No, Gianni Morandi non ha un social media manager, ve lo assicuro

Gianni Morandi riceve il #MIA15 come miglior personaggio dell'anno

Di Gianni Morandi, essendo stato invitato a casa sua poco più di un mese fa per consegnargli il premio che la rete italiana gli ha tributato come “Personaggio dell’anno”, posso dire questo senza alcuna ombra di dubbio: no, non ha un social media manager.

Gianni Morandi riceve il #MIA15 come miglior personaggio dell'anno
Gianni Morandi riceve il #MIA15 come miglior personaggio dell’anno

Al di là del fatto che non sarebbe né un reato né uno smacco averne uno, specialmente per un personaggio che si trova a dover gestire una pagina Facebook che raccoglie più di due milioni di fan, credo che non si sia nemmeno colto il tipo d’ironia inteso da Selvaggia Lucarelli, che ha dato la notizia, volta più allo sfottò bonario che al giornalismo di denuncia. Selvaggia, però tu spiegaglielo, che questi non hanno capito l’ironia da “anvedi, oh, se pure Gianni c’ha il social media manager per me l’internet può anche chiudere”.

In sostanza, Gianni sarebbe stato colpevole di aver consegnato al proprio social media manager una foto da inviare su Facebook, corredata dalle istruzioni “mettila su tra le 13 e le 14” che l’incauto social media manager avrebbe copiato nella didascalia dell’immagine.

Ora: chiunque li conosca o chiunque sia stato loro ospite nella loro casa alle porte di Bologna potrà confermare che Gianni e sua moglie Anna gestiscono da soli (anzi: lo fa Gianni con il saltuario aiuto di Anna) i social network, peraltro con accesi e divertenti dibattiti tra i due su cosa debba essere fatto e cosa no. Le istruzioni “mettila su tra le 13 e le 14” erano chiaramente scritte da Gianni e indirizzate a Anna o viceversa: Anna – facendo la fotografa di mestiere – aiuta spesso nella selezione della migliore tra le foto scattate, tra le sommesse proteste di Gianni, che di frequente è di un’altra opinione.

Per farvi capire quanto Gianni Morandi gestisca tutto da solo vi dico che la realizzazione del video appena qui sotto, che dura poco più di due minuti, ha richiesto almeno una mezz’ora di dibattito familiare su quale fosse la migliore location, spostamenti di mobili, prove casarecce di luci, opinioni professionali di Anna e opinioni di pancia di Gianni. E il successivo montaggio non è stato chiuso prima di una decina di telefonate di Gianni che chiedeva di tagliare qualche secondo di girato, o di rimetterlo, o di tagliarlo di nuovo. Per inciso e per farvi capire quanto è avanti specifico: chiamate Whatsapp. Gianni Morandi è l’unico che conosco che usi le chiamate vocali di Whatsapp. E comunque, la scena era più o meno questa:

(ore 23:55 – interno notte – Gianluca e Ilaria sono a letto)

Squilla il telefono.

  • ILARIA: Ma chi è che ti chiama ancora a quest’ora?
  • GIANLUCA: Amo’, te l’ho detto, è Gianni Morandi. Stiamo editando il video.
  • I.: Ma non puoi dire di avere un’amante come fanno tutti gli altri?
  • G.: Ti giuro che è Gianni Morandi.
  • I.: Sì, sì, certo, come no.

E in tutto questo io vi assicuro che di quella mezza giornata a San Lazzaro, in compagnia di Gianni, Anna e del tuttofare Sandro – che mi ha scarrozzato dalla stazione fino a casa e poi di nuovo indietro, con pausa pranzo in una trattoria in cui ho mangiato da dio e che vista da fuori era addirittura meno raccomandabile di quella che avevo scelto io (una di quelle, per dire, in cui non ti fermeresti nemmeno a giocare una schedina del Totocalcio, posto che esista ancora il Totocalcio: esiste?) e che, nel tragitto, mi ha introdotto nell’universo morandiano, raccontandomi episodi della vita di Gianni che sono stati fondamentali per inquadrare il personaggio e per aiutarmi a dichiarare oggi senza alcun dubbio che sì, Gianni fa tutto da solo – di quella mezza giornata, dicevo, potrei scriverci un libro, e forse ancora non basterebbe per riuscire a spiegare quanto al contempo fantastica e normale sia stata quell’esperienza di poche ore. “Allo stesso tempo normale e fantastica”, per capirci, è una cosa che si potrebbe dire dell’intera vita di Gianni Morandi.

Se anche a te è capitato di conoscere persone che nel giro di poche ore ti hanno ospitato, si sono raccontate e ti hanno fatto sentire a casa tua al punto di arrivare a credere di conoscerle da sempre, allora sai di cosa sto parlando.

Detto questo, Gianni Morandi avrebbe tutto il diritto di rivolgersi a un social media manager per farsi aiutare. Noi lo amiamo perché non lo fa, ma non è che se un giorno dovesse essere costretto a farlo allora quel che fa – e voglio ricordarlo: quel che fa è rendere migliore l’internet rispondendo ai naziskin con la flemma di Tata Lucia – varrebbe meno.

Nel dubbio, nella vita, fate anche voi come me: davanti a qualsiasi scelta vi si presenti, chiedetevi: “Che cosa farebbe Gianni Morandi?” (i più avventurosi tra voi possono sostituire “Gianni Morandi” con “Keith Richards”, ma in quel caso non garantisco sul risultato).

Non dovessero bastarvi tutte queste ragioni, vi racconto un episodio della vita di Gianni Morandi così come me l’ha raccontato il suo autista Sandro mentre mi accompagnava in macchina dalla stazione di Bologna fino a San Lazzaro. Poi ditemi voi se vi sembra ancora poco credibile che Morandi riesca a fare tutto da solo.

Gianni è uno che ha vissuto almeno quattro vite. Quando è tornato al successo con “Uno su mille ce la fa” era reduce da un periodo in cui non lo chiamava più nessuno. Iniziò più o meno quando presero a contestare i cantautori nei palasport. Quindi figurati quelli che cantavano canzoni d’amore. E comunque anche questo non è vero, perché Gianni ha cantato cose molto più politiche di tanti altri. E però, insomma, dal ’71 all’80 vive questo periodo nero e ne esce solo quando Migliacci – anche lui reduce da un momento particolarmente brutto – gli porta quella canzone, ed è la rinascita per entrambi. Ma comunque, negli anni in cui era fermo e il telefono non squillava più, lo sai che ha fatto lui? Si è messo in testa di entrare al conservatorio e imparare a suonare il contrabbasso. Va lì e scopre che non si può iscrivere perché non ha la terza media. E allora lui si mette lì, si prende tutto un anno, e in quell’anno fa in un solo colpo tutte le medie. Poi torna al Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, e si iscrive. E lì impara a suonare il contrabbasso.

 

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4 Comments

  1. Mah. Se quello è il tipo attuale di ironia di Selvaggia Lucarelli, o è molto peggiorato negli anni oppure il mio metro di giudizio è estremamente cambiato.

  2. Eh ma anche tu, Selvaggia, che non posti allegando una foto in cui hai un cartello con scritto “sarcasm”…

    :cartelloconscrittosarcasmchenonsisamai:

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