cappioLibero, 8 dicembre 2009, rubrica ‘Appunto’

Non puoi avere carta per scrivere, penne, giornali, fotografie di nessuno, non più di due pacchi al mese, non puoi comprare cibo né niente, le tue lettere vengono lette, non puoi tenere nessun oggetto – solo un libro, uno solo – e non puoi lavorare o studiare o fare attività fisica. Puoi passeggiare due ore al giorno in cortili stretti con recinzioni e griglie, le finestre hanno una rete a maglie strette e una tapparella di ferro. Non puoi avere più di due magliette al mese, niente messa, non puoi presenziare nell’aula del tuo processo, puoi vedere i tuoi familiari per un’ora al mese attraverso un vetro e un citofono, e per dieci minuti i tuoi bambini: e qui le scene più penose, perché spesso sono in tenera età e piangono, urlano, scappano dal padre che non hanno mai visto o non riconoscono dopo anni.

Ora: questa cosa si chiama 41-bis, cosiddetto «carcere duro», ma si chiama anche tortura legalizzata: perché è un articolo di legge che col pretesto di isolare un detenuto mira in realtà a fiaccarlo e annullarlo nel corpo e nella mente. Non c’è docente di diritto che non lo giudichi incostituzionale, e un giudice americano giunse a negare l’estradizione di un boss perché il nostro 41 bis – disse – corrispondeva a tortura. Ieri l’on. Giuseppe Gargani, su Libero, ne ha proposto l’abolizione o almeno la modifica: mi onoro di affiancarlo. Ma parlar male di Garibaldi, nell’Italia di oggi, in confronto è niente.

Libero, 9 dicembre 2009, lettera pubblicata

Caro Filippo,

leggo con interesse il tuo articolo sul 41bis “La tortura esiste e ci piace pure” e non posso che essere d’accordo con te. L’agonia di una stanzetta, di un corridoio chiuso, due ore d’aria al giorno ed isolati… non si possono svolgere le attività che più amiamo, neanche un pò di attività fisica… e la visita dei propri cari una volta al mese, e dei bambini poi! Poverini! Solo 10 minuti al mese al citofono attraverso il quale sentire le urla strazianti del proprio pargolo che grida “papà! papà!”… e non perché lo stai sciogliendo nell’acido… ma perché vorrebbe buttarti le braccia al collo e non può!
Hai ragione, una vera tortura… e siccome le torture a me non piacciono, propongo al posto del 41 bis un bel cappio al collo, con notevoli risparmio di costi sociali e di agghiaccianti incontri padre-figlio attraverso un citofono.
Perché altrimenti vorrei capire come dobbiamo trattare una persona (non bestia, chè le bestie non farebbero mai cose del genere!) che ha ammazzato 40 suoi simili e sciolto un bambino nell’acido… o vogliamo anche in questo caso credere alla bufala del carcere che deve riformare e non punire?

Con immutata stima, E.L.M.

Risposta pubblicata

Spettabile signora, il 41 bis è applicato anche ai detenuti in attesa di giudizio: basterebbe questo. Ma il punto forse è un altro. Se Lei e altri milioni di italiani pensate che il carcere debba essere una punizione o un impedimento fisico a delinquere (funzione retributiva) allora andrebbero eliminati non solo le semilibertà e condizionali e permessi premio eccetera – roba che tanta classe politica depreca a parole – ma anche quell’articolo 27 della Costituzionale secondo il quale il carcere serve a rieducare e a scoraggiare le recidive, a convincere cioè che di delinquere non valga la pena. E sarà anche una favola, ma è nella Costituzione. E io ci credo, ma valgo uno. Si blatera sempre di cambiare la Carta, ma nessuno osa nominare l’articolo 27. Si protesta, ci si scontra, ci si indigna: ma in Italia nessun politico o giornalista spiega mai che cosa debba essere, in definitiva, un carcere. Sarebbe un dibattito da fare.