Questa ve la devo proprio raccontare, perché merita. Premessa: è una cosa di blogger, tra blogger, quindi se l’argomento non interessa siete pregati di saltare a piè pari. Non interesserebbe nemmeno me (e mica per niente su Macchianera, da qualche anno, gli argomenti come questo si evitano come la peste), se non fosse che un giorno ci sono capitato dentro, per caso.

Mi chiama un amico. Mi dice: hai presente Manrico Caciocavallo? Quello di FeedGomorra, la classifica dei blog? E io: sì. Lui continua: eh, si è rotto le scatole di gestirla. Beh, è un peccato, dico io. E lui: si, ma ormai si è sputtanato, tra lui e quella pazza della moglie hanno fatto allontanare tutti quelli che li hanno aiutati gratuitamente, e ogni volta che qualcuno muove un’obiezione su come è gestita monta una polemica che non ti dico. Non riescono proprio a non prenderla sul personale, quei due. Ora lui dice che vuole fare altro e vuole venderla. Va bene – ribatto –  ma io cosa c’entro? Scusa, tu non collabori con Telefone? No – rispondo – gestisco solo alcuni progetti per conto loro, o mi occupo dell’ideazione di nuovi servizi, ma lo faccio tramite FrecciaNera. Vabbè, lo stesso – dice lui -, magari a loro interessa: sono abbastanza grandi di potersi permettere di pagarla quel che costa. Perché non gliela proponi?

Va bene, rispondo all’amico, posso sicuramente proporgliela, ma non voglio averci a che fare. Facciamo che se gli interessa li mettiamo in contatto e se la sbrigano loro, ok? E’ ok anche per lui.
Non è ok, invece, per Telefone. Mi dicono: certo che ci interessa, ma questo qui chi è? Voglio dire: te ti conosciamo, ma di lui cosa sappiamo? Abbiamo letto quello che ha scritto in giro per la rete e, francamente, ci sembra abbia perso qualche venerdì. E’ perché non avete incontrato la moglie – rispondo -: quella ha perso tutti i giorni feriali e pure qualcuno di quelli festivi. Appunto, mi rispondono loro: chi ce lo fa fare di mettere uno così in casa? E poi siamo sicuri che il prodotto valga la pena? Il prodotto è buono, dico io. Anzi, per voi è perfetto: nelle mani giuste potrebbe diventare un servizio davvero utile. Investendoci un po’, migliorandolo, accettando consigli e contributi esterni… Loro ci pensano su e concludono che sì, gli interessa, ma c’è un però.

I però è dove in genere arriva la fregatura. Infatti mi dicono: però tu fai da intermediario. Dal momento che già collabori con noi, se qualcosa va male ci conosciamo già e sappiamo con chi prendercela. Guardate – dico io – che non conviene a me, ma soprattutto a voi: se ci va di mezzo FrecciaNera, che la deve acquistare per poi rivenderla a voi, io su quell’acquisto ci devo poi pagare le tasse e, minimo minimo, mi aspetto che me le rimborsiate. Alla fine non vi conviene rivolgervi direttamente a lui? La paghereste molto meno. Certo che ci converrebbe – rispondono loro -, ma no, non lo facciamo. Preferiamo che ci sia di mezzo tu: prendi un po’ di gente valida, la rimetti a posto, costruisci un bel progetto, e noi la compriamo da te, a una cifra che decidiamo. No – dico io -: se devo vedere qualcosa, vendo cose mie, perché su quelle mi sento di poter garantire. Se volete che vi faccia questo favore ve lo faccio, ma non voglio metterci nessun ricarico: è sufficiente che mi rimborsiate le spese e che, insomma, quest’operazione sia, per FrecciaNera, a guadagno zero ma anche a costo zero.

Va bene, dicono loro: contattalo e offrigli 80.000 pizze di fango camerunensi. Ah, dico io. E’ quanto ci rimane a budget quest’anno per i nuovi servizi, dicono loro. E aggiungono: però specifica bene che o gli interessa o non gli interessa, che ce lo dica subito. Se gli interessa, ottimo, ben per lui e per noi; se invece vuole trattare, saremo anche una grande azienda ma dal budget non si può sforare: in quel caso gli dici che non ci interessa e gli auguriamo tanta fortuna.

