“1992” spiegato piano e con parole semplici per chi non ha Sky (1a puntata)

1992

  • Luca Pastore: Dottor Di Pietro, mi deve ascoltare: non deve processare Chiesa per direttissima. Così se la cava con una sentenza ridicola. Qui c’è sotto molto di più: lei può arrivare in alto fino a Bettino Craxi!
  • Antonio Di Pietro: E mo’ tu chi cazzo sei?
  • Luca Pastore: Un carabiniere.
  • Antonio Di Pietro: Un carabiniere e basta?
  • Luca Pastore: No, è il 1992: sono un carabiniere che ha l’AIDS.
  • Pietro Bosco: E’ un frocio, càsso!
  • Antonio Di Pietro: E mo’ questo chi è?
  • Luca Pastore: Niente, è Pietro Bosco, un veterano di guerra leghista che è diventato parlamentare.
  • Pietro Bosco: Ecco, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Ma che problema c’ha? E’ sempre così incazzato?
  • Luca Pastore: E’ un veterano di  guerra leghista che è diventato parlamentare. Basta questo. Mica vorrà che approfondiamo di più il personaggio, no?
  • Antonio Di Pietro: Va bene. Eravamo rimasti al fatto che è frocio.
  • Luca Pastore: Macché frocio: ho preso l’AIDS con una trasfusione da una partita di sangue infetto messa sul mercato da un imprenditore senza scrupoli che si chiama Michele Mainaghi.
  • Antonio Di Pietro: Mainaghi… mai sentito.
  • Luca Pastore: Eh, ma vedrà tra poco: sto montando tutto questo casino – prendendomi il tempo per trattarla come un coglione – per farle credere che Mani Pulite l’ha inventata lei con l’intento di arrivare a Craxi. In realtà si tratta di un mio diabolico piano per incastrare quello stronzo di Mainaghi.
  • Il pupazzo Five: Eh, io proprio su questo vi consiglierei un po’ di cautela.
  • Antonio Di Pietro: Opporcoggiuda! E questo cos’è?
  • Luca Pastore: Un ramarro!
  • Pietro Bosco: Un ramarro, càsso!
  • Antonio Di Pietro: E che caspita ci fa un ramarro nella Questura di Milano?
  • Il pupazzo Five: Abbiate un attimo di pazienza, non sono un ramarro. Sono il Pupazzo Five. Rappresento il metaforone di tutta la serie: io sono qui a ricordarvi tutto quello che è venuto dopo di voi. Sono il cambiamento che auspicavate. Sono lo specchio che riflette la vostra immagine di ingenui contadinotti di provincia che hanno gridato che il re è nudo e per questo pensano di avere avviato una rivoluzione, mentre in realtà hanno solo raschiato lo sporco sulla superficie di un paese che è condannato a ribadire nel tempo la sua incapacità di rinnovarsi.
  • Pietro Bosco: Un ramarro, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Buoni: ha detto che non è un ramarro. Signor…
  • Il pupazzo Five: Five.
  • Antonio Di Pietro: Ecco, signor Five… Onestamente… Non si è capito una minchia.
  • Il pupazzo Five: Come posso spiegarvelo? Io impersonifico il fallimento dello sceneggiatore: sono il leitmotiv che arriva in anticipo mentre invece dovrebbe rivelarsi in tutta la sua chiarezza solo nel finale, nel momento in cui uno ricompone tutti i pezzi e solo allora gli diventano finalmente chiari il senso e la morale della storia. Io dovevo apparire all’improvviso nell’ultima puntata, mentre qui non sono nemmeno ancora andati i titoli di testa della prima.
  • Luca Pastore: I titoli di testa erano quella cosa dei vetri rotti e la musica che fa “Bunz… Spsccc… Bunz… Spsccc…”.
  • Il pupazzo Five: Ah.
  • Antonio Di Pietro: Signori, bene: ora che ci siamo presentati tutti, mi fareste la cortesia di levarvi dai coglioni, che qui io e Natalino Balasso stiamo lavorando?
  • Pietro Bosco: Föra dai ball, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Bravo. Lei per primo.
  • Pietro Bosco: Veloooci, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Anche il ramarro.
