Contrappassi

Diciamo così, diciamo che il Parlamento va difeso da qualsiasi pretesa di bloccarne l’accesso o la fuoriuscita, fine. Va difeso sempre e comunque. Niente di male dunque a ricordare una scena del primo aprile 1993, quando un centinaio di ragazzi protetti da una pattuglia di parlamentari missini (Buontempo, Nania, Maceratini, Rositani, Martinazzo, Pasetto, Matteoli, Poli Bortone e Gasparri) bloccarono per 50 minuti l’ingresso di Montecitorio.


I ragazzi indossavano magliette con la scritta «Arrendetevi, siete circondati» mentre quei deputati che osarono sfidare il blocco vennero insultati e spintonati al grido di «ladri, mafiosi, figli di puttana»; è tutto verbalizzato da una nota del Ministero dell’Interno. Contro il palazzo vennero tirate monetine con delle fionde sicchè una porta di vetro andò in frantumi. Gli slogan chiedevano lo scioglimento delle Camere. Pochi giorni prima un parlamentare di An si era presentato con la maglietta «Fuori il bottino, dentro Bettino» e alcuni suoi colleghi avevano roteato delle spugnette indossando dei guanti bianchi, ciò mentre un altro deputato di An ciondolava un paio di manette e ancora un altro deputato leghista srotolava un celebre cappio. E allora daccapo: il Parlamento va difeso da qualsiasi pretesa di bloccarne l’accesso o la fuoriuscita, e anche sbirciando gli errori di ieri possono consolidarsi le convinzioni di oggi, diciamo così.

Articolo scritto per Il Giornale e non pubblicato.

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50 Comments

  1. Filippo Facci facente funzione di Marco Travaglio.

    (basta comunque conservare i giornali vecchi per qualche anno, e rileggerseli periodicamente. Fa molto bene alla memoria, altro che fosforo)

  2. Oh, mica faccio la vittima. Il Giornale me ne ha pubblicati ben di peggiori, magari dopo un’insistenza che ‘stavolta non ho avuto. Lo stesso episodio, meno dettagliato, del resto lo scrissi in un altro articolo sul Giornale (pubblicato) nei giorni in cui si polemizzava perchè la Lega, nonostante fosse al governo, non dismetteva di parlare di ‘Roma ladrona’. Dunque tranquilli, che non faccio scene e mangerò il panettone, che altrimenti non dovrei averlo più mangiato da molti anni. Ecco il pezzullo pubblicato anni fa:

    Camera con svista

    Leghisti, vergogna. Non si dice che Roma è ladrona: perchè la Camera si offende. Invece, il 3 febbraio 1993, quando Msi e Lega furono i soli partiti che non protestarono dopo che i magistrati milanesi avevano mandato la Finanza al Montecitorio, per esempio, la Camera non si offese. Invece, il 16 marzo 1993, quando i deputati missini indossarono dei guanti bianchi e balzarono in piedi e fecero roteare delle spugnette in direzione della presidenza del Consiglio, per esempio, la Camera non si offese. Invece, poco più tardi, quando un leghista ex giocatore di basket srotolò una forca nell’emiciclo mentre un deputato missino in camicia nera sventolava un paio di manette, la Camera non si offese. Invece, il primo aprile 1993, quando un
    centinaio di missini tra i quali svariati parlamentari bloccò per quasi un’ora l’ingresso di Montecitorio con addosso magliette con scritto “arrendetevi, siete circondati”, e nel trambusto volà una sassata che mandò in frantumi una porta a vetri, la Camera non si offese. A Napoli, quel giorno stesso, il missino Giuseppe Fortunato aveva lanciato una secchiata d’acqua sui banchi degli assessori mentre il missino Amedeo Laboccetta aveva occupato la poltrona del sindaco, e insomma era scoppiato un putiferio molto napoletano con pugni e calci e urla e minacce e fischietti e trombette e sirene da stadio. Il consiglio comunale non si offese, figurarsi la Camera.
    La conosciamo, è fatta così. E’ un po’ lunatica.

