I miei due cents sul Nanopublishing

Mork from OrkIo, tutto questo sparlottare sui blog di Nanopublishing, non lo capisco.
Va da sé che, prima, dobbiamo spiegare cos’è il Nanopublishing a chi non lo conosce. Mi faccio aiutare da Sergio Maistrello:

Si sfrutta una piattaforma di pubblicazione semplice ed economica e si creano aggregazioni di contenuti verticali che massimizzino le entrate attraverso i sistemi di micropubblicità come Google AdSense e attirino potenziali investitori interessati a gruppi – contenuti, ma omogenei – di lettori. In cambio si offrono a chi legge alcune garanzie di base su aggiornamento, approfondimento e qualità dei contenuti che un blog personale non sempre è in grado di offrire.

Non mi interessa trattare in questa sede le eventuali differenze che passano tra un blog commerciale ed un blog personale. Per quanto mi riguarda, un buon blog amatoriale potrebbe benissimo rappresentare un appetibile veicolo commerciale. Non ci vedo nulla di male. Ma può accadere solo se un blog è visitato, ricordato, partecipato, citato. Se è vivo, insomma. E per essere tutto questo, per potersi guadagnare la fiducia dei propri lettori e, al contrario, anche la fiducia del lettori nei confronti degli autori, ci vuole tempo. Le cose che fanno “Bu!” e poi esplodono le abbiamo già viste nel corso della New Economy, e sulla base di numeri di gran lunga superiori. E così come per un certo periodo si sono aperti portali a destra e a manca (perché il portale, per un’azienda di comunicazioni, era “necessario” per poter veicolare pubblicità, e invece abbiamo visto com’è andata), il trend attuale è: “Ehi! Negli USA Gawker Media paga 2000 dollari al mese il propri collaboratori! Allora significa che ci si può guadagnare, sui blog”.
Rispondo io: no, non ci si può guadagnare sui blog. E quindi è pressoché inutile apriate il blog culinario per il target delle casalinghe; quello del lusso per i fighetti; quello della moda ggiovane per gli adolescenti; quello sui vini per gli intenditori; quello sui motori per gli amanti dei bolidi: non c’è trippa per gatti. Per i motivi che vado a spiegarvi.

Gestire un blog è impegnativo: servono stimoli, serve voglia. E la voglia (escludendo il primo naturale periodo di eccitazione) non può essere data dalla retribuzione, per un semplice motivo: che quel prodotto è nato non perché bello, non perché studiato o fortemente voluto, ma perché era “vendibile”. Quel blog non ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo; non ha quattro anni di lotte con i troll e piccoli scandali, e grandi rivelazioni; non ha uno o più autori che sentono il marchio come “proprio”.
Un blog, insomma, (fatte poche eccezioni) nasce dal basso, cresce e solo dopo diventa appetibile per eventuali investitori pubblicitari.