Questo è il punto in cui io chiamo l’amico di prima e gli dico: ti ricordi quella cosa di FeedGomorra? L’ho detto a quelli di Telefone, e a loro interessa: gli offrono 80.000 pizze di fango camerunensi ma non possono spingersi più in là per questioni di budget. Mettono l’offerta sul piatto e vogliono solo sapere se interessa. Nel caso in cui non interessi, libero di venderla a un prezzo più alto, e amici come prima. Ah – aggiungo – vogliono anche che io faccia da intermediario con FrecciaNera, perché hanno visto in giro che lui e consorte c’hanno la paranoia facile. E come dargli torto, risponde l’amico. Assicurati però che sappia – specifico – che io non ho alcuna intenzione di guadagnarci niente. Se si parlerà di gestione, beh, che dire, vedremo, ma sii molto chiaro sul fatto che è esclusa la cresta, per favore. Lo sento e ti so dire entro qualche giorno, risponde l’amico.

Ci mette molto meno di qualche giorno, l’amico, perché l’indomani mi richiama e mi dice: Caciocavallo ci sta. Sicuro? – chiedo io. Ci sta. Ma gliel’hai detto che non vogliono avere a che fare con lui? Eccome no – mi risponde -: dice che anche lui non vuole avere a che fare con loro perché non si ritrova nei meccanismi della grande azienda in cui deve giustificare il suo lavoro. Ci sta, quindi. E le 80.000 pizze di fango camerunensi, gli vanno bene anche quelle? Io lo chiedo, perché non si sa mai. E l’amico risponde: guarda che mi sa che se ne aspettava anche meno. Dice solo che non vuole rotture di balle: gliela consegna chiavi in mano, e poi ci facciano quello che vogliono. E Yoko Ono cosa dice, è d’accordo anche lei? Anche questo lo chiedo perché, come sopra, non si sa mai. E anche perché fino a quando aveva l’impressione che potessi presentarle il CEO di Telefone ero l’amichetto del cuore; quando poi ha capito che non c’era trippa per gatti ha scritto un post in cui si lamentava che fossi ancora al mondo e che qualcuno mi facesse ancora fare la radio. Allora come rimaniamo? E come vuoi rimanere? – mi dice – prepara i soldi, ché quello te la impacchetta davanti. Domando: non sarebbe il caso di incontrarlo, prima? Uhm. Il mio amico dice proprio: uhm. E aggiunge: sicuro di volerlo fare? Io: mi sa che dobbiamo.

Così, siamo al giorno in cui ci incontriamo, io, lui e il mio amico. In un posto dove la birra, devo dire, è davvero buona. “Piacere, Caciocavallo: esordisce così. E io gli dico che ci siamo già visti, non ricorda? Un giorno lo invitammo in radio assieme a Yoko Ono: lui se ne stette zitto per tutto il tempo (anzi, no, non proprio tutto il tempo: ad un certo punto mi chiese qual era la password della wi-fi di casa), continuò a programmare sul suo portatile e poi se ne andò senza dire una parola quando finì la batteria. “Non aveva portato l’alimentatore”, ci rivelò in seguito Yoko. Quindi dicevo della birreria, ma sopravviene il problema di mettere sotto i denti qualcosa, perché è ora di cena. Il mio amico propone un posto. Risposta: no, troppo fighetto. Ne propongo uno io. No, troppo pesante. Ne proponiamo un terzo: no, troppo caro. Al che, dopo una scarpinata di mezz’ora (ad ogni isolato chiedevamo: è qui? E lui, no, l’isolato dopo: così per tutta la circonvallazione), ci porta in una pizzeria che, credetemi, più di merda non si può.

E vabbé: non siamo mica qui per la pizza. Prima di entrare l’amico mi fa: guarda che mi sa che c’è un problema. Opporcaputtana, penso. Yoko Ono gli ha detto che secondo lei FeedGomorra vale molto di più, che dovrebbero lasciare perdere Telefone e proporla a Solida. Ma ce l’hanno almeno – chiedo io – una proposta da Solida? No – risponde l’amico -, ma lei sostiene che lui dovrebbe andare a proporre l’affare. Detto questo entriamo in pizzeria e io esordisco dicendogli: guarda, ho sentito del fatto che non siete convinti della proposta… nessun problema. Se vuoi andare a proporla a qualche altro va benissimo, solo me lo devi dire adesso, così ci mettiamo l’anima in pace. Lui, a questo punto, se ne esce dicendo queste precise parole: Telefone è una grande azienda: se possono arrivare a 80.000 pizze di fango camerunensi, vuol dire che possono sforzarsi e aggiungere qualcosa”.

Ora, con calma, respira e concentrati – gli dico io -: quale parte del discorso “Non abbiamo voglia e budget per poter trattare” non ti è chiara, esattamente? E lui, dritto, come i Borg: Telefone è una grande azienda: se possono arrivare a 80.000 pizze di fango camerunensi, vuol dire che possono sforzarsi e aggiungere qualcosa”. Alla fine capisco che la resistenza è inutile, e dico: vabbé, dai, fa niente, ci siamo almeno fatti una pizza; buona fortuna con l’altra offerta.

