TheClassifica 82 – Se vedo ancora Tardelli che esulta, sparo al televisore

Whitney Houston al n.1. Non so se mi angoscia più che sia stata lei a spodestare la cara salma (n.2 e n.5) dopo tre mesi, oppure il fatto di aver sentito Drop The Pilot di Joan Armatrading due volte in una settimana e da due radio diverse. Manco negli anni 80 la si sentiva così spesso. E’ ridicolo. Qualunque radio si accenda, bang, arrivano gli anni 80. Siamo il Paese più anni 80 del mondo. Ci teniamo aggrappati a quei dieci annetti coi denti e le unghie. Ora: lo so che l’inutile carampana è al n.1 anche in America. Però lì ha un senso. Lì c’è uno stupido culto acritico per le divas (oddio, anche qui ha un po’ preso piede. Il concerto pro-Abruzzo di Pausini-Mannoia-Nannini a San Siro è andato meglio di quello misto con Zero, Baglioni, Mannoia, D’Alessio all’Olimpico). Ma qui da noi, Whitney al n.1 è perversione, è ansia da riesumazione, la voglia di tornare, dopo che il duce sarà morto, a DC, PSI, PCI e buonanotte al secchio. Il suo I look to you è il punto di non ritorno di tutti i dischi-carrozzone coi “migliori autori, migliori produttori, migliori musicisti”. Alicia Keys, Akon, R. Kelly, Diane Warren, blablabla. Non si sono giocati Linda Perry, strano. Non sarebbe cambiato niente, tutti i cavalli e tutti gli uomini di Clive Davis non potrebbero salvare questo immenso niente che precede David Guetta di 14 posizioni e gli Arctic Monkeys di 24 posizioni. Ora: in Francia, Inghilterra, Spagna e Germania, questi due nomi, esecrabili quanto si vuole (e personalmente, esecro i chitarrosi d’Albione più che il figuetto francese) sono nella top 10. Cos’è, loro non sanno scaricare i dischi? Siamo l’unico popolo furbo al mondo? Non ci sono ventenni, qui? Non si consumavano atti a fine riproduttivo, negli anni 80? (forse no. Dopo tutto, c’erano il C64 e l’Amiga).

Momento di onestà. Ho piegato i fatti al ragionamento. Perché in Spagna, a dire la verità, David Guetta non è in top 10 (sarà che si sentono in colpa per averlo reso ricco in quel di Ibiza). Al n.1 però c’è un gruppo indigeno che si chiama Pereza, con un trabajo producido por Nigel Walker (Bob Dylan, Tom Petty, Aerosmith) (come dire: suono stravecchio, ma facce nuove, perlomeno). Fine del momento di onestà. Riprendo a esecrare esasperato.

Insomma, qui servirebbe gente che CI SPIEGHI. E io sono così esasperato che arruolo persino quel coboldo di Douglas Coupland, che dopo Generation X, ha pensato bene di scrivere Generation A (…haha, vecchia lenza) (anche se mi sa che toglierà la palma di sequel peggiore del mondo a Eccezzziunale Veramente Capitolo Secondo…Me). In un’intervista al Guardian di rara brodosità, Coupland piazza, bontà sua, un paio di riflessioni. Non originalissime ma non per questo da buttare. Una recita: “What happens – and this is the thing I’m not really sure about – when it comes to the point where people don’t actually do anything any more? They just cut and paste from things that happened in the past”. Doug, Iddio conservi il tuo conto in banca: la risposta c’è già, è tutta intorno a te, è la direttrice del decennio che va a concludersi. Una (una) cosa è andata avanti, ed è la tecnologia (ed ecco perché se apre un megastore della Apple, diecimila isterici ci si fiondano). Ma per il resto. Voglio dire, nei cinema sta per uscire, dopo tanto averci girato attorno, una nuova versione di Fame. E poi beh, c’è Tarantino che rilegge la Storia, e Tornatore che rilegge la Storia, ma per fortuna in libreria c’è Veltroni che rilegge la Storia – anche se vende meno di un altro cadavere, Patrick Dennis (il libro al n.1 in Italia è del 1955. Ditemi voi). Ma niente paura, ci sono ancora alfieri del nuovo in giro: gli imminenti dischi di Muse ed Editors attingeranno coraggiosamente dai Depeche Mode.