Gli investitori pubblicitari, appunto, non esistono. Non in questo momento, almeno. Al momento esistono piccolissimi investitori e microscopici guadagni. I numeri che un blog può esibire sono ancora sconfortanti per un’agenzia di pubblicità, e demoralizzanti per l’autore che lo cura. E non crediate che stia parlando male dei blog, anzi: è bello, in fondo, vedere tutto questo fermento attorno ad un fenomeno al quale, all’inizio, non si interessava nessuno. Ma non passate, per carità, per la stessa Via Crucis che ogni singolo portale ha dovuto percorrere: i banner orizzontali, i banner verticali, quelli quadrati, quelli in Flash, quelli che si sovrappongono ai contenuti, quelli piccoli, quelli di solo testo, quelli con tanto testo, quelli in alto, quelli in basso, quelli in mezzo, quelli di fianco.
Esisterà un motivo, non credete, per cui di tutti i portali creati attorno al 1999-2000, ne sopravvivono due, e a stento (perché i core-business delle aziende che le hanno acquistati sono ben diversi)? Invece, con tutta quella valanga di formati di banner pubblicitari, avrebbero dovuto raccogliere lauti guadagni per nuovi investimenti.
Il trucco è molto semplice: la pubblicità non c’era. Mai esistita se non in forme invisibili ad occhio nudo.
Qual è la pubblicità che ha funzionato all’interno dei portali? La propria. Quella dei portali stessi. Le aziende, una volta capita l’antifona, hanno convogliato le proprie aspettative su altri prodotti: se provate a visitare un portale in questo momento, la maggior parte degli annunci pubblicitari che vi troverete riguardano iniziative interne della medesima azienda che possiede il portale: si può trattare di loghi e suonerie, servizi di incontri (o “a valore aggiunto”) come si dice, e poche altre cose ancora.
Bene: un blog non è ancora questo e – azzardo – mai lo sarà. A meno che un giorno una grossa ditta non decida di acquistare i blog che più le vanno a genio (o i migliori per il proprio target di clienti) per utilizzarli come cavallo di Troia. Fantascienza pura, al momento. E c’è da augurarsi che lo resti per un bel po’.

Perché alla fine concordo con i più puristi che ho letto in questi giorni: “blog” è solo un modo di dire. Un “blog” può essere un sito di e-commerce, un portale, un giornale: è sufficiente utilizzare il medesimo sistema di pubblicazione utilizzato dai blog, et voilà. Ma, alla fine, la parola “blog” è legata al frutto del lavoro di una o più persone, ai loro pensieri, ai modi di dire, persino ai post scritti senza una particolare cadenza periodica. Il “blog”, come da definizione originale, è amatoriale per assunto. E’ faticoso da mantenere di certo. E viene redatto per passione, prima che per il soldo.

Se poi per le centinaia di nanoblog italiani che ho visto nascere in queste settimane ci scapperà il soldo, ben per loro, mi congratulo sinceramente.
Però vedere quattro diverse piattaforme italiane farsi concorrenza attraverso quattro distinti blog sulla televisione; tutta questa corsa al link ai blog del tuo nanoeditor (“nanoeditor”: mi ricorda qualcosa!); la parsimonia dei riferimenti ai blog del nanoeditor concorrente; tutte queste reti chiuse, questi networkini dell’usato, beh, intristiscono parecchio.
Chiedo: quanti ne chiuderanno, nel giro di qualche mese? Quanti degli autori che li curano torneranno schisci schisci al proprio blog amatoriale (se ancora avranno voglia di scrivere)? E quale saranno, alla fine, i frutti di questo immane e inutile sforzo? Una campagna di un’azienda automobilistica, 40.000 euro per tre settimane?
Ma questa, signori, era la cara vecchia New Economy nel momento in cui l’acqua le aveva superato la gola: siete partiti con cinque anni di ritardo.

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47 Commenti

  1. tutto st’ambaradam per esprimere un concetto estremamente semplice e noto, cioè: il blog è un prodotto amataoriale, e in quanto tale di nicchia (quindi, senza grandi numeri, pubblicità nisba), punto.

  2. cercano ormai tutti di guadagnare dalla microeconomia … il problema dei blog è quello di farsi vedere e di farsi leggere …
    molti di noi scrivono e non hanno molto di interessante da dire … e quindi non ti leggono …
    molti dei blog più letti sono puri parti di fantasia dove lo scrittore si inventa una vita per farsi leggere altri fanno aprofondimento …
    altri invece hanno un coacervo di concetti scritti senza un filo logico e non li legge nessuno … come questo commento
    C

  3. E via Gianluca, si riassumano subito sedici svedesi, otto consulenti, un mktg-director sudamericano pazzo e almeno un garlando!

