
La repellente Pajarraca ha la testa di uomo installata su un corpo di uccello.
Un esemplare rarissimo, se pensiamo viceversa a quante persone ci sono in giro col corpo di uomo e la testa di uccello. Laddove per uccello intendesi quel coso laggiù.
Il cervello pendulo, per capirci.
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“Gliel’avevo detto di stare nei dintorni, ma non ha voluto ascoltarmi quella cretina.” Questa la dichiarazione della pardona della bestiola, che si scioglie in lacrime e stringe a sé un tubetto di Mentadent ai microgranuli mezzo sgranocchiato, ultimo pasto della mancuspia scomparsa. “Vista la bella giornata, io e il padre putativo della mancuspia abbiamo preso la bicicletta e siamo andati al parco Lambro come fanno tutti alle prime avvisaglie di primavera. Abbiamo scelto un posticino tranquillo e appartato dove stendere un plaid e rilassarci un attimo. Verso mezzogiorno abbiamo consumato il nostro pranzo al sacco, un panino al salame…”
La povera ragazza non riesce a trattenere i singulti e si interrompe per soffiarsi il naso. Secondo la deposizione di un testimone che passava di lì, i due giovani si sono incautamente allontanati dal plaid, per recarsi poco distante e giocare a croquet, un gioco simile al golf che si pratica con un fenicottero preso per le zampe, a mo’ di mazza, e bisogna colpire un porcospino appallottolato. La sintassi completamente segata di questa proposizione è volontaria. Il testimone rivela “Li ho visti con i miei occhi. Hanno sparecchiato il plaid alla meno peggio, spargendo le briciole dappertutto. Poi hanno tirato fuori un tubetto di dentifricio e l’hanno dato alla creatura, la quale non avendo niente di meglio da mangiare, poveretta, si è messa a suggere quello.” Continua a leggere »
Oggi è il Giorno della Marmotta. Secondo una tradizione statunitense diffusa anche in Canada, il 2 febbraio è possibile sapere quando finirà l’inverno interrogando l’ombra di una marmotta: se la bestiola sbucherà dal suo rifugio senza proiettare davanti a sé la propria ombra, l’inverno finirà presto; se invece proietterà l’ombra perché è una bella giornata, l’inverno continuerà per altre sei settimane.
In mancanza di una marmotta va benissimo una mancuspia. Per ottenere un responso attendibile, raggiungere con il massimo soppiatto la mancuspia situata nella sua cesta e destarla di soprassalto dal suo letargo.
A questo punto possono verificarsi due fatalità: uno, la mancuspia sobbalza, emette un acuto di protesta, si gira sull’altro fianco e riprende immediatamente sonno; due, la mancuspia si scaraventa giù dalla cesta e azzanna il primo stinco che le viene a tiro.
Nel primo caso, l’inverno finirà entro la seconda metà di marzo. Nel secondo caso, elargire alla mancuspia un tubetto di dentifricio ai microgranuli da succhiare per riaddormentarsi e ripetere l’operazione.

La mancuspia è un animale inutile, ruffiano e scorbutico. L’esemplare che tengo in casa non ha mai dico mai passato l’aspirapolvere. Non tiene in ordine la sua cesta, semina peli dappertutto e si rifà le sgrinfie sul muro, producendo un rumore tipo gesso sulla lavagna che fa arricciolare i peli delle braccia.
In questi giorni devo compatirla, povera mancuspia: ha la bronchite asmatica e non c’è modo di fargliela passare. Il Ventolin non le fa niente, le supposte di glicerina neanche. Sta così male che non riesce a respirare con il naso né con le orecchie, perciò fa un rantolo tipo pentola di catarro che bolle e mi tiene sveglia di notte a raccontarle le favole.
L’altra sera le ho misurato la febbre con un termometro rettale pediatrico: gliel’ho infilato sotto la lingua e sono andata a prepararle una camomilla. Il tempo di mettere il pentolino sul fuoco, torno e non c’è più il termometro. Sparito. Conoscendola, deve averlo inghiottito. Le urlo sputa, le faccio gli occhi torvi, la imploro in ginocchio ma non vuole saperne.
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Il letargo è un comportamento caratteristico di alcuni mammiferi che durante la stagione fredda riducono le proprie funzioni vitali e rimangono in stato di quiescenza.
Tra gli animali che vanno in letargo ricordiamo l’orso, il procione, la mancuspia, lo scoiattolo e altre bestiole pelose. Soprattutto la mancuspia quiesce al punto che pare morta.
Durante la fase letargica questi animali si nutrono di riserve di grasso immagazzinate durante i mesi autunnali, tranne la mancuspia la quale brucia le riserve di dentifricio, alimento del quale va esclusivamente ghiotta in quanto non mangia nient’altro che quello.
Il ricovero degli animali che vanno in letargo si chiama generalmente tana, tranne quello della mancuspia, che si chiama cesta. Vedi anche la voce vimini.