Poi dicono l’Eurasia


Un paese incivile di nome Turchia entrerà in un’Europa sempre più cieca e imbelle. Mentre il Giornale e il Foglio scrivono sonore cazzate.
La Turchia è un paese in cui il 99 per cento della popolazione è seguace di Maometto, ed è un paese che vorrebbe, ora, riversare settantun milioni di musulmani in un’Europa che ne contiene quindici milioni e ha già i suoi problemi.
La Turchia è un paese in cui a dispetto di una laicizzazione cominciata nel 1924 ha vinto infine un partito che si chiama Partito Islamico, una forza che ha preso il 34 per cento dei consensi dopo aver inneggiato al ritorno del velo per le donne: un partito il cui leader (nonché capo del governo) ha due figlie che portano il velo e una moglie che lancia fatwe contro le adùltere: la legge che punisce il tradimento del coniugi difatti è stata soppressa solo di recente e solo su forte pressione europea. Le donne in Turchia possono votare, ma sono completamente assenti dalla vita pubblica: la cultura questo vuole e questo insegna loro da quando sono bambine.


La Turchia del resto è un paese in cui cinque ragazze sedicenni che stavano facendo un bagno in mare con il chador – è cronaca recente – furono lasciate affogare perché la religione islamica proibiva ai bagnini di poterle toccare: una notizia sulla quale le autorità turche – queste autorità turche, quelle che vorrebbero aprirsi all’Europa – non hanno detto una parola, e neppure hanno formalizzato un’inchiesta per omissione di soccorso. E’ un Paese, la Turchia, in cui Amnesty International ha rilevato violazioni e torture e sevizie che in Occidente neppure ci sognamo: gente appesa per i piedi e la regola della celebre falaka – in teoria proibita – che poi sarebbe l’arte di bastonare i prigionieri sulle piante dei piedi, affinchè le terminazioni nervose irradino il dolore sino al cervello: storie come quelle raccontate da Oriana Fallaci, piaccia o meno, la quale descrisse una trentacinquenne turca stuprata e ingravidata da un bruto e infine lapidata a morte dalla sua famiglia: questo nel Paese in cui la pratica di uccidere o far passare per suicidate le figlie ribelli è straordinariamente tollerata.
La Turchia è un paese in cui i diritti umani e le libertà individuali e la libertà di libertà di culto e di critica e di informazione e di espressione e di associazione e di manifestazione sono ancora a livelli preistorici, come se le “armonizzazioni” e le aperture legislative del governo turco potessero cancellare un passato secolare in poco tempo: è un paese in cui il restringimento della libertà di linguaggio e di cultura arretra anziché progredire – nonostante le teoriche riforme di Ankara – e in cui gli scontri con la minoranza curda hanno portato a 35mila morti negli ultimi quindic’anni, nonché alla recente chiusura di una televisione e di un quotidiano.
E’ un Paese in cui solamente una speciale tutela militare sul governo e sul Parlamento, per ben tre volte, ha salvato la democrazia dal suo rovesciamento: una sorta di quarto potere che l’Unione europea ha chiesto alla Turchia di abolire ma senza il quale le istituzioni levantine si ritroveranno esposte alla tentazione del colpo di Stato come mai prima era accaduto.
Volete la Turchia in Europa? Fate pure, se volete credere alla lungimiranza politica di alcuni burocrati comunitari ben ansiosi di esportare salami e tecnologie. Potete anche crederci. E così pure potete credere che nel giro di pochi anni possa formarsi un’opinione pubblica islamica che guardi più a Londra e a Roma anziché alla propria secolare tradizione, quella che sino a pochi anni orsono faceva dire al premier turco che l’Europa fosse meramente “una cricca di cristiani che vogliono la nostra morte”. Lo stato di Ankara, oggi, assomiglia più a questo che al modello laico e costituzionale voluto da quel genio di Ataturk all’inizio del Novecento: un esperimento mai digerito e mai riuscito, invero. Naturalmente potete anche credere che una Turchia europea limiterebbe l’espansione dell’Islam fondamentalista: che farebbe questo, cioè, anziché snaturare ulteriormente le radici che l’Europa ha dannatamente bisogno di ritrovare: perché è soprattutto l’Europa, oggi, a non essere in grado di accogliere la Turchia: il ventre molle dell’Occidente è pronto a esportare ma non a importare lo shock culturale che ne deriverebbe. Nel quadro prospettato, l’Europa confinerebbe con l’Iran: e ci sono nazioni come la Siria che già si fregano le mani e aspettano il loro turno. Tutta Europa e nessuna Europa: sicchè, pensa chi scrive, un’Europa allargata alla Turchia rappresenterebbe un pericolo non grave ma gravissimo. Gli affari? Ci siamo illusi che ai burocrati di Bruxelles e ai bolsi della realpolitik potrebbe bastare una partnership commerciale tra Vecchio Continente e Turchia: niente da fare, hanno deciso di scherzare col fuoco e dunque con una nazione che dotata, per usare un’espressione di Barbara Spinelli, a un possente senso dello Stato-nazione, aggrappato con lacci saldi a un’idea etnica dell’identità.
E che scrivono i giornali di centrodestra, che sostengono gli alfieri dell’iper-stra-real-politik?