  4. che dire, più che una questione economica mi sembra un problema di messa in circolazione delle idee–un blog è come una piccola finestra da cui buttare il cestino della merenda sperando che poi qualcuno ci guardi dentro. sennò che gusto c’è?
    e ce n’è per tutti…

  5. Su questo argomento, ai tempi, ho già risposto a Dave. Quindi non mi dilungo.
    Al mondo esiste qualcuno che ritiene di poter dire qualcosa di interessante. Tu ne sei un esempio, mentre io ci provo. Al mondo esiste qualcuno che lavora con passione e, anzi, riesce a far coincidere la propria passione con il lavoro: è il mio caso, per quanto riguarda te non posso esprimermi.
    Chi ti ha detto, caro Gianluca, che il mio blog non viene redatto “per passione, prima che per il soldo”?
    Chi ti ha detto che il mio blog non si sta creando una storia fatta “di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo”?
    Forse la scelta di cambiare “casa” al mio blog – che si è traferito da un sito personale ad un network come Blogosfere – è stata fatta solo per aver maggior visibilità. Credimi… è stata questa la ragione della mia migrazione.
    Sentivo la necessità di parlare con più gente possibile: ho preso una scorciatoia.
    Un giorno, forse, mi accorgerò di aver sbagliato e, rivedendo la tua analisi, non potrò far altro che tornare qui a farti i complimenti per la preveggenza.
    Per ora mi limiterò ad inseguire la tua passione da blogger puro

    Con stima
    Matteo Failla
    http://teledicoio.blogosfere.it/

  6. Come dice Matteo nel commento precedente, c’è anche la possibilità che il blog sia preesistente, e che arrivi sulla piattaforma di nanopublishing con la stessa passione iniziale; mosso, certo, dall’interesse personale: che non è tanto (o solo) quello per ‘i soldi’, ma soprattutto il tentativo (o la speranza) di guadagnare un po’ di visibilità. Perché per un blogger la passione è molto, e si può andare avanti per anni di sola passione, ma naturalmente si cerca anche di avere più riscontri (e lettori) possibile…

  7. MorkPublishing

    Diciamo che sul tema del nanopublishing la penso a metà un po’ come Macchianera. Ma non con la stessa ironia spocchiosa. Ci aggiungo un’ulteriore riflessione: non c’è il rischio che, di questo passo, Internet diventi davvero marginale, un luogo dove…

  8. Caro Gianluca, condivido molti dei tuoi dubbi.

    Noi siamo appena partiti e neanche ci paragoniamo a blogo.it o blogosfere.it

    Come dici tu la passione, e non il guadagno, devono essere la linfa vitale di un blog. Ne siamo consapevoli.

    2beBlog.it nasce con l’obbiettivo di offrire a Bloggers.it l’opportunità di sviluppare oggetti specifici per blog professionali e agli appassionati di usarli come si deve.

    Una simbiosi che potrebbe portare anche qualche guadagno economico per entrambi.

    Ne discutiamo apertamente e ti ringrazio per questa utile riflessione.

  9. Son d’accordo in linea di massima con le idee del post, ma sul fatto delle notti passate a bloggare mi sa che hai toppato. Mah, qualche semplificazione serve sempre per aprire il fianco alla commento facile che rende bene.

    Poi (all’estero) esistono network che aggergano solo siti preesistenti come 9rules e altri come Fmpublishing che lavorano per racccogliere pubblicità per grossi weblog cresciuti senza pretese di guadagno economico. b5media ha inglobato blog affermati in un network nato per far soldi.

    C’è tanta roba diversa tutta insieme, alcuni magari finiranno a creare e gestire per anni blog validi col miraggio di farci soldi.

