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L’educazione del popolo

set 06 2008 - di

L’analisi della sconfitta, a sinistra, contiene già la prossima.

Affiorano schematismi che paiono insuperabili, e uno è questo: le elezioni si perdono perchè sono truccate o perchè la gente è stupida. Eccone un altro: non v’è mediazione tra il populismo più becero e demagogico (la destra) e la velleità di calare il potere dall’alto (la sinistra) spiegando alla gente che cosa deve essere e volere. A dimostrazione, alcune frasi raccolte negli ultimi giorni.

Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità: «Nelle grandi democrazie, rispetto a concentrazioni come quelle di Berlusconi, ci sono gli anticorpi, una borghesia e una classe dirigente che reagiscono».

Nanni Moretti al quotidiano Guardian: «In Italia non esiste più un’opinione pubblica».

Paolo Flores D’Arcais alla presentazione di un faldone di Travaglio: «Anche quando i regimi fascisti salirono al potere, in Europa, l’opinione pubblica non capiì subito quello che stava succedendo».

Luca Sofri sul Wittgenstein: «Una vera buona politica deve educare noialtri e il Paese, mentre quella italiana recente lo ha maleducato incentivando comportamenti e pensieri che una volta erano almeno sanciti come sbagliati. Sul territorio bisogna starci per capire come migliorarlo, non come accontentarlo».

 

Nota: la cosa di Sofri (la versione completa guardatevela sul suo blog) prendeva spunto da questa di Michele Serra su Repubblica:

 

«Il vero problema, mi pare, è che conoscere il male non è più la condizione per combatterlo. In parole semplici, non abbiamo più né il coraggio né la forza di chiederci se le cose, così come sono, potrebbero cambiare, o avrebbero potuto andare diversamente. Stiamo diventando, tutti, meri registratori di una realtà a volte passabile, a volte orrenda, che comunque sovrasta la nostra speranza di mutamento, ed è già tanto se ci concede ancora libertà di giudizio e di critica. La rassegnazione (e la fuga…) sono i sentimenti dominanti di fronte a meccanismi sociali che, per la prima volta da quando siamo al mondo, ci paiono così potenti da essere immodificabili. Traducendo in politica, la frustrazione della sinistra è molto di più di una somma di sconfitte: è il timore che il campionato sia finito».

Un commento

  1. e che non pretende di spiegare tutto. Niente spiega tutto. Le cose sono complicate. Diciamo che è una brusca sintesi di una tendenza, che riguarda il disastro italiano. Qualche giorno fa ho scritto una cosa che Filippo Facci ha usato in una suavalutazionesui tic perdenti della sinistra, valutazione che io ho trovato molto banale e sbrigativa: facile, buona per l’assenso dei poveri di spirito (mi perdoni Filippo se la uso come sintesi delle obiezioni che non mi riguardano). In breve, spiegavo che il dovere di una buona

  2. e che non pretende di spiegare tutto. Niente spiega tutto. Le cose sono complicate. Diciamo che è una brusca sintesi di una tendenza, che riguarda il disastro italiano. Qualche giorno fa ho scritto una cosa che Filippo Facci ha usato in una suavalutazionesui tic perdenti della sinistra, valutazione che io ho trovato molto banale e sbrigativa: facile, buona per l’assenso dei poveri di spirito (mi perdoni Filippo se la uso come sintesi delle obiezioni che non mi riguardano). In breve, spiegavo che il

  3. [...] giorno fa ho scritto una cosa che Filippo Facci ha usato in una sua valutazione sui tic perdenti della sinistra, valutazione che io ho trovato molto banale e sbrigativa: facile, [...]