Ecco che Franco Frattini e il giornalista Carlo Panella, rispettivamente sul Giornale e sul Foglio, hanno scritto due articoli sulla questione turca e sono incappati in errori materiali vergognosi. I due articoli, nonostante Frattini e Panella di recente abbiano scritto un libro insieme, differiscono nel linguaggio ma non nella comune asserzione secondo la quale il genocidio turco degli armeni sia una materia di cui l’Unione europea non dovrebbe più di tanto occuparsi, questo perché i due popoli starebbero già risolvendola traverso una commissione congiunta. Ciò hanno scritto. Il contenzioso, ricordiamolo ancora una volta, sarebbe la mera ammissione che i turchi nel 1915 deportarono e affamarono e violentarono e decapitarono e impalarono un milione e mezzo di cristiani armeni, ciò che la storiografia turca nega a tutt’oggi.
Scrive Frattini: “Il Parlamento europeo ignora la decisione del premier turco di affidare coraggiosamente ad una commissione, cui gli armeni hanno tra l’altro aderito, il compito di far luce su questa pagina sanguinosa”. Sentenzia Panella: “La Vecchia Europa entra a gambe giunte nel dramma storico che turchi e armeni stanno risolvendo con la trattativa, boicottando così la reciproca volontà di pacificazione”. Commissione? Trattativa? Pacificazione? Frattini e Panella forse ignorano che la commissione, in realtà, non esiste più, anzi in un certo senso non è mai esistita: nacque in segreto su finanziamento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ma i quattro esponenti armeni che vi presero parte (i turchi erano sei) più volte furono invitati a dimettersi dal governo armeno che non vi aderì mai. La Commissione fece tuttavia il tempo a rivolgersi ad un neo-nato organismo, l’Istituto di Giustizia Transizionale, affinché il medesimo si esprimesse sull’applicabilità o meno del termine genocidio, ma poi successe che i sei membri turchi intimarono l’Istituto di annullare la richiesta: da qui le dimissioni dei membri armeni nonchè l’esaurimento di una commissione peraltro mai riconosciuta. Non solo: venne fuori che la premesse della Commissione stessa era che non si occupasse del genocidio – non fu chiaro di che cosa doveva occuparsi – e la conferma giunse da un’incauta intervista rilasciata dal membro turco Ozdem Sanberk: “Lo scopo principale della commissione”, disse, “è di impedire le iniziative a favore del genocidio del Congresso degli Usa e dei parlamenti occidentali “.
Lasciando poi da parte il vergognoso negazionismo di Carlo Panella, che scrive l’espressione “genocidio degli armeni” tra virgolette e ammette solo una “pulizia etnica” che avrebbe ucciso 300mila persone e non un milione e mezzo, resta notevole che persino Frattini abbia scritto di “improvvisa preoccupazione europea” per la questione armena, con Panella a chiosare che “L’Ue accampa scuse, alibi e pretesti” nonché “miopi interessi di bottega elettorale”: come se l’Europarlamento si fosse svegliato ieri mattina e non nel 1987, anno della prima mozione che chiedeva alla Turchia di riconoscere il genocidio come condizione per entrare in Europa; e come se in questi anni, soprattutto, il genocidio non fosse già stato riconosciuto da Argentina, Russia, Grecia, Libano, Belgio, Cipro, Svezia, Bulgaria, Francia (addirittura con una legge) e soprattutto Vaticano (l’attivismo di Giovanni Paolo II fu straordinario) e infine dall’Italia: il Parlamento italiano, all’unanimità e su proposta di un membro di questo governo, allora all’opposizione, riconobbe il genocidio armeno il 17 novembre 2000. A non riconoscere il genocidio armeno, dato il loro eccellente rapporto coi turchi, sono rimasti giusto Inghilterra, Germania, Israele e Stati Uniti: l’opportunità politica in questo caso consiste nel non ammettere, formalmente, qualcosa che è però inopinatamente esistita.
La Turchia, frattanto, consolidava un negazionismo davvero poco europeo. L’estate scorsa, nello stesso periodo in cui la stampa italiana raccontava della commissione inesistente, entrava in vigore il nuovo articolo 306 del codice penale di Ankara che punisce con dieci anni di carcere chiunque affermi che gli armeni hanno subìto un genocidio; pochi mesi prima, l’8 marzo, come ho saputo grazie a un commentatore di Macchiera, la Bbc rendeva invece noto che sarebbero stati cambiati tutti i nomi di animali che facessero riferimento all’Armenia o al Kurdistan: il ministero dell’ambiente spiegò che la pecora chiamata Ovis Armeniana sarebbe stata ribattezzata Ovis Orientalis Anatolicus, il cervo chiamato Capreolus Armenus sarebbe divenuto Capreolus Cuprelus, la Volpe Kurdistanica sarebbe diventata Vulpes. E via così. Questo, ammisero, per salvaguardare la purezza turca.
Ora le trattative sono iniziate ufficialmente e la si è fatta ancor più burbanzosa e arrogante. Per quanto mi riguarda, la battaglia è appena incominciata. C’è da difendere un’Europa che affondi le proprie radici anche nella viva memoria dei propri errori e dei propri genocidi, e nella salvaguardia delle istituzioni dello Stato liberale, e nei valori fondamentali quali per esempio lo stato di diritto e il rispetto delle minoranze etniche e politiche. Altrimenti saremo ufficialmente Eurasia con gli Usa ad applaudire.


Parte delle cose che avete appena letto spero compaiano domattina sul Giornale. Grazie dell’attenzione. (F.F.)
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50 Comments

  1. Facci,
    noto che ti preoccupi sempre che il tuo articolo non venga pubblicato sul Giornale:
    chi ti credi di essere per venire censurato? ;-)
    A parte gli scherzi, mi sembra che comunque quel quotidiano dia sempre un certo spazio alle critiche al processo di Unificazione.
    Secondo me la storia dell’adesione della Turchia nella UE si può riassumere così: o l’Europa si mangia la Turchia o la Turchia si mangia l’Europa.
    Mi fanno orrore entrambe le prospettive.

