Non me la menate che era basso. I miei ricordi vanno a quei pomeriggi molli, quando la tv riempiva le ore non con cronachette misere e veline in salsa di acciuga. Allora c’erano i film, bianco e nero o con quei colori che spuntano solo dalla celluloide. Non c’era l’Hd. E tanto meglio, se le scene stavano tra quelle bande nere sopra e sotto, buone per piazzarci il logo del canale. Bianco e nero o a colori, che importava: tanto gli occhi si fanno trasparenti e limpidi o di quel blu che illumina anche le scene più cupe. Non era solo bello, era una faccia, era mille espressioni. Era Paul Newman; che se fosse oggi non avrebbe altra storia, se non una strada spianata e deserta. E invece, in quei pomeriggi molli, c’era da scegliere: Marlon Brando, David Niven, James Dean, Montgomery Clift.. e scusate se parlo solo di occhi azzurri. Che fossero in smocking, o jeans e giubotto di pelle, che fosse commedia brillante con le gonne larghe o il dramma dei baveri alzati, io mi ricorderò di quei pomeriggi molli quando compariva la scritta The end traballante, il leone salutava e dentro restava il desiderio che la storia continuasse in un altro posto, in un altro tempo.