(da Corriere.it)

“La moglie del presidente del Consiglio, Veronica Lario, si è presentata a sorpresa all’università Bocconi di Milano, per il convegno sull’efficacia e la valenza dell’etica nei sistemi economici e nella conduzione d’impresa, organizzata dalla Onlus Milano Young, di cui è vice presidente la figlia Barbara e presidente Geronimo La Russa”.

…Gente, tre sole parole.

Non siamo degni.

Bene. Temino di oggi: stimolo e risposta. Ovvero: la percezione della crisi.

Dunque. Governo Mussolini. Canticchiava il cantautore Rodolfo De Angelis: Ma cos’è questa crisi?

Canzone prodiga di consigli. Al commerciante diceva: “Si contenti di guadagnare, quel ch’è giusto e non grattare… e vedrà… che, la crisi, passerà!” E al governo: “Rinunciate all’opinione, della parte del leone e chissà… che, la crisi, finirà!”

Il governo Mussolini ha fatto tante cose buone, giusto? Poi vabbè, gasava gli etiopi e faceva uccidere o picchiare o confinare i dissidenti e proclamava sudditi gli albanesi (ha!) e non si poteva votare e si era pappa e ciccia coi nazisti - ma alla fine su, so’ ragazzi. E va bene, come volete: archiviamolo alla voce: controverso.

Flash forward. Governo D’Alema. Canticchiavano i Bluvertigo: “Sto vivendo una crisi e una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va”. Nonché: “Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità”. Non fate come si fa spesso in questi casi: non cercate profondità in queste fregnacce. L’unica cosa interessante che dice è: “Quando inizia una crisi è un po’ tutto concesso quasi come a carnevale”.

Comunque, il governo D’Alema ha fatto tante cose buone, giusto? Privatizzazioni, guerra in ex Jugoslavia, tagli alla sanità, e lealtà nei confronti di Berlusconi. Poi però non è stato rieletto. Ed è solo per questo che lo taggherei come: controverso.

Ora. Governo Berlusconi. Tutto va bene. Niente di controverso.

E la prova è in quello che canticchia Paolo Conte, n.1 in classifica: “Psiche sa leggere, scrivere, pallida lampada araba”. E’ il testo integrale del brano che dà il titolo all’album.

Se brancolate nel buio della pallida lampada, volgetevi verso Raf, n.4 in classifica, più alta nuova entrata e brano più trasmesso in radio secondo la Nielsen, canticchia: “Con occhi chiusi, siamo in volo senza più ferirsi. Non scendiamo se non vuoi. E se sto sognando vi prego non svegliatemi”.

Oppure quel che canticchia Cesare Cremonini, n.6, seconda nuova entrata e cantante più giovane nella top 10, anche più di Giusy Ferreri (risalita al n.3, alle spalle dei Metallica): “Nessuno sa che avrei soltanto l’amore per lei. Per lei che ha il nome di un fiore, per lei. Per lei che è l’unica al mondo, per lei. Ed ogni raggio di luna è per lei”.

(…mmmh) (non so voi, ma io sto ancora pensando alla pallida lampada araba) (in fondo apre il disco che per la seconda settimana di fila è in testa alla classifica) (e potrebbe resistere sia a Marco Carta che agli Oasis) (sì, ho davvero scritto che Marco Carta potrebbe andare al n.1)

Fatemi vedere gli altri, che cosa dicono della lampada.

Dunque, Fegiz non ne dice niente. Castaldo nemmeno. Si vede che quando Conte ha presentato il disco a Parigi (…tanto per metterla giù dura a tutti) a inizio settembre erano sui rispettivi atolli. Rolling Stone non ne dice niente, il che potrebbe voler dire 1) che Paoloconte non è abbastanza cool 2) che non gliel’hanno proprio mandato, haha. Insomma devo mettere mano a Musica & Dischi, per trovare Antonio Orlando e una spiegazione su questa cavolo di lampada araba. “Un’ouverture in 107 secondi che racconta tutto. Proprio come una lampada - araba o no – la canzone fa luce davanti quanto basta per procedere di un paio di passi, di un paio di canzoni”. John Vignola sul Mucchio non rimane illuminato dalla lampada. Decreta che il disco è “meno terrigeno delle prove recenti, ma ancora fascinoso e sospeso tra vulgus e letteratura alta”.

(…terrigeno?)

E’ su internet che trovo adeguati ragguagli, e non me ne meraviglio. Hell su debaser.it sostiene che quelle parole sono “una rassegnata e tremebonda confessione al cospetto di un pianoforte, specchio di speranze sbiadite”. Simone Broglia su mescalina.it ci vede un “esempio della capacità di filtrare ad imbuto una storia e trarne un nucleo, una cellula tanto coesa da non essere più scindibile”. Sempre Debaser conclude che l’album vive del lume timido e soffuso della lampada araba, “risultando a tratti morbosamente onirico” (meno terrigeno, in buona sostanza)

(…terrigeno?)

(Terrigeno: “relativo a sedimenti clastici la cui provenienza è riconducibile all’erosione di una terra emersa”)

(ah, ecco)

(ehi, ora però) (non dovete pensare che io mi metta qui a prendere per i fondelli i critici musicali)

(speravo solo che qualcuno mi facesse luce sulla lampada) (sulla psiche di Psiche) (sulla psiche del Paese) (che SA che tutto va bene) (che ha fiducia) (che SA che c’è chi risolverà la crisi) (perché c’è un’etica nella conduzione d’impresa, mondo puttano, e Barbara e Geronimo lo sanno) (sicché il Paese ascolta storie di lampade arabe, e pensa a raggi di luna, a ragazze col nome di un fiore)

(e a volare con gli occhi chiusi)

(…anche se questa, a ben guardare) (potrebbe essere una velenosa allusione ad Alitalia)