  2. Perché sprecare tutte queste parole ed energie quando semplicemente si potrebbe dire:
    Facci, mi spiace, ma non sono d’accordo con te.

  3. Fabrizio,

    ti immagino in Germania, assorto nello scusarti con ogni passante: “sapete, sono nato in un incivile paese cattolico. Grazie per avermi accolto, o Teutoni”.

    Nel 1948, nell’Italia di Degasperi (individuo austro-ungarico, peraltro, e quindi “civile” secondo la sociologia di Fabrizio, vagamente razzista anche lui), mia nonna rischiò di affogare sulla spiaggetta di Erchie, presso Amalfi. I pescatori del luogo la salvarono, e nessun prete fece capolino dalla chiesetta (arabo-normanna) del luogo per impedire contatti lubrichi, lasciandola affogare.

    Detto questo, diamo pure fiducia ai Turchi, guerrieri notoriamente fieri e orgogliosi e poco propensi a sentirsi inferiori nei confronti dei noiosi popoli nordici, usi a dare troppa poca confidenza agli altri e a se stessi (di qui il senso di invincibile inferiorità sofferto dalle anime candide, come Fabrizio).

    Fabrizio, con la tua valigetta 24 ore di cartone da emigrante in Germania potresti apprendere qualcosa dai Turchi.

  4. Guarda Gianmari’, che quello spirito di guerrieri fieri e orgoglioni ce l’avevamo anche noi. Grazia nostra abbiamo preso un bel po’ di mazzate durante le due guerre mondiali.
    A me non sembrava di fare l’anima candida. A me sembra opportuno dare una possibilità di integrazione nel “network europeo” a molti paesi. Un giorno toccherà anche alla madre Russia. Non vedo contraddizione (visto che tante culture diverse coesistono), non ne ho paura (visto quello che ho visto sia in Germania che in urchia) e sono fiducioso nelle generazioni gggiovani turche. Per la mia personale percezione, tra un trentenne turco e un napoletano c’è una differenza veramente minimale.

  5. a me piacerebbe sapere la fonte della notizia delle 5 ragazze lasciate affogare per motivi religiosi, perchè sembra una bufala, e di quelle grosse. Più che le leggende metropolitane sull’islam, mi sembra interessante la parte in cui dice che gli europei “hanno deciso di scherzare col fuoco e dunque con una nazione che dotata, per usare un’espressione di Barbara Spinelli, a un possente senso dello Stato-nazione, aggrappato con lacci saldi a un’idea etnica dell’identità.” Andiamo oltre il fatto che la frase è piuttosto sgrammaticata, il senso si comprende comunque.
    Il profilo che la Spinelli disegna della Turchia non è esotico, non viene dall’Arabia Saudita, ma dall’Europa del XX secolo. L’identità Stato-Nazione, l’ossessione etnica e infine la pulizia etnica e i campi di sterminio li abbiamo inventati noi europei. Che fate, volete ripudiare un figlio?

  6. Diamon’, l’economia monetaria sarebbe stata facile se te la avesse spiegata anche a te il LUI. Il supremo reggitore della politica monetaria italiana.

  7. Fabrizio,

    sei un pessimista. Ritieni che l’unico modo conosciuto dai popoli per apprendere ad essere pacifici è perdere una guerra. E hai ragione. Ma la conseguenza è che ad ogni perdente corrisponderà sempre un vincitore, che avrà poca voglia di imparare quest’arte.

    I Turchi, tuttavia, l’arte della pace non la hanno mai appresa. Nota bene: dopo aver preso botte per tutto il ‘700 e per tutto l’800, da un secolo hanno rialzato la testa. Hanno sconfitto i greci nel 1920, scacciandoli fino all’ultimo dalla costa anatolica, dopo quasi 2500 anni che vi stavano. Mileto ormai sarà asiatica per sempre, e Milziade, Pausania e Temistocle si rivoltano nella tomba. Credo che i turchi continueranno ad essere guerrieri. Non mollano mai, nemmeno se perdono guerre.

    Detto questo, conviene assumerli? Perché no. Saranno delle fedeli sentinelle dell’imperatore di Washington. Gli imbelli tedeschi, da sempre incapaci di leadership, non hanno nulla da opporre di serio, se non qualche marcetta della pace.

  8. Fabrizio, non ho capito la battuta riguardo i nostri emigrati degli anni 60 che tuttora sarebbero arretrati culturalmente rispetto ai compaesani rimasti in Italia. Perchè era una battuta, vero/spero?

  9. Gli imbelli tedeschi è bella. Mi ricorda le affermazioni sulle plutocrazie.
    Giova’, si sta cercando di dare a popolazioni oppresse da religioni e governanti della minchia una speranza. Nulla di più.
    Ma chissenefrega se agli americani la sentinella fa comodo e se si spartiscono il petrolio iracheno. Vuoi mettere la libertà di poter andare in giro vestiti come vuoi, di poter parlare e studiare, di poter esprimerti a casa e fuori. Vuoi mettere?