  3. I famosi corsi e ricorsi. Lo so che a sperare certe cose c’e’ da morir sperando, ma spero proprio che questa sia l’ultima. E a margine, le proporzioni e le ragioni di quella e di questa volta non sono minimamente comparabili. A meno di voler fare ti tutta l’erba un fascio. Per l’appunto.

  4. Quanto è importante avere memoria del passato. Io mi ricordo anche un’altro slogan dei giovani di AN, dopo il processo ad Andreotti,: “vieni fuori che te lo facciamo noi il giusto processo”.

  5. Facci, sbrigati a farti un acconto su paypal, che tra un po’ ci toccherà lanciare l’azione
    “Fallo per Facci: dona 5 euri per salvare una specie in estinzione, il giornalista pensante”

  6. Caro Facci,
    nei tuoi due pezzi ricordi gli stessi episodi ma la differenza è abissale. Nell’articolo più antico dici che i leghisti sono sì anti-italiani, ma siccome in passato sono avvenuto fatti ben più gravi, non è proprio il caso di indignarsi troppo. L’articolo viene pubblicato.

    Nel secondo pezzo, relazionando gli stessi fatti in modo diverso, mostri l’incoerenza di chi a destra si è sempre preso molte licenze ma una volta al potere pretende di fare il repressivo.
    L’articolo non viene pubblicato.

    Morale: non è il fatto in sé a parlare, ma ciò che il fatto dimostra se paragonato ad altri fatti. A sventolare un cappio in aula, in sé e per sé, non c’è granché di male. Ma se lo sventolatore di cappio, quando va al governo, poi fa il perbenista e il repressivo, il “no no no queste cose non si fanno”, allora è davvero incoerente. Se lo scrivi, fai un articolo di critica vera.

    Se ne deduce che il motto del Giornale è: sei libero di pensare, basta che la pensi come me.

  7. Valuterò quanto valutare i consigli di uno secondo il quale “A sventolare un cappio in aula, in sé e per sé, non c’è granché di male”.

  8. Sono d’accordo e in disaccordo con Facci. In disaccordo perché so come la pensa su Tangentopoli e io (diciamo con metafora) non la penso proprio così. Sono d’accordo con lui perché non è difficile mostrare come la classe politica (di destra o sinistra, della prima o seconda repubblica) sia una manica di voltagabbana opportunisti, pronti a sputare nel piattino dove hanno mangiato. Va dato quindi onore a lui, che almeno è stato sempre craxiano anche a a costo di pagare di persona, rispetto agli opportunisti che adesso si contendono la salma oramai fredda del presunto “grande statista”.

  9. Sventolare un cappio in aula non è cosa che si fa tutti i giorni.
    A meno che uno non ritenga qualcosa di male cose tipo sventolare teste mozzate o giù di lì.
    Era un gesto di sdegno, pesante ma giustificato.
    Comunque, ritengo che il pezzo non sia stato pubblicato semplicemente perchè non era il momento giusto, tutto qui.

  10. I nomi carissimo; il pezzo sé lo so fumato per la sbrodolata di nomi che c’hai messo in testa

  11. cercavo il tuo articolo sul giornale, come al solito, e non trovandolo sono venuta qui a colpo sicuro… credimi, fa piu’ effetto letto in questo modo…

  12. Ho letto questa frase: “Sventolare un cappio è un gesto di sedegno pesante ma giustificato”.
    Già che ci troviamo invitiamo i parlamentari a munirsi di beretta e di fucili a pompa, per esprimere con maggior enfasi i propri sentimenti. Se ne potrebbe fare un film ( ma forse l’ hanno già fatto ): “L’ onorevole con la pistola”.
    A parte gli scherzi, Facci ha scritto un pezzo coraggioso, visto il giornale a cui era destinato, ma anche doveroso. Indipendentemente dal giudizio pessimo su tangentopoli, non si possono tollerare il lancio di monetine e gli sventolii di cappi. E non è questione di forma, ma di sostanza: lo chiamano “rispetto delle istituzioni”.
    A conferma della stupidità del gesto, c’ è il fatto che a compierlo furono Missini e Leghisti, forze politiche che certo non brillano quanto a senso delle istituzioni. Politici, che per intercettare qualche voto in più, per fare qualche comparsata in televisione, hanno mostrato coerenza esemplare: ora che sono al governo, come mai si sono rimangiati il giudizio su tangentopoli? come mai hanno votato tutte le “leggine” proposte da Silvio B ? Dov’ è finito lo “sdegno” di allora?