  10. 1) gli investitori ci sono. Autoblog è sponsorizzato da Alfa Romeo, Motoblog da Ducati.
    2) molti dei nanoblog italiani sono scritti bene. Alcuni sono cagate indicibili, ma è da superficiali farne di tutta l’erba un fascio.
    3) nota personale: io avevo aperto un blog di videogiochi, i giorni della nascita di blogo. si chiamava Pixel Powered e probabilmente avrebbe avuto vita breve. Uscita Blogo, ci ho pensato su, e li ho contattati. E’ penso di aver fatto la cosa giusta, e di stare facendo un blog che possa tranquillamente rivaleggiare con Joystiq e Kotaku. Un blog scritto con molta più passione di quella che ad esempio dedico a Sestaluna o che tu dedichi a Macchianera ultimamente ;)

  11. Credo che la discussione di questi giorni sui blog sia la stessa che in passato si è fatta per altri media. A suo tempo anche noi della radio siamo stati accusati di mercificare un prodotto nato “libero”e quindi di nicchia. Non posso permettermi, essendo un neofita di questo mondo, di sputare sentenze, ma credo che un blog ,anche se fatto in modo “professionale” possa essere vivo,reale,sofferto se chi lo fa unisce al “lavoro” la passione e l’impegno.

  12. in fondo penso,
    anche in base ai vostri discorsi,
    che gli unici realmente in grado
    di produrre ricchezza e utili
    dal fenomeno blog
    siano i grandi player
    per intenderci
    è google che guadagna con gli adsense
    più che i blogger.
    per gli altri il ritorno può essere diverso
    fama? celebrità?
    risparmio dello psicanalista?

  13. Come altri hanno detto, commento troppo semplicistico (e nostalgico-difensivo per l'”era d’oro del blogging amatoriale” aggiungo io) per essere credibile e rappresentativo della realtà.

    Un esempio su tutti: “A meno che un giorno una grossa ditta non decida di acquistare i blog che più le vanno a genio (o i migliori per il proprio target di clienti) per utilizzarli come cavallo di Troia. Fantascienza pura, al momento.”

    * un mese fa AOL ha pagato 25 milioni di dollari Weblogs Inc (quelli di Engadget ecc.)
    * poco dopo Vnunet ha raggiunto un accordo con Gawker per localizzare i blog della loro scuderia in un sacco di lingue
    * ieri accordo Yahoo! Gawker per i contenuti

    Fantascienza? Mah…

  14. Un Neri googlebasicamente sacrosanto

    1. Allora, la mai troppo mitizzata Lipperini (foto) mi cita a proposito del pezzo di Scene Digitali su Google Base. E che gente che si occupa di letteratura capisca al volo il peso enorme che quella cosa avrà mi conforta.

  15. Bellissimo post, Gianluca…

    Sono in gran parte d’accordo con te, ma non totalmente. C’è una differenza fondamentale rispetto agli anni della bolla. Ora gli utenti Internet sono 20 milioni (l’ho letto ieri da qualche parte).

    Ammettiamo che solo metà siano buoni, sono sempre 10 milioni di persone che usano regolarmente il web. E nel 2000 probabilmente non erano nemmeno un quarto.

    Questo qualche differenza la fa, anche se non sposta il discorso sul business: comunque i blog sono per un target di nicchia. Vedo come i centri media (che controllano la maggior parte degli investimenti pubblicitari delle aziende) comprano la pubblicità su Internet: meno scazzi ci sono meglio è… la comodità prima della qualità…

    Per quanto riguarda l’argomento “passione”, hai parlato benissimo… niente qui sopra funziona senza che qualcuno ci abbia messo il cuore… ma è una regola che vale solo per Internet?

  16. Post interessante, ancor di più considerato che l’autore, se non erro, ha fatto un po’ di soldini con la New Economy. In ultima analisi non si tratta di ricavi, ma di convicere qualcuno che i ricavi prima o poi ci saranno e che vale la pena di comprarsi la baracca. Vedasi articolo sul web 2.0 su Wired di qualche tempo fa.