  10. Nel luglio 2004 la notizia fu pubblicata dall’autorevole quotidiano turco Hurriyet: cinque ragazze sedicenni di Izmir (Smirne) annegarono per il fatto che, mentre partecipavano a un corso tenuto da una scuola coranica, in un momento di pausa facevano il bagno vestite con il velo che le copriva da capo a piedi. La cosa che fece più impressione è che le ragazze furono lasciate annegare dai loro imam che impedirono loro di essere soccorse da uomini perché «al solo toccarle avrebbero commesso un atto impuro».
    Tracce:

    Cinque ragazze turche lasciate annegare da integralisti islamici, nessun soccorso, Allah non vuole contatti con maschi estranei.
    (ANSA – Ankara 28-7-2004 – Lucio Leante)?

    ”Affoghiamo, salvateci”, gridavano a squarciagola le cinque ragazze, ma dalla riva alcuni fanatici islamici hanno a lungo impedito ad alcuni uomini di gettarsi in acqua a salvarle urlando loro loro: ”Allah non vuole che uomini estranei tocchino una donna”. Sono state cosi’ vittime del fanatismo religioso (molto diffuso e probabilmente in ripresa in Turchia), cinque ragazze sedicenni, della progredita cittadina egea di Izmir (Smirne), che sono state lasciate annegare senza pieta’ dalle guide (imam) e dalle compagne della scuola coranica illegale che esse frequentavano. Gli imam fondamentalisti, a cui le famiglie avevano affidato le loro figlie per un corso religioso estivo residenziale (illegale in Turchia, dove l’istruzione religiosa puo’ avvenire solo nella scuola pubblica, con insegnanti autorizzati) hanno impedito ad alcuni uomini di portare loro soccorso per evitare impuri contatti maschio-femmina, secondo loro – come pure secondo i Taleban afghani – vietati dall’Islam, che li ammette solo tra familiari stretti. Ora e’ in corso un’ inchiesta della magistratura per omissione di soccorso e possibilmente omicidio plurimo. Le cinque ragazze, tutte sedicenni – riferisce il giornale Hurriyet – erano andate al mare, con un gruppo di circa 50 compagne di una scuola coranica estiva illegale, nei pressi del villaggio di Urla, vicino a Izmir. Nonostante non sapessero nuotare avevano voluto fare il bagno e, su prescrizione dei loro imam, erano entrate in acqua mano nella mano e, beninteso, completamente vestite dalla testa ai piedi. Ben presto hanno cominciato ad annaspare per il peso dei vestiti che le portava giu’ e ad invocare aiuto.
    Egregio Davide, la prossima volta informati da solo anzichè mettere in dubbio l’affidabilità di chi bene o male è un professionista.

  11. Posto che dell’articolo e delle annesse discussioni non me ne frega niente, vado però matta per le definizioni come quella sopra. Apprendiamo che i turchi sono guerrieri (e fumano tanto), i tedeschi imbelli. Si aggiungano gli svedesi depressi perché non hanno il sole, i francesi sporchi, i sudamericani con un gran senso del ritmo e allegri, con l’eccezione però dei brasiliani, più inclini alla saudade.

  12. Esimo dott. infradito, ci spieghi dov’è poi la notizia? Nel fatto che cinque persone siano morte per consequenza di una credenza religiosa; da noi non è mai successo una violenza a base religiosa? Gente che si accecava guardando il sole e cantando, ragazzini inculati da preti pedofili, accettazione della violenza all’interno della famiglia per le donne (il divorzio ancora non esiste all’interno del matrimonio cattolico), preti che rimandano brillanti dirigenti del futuro in Latino per il solo gusto di farlo…
    Dov’è la notizia? E perchè non possiamo aiutarli nel crescere e nell’emanciparsi?

  13. La notizia, ammetto un po’ vecchia, è che Fabrizio è un cretino.
    Io talvolta insulto a casaccio e in tono ovviamente semiserio, ma ‘stavolta no.
    Aiutatelo a crescere e a emanciparsi.

  14. l’argomentario di Facci è articolato, ma non condivisibile. qualche osservazione:
    1. il processo di adesione della Turchia sarà lungo e indurrà altre trasformazioni che l’avvicineranno all’Europa
    2. la Turchia ha avuto una donna Primo ministro (Tansu Ciller), anche se ci sono meno donne in Parlamento (4,4% contro 11,5 in Italia)
    3. non ci sono motivi seri e non ideologici per rifiutare l’adesione in eterno a un paese che la chiede: è contrario allo spirito stesso della costruzione europea
    4. tenere fuori un paese perché musulmano è davvero un atteggiamento poco laico e contrario al principio illuministico dell’universalità dei diritti
    5. l’adesione della Turchia è i miglior viatico per evitare lo scontro di civiltà al quale puntano i fondamentalisti islamici: dimostrare loro che si può essere musulmani, europei e moderni è il miglior modo per dimostrare ad al qaeda che ha torto
    6. perché mai farci un nuovo nemico? ne vale davvero la candela?
    7. la Turchia non ha riconosciuto il genocidio armeno e non è ancora del tutto democratica? vero, ma se non cambia non entra. proprio per questo i negoziati saranno lunghi

  15. Mi ricordo che in un altro blog politico, adesso non più frequentato, usai questo accadimento, fresco di cronaca, per spiegare per quale motivo Buttiglione era stato bocciato come commissario europeo alla giustizia. In quell’occasione il centrodestra lamentò l’attacco alle famose radici cristiane, e invece era una semplice bocciatura di un uomo inadatto a ricoprire l’incarico per il quale si candidava. Buttiglione infatti disse che riteneva essere gay un peccato, ma che pretendeva per se il rispetto che si deve a qualcuno che dice che ha intenzione di rispettare la legge, almeno fino a prova contraria. Buttiglione si candidava, come sappiamo, a commissario europeo per la giustizia e l’argomento della difesa delle minoranze, in quel caso gay, ovviamente riguardava direttamente il suo compito istituzionale. Bè in quell’occasione, a chi si lamentava per l’esclusione feci l’esempio di un islamico ortodosso che si candida a ricoprire un posto di bagnino. Al colloquio confessa che per lui toccare delle donne è un grave peccato ma che pretende di essere creduto se dice che si impegna a non violare la legge, almeno fino a prova contraria. Ovviamente il bagnino fu scartato, perché ritenuto fortemente inadeguato al ruolo, e pure Buttiglione. Altro che attacco alle radici cristiane.