  • Il pupazzo Five: Ah, ok.
  • Antonio Di Pietro: Pastore, uscendo, faccia entrare il coglionazzo.
  • Luca Pastore: Eh, dipende quale, qui è pieno.
  • Antonio Di Pietro: Pasto’, cazzo ne so come si chiama: quello che sta con la sgnoccolona che era Miss Italia e ora vuole fare l’attrice…
  • Luca Pastore: Ma chi, Veronica Castello? E’ l’unica strafiga che mi viene in mente.
  • Antonio Di Pietro: Ma che puoi saperne tu, che sei frocio. Pasto’, il coglionazzo, su, quello vestito come uno di Publitalia!
  • Luca Pastore: Perché è uno di Publitalia. Si chiama Leonardo Notte.
  • Antonio Di Pietro: Pastore, Notte, Bosco, Castello… Ma a chi cazz’ li abbiamo fatti scegliere i nomi, allo sceneggiatore di Peppa Pig?
  • Leonardo Notte: Uè, testina, come andiamo? Disturbo?
  • Antonio Di Pietro: Si sieda, Notte, che non ho tempo da perdere.
  • Leonardo Notte: Eh la madonna, che fretta! Cos’è, ci hanno messo il pepe sotto la sedia?
  • Pietro Bosco: La cadrèga, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Bosco, glielo ripeto per l’ultima volta: esca-da-questo-ufficio. Lei sarà pure un veterano di guerra e avrà fatto rugby, ma io vengo dal Molise e come le sconocchio il coppino io lei nemmeno se lo immagina.
  • Pietro Bosco: Vado, càsso!
  • Antonio Di Pietro: Bravo, vada.
  • Leonardo Notte: Chi era, il neanderthal?
  • Antonio Di Pietro: Ma che ne so: un leghista incazzato che se ne va in giro con un ramarro.
  • Leonardo Notte: No, il ramarro è nostro. E’ il numero due di Dell’Utri. Io sono il numero tre.
  • Antonio Di Pietro: Andiamo bene. Il numero quattro è un vaso di gerani?
  • Leonardo Notte: Ma sai che sei simpatico, DiPi? Hai mai pensato a un rebranding?
  • Antonio Di Pietro: Ma come si permette?
  • Leonardo Notte: Ma cosa hai capito, testina! Un rebranding: una bella copertina di TV Sorrisi e Canzoni, un’ospitata al Festivalbar, un’apparizione in Casa Vianello, e tempo zero siamo pronti per buttarci in politica!
  • Antonio Di Pietro: Quindi è solo per questo che mi ha voluto incontrare?
  • Leonardo Notte: Dai retta, che spacchiamo! Pensa, creiamo un movimento e lo chiamiamo “Italia dei Valori”. Uè, guarda che io me ne intendo: qui si parla da subito di fare il 40-45% alle elezioni, di sbaragliare la concorrenza, eh! Una debacle per tutti, e noi al Governo, per decenni!
  • Antonio Di Pietro: Certo che si vede che se ne intende, lei. Ma la risposta è comunque no. Dica a Berlusconi di preparare le arance per il suo amico Craxi, e che se proprio gli piace la politica, che ci si butti lui! Ah ah ah. Se riesce a prendere il 2% è già grasso che cola!
  • Leonardo Notte: Eh, ma anche lei ne capisce un casino, eh!
  • Luca Pastore: Dottor Di Pietro, mi scusi: c’è qui fuori una straniera che credo voglia incontrarla.
  • Antonio Di Pietro: Tanto il signor Notte ci stava per lasciare vero?
  • Leonardo Notte: A dire la verità, io… non è che…
  • Antonio Di Pietro: Vada, Notte, vada. Pastore, che vuole questa straniera?
  • Luca Pastore: Eh, non lo so: il punto è che è straniera. Parla una lingua che non capisco.
  • Antonio Di Pietro: Beh, ma avrà pure detto qualcosa!
  • Luca Pastore: Sì, ha detto: “Bangiarna, varroi incantrore il dattar Do Piatre”.
  • Antonio Di Pietro: Pastore, cazzo, ogni volta questa storia: quella è Tea Falco, è pure nei titoli di testa. Faccia entrare.

(clicca qui per la seconda puntata)

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  1. Niente sull’ambizione sessotelevisiva della Castello? Su 8 puntate, l’unica sex-free è stata la 7

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