  13. Non ho mancato di mandare improperi al Facci in passato (e non escludo che lo farò in futuro) ma vista la situazione di questo Blog da un pò di tempo lo ringrazio di esserci almeno lui a farci tornare nel mondo reale. Grazie.

  14. … naturalmente, sottinteso a tutto quanto sopra, è che quelli che allora fecero oggi non criticano e che quelli che oggi fanno allora non criticarono, vero ?
    O è un problema di unità di misura ?

  15. “Sbirciando gli errori di ieri”? In questo clima di cecità? Qui già è tanto se qualcuno si ricorda delle stronzate sparate il giorno prima.

  16. A proposito di memoria:
    … e voi, che ne pensate di Craxi jr. nell’unione?

    a) muoia Bobo con tutti i socialisti
    b) i figli (di mignotta) non debbono pagare per le colpe dei padri
    c) ti offro un rametto di garofano in segno di pace
    d) Di Pietro boia
    e) la tangente è una brutta cosa. Anche la secante e la derivata: infatti, mi hanno sempre trombato all’esame di analisi due
    f) suo padre, come il nonno dell’Alessandra Mussolini, era un grande statista, un nonno amorevole e una gran brava persona
    g) una, cento, mille Sigonella!
    j) Craxi era un uomo coi coglioni, ci rivorrebbe uno come lui. Chissà se il figlio è all’altezza
    i) Bobo è più carino e ha più capelli, ha il timbro di voce di suo padre ma meno baritonale. In compenso, fa meno pause.

  17. Però c’è protesta e protesta.
    O meglio: quel che conta è cosa vuol dire la protesta, no?
    L’episodio dei manifestanti di AN io l’annovero in uno dei tanti episodi della telenovela mani pulite: e chi dimentica l’asfissia pressante dei tg e le banalità dei Funari di turno..
    All’epoca i gesti plateali si sprecavano, (il cappio in parlamento, Carra in manette, le stesse reclusioni anticipatorie della condanna erano segno, come lo è erano il suicidio di Cagliari ed il silenzio di Greganti): ma al di là dei segni il parlamento era delegittimato davvero; la frattura tra società e parlamento era reale.

    In questo caso fare i paralleli mi sembra azzardato: qui siamo davanti ad una protesta come le altre con un passaggio fuori luogo in più. Condannabile punto.
    E’ la solita campagna scolastica, sempre uguale a se stessa.
    Chi non si ricorda gli anni della Pantera, i cortei contro la Jervolino, le occupazioni scolastiche?
    Conoscete ambienti più infiammabili della scuola?
    Ma poi tutti cresciamo e questi restano solo ricordi.
    Saluti.

  18. Caro Filippo Facci,

    il sottoscritto era presente alla manifestazione da lei citata del 1993.

    Dunque facciamo un po’ di precisione.

    Punto primo, i deputati non erano gli organizzatori della manifestazione, ma semplicemente cercavano di evitare degli incidenti (cosa che non si verificò)trattandosi di una manifestazione non autorizzata.

    Punto secondo, la differenza storica non è di poco conto. All’epoca si era nel pieno del ciclone Tangentopoli e la Camera rigurgitava di inquisiti. Non era solo il Fronte della Gioventù, ma una buona parte dell’opinione pubblica e della stampa a chiedere lo scioglimento di quel Parlamento. Qui siamo in una situazione completamente diversa. C’è un Parlamento che porta avanti il suo lavoro di riforme, senza alcuna delegittimazione morale o penale che sia. Semmai, si può legittimamente obiettare sulla efficacia delle riforme.