  16. Forse sono un po’ prevenuto, ma noto che certe notizie che appaiono e scompaiono dalle agenzie e dalle varie ultimora non siano molto diverse dalla rubrica “strano ma vero” della Settimana Enigmistica. Quest’estate ad esempio il corriere una volta e repubblica ben due volte hanno riportato la notizia di uno squalo messo in figa a pugni da un surfista qui a Sydney.
    Notizia ridicola e completamente inventata, te lo posso garantire, da persone che “bene o male sono dei professionisti”.
    Io non contesto l’autore di questo pezzo, e ci mancherebbe, visto che è uno dei pochi che si espone al giudizio del “loggione”.

  17. GIAN PAOLO – tenere fuori un paese perché musulmano è davvero un atteggiamento poco laico e contrario al principio illuministico dell’universalità dei diritti.

    si può benissimo farlo, a un club si è ammessi a discrezione dei membri del club medesimo, non sulla base di regole astratte che possano essere fatte valere anche da chi sta fuori. se il club europa decidesse di ammettere solo paesi a maggioranza cristiana, o di popolazione a maggioranza bianca, nessuno potrebbe avere nulla da eccepire.

  18. E chi era il brillante som….futuro dirigente bocciato in latino?

    Ed ancora:

    per caso, lo stesso brillante soma….futuro dirigente, è stato pure inc….sodomizzato?

    No, perchè si spiegherebbero un sacco di cose.

  19. Caro Facci, hai elencato una lunga sequela di ragioni, su cui ho livelli diversi di condivisione, ma ognuna non faceva altro che convincermi dell’opportunità di fare questo tentativo.

    Abbiamo davanti dicono un 10 anni o più per cambiare la Turchia, e fidati, loro cambieranno, molto più di quanto possiamo cambiare noi.

    Per il resto, metà delle cose che si possono dire della Turchia erano in parte vere per l’Italia di 100-150 anni fa. E’ solo questione di tempo, ma dei tanti paesi islamici mi sembra l’unico in grado di trovare una via moderata all’islam, dove per moderata non si intenda necessariamente laica…

  20. Facci, se continui su questo passo rendo pubblico il nostro carteggio sulla statistica.
    Poi vediamo chi è cretino :-)
    Un salutone alle infradito.

  21. Ecco forse lo sbaglio maggiore che si possa fare – in questa fase – è dire che la Turchia potrebbe entrare in Europa.
    A rigore forse dovremmo dire che le diverse turchie (pur dando per buono il tuo 99% per cento musulmana, la turchia è tutt’altro che etnicamente omogenea) potrebbero entrare nell’unione europea.
    Perché le cose sono due (anzi tre).
    1)O l’Europa non esiste, ma a quel punto non esiste neanche la Turchia.
    2)Oppure se esiste, allora può esistere anche con la Turchia (che a questo punto esisterebbe anch’essa).
    3)Altro sarebbe parlare della triste realtà (la terza cosa). Di un paese che non è mai esistito (la Turchia) che dovrebbe entrare in un luogo che ancora non esiste (l’Ue). E purtroppo è di questo che stiamo parlando (ma parlando di altro, delle prime due).
    Senza nemmeno uno straccio di Carmelo Bene che ci prenda decentemente per culo.

  22. Certo che se ti incaxxi appena uno ti prende in giro, sei l’ultimo a poter parlare di integrazione.
    Un saluto alle infradito

  23. sto lavorando alla sistemazione di articoli del Corsera e del Popolo d’Italia del 1915/16/17/18 – diventeranno un libro sul conflitto dai giornali, ma questa è un’altra storia… – quindi ci sto sopra tutto il giorno. Torno a casa, apro Macchianera e leggo il pezzo del Facci, poi un pezzo di Mussolini sulla cultura germanica che infetta l’europa, poi il pezzo di Facci, poi un articolo di Timeus (alias Ruggero Fauro, a proposito, scrivete nello stesso modo!) che prevede che l’influsso slavo infetterà l’europa, poi torno a Facci e… non trovo differenza.

  24. Conoscendo un paio di persone, cittadini italiani di origine armena, completi di parenti morti nel genocidio commesso dai turchi (e per aver scritto questo, in Turchia mi beccherei 10 anni di carcere), il riconoscimento del genocidio mi sembra tutt’altro che una questione marginale…
    Ma a leggere i commenti sembra non fregare niente a nessuno.
    Mettiamola così: se la Germania dicesse i campi di sterminio non sono mai esistiti, che sei milioni di ebrei morti sono solo propaganda sionista e se vietasse di scriverne su giornali, libri e testi scolastici, vi sentireste bene ad averla nella UE?
    Oppure, dato che hanno industrie, materie prime, buon livello culturale, ampia base di consumatori e un discreto fondo cassa li si accetta così e poi si vedrà?
    Magari prima o poi diranno che, forse, a mathausen, treblinka, ecc. qualcosa in effetti potrebbe essere successo…
    Porelli gli armeni, dovrebbero lasciar perdere il loro genocidio (o “supposto” genocidio, come vorrebbe qualcuno che sta al governo e probabilmente anche qualcuno che sta all’opposizione). Che cattivo gusto sbattere dei cadaveri sulla tavola imbandita.
    Magari, se il milione e mezzo di morti era italiano e composto di parenti nostri ce ne fregava di più.
    Come dire, e scusate il politically uncorrect, siamo tutti ricchioni con il culo degli altri…

  25. boh. Io comunque desidererei una unione europea ancora più coesa prima di arrischiarci nella geopolitica mediorientale. Non so neanche quanto sia sincera l’adesione della turchia ai valori europei. Mi sembra che vogliano entrare in Europa più per assenza di alternative che per convinzione, e un matrimonio forzato non è mai un buon matrimonio.