Però, un momento. Al n.6 in Italia c’è Dolores O’Riordan. E’ l’unica altra novità in top 10, ma guai a sorvolare così, dopo l’estate dell’estasi della stasi. Secondo me l’ex cranberra è un tantino sottovalutata e un po’ troppo avversata per il suo tratto distintivo più ovvio, che è quel vocalizzare un po’ balengo e vagamente reminiscente di lamenti funebri calabresi. Che comunque, curiosamente, ha avuto un impatto sul canto femminile forse persino superiore ai “pienismi” della Whitney.

Il che mi fa pensare. Forse, così come il Duce sta raschiando il fondo del barile e già qualcuno prende le distanze (da Fini a Kakà, da Facci a Bongiorno) (quest’ultimo, in modo più radicale), anche gli anni 80 stanno sferrando l’ultimo disperato attacco finale della bestia che si dibatte agonizzante. Forse dietro l’angolo ci sono i 90, col loro tintinnar di manette.

E d’altro canto, in tv sta per tornare Melrose Place. I Wu Ming tornano nella Muntzer di Q. Per non parlare del fatto che ci è mancato poco che tornasse Schumacher. Mmmh.

Marco Van Basten, come va la caviglia?

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16 Comments

  1. Quindi ancora un po’ e tornano gli anni ’00 (o è meglio dire arrivano finalmente?)

    E, sì, c’hai ragione, Dolores è sottovalutata come la lira nel decennio cotonato, o aruspice del hit parade.

  2. Ah ha ha,
    è vero: MerlosePlace, i Cranberries, la Houston etc ecc, non c’avevo fatto caso, ma lo son di brutto :-D
    (Van Bastern, mannaggia mannaggia…)
    Eh si, in effetti ci siamo quasi, a rigor di logica tornerebbe, essendo a fine ’09, dopo “the 80’s”, dovremmo appropinquarci al ritorno dei 90.
    Temo di aver già posto l’interrogativo qualche “The Classifica” fa, e forse più di uno mi aveva pure replicato (figuriamoci se riesco a ritrovare il post), resta il fatto che, tranne certi dettagli, nel complesso i 90 in un immaginario di musiche e costumi (vestiario in primis), mi riesce molto più difficile caratterizzarli un po’ sommariamente (rispetto agli 80, che già con 2 parole: elettronica, paninarismo/yuppismo).
    Certo alcuni elementi peculiari ci sono, ma ognuno di essi, ripeto, un po’ meno esteso, più annacquato (cosa che temo sarà sempre più per decennio che passa, ma è una teoria del sottoscritto tutta da dimostrare)
    Probabilmente è una lacuna mia.
    Non so: grunge (anche come vestiario)?
    Illuminatemi.

    Ad ogni modo, ora che ci penso, il nostro dux è troppo avanti: è già da tempo, ben prima della fine di questo decennio, che riproduce il “Non è la Rai”-smo, a palazzo grazioli etc.
    E’ un precursore incompreso.

    Ho a cuore la tua salute, quindi ti avverto prima, così non ti prende un colpo.
    Prima di un eventuale rituffo nei 90, temo ci sarà, qualcuno spererà verosimilmente con parecchia meno vemenza della prima apparizione ma chissà, da passare attraverso il tentativo di ritorno in classifica con nuovi prodotti, non solo di 3 Xfactoriani della scorsa edizione, anche di 3 BANSHEES (purtroppo non mi riferisco ai Cranberries). Lo so che 2 volte in un anno è dura.
    Forza e coraggio, hai tutto il nostro sostegno.

    Tra l’alto, tra talent sciovs, MJ’s, etc. (vediamo come andrà questa cosa dei Beatles 09-09-09. Intanto: Paul sta bene?) la classifica 2009 rischia di venir ricordata come una delle più “drogate”.

  3. Non senti la mancanza di Deejay Television? Di Cecchetto è rimasto solo il GiocaJouer (in compenso abbiamo Cicchitto che negli 80’s era troppo impegnato con la P2 per poter apparire nei TG), Gerry Scotti è diventato l’ultimo baluardo clericale sul piccolo schermo, Amadeus cerca di fare il presentatore serio e Jovanotti sogna di diventare il nuovo Bob Geldof. Viviamo in una brutta copia di un brutto decennio, come potrebbe andar peggio?
    (il flop del nuovo Beverly Hills potrebbe essere un segno premonitore… l’operazione Back to the Nineties non sarà una passeggiata)

  4. Quoto Miriam. Per loro il mondo e’ finito a Italia 90. In realta’ i crucchi si sono estinti ma non c’e’ nessuno a dirglielo.