    Punto terzo. Nel 1993 si trattò di una manifestazione non autorizzata e quindi difficile anche da contrastare per le forze dell’ordine che furono sorprese. Qui, c’era un corteo e lo si è lasciato volontariamente arrivare a Montecitorio.

    Punto quarto. Non ci fu nessun lancio di monetine, né qualsiasi scontro. Era una manifestazione simbolica (appunto le già citate magliette “arrendetevi siete circondati”).

    Punto quinto. La manifestazione sull’Università voleva in qualche modo ostacolare i lavori parlamentari (altrimenti poteva tranquillamente terminare sotto il Ministero dela Moratti), mentre quella del Fronte della Gioventù mirava solo a rappresentare lo sdgeno verso una classe politica incapace di un gesto nobile come lo scioglimento e far tornare a votare i cittadini.

    Concludendo, sicuramente nel 1993 si fece una cosa contro la legge. Ma con ben altre motivazioni.

    Con stima

    Louis Ferdinand Céline
    http://celine.ilcannocchiale.it

  19. Ma sì, facciamo un po’ di precisione. Quel primo aprile la giornata era cominciata a Napoli, quando una pattuglia di militanti del Movimento sociale nell’aula del consiglio comunale convocato per sostituire ben 17 consiglieri inquisiti o arrestati, irruppe e il missino Giuseppe Fortunato lanciò un secchio d’acqua sui banchi degli assessori: «Vogliamo ripulire il
    Consiglio – urlò – mentre la magistratura sta ripulendo la città».S ubito dopo il capogruppo dell’Msi Amedeo Laboccetta occupò la poltrona del sindaco (Laboccetta sarà poi accusato di corruzione) e in aula volarono pugni, calci, minacce, fischietti, trombette, sirene da stadio, palloncini pieni d’acqua. La rissa fu rpresa da alcune tv inglesi e tedesche.
    Ed eccoci a roma, laddove – colpo di scena – c’ero pure io e certo non coi fascisti. Non ci furono incidenti? Col cazzo: ci furono malmenamenti e qualche pugno (c’ero in mezzo) e come detto volarono monetine contro il palazzo prima a mano e tirate con fionde, con una porta di cristallo spaccata. Altri slogan di quel giorno: «Ma che democrazia, ma che cristiana», Ruba il comunista, ruba il socialista, l’Italia che ruba è quella antifascista».
    La manifestazione, non autorizzata, chiedeva lo scioglimento delle Camere prima del referendum sulla legge elettorale. altro che cazzi. Furono distribuiti dei volantini: «No alla legge elettorale truffa. Elezioni subito». E il fatto che ma una buona parte dell’opinione pubblica e della stampa chiedesse la stessa cosa rende solo più gravi, pericolose, emblematiche e soprattutto vigliacche le cose. A ogni modo Gianfranco Fini disse il giorno dopo:

    “Si è solo gridato davanti a Montecitorio, invitando
    i parlamentari ladri ad andarsene. Cosa rimprovero a quei ragazzi? Soltanto un eccesso di generosità. Con la loro azione hanno offerto ai partiti moribondi un’arma da usare: l’antifascismo. Sono gravi le dichiarazioni di un ministro dell’Interno, Mancino, che è il successore di un altro ministro (l’allusione è ad Antonio Gava. ndr) sospettato di connivenza
    con la camorra (poi assolto, ndr) e che dovrebbe andarsene a casa perché si è lasciato impaurire da sessanta ragazzi in maglietta. Il Parlamento insultato? I ministri inquisiti sono un insulto. Quei ragazzi sono andati lí soltanto a chiedere di votare un altro Parlamento! Lo squadrismo non esiste e se chiamate squadrismo quello di ieri a Montecitorio e a Napoli
    commettete un grande errore. Un pericolo fascista in Italia è inesistente; lo agitano solo quelli che ne hanno bisogno per creare un fantasma contro il quale schierarsi. Il vero pericolo è che di fronte agli scandali, ai ministri inquisiti, all’economia a pezzi, il disgusto dell’opinione pubblica diventi troppo forte. Questo può succedere. Per questo vogliamo votare”.