  26. L’ambasciata Turca ha protestato con la Presidenza del Consiglio per l’articolo.

  27. Il che dice molto sulla loro conzezione della stampa. Si dovevano risentire con la direzione del quotidiano; o forse anche in Turchia sanno come stiamo messi male con l’intreccio stampa-presidenza del consiglio?
    PS: l’articolo sul Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=33063) è un po’ destrutturato rispetto al post..

  28. caro Zoppo,

    l’Unione europea non è un club esclusivo per vip. i criteri per l’adesione sono stati fissati a Copenhagen nel 1993 per tutti. non sono criteri astratti, ma concreti e, se non vengono rispettati, niente adesione. se invece gli stati membri considerano che i criteri sono rispettati, possono tentare di trovare altre soluzioni per ostacolare l’adesione – come ha fatto l’austria nei giorni scorsi con la turchia e come si propone di fare la francia, con un referendum sull’adesione dei nuovi candidati.

    criteri fondati invece sulla religione, la razza o altri elementi discriminatori di questo tipo non potrebbero essere ammessi – oltre che per ovvi motivi etici – perché a loro volta contrari ai criteri di Copenhagen, alla Carta dei diritti fondamentali e alla Convenzione europea dei diritti umani. altro che “nulla da eccepire”.

  29. Caro Fabrizio,

    ognuno ha le sue opinioni. Personalmente, ho dovuto apprendere che i tedeschi hanno scarsa capacità di leadership per esperienza diretta in vari gruppi di ricerca multinazionali. Più in generale, aggiungi il loro perpetuo oscillare tra USA e Francia e tra nanismo e gigantismo politico, e hai le basi della mia sfiducia. Dovrebbero essere loro a guidare l’Europa. Invece, lasciano fare ai francesi, che non essendo i più forti sono anche essi poco rispettati.

    La Turchia mi va bene. Mi va bene anche che facciano la sentinella di Washington, visto che il pollame europeo non esprime e non immagina politiche veramente alternative.

    L’Europa è un buon centro commerciale, e starci dentro farà bene ai Turchi e porterà poco male a noi. Ma mi sarà permesso annoiarmi della nostra pochezza politica e culturale.

    L’anno scorso sono stato a un congresso sudamericano. Prima volta che non si parlasse inglese. Desiderabile lo spagnolo, e preferito anche l’italiano, comprensibile ai sudamericani. Ebbene, caro Fabrizio, in quel luogo provai un tale senso di comunanza culturale che nessun congresso europeo mi ha mai dato. Merito delle somiglianze tra italiano e spagnolo, della possibilità finalmente di capire le sfumature, le battute, l’umorismo. Finalmente si cenava sssieme dopo il congresso, e non ci separava per etnie: germanici qui, latini li. Altro è invece, purtroppo, l’inglese afono degli europei, una lingua priva di mordente, di nuances, di sapori, di suono. L’Europa è un godibilissimo centro commerciale, e io ci vivo bene, ma è un luogo che non dà identità, se non astratta, inspontanea, frutto di un sforzo razionale e di una frustrazione risentita verso le vere grandi potenze continentali.

  30. “L’Europa è un godibilissimo centro commerciale, e io ci vivo bene, ma è un luogo che non dà identità, se non astratta, inspontanea, frutto di un sforzo razionale e di una frustrazione risentita verso le vere grandi potenze continentali.”

    Chapeau, GMR.

  31. Davide, sei grande! Lapsus freudiano?;o))) Mi ricordi quel mio fidanzato capo scout, che durante un raduno, quando arrivò in visita il vescovo, emozionatissimo, ordinò: “Rompete le fighe!” Il tapino si esiliò nella propria tenda per la vergogna ben tre giorni interi…

    Io invece vi dò tre buone ragioni per farvi piacere l’UE… (basta che non mi seppelliate sotto una valanga di monetine da un centesimo: promettete?)

    1) l’euro, pardon: l’èuvo, pòvca tvòia, fa incakkiare Tremonti tantissimo e gli fa venire l’elefantiasi scrotale pruriginosa non appena lo nomina. Vabbè, forse fa incazzare altrettanto anche voi, ma volete mettere la soddisfazione?

    2) è un’entità sociopolitica (?!? L’ho sparata grossa, ok, ma ci credevo sinceramente quando la studiai all’università… e ancora non mi capacito della circonvenzione d’incapace che subii…) che si sforza di essere sinceramente laica. Dette un gran fastidio al Vaticano (v.”il papa piange”) quando si rifiutò d’inserire il tanto strombazzato riferimento alle radici cristiane dell’Europa nella propria bozza costituzionale.