  5. Il pezzo depechiano degli Editors l’ho sentito. Mi sto facendo l’idea che molti dischi nuovi vengano fatti per non suonare troppo diversi dal resto dell’anniottantitudine che è poi la sbobba radiofonica. Alla fine, incredibile a dirsi, la raido meno anni 80 è DeeJay, che gli anni 80 li ha inventati.

  6. Stasera ho sentito alla radio un pezzo degli Zero Assoluti che prende Close to me dei Cure e ci innesta due o tre dialoghi da diario del liceo. Prima liceo. Scientifico. Tutto molto bello.
    Scusa Paolo lo so che non c’entra una benemerita ma non riuscivo a tenermelo per me.
    Se questa è l’Italia di oggi, sai che ti dico?
    “Faccio in fretta un altro inventario,
    smonto la baracca e via,
    cambio zona itinerario, il mio indirizzo ? la follia…”

  7. Tornano i 90? Quindi camicie di flanella e gente che si fa l’autoscatto col fucile?

    I Muse hanno messo anche un paio di cori alla Queen ,che sognino un live at Live at Wembley?

  8. Diceva Neil Tennant che dopo gli anni ’80 hanno tutti solo campionato gli anni ’80. Lo diceva negli anni ’90 e lo direbbe ancora, credo.
    Detto questo, le due canzoni che ho sentito dei Muse mi piacciono un bel po’. E anche io ho pensato a Depeche e Queen. Ma, cavolo, se i maestri sono quelli, allora lasciamo che li seguano.
    Ma manca proprio il “nuovo”. L’ultima grande rivoluzione musicale è stata la house (nel male, nella maggior parte dei casi), e l’ultimo disco che mi ha fatto pensare al miracolo è stato Nevermind…
    E Caparezza.

  9. @PepPorno: può anche darsi che agli 00s tocchi in sorte quello che era capitato ai loro omologhi del Novecento – quello di fare da Belle Epoque che languidamente scivola verso una guerra mondiale. Il che tecnicamente ci dà ancora 4-5 anni di aggiustamento.

    @Kluz: grunge, ma anche gli stivalazzi delle Spice Girls. E cappelli stupidi. Il cappello stupido della succitata Linda Perry (4 Non Blondes), il cappello stupido di Jamiroquai, tutti i cappelli stupidi di Jovanotti.

    @EvilFerro: sì, di Deejay Television sento la mancanza. Aveva una sua (è difficile scriverlo senza rabbrividire) autorevolezza che TRL non ha mai avuto.

    @Miriam: non hai tutti i torti. Però loro ci hanno dato i Rammstein e noi gli abbiamo dato Luca Dirisio. Non è che possiamo canzonarli troppo.

    @Alessandro: comunque, poca gente è sparita senza lasciare traccia quanto Joan Armatrading. Oggi come oggi, uno su mille ce la fa a NON ottenere uno straccio di revival, e lei è quell’una.

    @Flavio: e non c’è più neppure uno di loro che giochi in Italia.

    @Gaia: l’unica possibilità che abbiamo sono le radio senza speaker. Altrimenti, la musica sarà sempre e solo valutata come gli stacchetti di Striscialanotizia.

    @Numero6: la cosa stupefacente era che usando una cassetta di buona qualità (TDK o Sony) il programma non partiva. Bisognava usare le più schifose possibili.

    @Piti: ma tornerebbe anche Dino Baggio. In tal caso, varrebbe la pena di morire.

    @DD: lo fai apposta, infame tu e chi non te lo dice.

    @Cristianoilvile: un concertone appena un po’ trionfalistico a Wembley i Muse lo hanno anche fatto. Molto interessante il loro pubblico, tutti acqua e sapone e terzo anno di università.

    @Capodoglio: …e Mezzanine ? E OK computer? E (ehm, ora mi espongo) A rush of blood to the head ?

  10. Eh esimissimo Madeddu, però con il revival dei ’90 abbiamo anche il Britpop, revival della British Invasion e colonna sonora della Cool Britannia blairiana, che a sua volta voleva essere un revival della Swingin’ London: il revival del revival, e chissà che non ci dica qualcosa di noi anche ‘sta cosa (sicuramente, ma io non ho né l’acutezza né la voglia di starla a sentire, lascio a te l’onere e l’onore)

    Eppoi le boyband: ecco, ripensandoci, non è che con lo straordinario ascendente che hai tu nell’influenzare i gusti delle masse si riesce a parlare ancora un po’, chessò, di 99 Luftballons in attesa del decennale di Ooops… I did it again? Eddai, su.

    (PS: ma per parlare di Witney Houston e anni ’80, come mai la colonna sonora di Bodyguard che è del ’92?)

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