    Capito? In realtà i missini volevano proteggere il Parlamento.
    Ma vaffanculo, va’.

  20. Mi spiace ma gli incidenti non ci furono. Ci fu solo, qualche carica dei carabinieri quando riuscirono a rompere la catena umana e a mettersi tra i ragazzi del FdG e il portone di Montecitorio. Stop.
    Che c’entra Napoli? Che c’entrano gli slogan gridati?

    Mi spiace per te e i tuoi amici socialisti, ma non fu squadrismo. Solo indignazione

    p.s. Hai preso un pugno? Immagino avrai denunciato l’aggressore, visto che non nessuno aveva indosso passamontagna arcobaleno.

  21. In confronto la manifestazione degli studenti è aria fritta. Peraltro avendo probabilmente più ragione, anche se il tema in sé è stato brutalmente cavalcato dalla mera appartenenza politica.
    Si starà a vedere quando, presumibilmente tra pochi mesi, di nuovo a parti invertite, sarà il centrodestra maniferstare.

  22. Bloccare o cercar di bloccare l’ingresso è violenza, una manifestazione non autorizzata è violenza, certi slogan sono violenza, le monetine sono violenza, una porta che va in frantumi è violenza, una maggioranza minacciosa è violenza, i tafferugli e la rissa che coinvolse anche me fu violenza.
    Per il resto non ho l’abitudine di denunciare chi mi tiri un pugno, ma ho la debolezza di mettermi sul suo stesso piano.

  23. E comunque speravo di essere stato chiaro: “il Parlamento va difeso da qualsiasi pretesa di bloccarne l’accesso o la fuoriuscita, fine”.

  24. Aderisci anche tu alla campagna che si propone di sostenere la
    Candidatura del Boss Bernardo Provenzano alla leadership del
    centro-destra alle prossime elezioni.
    Contro una politica senza onore vota un uomo d’onore.

  25. una manifestazione non autorizzata è reato, violenza non direi (o perlomeno dipende da come si svolge la manifestazione). Bloccare per dieci minuti uno degli ingressi di Montecitorio è illecito, ma non violenza visto che non si spintonò o aggredì nessuno.

    La rissa è violenza, quello sì. Essendone stato coautore significa che sei un giornalista violento?

    p.s. maggioranza de che? i manifestanti erano la metà dei carabinieri

  26. Vabbè, magari la parte in cui si dice che quella con Gasparri & C fu una manifestazione all’acqua di rose fa un pò revisionismo da operetta,
    però “C’è un Parlamento che porta avanti il suo lavoro di riforme, senza alcuna delegittimazione morale o penale che sia” è strepitosa !

  27. Affermare che impedire l’entrata o l’uscita dal Parlamento e’ sacrilego serve unicamente a spegnere la discussione. Naturalmente e’ grave che il signor Gustavo Selva -alla cui incolumita’ nessuno ha attentato- abbia tardato a riapproprarsi del suo scranno, ma molto piu’ grave e’ l’approvazione del ddl Moratti, nella forma e nella sostanza: di questo si dovrebbe discutere.

    Allo stesso modo, puo’ destare impressione la manifestazione -certamente spiritosa- di chi circonda il Parlamento con la maglietta “arrendetevi, siete circondati”, ma bisogna ricordare che si era non in piena tangentopoli bensi’ in piena Mani Pulite, ossia, la prima e unica applicazione del motto “la legge e’ uguale per tutti” che ci sia mai stata nel nostro paese.

    Che Craxi fosse un ladro lo sapevano tutti. Che i partiti rubassero anche. Che il sistema delle tangenti fosse pandemico pure: ma solo allora stavano emergendo le prove, pubbliche, c’erano i rinvii a giudizio e ci sarebbero stati i processi (la maggior parte dei quali si sarebbe conclusa con condanne pesantissime e definitive).

    Se vogliamo parlare di sacralita’, il parlamento e’ sacro, ma il popolo lo e’ di piu’: e quello che inveiva contro Craxi all’uscita del raphael, e contro un parlamento connivente, era il popolo. Il popolo che in piu’ era stremato da un anno di stragi (da Capaci alle bombe del 93) e che sentiva, per quanto le prove sarebbero arrivate solo dopo, che quelle bombe erano parte di un gioco a due, in cui una squadra era lo stato: meglio, i politici, certi politici.

