Sigari e Prosciutti

 Ricordatevi di fare il presepio, oggi.
Don Camillo stava lucidando il bambinello del presepe. Quella dannata macchia di cera non veniva via: cosa gli era passato per la testa di circondare con quei ceri la sacra Famiglia lo scorso anno? Il rumore della porta della chiesa che si apriva e si richiudeva cigolando lo fece alzare di scatto: a quell’ora, chi poteva essere? Riconobbe dalla massa sotto il mantello e dall’andatura spedita l’uomo che si avvicinava a testa bassa con il cappello in testa: “Signor sindaco, con questa neve non ha da spalare le strade? Oh, non che non ci tenga a vederla una volta in chiesa…” Peppone si tolse il cappello e tentò un inchino verso il crocifisso, poi starnutì con forza. “Pensavo di fare mettere la neve proprio qui, davanti alla porta della Chiesa, così libero le strade del paese e la chiudo dentro, Reverendo” rispose sarcastico. Don Camillo posò il bambinello tra l’asino e il bue e andò incontro al sindaco. “Allora, cosa vuoi a quest’ora Peppone?” L’uomo si girò intorno per vedere che in Chiesa fossero soli e poi tirò fuori dal mantello un grosso pacco, donandolo al parroco. “Buon Natale, con la speranza che le vada di traverso”. A don Camillo uscirono gli occhi dalle orbite: non aveva bisogno di aprire il pacco per capire di cosa si trattava. Quello era il profumo indimenticabile del prosciutto di Parma. Un cosciotto enorme che doveva essere costato una fortuna. “Lo battezzerò prima, non si sa mai cosa può capitare mangiando un maiale rosso, aspetta qui…” e portandosi dietro il prosciutto andò verso la canonica ritornando dopo con un pacco più piccolo, elegantemente confezionato. Lo porse al sindaco che fu anche lui felice di riscoprire un profumo conosciuto. “Toscani! Sono quelli di Soldati, vero?” Il parroco annuì e i due si sedettero sulla panca lì vicino. “Grazie” disse Peppone. “Grazie a Te per come hai risolto il problema con la famiglia Becchi. Avranno una casa decente, vivranno un bel Natale”. “E grazie a Lei per essere andato a parlare con i Tenacci. Non la smettevano più di litigare, i bambini a scuola mi hanno detto che i loro figli non parlavano quasi più tanto erano tristi”. Don Camillo sorrise: “Curioso che quando la gente con famiglia ha dei problemi, viene proprio da noi preti che non ce l’abbiamo per risolverli. Verrai alla Santa Messa domani notte?” chiese il Parroco. “Certo, mi metto in fondo come al solito…” rispose il sindaco un poco impacciato. “Potresti venire davanti con la tua famiglia e la fascia invece. Vorrei farti gli auguri di persona davanti a tutti, ma non prenderci l’abitudine”. “Certo che no!” sorrise Peppone. “Dal primo gennaio cominciamo a legnarci di nuovo.” Risero a voce alta tutti e due. Il Rosso si alzò e il Prete lo trattenne per un braccio ancora un attimo. “Legnarci sì, ma solo per la nostra gente, che tutti e due amiamo, per cui andiamo avanti nonostante quello che ci arriva addosso, i bassi colpi che ci tirano, le manie di protagonismo che spesso alcuni di loro hanno. E lo facciamo anche se tu sei un povero asino.” “Non cambierai mai” gli rispose Peppone, accorgendosi che per la prima volta aveva dato del Tu al suo amico-nemico. Don Camillo non ci diede peso, sembrava anzi contento. “Se la nostra gente sapesse quanto ci sta a cuore, forse questo paese sarebbe davvero un angolo di cielo!” concluse il sindaco rimettendosi il cappello e uscendo di Chiesa attento a non farsi scorgere da nessuno. Don Camillo riprese il bambinello in mano. La macchia di cera era scomparsa. Stupito il parroco fissò il crocifisso che gli sorrise: “Una buona azione cancella una miriade di peccati, ricordi la bibbia, don Camillo?” E il Parroco pensò a quanto era bello avere il suo gregge da curare, da aspettare alla messa di Natale. Di ritrovare quel senza Dio di Peppone. Che aveva più Dio nel cuore di tanti altri sempre in prima fila. 
Auguri.
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