Beh, se non fosse un’esclusiva potrei pensarci, dice: rigore al 90°. In che senso – chiedo – “se non ci fosse l’esclusiva”? Se non volessero il nome e il dominio FeedGomorra – spiega Caciocavallo – io potrei vedergli solo il software, in licenza, e loro potrebbero usarlo come vogliono. Guarda – chiarisco io -: credo che parte dell’attrattiva di questo acquisto sia data proprio dal fatto di poter comunicare Telefone acquista FeedGomorra, lo capisci, no? No, non lo capisce. Dice: a FeedGomorra non ho fatto tutto io, hanno collaborato altre persone; se non la vendo come FeedGomorra posso farci quello che voglio, sarebbe solo una cosa data in licenza. E appunto – ribatto io – capisci, vero, che c’è differenza tra vendere una cosa e darla in licenza? Ed è inutile che ve lo dica: no, non lo capisce.

Tu proponiglielo, chiude lui, vedrai che capiranno: sono una grande azienda. No, non capiranno – rispondo io -, proprio perché sono una grande azienda, e c’avrebbero pure ragione: hanno fatto un’offerta con chiarezza, chiedendo semplicemente se la accettavi o no, e tu stai ancora qui a cincischiare.

Io giorno dopo chiamo la grande azienda. Allora – chiedono -, abbiamo concluso? Avete presente quello a cui abbiamo detto che non avevamo voglia di trattare? Certo – dicono loro -: Caciocavallo. E io: beh, vuole trattare. Ma che è, scemo? Anche loro chiedono, che non si sa mai. Gli dico io: oppure dice che vi dà il software in licenza, e che certi pezzi di programma se li tiene lui, perché deve usarli per fare altre cose. Al che loro mi chiedono: quale parte della nostra domanda “Ma che, è scemo?” non si è capita? Chiedo, a questo punto, se sono sicuri di non volerlo contattare direttamente: risparmierebbero le spese che dovrebbero rimborsarmi e potrebbero gestire un certo margine per la trattativa. Io mi farei volentieri da parte, aggiungo. E loro dicono volentieri di no.

Lo faccio richiamare dall’amico, il quale gli riporta: ciccia, non se ne fa niente, ma tanti tanti auguri. Telefone, alla fine, con quel budget ha deciso di lanciare un nuovo progetto e di darlo in mano a quelli di GeekProducts, che sono specializzati della ricerca semantica.

L’amico mi riporta che la sua reazione è stata: ma come? Quelli di GeekProducts fanno solo cazzate, copieranno FeedGomorra e il codice farà cagare, perché non sono capaci. Digli che possiamo accordarci a meno.

Qui finisce la storia. Io non so se quelli di GeekProducts sono bravi o no. Sono cose che si vedranno. So però che, quando gli metti sul tavolo 80.000 pizze di fango camerunensi sono capaci di dire “le prendiamo” oppure “no, grazie”.

Mesi dopo l’amico (che nel frattempo si sente molto in colpa per avermi trascinato in questo pantano ma – glielo dico qui – non ne ha davvero alcun motivo) mi scrive una mail: “Questa di Caciocavallo non puoi davvero perdertela! Non ci crederai mai!”, con tutti i punti esclamativi al loro posto e, annesso, un link a eBay. Vado su eBay e, davanti a me, l’Armageddon: Caciocavallo ha messo all’asta FeedGomorra. Per 4.999 pizze di fango camerunensi. Poteva fare 5.000. E invece no: 4.999. La classe si vede dal centesimo che lasci di mancia.

Detto tra noi: a me, alla fine, spiace pure se Cacio&Yoko se la prenderanno per questa ricostruzione (e so che se la prenderanno), però voglio anche comunicargli che la psichiatria ha fatto passi da gigante e ormai esistono pilloline quasi per qualsiasi disturbo, qualunque sia il loro.

Che dirai ora – chiede l’amico – a quelli di Telefone? Non lo so, rispondo. So che potrebbero fare una semplice sottrazione e pensare che 80.000 – 4.999 fanno 75.001 pizze di fango camerunensi che FrecciaNera voleva farsi di cresta. Beh, – ribatte l’amico – è un problema, no? E’ un problema – dico io – fino al giorno in cui non sbrocco e racconto per filo e per segno in un post quello che è successo.

La morale è che quando pensi di avere visto sulla rete i maggiori fessi che la natura potesse avere creato, c’è sempre uno scemo del villaggio globale pronto, lì, perché tu possa provare una volta ancora il privilegio di stupirti.

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