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Pechino 1936

ago 24 2008 Inviato da nella categoria Opinioni

E’ inutile travestire l’ignavia da understatement: oggi si concludono le Olimpiadi più vergognose della storia moderna, per molti aspetti anche peggiori di quelle naziste di Berlino del 1936. Solo il tempo permetterà di comprendere di che cosa siamo stati complici noi come occidentali, come europei, come democratici, come sportivi.

Ma il tempo, il presente inafferrabile, per ora è tutto per la «Vittoria politica della Cina», come efficacemente titolato da le Figaro di ieri: è indubbiamente cinese la medaglia d’oro vinta a termine della marcia che l’ha portata a battere ogni primato economico da quando fu fatta entrare nel Wto, a gareggiare pur dopata del proprio schiavismo. La parola del resto è quella: schiavismo. Ci appigliamo sempre più svogliatamente al Tibet e alla sua drammatica allure, estetizzante e politicamente corretta: ma lo facciamo anche per non parlare di una produzione che in Cina è spremuta in veri lager come sono i laogai, non parlare dunque della schiavitù impiegata per approntare le stesse mirabolanti strutture olimpioniche ammirate un tv, non parlare delle paghe ridicole, delle ferie inesistenti, degli orari impossibili, dei sindacati proibiti, delle condizioni di lavoro da miniere del ’700; non parlare, prestissimo, neanche più del Tibet.
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