    Che poi, quest’ultima sia un casino di trecento e passa articoli, alcuni dei quali talmente insensati che sembrano scritti da Borghezio ubriaco, è un’altra questione. E in questo, non dò torto al GMR quando ne parla come di un “frutto di uno sforzo razionale”. E’uno sforzo, sì, ed effettivamente la sola integrazione che possiamo registrare come tale è quella dei mercati. Ma è sempre migliorabile…

    3) a chi si lamenta di quanto schifo facciano l’Unione e la valuta unica attuale, vorrei far presente che, sì, uno svantaggio indubbio è l’avere la pasta di grano tenero, cara a quei serial killer culinari che sono i ns. partner, ma che senza di esse molto difficilmente potremmo effettuare operazioni finanziarie all’estero oggi date per scontate senza venire incriminati per esportazione illegale di valuta, o fare una semplice chiamata funzionante su cellulare.

    Giorno verrà, per quella politicamente integrata: Rome was not built in a day. Io non dispero, e non rimpiango affatto l’epoca grama in cui avevamo un’inflazione a cifre doppie e un debito pubblico incontenibile, il serpentone monetario, i dazi. E i vinai francesi ci rovesciavano le autobotti oltreconfine…

    Mi piacerebbe tanto, invece, che l’UE si dotasse di un bel codice civile, procedurale e penale comune. Un reato europeo: ve lo immaginate che spasso? E se pensate che nella gerarchia delle fonti, la normativa UE di esecuzione diretta (regolamenti: le direttive debbono invece essere recepite da una legge nazionale ad hoc) è superiore per rango a quella nazionale – eccezion fatta per la costituzione -, vuol dire che qualche passo avanti lo si è comunque fatto, quantomeno quando si è trattato di concedere un po’ di sovranità legislativa da parte dei singoli stati. O no?

    E non è comunque poco. Forse potremmo ritrovarci cementati da un comune sentire etico, su basi finalmente non viziate da sensi d’inferiorità verso la religione, o da preconcetti pericolosi. Cosa che molti dei ns. politicanti di sx (???) dovrebbero tenere in più elevata considerazione, dimostrando una maggiore dotazione virile quando si tratta di prendere posizione su questioni spinose.

    La prova per i più scettici? Times they are-a’changin’, anche nel nostro piccolo. Mi ha confortato assai leggere ieri sul “Gazzettino”, quotidiano di solito interessante come può esserlo una lista della spesa, un’indagine dell’Osservatorio Nordest sui costumi (quello diretto dal sociologo Ilvo Diamanti) dove ben il 59 % della popolazione nordestina dichiarava di ritenere la religione “importante”, ma in fatto di sesso, costume ed etica familiare, pure chi si dichiarasse cattolico preferisse seguire “la propria coscienza”. Segnale non trascurabile, direi, alla faccia dei recenti strali di ratzinga J contro il relativismo etico. Ancor più interessante che il dato storico della serie, dal 1998 in poi, sia cresciuto costantemente (dal 40% al 60% circa).

    Dopotutto, cosa ne sappiamo noi dell’evoluzione del costume e della coscienza sociale in paesi ben diversi dal nostro? Di quanto il doverci confrontare con l’Altro da sé non ci stia lentamente plasmando, invece di chiuderci a riccio? A malapena abbiamo il polso di quanto avviene qui, e penso che secondo i comuni pregiudizi sulla Spagna come Paese cattolico molti non avrebbero mai immaginato l’ascesa di un personaggio come Zapatero, né tantomeno il successo delle sue riforme.

    Io personalmente non ho pregiudiziali anti-turche, tranne quelle, innegoziabili, del riconoscimento del genocidio armeno-curdo e dei diritti civili: amnesty mi diceva che le carceri locali non sono il luogo dov’è propriamente consigliabile trascorrere un felice soggiorno. Ma un mio caro amico giornalista, che ne conosce benissimo lingua, usi e politica, sostiene sarebbe un madornale errore emarginare il paese musulmano più occidentale e occidentalizzato, visto che resta la sola testa di ponte Nato in funzione antifondamentalista. E, aggiungo io, anche quello più prossimo al Medio Oriente nel caso si debbano far decollare dei bombardieri. La prima guerra del Golfo docet. Certo, questa rimane un’opinione sua (lui non scrive per il Secolo D’Italia, preciso)… voi che ne pensate?

  32. ………….e poi come si fa ad accettare in un club, un socio che non riconosce i suoi membri o addirittura occupa militarmente uno di loro? (CIPRO)

    cc

  33. 1) Sfido chiunque a dirmi che la Turchia sia piu’ europea della Russia
    2) In realta’ l’allargamento dell’Europa serve solo per non avere un Europa.
    3) In fondo in una cosa tutti gli europei sono d’accordo: il completo disaccordo con la loro classe politica. Vedi allargamento, costituzione, Turchia.
    Claber

  34. Gianmari’, io invece mi trovo sempre in mezzo a gruppi molto mischiati culturalmente. Però io c’ho il vantaggio dell sgurtz (parlo 3+2 lingue).

  35. torno dalla montagna del sapone con tre dubbi tre:
    1)perchè la Turchia non ci fa così schifo quando è nella Nato?
    2)è meglio una nazione che conserva fasce tribali di cittadini e una legislazione discutibile(ma in evoluzione)o un’altra che si paragona a un Dio giustiziando centinaia di persone non innocenti(perchè costa meno.E poi non sporca)
    3)che cazzo ci faceva una frase di Berlusconi in una mia vecchia agenda dell’ottantanove tratta da Tuttosport?(“nella vita si sa è sempre così.Il primo stadio è la derisione,il secondo l’invettiva e al terzo passano in secondo piano le cose positive create”)

  36. La Germania riconosce i campi di sterminio, certo..
    In compenso il Giappone (che li aveva anch’esso) dice che sono solo fotomontaggi e fandonie.
    Eppure questo non impedisce di fare affari col Giappone, anche molto lucrosi, non ti sembra?
    Quindi se vogliamo il rigore morale, imponiamolo a tutti.

