il Giornanale
Vergogna equa e solidale. Sottotitolo: “Dividiamo tra tutti quella di uno che da solo dovrebbe provarne troppa”.
Vergogna equa e solidale. Sottotitolo: “Dividiamo tra tutti quella di uno che da solo dovrebbe provarne troppa”.
Antefatto: una giornalista, Maria Grazia Torri, fa una cosa originalissima di questi tempi: scrive un libro su Cogne. In genere si occupa d’arte, quindi non si capisce chi gliel’abbia fatto fare di cimentarsi, pure lei, nella cronaca di un fatto di cui conosciamo inutili dettagli sufficienti per questa vita e pure per un’altra di riserva. Un giorno incontra presso il Fatebenefratelli di Milano un neurochirurgo, Giovanni Migliaccio, che le espone una tesi – questa sì – piuttosto originale: Samuele Lorenzi sarebbe morto “a causa di una violenta emorragia cerebrale, a seguito di un aneurisma e/o di una malformazione vascolare congenita che ha successivamente innescato una crisi epilettica”. Cedimento strutturale, in pratica.
Ora: quanto questa tesi sia bislacca (o quanto Annamaria Franzoni sia colpevole, innocente, meriti le fiamme dell’inferno o un giorno sul calendario in quanto martire), l’abbiamo già detto, a noi interessa poco. Sta di fatto che la Torri si mette al computer e butta giù 362 pagine in cui espone la tesi di Migliaccio, corredata da presunti dati scientifici, ipotesi e congetture a supporto dell’assunto secondo il quale “niente è più ingannevole di un fatto ovvio”. Per quanto ce ne frega potrebbe pure avere ragione: io, per dire, non sono fruttariano e non vado a rompere le palle ai fruttariani solo perché sono convinti che, per ragioni “biocentriche”, si debbano mangiare solo frutti da semi.
E nemmeno rimango stupito del fatto che a Maria Grazia Torri sia venuta la fregola di scrivere un libro su un fatto di cronaca nera: tutti, in fondo, hanno un libro nel cassetto, e la prova che il mondo in cui viviamo potrebbe essere perfino peggiore sta nel fatto che, fortunatamente, la maggior parte degli scrittori in erba non riescono nemmeno a raggiungere lo status di “esordienti” e rimangono lì, a fare (magari pure bene) i carpentieri, i maestri, i cartolai. Continua a leggere »
C’è sempre dietro qualcosa. Sempre! È una legge dell’universo. Ogni cosa ha dietro qualcosa. E dopo un po’ quello che c’è davanti finisce per star dietro a qualcos’altro che non c’era ancora ma che poi ci sarà. Se ci pensi, è un ragionamento immenso, non finisce mai. Lo capisci soltanto dopo. Se lo capisci! Ogni cosa ha dietro qualcosa. L’universo non potrebbe andare avanti se non ci fosse dietro niente. Nemmeno un motivo, dico. Se non ci fosse non avrebbe nessun motivo per venire dopo e quindi starebbe fermo al punto di partenza. Sai cheppalle. Quindi il motivo c’è per forza. E poi, mettila come vuoi, un motivo c’è sempre. Tu dirai, come fai a saperlo? Continua a leggere »