    Saluti,

    unit

  17. io scrivo su un blog commerciale, ma la scimmia da blogging invece che annacquarsi mi è peggiorata. Il vero problema e’ che servirebbe uno psicoanalista per ogni blog. Non e’ vero come ho letto sopra che si rispiarmierebbe :-)
    (cmq un po’spocchioso e superficiale questo post in effetti lo è)

  18. Serve davvero un nuovo servizio di blog?

    L’annuncio che la Stampa ha appena lanciato l’ennesimo servizio di blog pubblico (a proposito, complimenti Paolo) mi dà l’occasione per buttare giù in due righe una cosa su cui sto ruminando da qualche tempo, che suona più o meno …

  19. Blogga di rosa (…) – due parole sul Nano-publishing

    Ok, penso di essermi meritato il premio per il peggior titolo del 2005, ma potrei peggiorare parafrasando ulteriormente il buon De Andrè:
    C’è chi il blog lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Gianluca Neri n&egra…

  20. I dubbi sulla reale profittabilità dei blog sono più che leciti, visti i tonfi della new economy. Ma non escludo che prima o poi qualcuno trovi davvero il modo di farci i soldi: vediamo se il nanopublishing è la via giusta, anche se nel breve periodo si rischia il bagno di sangue.

  21. Oddioddio, quante tette culi Lost CameraCafè rialitisciò post record postati dall’aereo ci costerà in futuro questo solitario post interessante? Questo sistema carota e bastone implementato negli ultimi mesi da Macchianera mi ucciderà, lo sento.

  22. Auguri

    Guarda caso si vede oggi qui una pubblicità di Google AdSense per il network di blogosfere ( e stamattina a radiotremondo c’era pure in diretta da Tunisi, Marco). Del nanopublishing si parla qui e qua e tra un anno si saprà meglio com’è andato a finire…

  23. Speriamo almeno che a 7 nani-publishing italiani ci si fermi.
    Scherzi a parte alcuni li leggo, quelli coerenti con i miei interessi. Ora non so se gli autori ci possano guadagnare e quanto, meglio per loro se è così, sono comunque voci in più, e non sono cazzari, e dunque ben vengano.

  24. Il blog è un punto di passaggio. Può evolversi verso lo spot oppure verso qualcosa che non sappiamo ancora cosa sia, ma che probabilmente ha poco a che vedere col “mercato”. Personalmente penso che si sia rimasti a metà strada già fin troppo tempo e che sarebbe il momento di provare a dare un’occhiata più in là. Comunque bravo Gianluca, è bello risentire rumori di cervelli in moto. (Questo, e il post sul napalm dell’altra volta). (Bello, ma anche struggente pensando che ormai anche nel miglior blog d’Italia, questo, un post così è un’eccezione)
    ________________________________________

  25. Riccardo, devo ammetterlo: l’incipit del tuo commento mi ha intimorito. Suona monoliticamente come:”Il blog è un mezzo, ognuno vi inocula il suo fine personale.”. Che poi il fine sia di trovare lavoro, mantenersi la propria piccola massoneria da usare al momento debito o altro, poco importa. Ma in questo modo, il blog non si limita ad una versione evoluta di uno spot di sé stessi, come se ci fossero a vita le Elezioni della Vita? Per me, il blog è sempre stato insieme sia mezzo che fine. Ma è facile che mi sia incastrato in uno di quei purismi del lazzo, dei quali, contemporaneamente, vado fiero e ne comprendo il male masochistico.

  26. Lo dico sempre io, il blog è come un cane, ha bisogno di cure e di attenzioni e se lo lasci troppo da solo si intristisce e soffre la solitudine.
    Non si può prendere un cane per andare a caccia, per fare la guardia o per trovare i tartufi, il cane si prende prima di tutto per passione, poi se oltre a diventare un mangia pane a tradimento, trova anche un paio di tartufi tanto meglio :-)

  27. Silente attacco al nanopublishing: dissento argomentando

    L’ultimo sport nazionale sembra essere l’attacco al nanopublishing. Dall’attacco satirico di Blogdiscount a Blogo (preso troppo sul serio da molti, vedi commenti), è stato il turno di Gianluca Neri. Non è parso poi vero a ZetaVu di dire che per…

  28. Il fenomeno del nanopublishing a mio avviso va distinto dalla semplice accozzaglia di blog messi insieme pensando più agli inserzionisti che ai lettori.