    Questo non per giustificare o minimizzare il genocidio Armeno, sia chiaro.
    Credo che l’ammissione del Genocidio (con tutto ciò che ne consegue) sia uno dei punti fermi per l’ingresso della Turchia nell’Europa.

  37. (sul genocidio,mi piacerebbe ricordare dove trovai scritto che a loro volta gli Armeni si erano resi responsabili di un massacro generalizzato,mi pare dei Curdi ma non sono sicuro.Se qualcuno sa qualcosa di più mi faccia un fischio.Posso sbagliare)

  38. Fabrizio,

    mi pare che ti sfugga la differenza tra passare una serata insieme, andare a letto, fidanzarsi e sposarsi. L’Europa è un gruppo di persone che passano godibili seratine insieme. La Turchia è benvenuta in Europa e ne trarrà profitto economico e culturale. Rimane il fatto che gli europei si lamentino da mane a sera della loro leggerezza politica e culturale. Il fatto è che 20 lingue saranno anche una ricchezza, ma non sono una forza. Siamo costretti a comunicare tra noi in una lingua altrui (l’inglese), con la conseguenza che tra classi acculturate e cosmopolite e classi popolari c’è una frattura da epoca premoderna. Le conseguenze sono molte. Per esempio sul piano della letteratura le intuisci meglio di me, dato che ritengo che sei intelligente, sebbene un po’ ingnoccato da pensieri da anima bella.

    Se questa è la “cultura” europea, la “politica” non sta meglio. Ritenere che Grecia e Turchia, o Polonia e Germania, o Inghilterra e Francia possano esprimere una politica estera comune, rapida ed efficace mi pare illusorio. Produrrano sterili commissioni che daranno risposte anodine anni dopo che le crisi sono scoppiate.

    Se inoltre pensi soltanto che ogni documento della Commissione Europea o del Parlamento Europeo va tradotto in 20 (e 1, hanno appena aggiunto il gaelico) lingue, puoi renderti conto del problema. L’Europa soffre della stessa paralisi politica del tardo impero Austro-Ungarico e, non avendo una lingua viva e propria, della stessa sterilità culturale dell’Italia del primo ottocento.

    Per esempio, il congresso EUROPEO dei disturbi alimentari (European Council of Eating Disorders) attrae ogni 2 anni una marea di “angli” (inglesi, americani, australiani), molti scandinavi, alcuni spagnoli, tedeschi e italiani, pochissimi altri europei e (naturalmente) nessun francese. La barriera è l’inglese, poco padroneggiato dai medici e psichiatri europei (si, anche fuori d’Italia. Anche per un tedesco una cosa è scambiare quattro parolette col turista, un’altra seguire o esporre un caso clinico).

    Il distacco che si soffre tra una elite di ricercatori angloparlanti e l’esercito degli operatori medici reali sparso in tutta Europa è scoraggiante. Questo fenomeno invece non avviene nei congressi nordamericani e sudamericani, che posseggono lingue vivamente parlate e comuni: inglese e spagnolo. L’inglese “europeo” è una lingua parlata ma senza vita. Con buona pace delle elite europee cosmopolite, compresi i tuoi amici in Germania.

  39. Sono daccordo con tante cose che dice Giovanni Maria Ruggiero.
    La verità è che l’Unione Europea è un IMPERO, fondato però non sulla volontà egemonica di un unico popolo, ma sul delirio di onnipotenza di politici e burocrati, che credono di rendere uguali tante popolazioni diverse fra loro, ratificando trattati.
    Come gli italiani erano ciechi di fronte al FASCISMO, così oggi siamo ciechi di fronte all’idea che la UE sia cosa buona e giusta, e che non si può non essere daccordo con le mete che questa si prefissa senza tra l’altro neache coinvolgere nelle decisioni i popoli coinvolti.
    Perchè dovrebbe? Tutte le volte che si è votato, l’Unione Europea ha subito bocciature.
    Molto meglie evitare, come si fa in Italia di interpellare il popolo!

  40. Quando si toccano certi argomenti si rischia subito di essere scambiati per razzisti. Il problema non sono i turchi, il problema è la Turchia, grandissimo alleato degli USA. Turchia in Europa significherebbe più USA in Europa e la cosa mi sta lievemente sulle palle.
    A proposito di Turchia…Ocalan?…

  41. È incredibile quanto autoreferenziale sia il giornalismo italico. Basta che uno scriva un’idiozia che tutti i colleghi la ripetono acriticamente. Tanto per fare un esempio, [quasi] tutti i giornali del Regno vanno ripetendo in questi giorni che “il mancato ingresso nell’Unione Europea della Turchia — unico paese laico a maggioranza mussulmana — significherebbe regalare il paese ai fondamentalisti islamici”. Come dire che “il rifiuto da parte dell’Unione di Serbia e Montenegro di accogliere la Provincia di Enna — unica provincia siciliana in cui non si registra una significativa presenza della criminalità organizzata — significherebbe regalarla alla mafia”. LA TURCHIA NON E’ EUROPA, piuttosto facciamo entrare il Cile e la Nuova Zelanda (culturalmente molto piu’ affini). L’approccio kemalista era una buona idea ma e’ fallito. Punto.

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