    Craxi sarebbe stato condannato per ladroneria; Andreotti, invece, sarebbe stato definito colpevole del reato di concorso esterno alla mafia fino al 1980 in una sentenza definitiva. Altre decine di scherani, portaborse, collettori di tangenti, sarebbero stati smascherati, sputtanati e detronizzati.

    Per cui oggi sappiamo che nellle manifestazioni del 1993 la rabbia di un paese alla deriva economica e civile, si sfogava, finalmente, contro i veri responsabili. Non accade spesso, anzi, in Italia non era mai accaduto -e non sarebbe mai piu’ accaduto-.

    La cosa triste, caro Facci, e’ che molti gaglioffi sarebbero tornati, e di nuovi ne sarebbero arrivati: e non c’e’ piu’ nessuno disposto a circondarli. O quasi.

  28. Caro Sapu, mi perdoni in cosa è strepitosa la mia frase da lei citata?

    p.s. suggerimento: nel prossimo commento se dovesse usare ancora “un po’” lo scriva con l’apostrofo e non con l’accento. Se ne è sprovvisto chieda a Celentano.

  29. Ecco, un uomo che si scandalizza per un accento, e non trova nulla da obiettare contro lanci di monetine o pugni che volano… che strano senso della morale.
    Comunque, il parlamento se ne sarebbe andato a casa comunque, con o senza sommosse di piazza. Dunque perchè i missini indicevano quelle manifestazioni, se non esclusivamente per aumentare la propria visibilità politica? E poi, attenzione quando si dice “il popolo è più sacro del parlamento”, perchè le regole valgono per tutti, anche per chi è dalla parte della ragione.

  30. Ricordo a tutti che l’attuale governo si oppose fermamente(quando era all’opposizione) alla proposta del centro-sinstra di modificare la legge elettorale.Vi furono gravi accuse da parte di Silvo in persona.Ed i parlamentari di centrodestra dissero alle penultime elezioni regionali(dato che la sinistra non aveva più il controllo sulla maggioranza delle regioni)che sarebbe stata la morte della democrazia se non si fosse andati alle elezioni anticipate……Dalema e Bertinotti fecero il resto….e sappiamo come è andata a finire…….Ora il governo in carica non ha più il controllo su più di 2/3 delle regioni italiane,vogliono modificare la legge elettorale per non garantire la stabilità del futuro governo,ed un sacco di bandierine stanno già pensando di cambiare coalizione(i cosiddetti franchi tiratori che faranno cadere il prossimo governo).Non opinioni ma fatti.:-P

  31. Caro Munchausen, che “il parlamento se ne sarebbe andato comunque” e’ una tua opinione. Storicamente, il parlamento non se ne va, anzi, i politici anche disonesti e anche colti in flagrante non se ne vanno se non vigorosamente sospinti: e con forza. Di piu’, gli ultimi dieci anni dimostrano che, anche una volta andati via, sono pronti ad autoriesumarsi (intini, de michelis, vito, attendiamo con ansia l’improponibile de lorenzo) non appena la tensione civile si allenti.

    Peraltro, quanto dici del rispetto delle regole e’ certamente giusto, ma cosa succede se uno dei due giocatori non le rispetta? e, guardacaso, e’ il giocatore piu’ forte? cosa deve fare l’altro? non voglio proporre improbabili analogie, ma se fosse stato per il rispetto delle regole nessuno si sarebbe ribellato a mussolini e oggi magari saremmo in un regime da collocare, in un’ipotetica classifica di liberta’, tra la Thailandia e la Mongolia.

    Esistono fasi storiche rivoluzionarie, e altre che lo sono potenzialmente: fasi in cui la delega rappresentativa si rompe: ma non e’ il manifestante che la rompe, e’ il politico: la gente ha cacciato i ladri perche’ quei ladri avevano rotto il contratto di rappresentanza.