    Non trovo sensato denigrare il sistema in quanto tale.

    E’un po’come se dicessi che la televisione è stata un’invenzione inutile perché piena zeppa di programmi per cerebrolesi come l’Isola dei famosi, la Talpa, Amici, Buona Domenica …etc…

  29. Anche io dico la mia: caro Gianluca Neri, nonostante tu mi sia stato simpatico alla Blogfest del 2004, e sia stato molto gentile con me, io credo che stavolta tu non abbia proprio ragione.

    Io sono, in un certo senso, nanoeditor dal 1994 di due e-journals accademici (www.asiatica.org) e sono molto utili agli studiosi, molto citati e molto linkati. Certo, non siamo blog commerciali e siamo, perciò, assolutamente liberi sia dalle logiche di mercato, sia dalle logiche politiche (infatti prima erano ospitati ad Harvard e poi li abbiamo spostati in provider liberi).

    Che ti voglio dire?
    1) Che i blog commerciali hanno una funzione: in primis, per loro, per fare i soldi (non con la pubblicità di Adsense, quella è ridicola, ma con quella degli spazi pubblicitari venduti alle aziende o, in futuro, del blocco di blog venduti, come ha fatto J. Calacanis con Weblogs Inc.
    Ma mi hanno detto che tu abbia fatto lo stesso, mutatis mutandis, con questo tuo blog, quindi, che male c’è?

    *Fino a che Macchianera o i blog commerciali* non degradano l’immagine della donna, essenzialmente, pubblicando cose/siti porno, non mi pare sia il caso di fare moralismo. Tu hai fatto dei bei soldi, anche altri vogliono farne.
    Magari bisognerebbe vedere come, se magari hanno fregato qualcuno per farli, ma questa è un’altra storia (che racconterò nel mio blog prima o poi).

    In secundis, il blog commerciale è una specie di servizio perché voglio sapere tutte le ultime su, non so, i cellulari, vado sui blog commerciali che li trattano. Certo, è un servizio commerciale, non sociale! Che serve principalmente a chi fa il blog commerciale, ma tant’è!
    In quel momento serve anche a me.

    Quanto alle ridicole parole nanopublishing, o nanoedotor, ecc., concordo con te: ma perché da “soubrette” o “presentatore” usiamo “anchorwoman”? E’ più moderno, dài!

    Si potrebbe dire “piccoli editori”, ma fa meno fico…:)

    ciao a presto,

    Boh

  30. Nani e giganti

    C’è chi non investirebbe più di due centesimi sul nanopublishing e chi, invece, ne difende la filosofia e le prospettive di sviluppo.

  31. E bravo Gianluca! bell’articolo.
    perchè non hai fatto nomi di Blog specifici, bisogna far capire ai nuovi blogger che in fondo il principale motivo per aprire un blog dev’essere passione di confrontarsi con gli altri!
    a presto!

  32. io cero delle affigliazioni di google che ofrono 5 centesimi al clik. il nostro sito ha l’obbiettivo di fornire al cliente informazioni su qualsiasi prodotto e notizie che si vogliono saoere in tempo reala a dei prezzi eccezionali

  33. La Storia si è già dimenticata di Gianluca Neri

    Avrei dovuto scrivere questo post qualche giorno fa, ma per problemi di tempo ho rimandato. Domenica 4 giugno è andata in onda l'ultima puntata di Report, che si è occupata del caso Calipari. Nel corso dell'inchiesta L'ultimo…

  34. La risposta a Macchianera

    Pubblico anche qui la mia risposta in merito al post di Gianluca Neri comparso oggi su Macchianera (I miei due cents sul Nanopublishing). Chissà perchè anche in questo caso, come in quello di Dave, mi sento chiamato in causa?…

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