Private Soziale Mission", prima che Schaefer e 300 seguaci trovassero asilo in Cile) oltre a quelle per sodomia, evasione fiscale, crimini contro l’umanità e relativa collusione con la temuta polizia del regime di Pinochet (la DINA, per la quale la Colonia fu strategica scuola di tortura).

Quello che fu a ragione considerato uno stato nello stato completamente autosufficiente (dall’energia alla frutta), fino al 1990 rappresentò di fatto una estensione temporale dei campi di concentramento evidentemente cari a Schaefer e alla dottoressa Seewald. Mozart e Wagner il solito sottofondo delle solite angherie.

Solo ieri la Colonia Dignidad (ribattezzata "Villa Baviera") è finita nuovamente nelle pagine di cronaca: il quotidiano cileno "La Nación" parla del drammatico ritrovamento in una fossa comune di resti che apparterebbero ai desaparecidos, vittime del regime. Ne scrive anche "24 Horas" e tutta la stampa cilena.
Fino ad oggi si pensava che i corpi delle vittime di Schaefer e dei suoi seguaci fossero stati eliminati, a seguito della più vasta operazione voluta dal regime dittatoriale di Pinochet (Operación Retiro de Televisores).

I 300 familiari dei desaparecidos lo scorso aprile urlarono così davanti a quella che oggi è Villa Baviera: «Sì a la justicia, no
a la indignidad
». Probabilmente il motto più forte ed evocativo di un paese, e di tutto un continente, soffocato per troppo tempo da quei Palazzi e nidi segnati da moria d’amore-e-dignità.

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2 Commenti

  1. Bello rivedere il Nacho in vignetta dopo tanto tempo, Diego (l’avevo già occhieggiato talvolta su “Internazionale”): grandiosa.:o)))))

    P.S.: el niño: meglio morisse da piccolo… ;o)

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