    Trovo un po’ ridicolo questo fare le anime belle a dodici anni di distanza, ridicolo e smemorato. Per due motivi:

    Il primo e’ che a nessun politico, per quanto ladro, mafioso, infame, corrotto e’ stato mai torto un capello: quello che qui si contesta sono state manifestazioni puramente simboliche.

    Il secondo e’ che si dimentica totalmente la situazione storica ed economica: il paese era in piena bancarotta, ancora non c’era stato il risanamento, non c’era l’ancora europea perche’ l’italia era fuori dal sistema monetario e l’inflazione si attestava su valori oggi improponibili.

    In piu’, c’erano le bombe, in altre parole, l’Italia era sotto ricatto terroristico. E non di un terrorismo cialtrone di quattro invasati come negli anni 70, ma un terrorismo di professionisti. Peggio ancora: la fisionomia del ricatto terroristico in atto era occulta, nessuno sapeva chi metteva le bombe, eccetto certi politici.

    In questo contesto, i politici ladri e corresponsabili dello sfascio vengono finalmente smascherati. Non ce lo ricordiamo piu’, ma il paese era in uno stato di prostrazione tale che e’ quasi un miracolo che non ci siano stati incidenti seri, tentativi di golpe, e che oggi non ci ritroviamo con un duce, ma solo con un ridicolo ducetto basso, calvo e di plastica.

  32. E dategli la password a questo Charles e toglietela al fuffatore Facci, vedi vedi che magari si recupera un po’ Macchianera dal suo stato comatoso

  33. Facci, quando si e’ miseramente perdenti in un dibattito telematico esistono due strategie: tacere (facendo finta di avere rotto l’adsl) o insultare. Una e’ elegante, l’altra e’ solo avvilente.

  34. Facci, lo stile da “intellettuale anarchico senza peli sulla lingua” che ad argomento fa seguire offesa personale non è da Longanesi. E’ da Sgarbi o da bambino delle differenziali.

  35. Caro Charles, se oggi ci troviamo con un ducetto basso, e non invece con un rispettabile governo di centrodestra, è proprio a causa di quelle monetine e di quel populismo da repubblica sudamericana che sconvolse l’ Italia in quegli anni.
    Non si tratta di essere anime belle, anzi l’ ingenuità mi sembra essere la tua.
    Infatti, confondi il giusto “smascheramento dei ladri”, che veniva ( molto lentamente ) effettuato dalla magistratura, con la “successiva gogna mediatica” che veniva alimentata ad arte dai mezzi d’ informazione.
    Presi com’ erano ad inseguire questa “gogna”, e forse ricorderai che le reti del nano, non a caso, erano in prima fila, gli italiani si sono finiti per dimenticare la “giustizia”. Così adesso ci troviamo con una classe politica il cui livello è persino più basso di prima.
    Morale della favola: Il populismo è sempre un male peggiore di quelli che pretenderebbe di curare.

  36. La malattia che ha portato l’Italia a quello che è oggi non è il populismo (che è una parola che non significa nulla, ma suona bene), è la tendenza cambiare casacca. I Feltri, i leghisti e gli altri furono forcaioli allora, ma era una fase critica, e col passare del tempo non ci sarebbero state ghigliottine, ma un clima più moderato per ripartire da zero. Con l’avvento del caro B. tutti sono andati dove portava il vento di potere, costruendo per esempio quintalate di merdate contro Di Pietro (dopo che B. gli aveva proposto il ministero dell’Interno, sia chiaro) e facendo credere che i magistrati siano tutti bolscevichi complottardi. La malattia dell’Italia è quella di avere la memoria corta, e di avere molte persone brave a annusare il vento, sicure che tanto, nel nostro caro paese, “chi striscia non inciampa”.

  37. Forse l’ idea che la prinicipale responsabilità sia del populismo non eccelle per originalità, ed è anche piuttosto riduttiva ( del resto la sede impone una certa semplificazione delle analisi ).
    Ma pensare che le condizioni attuali dell’ Italia siano colpa di quattro voltagabbana, mi sembra ancora peggio.

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