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La settimana cui dobbiamo l’inarrivabile teoria del pacchero

mag 24 2009 Inviato da nella categoria Segnalazioni

La teoria del pacchero—Mangiare, bere, e farsi pagare dal giornale. Abbiamo scodellato l’inarrivabile teoria del pacchero per spiegarvi come si diventa critici gastronomici.
—Ancora su Mangiare, bere, e farsi pagare dal giornale (in questo caso: Repubblica). Abbiamo constatato che si può fare senza nemmeno una vaga idea di come scrivere per internet. Brucia ma è così.
—Pensavamo che in caso di caduta della torre di Pisa, non sarebbe male se Giulia passasse di lì. Giulia è la ragazzina che ci molesta nello spot anti-crisi della Coca Cola.
—Crisi? Ci si comincia a chiedere quante calorie valgono i nostri soldi.
—Il sito del Corriere chiama Bambi i caprioli che divorano germogli delle viti nell’aristocratico Chiantishire mentre i cacciatori si preparano alla mattanza. Nobile causa, però chiariamoci una volta per tutte: Bambi era un cervo, non un capriolo.
—Letti i commenti, per dirimere il caso Vizzari (in quanto giudice di ristoranti) vs Don Alfonso (in quanto ristorante che rifiuta i giudizi) proponiamo una seduta di analisi collettiva.
—Altro caso: il ricco e potente Oscar Farinetti di Eataly. Imprenditore illuminato o giornalismo inginocchiato?
—Abbiamo radiografato come nasce uno “scoop” di Dagospia.
—A chi si bulla di conoscere tutti quelli che contano, abbiamo chiesto di indovinare in quale ristorante si è svolta la festa di Natale del Milan, sì, quella di Noemi e mamma Anna sedute al tavolo presidenziale. Scoprendo che
—Poche balle Pringles, non sei snack, sei patatina. Fanno 100 milioni di multa. In sterline.

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Ma perché non ce la beviamo?

ott 23 2008 Inviato da nella categoria Senza categoria

Nonostante l’entusiasmo neofita del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, non è stata ne di Conti (Enel) ne di Scaroni (Eni) l’idea di liquefare l’anidride carbonica (CO2) per evitare di emetterla nell’atmosfera e rispettare quindi i rigidi paramentri del protocollo di Kyoto sulle emissioni nocive.

Ingredienti Coca-Cola Light (in ordine di quantità): acqua, anidride carbonica, colorante al caramello, aspartame, acefulsame k, acido fosforico, benzoato di potassio, aromi naturali, acido citrico, caffeina.

Con il gas di scarico di un auto di tipo SUV si potrebbero produrre almeno 10mila lattine di Coca-Cola Light all’anno, una centrale a carbone vale 20 miliardi di lattine.  Ovviamente non si potrebbero bere tutte ma parte di esse potrebbero essere seppellite in luoghi di stoccaggio al fresco ed al sicuro. La necessità di produrre pizze aggiuntive per esaurire le scorte di bibita gassata darebbe poi un grande impulso all’economia di certe regioni italiane quali la Campania.

Trascurabili le emissioni dopo il consumo, attraverso i cosiddetti “rutti” (meno del 2% di totale)

Esiste tuttavia un (seppur limitato) rischio di attentati terroristici e sabotaggi presso i siti di stoccaggio con possibili eruzioni e fuoriuscite dell’anidride carbonica nel terreno o nell’atmosfera. Motivo per cui va severamente controllata la diffusione di caramelle che contengano gomma arabica in superficie.

Mentos on Letterman

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