No, non è ancora la puntata coi protagonisti della sitcom sotto l’albero, a fingere di ricordare i frammenti di vecchie puntate (“Ricordi la volta che hai scritto che l’hip-hop è morto e putrefatto?” “E la volta che hai scritto De Gregori vaffanculo?” “Per non parlare di quando hai scritto che Federico Zampaglione in arte Tiromancino è un musicista che da ogni poro erutta talento come se fosse pus” “…Davvero l’ho scritto?” “No, ma ogni tanto fallo – ricordati dei suoi 4 avvocati”). Quindi rimandiamo sia le considerazioni sulla musica natalizia che i bilanci di fine anno, e stiamo sull’attualità. E dato che in questi giorni Macchianera spinge in quella direzione (…verso la quale tendenzialmente non ho bisogno di essere spinto), parliamo di figa.

Se un dì ipotizzai che i pochi cd venduti in Italia andassero soprattutto a sinistra, ora contemplerei con voi l’eventualità che oggi – come per i libri – a comprarli siano soprattutto le donne. Perché io sarò anche veteromaschilista come chiunque sia stato esposto in tenerissima età a Immigrant Song dei Led Zeppelin. Ma non credo al maschio eterosessuale che esce dall’Esselunga con sottobraccio Laura Pausini (n.1), Giusy Ferreri (n.2) o il disco natalizio di Irene Grandi (n.3). E dopo un Tiziano Ferro (che diciamocelo, non è machissimo) al n.4, c’è Giorgia al n.5. Il Corriere della Sera chiede conto del podio rosa a Irene Grandi, che spiega: «Noi donne siamo trasversali e variopinte, tendiamo a stupire (…) Con gli anni si cambia e con noi è cambiata pure la nostra musica. Io mi sento diversa da quando ho cominciato, quattordici anni fa. I miei colleghi, invece, sono meno inclini alle sperimentazioni».

Ok, che siano adorabili fregnacce da intervista lo sapete da voi. Io mi limito a far presente che se Irene è risorta, è grazie a Bruci la città di Francesco “Baustelle” Bianconi e a Come tu mi vuoi di Antonio Amurri. E Bianco Natale che Irene oggi va cantando – pardon: sperimentando, è di Irving Berlin. Quanto a Laura Pausini: ogni tanto si scrive le canzoni, ma i suoi cinque brani più noti sono firmati da maschi. Giusy Ferreri è dove si trova grazie a Tiziano Ferro. Insomma, anche se negassi il citato veteromaschilismo e mi mettessi a magnificare Luce (tramonti a nordest) di Elisa o Meravigliosa creatura di Gianna Nannini o Parole di burro di Carmen Consoli, non potrei affermare che le donne italiane scrivono canzoni da mettere nel Pantheon. Hanno le pari opportunità, ma proprio come la Carfagna, arrivano dove sono per il fisicodiruolo – nella fattispecie, i fattori fisici sono faccino e corde vocali. In Italia, senza stare a scomodare le Joni Mitchell e le Chrissie Hynde, di autrici capaci di sbancare come Carole King, Diane Warren, Linda Perry non ne abbiamo mai avute. Giusto interpreti, preferibilmente fffeeeghe. Forse è un po’ meschino da parte mia, ma andrò a suffragare tale affermazione coi dati Siae.

(…è molto meschino. La Siae è un’istituzione tra le più kafkiane d’Italia) (la sapete quella di Diego Cugia alias Jack Folla, tutto figo e tenebrosone, che come consigliere d’amministrazione Siae ha fatto investire svariati miliardi in una banca in cui direttore esecutivo era suo cugino? Banca chiamata Lehman – già sentita nominare?) (e la sapete quella che il presidente Siae è Giorgio Assumma, che però, toh, è anche avvocato di tanti cantanti, da Celentano a Baglioni?) (sapete che il presidente della Siae ha difeso Baglioni in tribunale, dall’accusa di plagio di un altro autore, Ricky Gianco?) (cosa dite? Conflitto di intercosa?) (…non dite stupidaggini!)

Comunque, la classifica delle canzoni che negli ultimi 20 anni hanno fruttato più diritti Siae cita praticamente solo autori maschi. N.1, Modugno con Nel blu dipinto di blu (e vorrei vedere). N.2 Lucio Dalla, con Caruso. N. 3, Andrea Bocelli: Con te partirò (scritta da due autori maschi, Quarantotto e Sartori). N.4, con Quando quando quando, Tony Renis – che casualmente è cliente di Assumma. La top 10 contiene altre cose interessantissime: O’ sole mio non ne fa parte, come L’italiano di Toto Cutugno, ma al n. 9 c’è Blues degli Eiffel 65. Non c’è Sapore di saleVita spericolata, però ci sono i Watussi di Edoardo Vianello. Ora, va bene il ballo di gruppo a ferragosto – ma minchia, che ne è degli stadi e dei dvd del miticoVasco? Non fruttano? Comunque in top 10 non c’è nemmeno Battisti nè il miticoLiga – però c’è Totò con Malafemmena. Noi forse non ce ne accorgiamo, ma le radio mandano tre volte al giorno, retequattreggiando, il principe della risata. Al n.13 poi, sempre davanti a qualsiasi miticoVasco e miticoLiga, vi segnalo la briosa Tutto pepe, di Castellina-Pasi, a un solo passo da Romagna mia di Casadei. Ma com’è come non è, tra tutte quelle che la Siae si degna di segnalare non compare alcuna canzone scritta da una donna. Ragion per cui, Laura, Giusy, Irene, Giorgia, Elisa, Carmen – come direbbe Tom Cruise in Magnolia: rispettate il c****.