Buon viaggio, Italia

A conferma del suo essere il governo più incline al gadget della storia repubblicana, e con prevedibile ritardo sulla tabella di marcia, viene varato il progetto www.buonivacanze.it, fortemente voluto da Silvio Berlusconi in coppia con Michela Brambilla, ministro aggiunto dalla compagine di centro-destra incaricata, pur senza capacità di spesa a bilancio, di turismo e attività ricreative.

Una volta, ai tempi della Buonanima (cit.), si portavano i bambini in colonia al mare o in montagna a spese dello Stato, per far crescere i figli del proletariat nell’aria salubre e nelle buone abitudini ginnico-ideologiche. I tempi sono cambiati, oggi il “meno abbiente” di fantozziana memoria non solo potrà spedire in vacanza in figlio grazie all’aiuto pubblico ma potrà anche portare tutta la famiglia, suocera compresa, grazie ai vouchers da 5 e 20 euro spendibili tra pensioni, trattorie e “altre opportunità” con gli enti convenzionati dal Governo nelle località di villeggiatura: buoni-vacanza che sommati alla Tremonti social card del nonno rappresentano l’inequivocabile (e non simulabile) binomio di status della popolazione italiana di terza classe, versioni plastificate e a carnet delle mai dimenticate pezze al culo del dopoguerra.

A dire il vero il progetto della Brambilla più che una carità di Stato alla Robin Hood somiglia a un sussidio mascherato all’attività alberghiera di bassa stagione. I beneficiari potranno acquistare i buoni in blocchetti tipo buoni-pasto, con uno sconto sostanzioso dal 20 al 45 per cento a seconda del reddito familiare (che non deve superare i 25.000 euro) fino a un massimo di 1.200 euro. Il commerciante non dovrebbe sostenere costi di marketing, pur sacrosanti in operazioni del genere, dato che il costo della baracca sembra totalmente a carico del contribuente.

Ma non sia detto che il Governo dimentica i più sfortunati tra gli sfortunati. I disabili. Anzi i diversamente abili. Con una versione del sito accessibile in carrozzella, nel tasto in alto a destra, che se capite la differenza con quello normale io sono qui, grazie.

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16 Comments

  1. Cliccando sul tasto con la carrozzella in alto a destra mi si apre la versione accessibile del sito, in pratica stessi contenuti ma con un’impaginazione decente per una persona con problemi di vista e sicuramente più amica dei browser per non vedenti (che notoriamente hanno problemi con i siti che contengono un mare di Flash:-) ).

    Se vuoi l’unico dubbio riguarda la dimensione del collegamento ma essendo il primo Link presente nel codice HTML non rappresenta nemmeno un problema.

    Caio

  2. E’ interessante notare la concezione antropologicamente “bassa” che questi qua hanno del cittadino comune. Per sè ville, cazzi e mazzi. Lusso. Potere.

    Per gli altri vacanze senza fantasia, sovietiche…

    Tutti al mare.

    Aiuto.

  3. Alg, mi hai preceduto.heeheh
    La versioneaccessibile è forse l’unica nota positiva del sito.

  4. ALG e Enrico, grazie per la spiegazione

    ma esistono browser per non vedenti? ma come funzionano?

    va bene un’impaginazione semplificata ma con tanto testo dentro dubito che il flash faccia la differenza

  5. @Jonkind
    Da’ retta a me. Non addentrarti nel mondo dell’accessibilità: troverai solo un coacervo di norme, alcune sensate, altre meno, talvolta confuse, spesso superate. A parziale discolpa del legislatore, non è semplice definire delle regole in un mondo così liquido.

    In breve: non c’è una definizione univoca e stringente di cosa sia un sito accessibile. Una volta passati alcuni controlli formali (validazione dell’XHTML, contrasto cromatico sufficiente, etc.) si è in una zona grigia dove anche l’utilizzo di JavaScript potrebbe essere vietato.

    Se poi vuoi farti male: http://www.pubbliaccesso.it/normative/DM080705-A.htm

  6. Sono davvero copiate dalle vacanze sovietiche. Con un retrogusto da Famiglia Passaguai al mare per lo sconto dell’azienda.

  7. Per altro non è che i buoni li regalano: te li devi comprare, scontati dal 20 al 45%. Ergo cacci comunque fuori dei soldi, ma li utilizzerai solo nelle strutture convenzionate (immagino pochissime) dove magari i prezzi sono alti più del 20% rispetto ai concorrenti. Così tu risparmi poco o nulla e loro aiutano le strutture alberghiere. La solita finta elemosina stile social card. Vogliono aiutare i poveri? Scalino le tasse dai poveri con uno stipendio e mandino a casa assegni a chi uno stipendio non ce l’ha.
    Queste iniziative servono solo a creare strutture burocratiche, castelli per dissipare i soldi del contribuende facendoli finire nelle tasche di amici vari.

  8. Qui in Francia i buoni vacanze esistono da anni (con le stesse modalità di quella che dovrebbe essere la versione italiana), nessuno si scandalizza, i francesi sono ben contenti di servirsene, e nessuno si azzarda a toccarli.

  9. credo che la versione scevra da flash e scritta in html classico + css sia più facilmente interpretabile dagli screen reader.
    è una questione puramente tecnica; il codice sembra proprio scritto bene ma non so dire se abbiano fatto un buon lavoro o meno, non ho mai adoperato gli screen reader.

    quanto all’idea in sè, mi pare una boiata megagalattica.

  10. Parisien,

    non vorrei passasse l’idea che le sciocchezze si fanno solo in Italia. Magari in Francia è diverso, lì la demagogia ogni tanto incrocia una politica sociale un po’ più coerente. Qua per esempio il 90% degli autonomi credo dichiari 25.000 euro per cui finisce che i buoni li usa chi non li deve usare.

  11. @Parisien
    Scusa ma hai detto una boiata enorme (senza offesa sul serio, ma l’hai detta).

    I cheques vacances francesi sono dei buoni dati, non dallo stato, ma da una roba che si chiama comité d’entreprise.
    E’ una specie di soviet aziendale eletto dai dipendenti che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe essere una specie di contropotere al datore di lavoro (fa deliziosamente russia anni venti eh ?).
    In pratica nel 90% per cento dei casi si limita a distribuire dei “sussidi” ai lavoratori usando i soldi dell’azienda (in Francia c’è tutta una tradizione di imprenditori paternalisti che facevano regali ai dipendenti in certe occasioni particolari come matrimonio, nascita di un figlio, natale etc, il legislatore ha deciso che quei soldi dovevano essere amministrati dai lavoratori stessi).

    In ogni caso si tratta di denaro privato e non di soldi dei contribuenti, sono distribuiti dal”soviet” secondo regole che si dà il comitato stesso e sono accettati da ogni istituto alberghiero etc come fossero denaro vero.

    Non hanno niente a che vedere con la “tessera del mare” di cui si parla sopra.

    p.s. Si sono un RH

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